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giovedì 13 dicembre 2018

Settanta sfumature di tacchino, i nuovi vertici della follia

Era un freddo giorno di Agosto, qui in Western Australia, quando mio marito ed io abbiamo iniziato a parlare di come organizzare il Thanksgiving di quest'anno. Normalmente pianifico cene e pranzi da sola, ma essendo questa festa la quintessenza della tradizione statunitense nonchè la preferita del coniuge, preferisco sempre chiedere a lui prima di compilare il menù, per essere sicura che tutto sia come lui desidera. 
Sono passati ormai sei anni dal mio primo tacchino e non posso non provare una certa tenerezza al ricordo della mia ansia nel cucinare la cena per quel mio primo Thanksgiving (per chi volesse rileggere, QUI il diario di quel giorno), le strane vicende della vita che mi avevano portato in Medio Oriente a reperire gli ingredienti e a cucinare cibi propri di una tradizione che conoscevo solo attraverso i film per un gruppo di Americani espatriati, tra cui mio marito. Ricordo il tacchino che non cuoceva, i dubbi sulla pumpkin pie, la tavola apparecchiata malamente per la mancanza di tempo e infine il sollievo quando ho letto nei loro occhi che quanto avevo fatto era abbastanza e che, nonostante l'inesperienza, ero riuscita a ricreare l'atmosfera di quel giorno così speciale. 

Da quel giorno abbiamo sempre celebrato il Ringraziamento, a volte in modo piccolo e raccolto ma più spesso organizzando cene per gli amici, Americani e non. Ogni anno ci sono state nuove sfide (come in QUESTA occasione, in cui non avevo il forno) e mi sono infine impratichita nella preparazione delle diverse pietanze tipiche di questa occasione, imparandone i segreti ed elaborando le mie personali modifiche alle varie ricette. Ero dunque pronta per qualunque tipo di festeggiamento il coniuge avesse espresso il desiderio di avere. 

- Stavo pensando a qualcosa di diverso, quest'anno - ha esordito lui, esponendomi poi la sua idea.
Una cena per i suoi colleghi, settanta persone in tutto. Un menù di 14 portate. Una cucina professionale a disposizione e, se l'avessi desiderato, mi avrebbe trovato qualcuno per aiutarmi.
Una persona normale avrebbe detto subito no. Non sono una cuoca, solo una persona che ama cucinare. Non so nemmeno se sono brava o se ho sempre trovato persone gentili che hanno elogiato i miei piatti anche quando al loro palato non risultavano nulla di speciale.
Poi, vuoi mettere lavare tutti i piatti a mano? perchè la cucina, quella che doveva essere professionale, alla fine è risultata essere non proprio all'altezza. Per dirne una, niente lavastoviglie.
Io invece ho scrollato le spalle e ho detto che sì, certo, lo potevo fare.

Il menù prevedeva ovviamente il tacchino ripieno (cinque tacchini in effetti), lo stuffing da mangiare a parte, macaroni and cheese, corn bread, buttermilk biscuits, candied yams, Lumberjack beans, green bean casserole, mashed potatoes, potato gratin, corn on the cob, pumpkin pies, Key lime pies ed apple pies.

La cosa più difficile in assoluto è stata stabilire le quantità. Ogni ricetta riporta per quante persone è sufficiente quel piatto ma, essendo la cena estremamente abbondante, le porzioni per forza di cose devono essere più piccole. Non trovando online tabelle nè testimonianze che mi aiutassero, non avendo amici chef a cui chiedere, ho fatto la cosa peggiore, ovvero sono andata a caso, decidendo arbitrariamente di cucinare per 50. La ricetta dice che il piatto è sufficiente per dieci persone? bene, moltiplico per cinque le dosi.
Vi anticipo che anche così ho cucinato troppo, ed è avanzata un sacco di roba, tra cui un tacchino semi-intero.

Poi c'è stato il problema di dover stabilire in anticipo di quante persone avessi bisogno per aiutarmi, decisione difficile almeno quanto la precedente, non avendo mai cucinato una cena di queste dimensioni per così tanta gente.
Ho pensato che potevo cucinare in anticipo e congelare la maggior parte della roba. Così ho detto che mi serviva qualcuno solo il giorno della cena e per il resto potevo fare da sola. Mannaggia alla mia poca avvedutezza.

Poi c'è stato il problema di cucinare in grosse quantità senza avere l'attrezzatura adatta. Niente ciotole di grandi dimensioni, niente padelle adeguate. Presa dalla disperazione, a 5 giorni dall'evento sono andata da Kmart e ho comprato due pentoloni di acciaio da 15 litri l'uno che si sono rivelati utilissimi.

Poi c'è stata l'inesperienza, che mi ha portata a fare calcoli sbagliati. Quanto ci vuole per fare una apple pie? un'oretta? per farne sette il tempo si dilata a dismisura, nonostante avessi a disposizione nove forni. Cosa mi ha portato via più tempo? pelare e affettare 45 mele.
I dettagli contano e il tempo è un dettaglio da non trascurare. Dopo aver bollito dodici chili di patate per il purè ho iniziato a passarle nel mio schiacciapatate, pensando, (che sprovveduta che sono!) che fosse una buona idea prima schiacciarle tutte e fare poi il purè.
Il realtà le patate schiacciate sono raffreddate in fretta e il purè non solo mi è venuto granuloso (cosa mai successa) ma in frigo si è separato, una massa di patate da una parte e dell'acquetta biancastra dall'altra e la sera della cena mi ci sono voluti 40 minuti di fruste elettriche e tre litri di latte caldo per risolvere il problema.

Insomma, un errore dopo l'altro. Gli ultimi cinque giorni sono stati tremendi, con sveglia alle 4.30 per andare al lavoro, poi corsa al supermercato, poi corsa nella cucina ad un'ora e mezza di distanza, senza avere il tempo di pranzare, cucinare fino alle 10 di sera e poi di corsa a casa, mangiare un toast, dormire una manciata di ore e svegliarmi poi alle 4.30 del giorno dopo.
In quella settimana ho perso due chili, tra stanchezza e pasti saltati.

Il giorno della festa è arrivato anche troppo in fretta.
Mi sono alzata alle 5, alle 6.30 ero in cucina. Ho messo su il brodo per lo stuffing, poi sono arrivate delle persone ad aiutarmi, una ha tagliato le cipolle, un'altra il sedano, un'altra la spropositata quantità di pane necessaria. Alle 11.30 tutti e cinque i tacchini erano in forno, a mezzogiorno abbiamo tirato fuori dal freezer tutto quello che avevo congelato, i sette pani dolci di mais, i 140 biscotti al latticello, i chili di Lumberjack beans.
Vieni a vedere se ho fatto le cose per bene? no, vieni qui e mostrami come fare questa cosa.
Ho corso da una parte all'altra della cucina, controllando, correggendo, approvando. L'ora della cena è arrivata in un baleno.

La sala era gremita, due lunghi tavoli apparecchiati al centro, il buffet addossato alle pareti.
Ed è stato allora, quando ho visto la lunga fila di piatti da portata, che mi sono resa conto dell'incredibile quantità di cibo che avevo cucinato da sola. Ce l'avevo fatta.
E poi è scoppiato l'applauso della sala, un suono quasi irreale.

I piatti salati (sì, la foto è penosa)


Poichè celebravamo il Ringraziamento, mio marito ha suggerito che ciascuna delle persone presenti esprimesse ad alta voce la propria gratitudine, una possibilità per dirsi quelle cose che di solito rimangono non dette, ringraziare per i piccoli gesti di ogni giorno che rendono quello un bellissimo luogo di lavoro.
C'è stata tantissima commozione, chi si è messo a piangere mentre parlava, chi ha detto cose così belle da essere applaudito da tutti, chi ha fatto scoppiare a ridere l'intera sala, ma nel complesso è stato un momento bellissimo, che ha legato ancora di più tutti i presenti e ha fornito una spinta motivazionale fortissima.

Infine ci siamo alzati per iniziare a riempirci i piatti. Ho mangiato - letteralmente - a quattro palmenti, con tutta la fame accumulata nei giorni precedenti.
Ho avuto abbracci da tutti, ringraziamenti e complimenti a profusione e richiesta di ricette. E' stato bellissimo.

Nonostante la fatica e gli errori, è stata un'esperienza fantastica, che mi ha dimostrato, ancora una volta, che fare cose folli può anche portare un'immensa soddisfazione.

Il mio piatto

giovedì 23 novembre 2017

Paranoie novembrine

Ogni anno è uguale. 
All'approssimarsi di Novembre l'atmosfera inizia a farsi tesa e i discorsi tra me e mio marito iniziano a vertere su di lui, l'animale che dev'essere acquistato. Su quando lo dobbiamo comprare, su dove deve essere comprato e, soprattutto, su quanto grosso deve essere. 
Lui, il tacchino del Thanksgiving.

Un degno esemplare
L'idea strisciante è che non sia mai abbastanza.
- Siamo in dodici, basterà un tacchino di sette chili?
Il giorno della cena l'animale viene debitamente sgrassato, farcito e legato e infine cuoce per quelle cinque-sei ore, riempiendo la casa di quell'odore tipico di questa occasione e suscitando l'emozione negli occhi del consorte. La bestia fa infine la sua gloriosa apparizione sul tavolo apparecchiato e per un paio d'ore è la protagonista assoluta. Viene ammirata, tagliata, coperta di salsa di mirtilli rossi e mangiata insieme a tutto il resto. 

Matematicamente parlando, nonostante l'emozione e la volontà dei presenti di ingozzarsi come struzzi, ogni commensale non ingurgita più di un etto, massimo un etto e mezzo di carne, perchè lo spazio nello stomaco di ciascuno di noi è quello che è, e se il tacchino è il re della festa è anche vero che non è certo l'unico cibo disponibile sul tavolo.
Il risultato è che, una volta finita la festa, turkey leftovers recipes diventa la frase più ricercata su Google, la nostra tavola si popola per giorni e giorni di zuppe di tacchino, quiche di tacchino, insalate di tacchino, panini al tacchino ad ogni pasto, colazione inclusa, solo per finire i maledetti avanzi. Parallelamente, il nostro riposo notturno si fa più difficoltoso, i nostri sogni si popolano di montagne che si materializzano improvvisamente sopra al nostro stomaco, mentre bizzarri pennuti corrono qua e là ridendo a crepapelle.


Infine, più o meno una settimana dopo il fatidico giovedì, la carcassa della bestia viene finalmente buttata nella spazzatura e la restante carne suddivisa equamente tra i gatti e il congelatore. 
I micetti non la annusano nemmeno, a causa dell'overdose dei giorni precedenti, mentre la carne in congelatore resta lì un tempo indefinito finchè non viene dimenticata e poi buttata, con grosso rammarico della sottoscritta che odia sprecare il cibo.

Ogni anno i buoni propositi si sprecano. Quest'anno tacchino piccolo, piccolissimo, nano. Ripieno ridotto al minimo. Contorni vari aboliti, a meno che non possano essere mangiati nella loro interezza nell'arco della serata. Dolci? quali dolci? DIETA. Questa è la parola. Dieta.
Poi, semplicemente, non si può. Perchè è la tradizione, perchè mio marito è americano e ci tiene, perchè il tavolo deve essere imbandito e traboccante, quasi che il cibo stesso sia l'essenza del nostro "rendere grazie" per il benessere.

Il Thanksgiving è oggi, tra parentesi.
Io però oggi ho il turno del pomeriggio, quindi festeggiamo sabato. 
Avremo due ospiti, quindi saremo in quattro. Ho comprato il tacchino più piccolo che sono riuscita a trovare, tre chili di animale congelato che ora giace nel mio freezer.
La cena prevede tacchino farcito, ripieno extra da mangiare a parte, salsa di mirtilli rossi, patate al forno, green bean casserole, buttermilk biscuits, pumpkin pie e torta di ciliege.

Ieri sera mio marito mi ha guardata inquieto per un paio di minuti, quindi mi ha detto:
- Non so se la cena sarà abbastanza. Tre chili di tacchino basteranno per quattro persone? Forse potresti cucinare ancora qualcosa? magari il Boston bean pot (fagioli cotti con la melassa)? Ho paura che non ci sia abbastanza da mangiare.

venerdì 28 novembre 2014

Il mio Thanksgiving 3.0

Premessa

Qualche mese fa, il nostro scalognatissimo forno di bassa qualità ha iniziato a darci di nuovo problemi: il rivestimento interno di vernice si staccava di nuovo a pezzetti e produceva uno strano odore durante la cottura. Oltre a questo, le piastre del piano cottura sovrastante avevano iniziato a fare fumo. 
Abbiamo chiamato l'assistenza, costituita come al solito da tecnici poco esperti.
Premetto che non ho assolutamente nulla contro di loro, ma come tutte le volte in cui in questo paese mi è capitato di avere a che fare con un tecnico (vedi anche le mie esperienze con l'idraulico, l'uomo della lavatrice e il tecnico del condizionamento) ho avuto dei problemi. Il fatto è che parliamo di persone che nel 99% dei casi provengono da un paese del terzo mondo che si "improvvisano" idraulici, elettricisti e quant'altro ma senza avere davvero le conoscenze teoriche necessarie a svolgere la professione. E non c'è niente da fare: assumere persone provenienti dal terzo mondo senza insegnargli prima a lavorare secondo standard qualitativi adeguati significa ricreare il terzo mondo da un'altra parte. Ripeto, non è colpa loro, ma la mancanza di professionalità è indubbia.

I tecnici arrivano, sono gli stessi dell'altra volta. Guardano il forno.
- Qual è il problema madam? si accende no?
Gli spiego che sì, si accende, ma la vernice si stacca e cade sui cibi, per non  parlare del fumo e dello strano odorino. Loro mi guardano come se fossi pazza, è evidente che per loro questi non sono problemi.
Gli dico che nonostante il forno sia stato riverniciato il rivestimento interno si stacca di nuovo.
Mi guardano.
- No madam, non è vero. Magari è lei che non pulisce bene.
Stiamo scherzando? possono dirmi tutto, ma non che il forno non è pulito. Splende. Gli chiedo di indicarmi dov'è sporco e gli faccio vedere un pezzo di vernice che si staccata.
Loro sono in difficoltà. Infine scorgono sulla griglia una piccola macchietta (mezzo cm) di ruggine.
- E' qui, madam, vede? la ruggine si scioglie e si deposita sul fondo del forno, creando queste piccole cose nere che lei ci ha fatto vedere.
Penso di avere gli occhi fuori dalle orbite, come nemmeno una lumaca potrebbe fare. La ruggine si scioglie e crea pezzetti di vernice nera???
Mi è chiaro che non sono in grado o non vogliono aiutarmi. Con mio marito decidiamo di comune accordo di non utilizzare più nè forno nè fornelli e compriamo una piccola piastra elettrica per poter continuare a cucinare.

Con l'avvicinarsi del Thanksgiving, dove l'uso del forno è fondamentale per la cottura del tacchino, abbiamo deciso di chiedere all'amica di un'amica di poter utilizzare il suo forno. 
Io abito in un complesso formato da due grattacieli e da un centro commerciale al piano terra, che unisce le basi dei due edifici e il cui attraversamento costituisce il modo più rapido per andare da un grattacielo all'altro. Scontato dirlo, noi abitiamo in un grattacielo e questa ragazza nell'altro. 
In altre parole, questo significava che per cuocere il tacchino avrei dovuto attraversare il centro commerciale del piano terra col tacchino (6,5 kg) in braccio.
Ma io sono una donna dalle mille risorse (ahaha) per cui mi ero organizzata.

Il centro commerciale a piano terra ospita un supermercato di una nota catena britannica, dove abitualmente faccio la spesa. Ai residenti nelle due torri è permesso portare la spesa fino al proprio appartamento col carrello.

Il mio Thanksgiving

Ore 7
Vado a fare la spesa e porto il carrello del supermercato fino al mio appartamento. Controllo quindi che nessuno dei vicini stia uscendo di casa proprio in quel momento e sequestro il carrello, portandolo dentro all'appartamento e sistemandolo nel corridoio.

Ore 10
Con la mia piccola piastra elettrica ho cotto le patate per le mashed potatoes e i fagiolini per la green bean casserole. E basta, perchè in effetti l'abbiamo pagata l'equivalente di 10 euro, quindi non funziona granchè bene. 

Ore 11.30
Vado a prendere la tovaglia bianca di fiandra per apparecchiare il lungo tavolo. Apro un cassetto, ne apro un altro. Frugo negli armadi, cerco tra le lenzuola. Sparita. Dove accidenti l'ho messa? E' tardi e non tempo, quindi prendo un lenzuolo bianco, lo piego a metà, ci sistemo sopra il centrotavola che sto ricamando da mesi in vista del Ringraziamento e dispongo piatti, posate, bicchieri e tovaglioli.

Ore 12
Ho fatto il brodo e il ripieno per il tacchino. La bestia ha finito di scongelarsi per cui la sgrasso, la pulisco, la salo per bene, la ungo d'olio e la farcisco, legandogli poi le zampone con lo spago da cucina. 
Preparo il carrello, stipando dentro i sacchetti del supermercato tutto quello che devo cuocere nell'altro appartamento: il tacchino, la pentola di brodo necessario per bagnarlo in cottura, il ripieno avanzato che deve gratinare, le pannocchie e il necessario per preparare un chilo di macaroni and cheese ( ricetta americana, of course). 
Ad un'occhiata superficiale sembra che abbia appena fatto la spesa e mi illudo di non dare nell'occhio.

Ore 13
Esco di casa col carrello pieno di sacchetti. Le prossime ore le passerò a cucinare, per cui nel vestirmi ho dato la precedenza alla comodità. Ho i capelli spettinati e legati malamente, indosso una vecchia T-shirt grigia di mio marito, una gonna nera sdrucita lunga fino ai piedi e, per completare il quadro da nonna Abelarda, ho un paio di pantofole col buco. Tanto, mi dico, a quest'ora non c'è mai molta gente al centro commerciale!!

Ore 13.05
Scopro che oggi nel centro commerciale c'è una specie di festival, con tantissimi stand e, soprattutto, tantissima gente. Mi raggomitolo su me stessa e attraverso i corridoi più velocemente che posso. 
Certo che almeno potevo mettermi un paio di scarpe senza buchi. Perdindirindina.

Ore 14.10
Arrivo nell'altro appartamento e scopro che S, l'amica della nostra amica, è una donna super tecnologica: mega frigorifero dove si può decidere la temperatura dei vari ripiani, microonde ultima generazione, non plus ultra in fatto di lavastoviglie e lavatrice e soprattutto, piano cottura ad induzione con sottostante forno di alta tecnologia, che va programmato tramite display. C'è un programma di cottura per ogni cosa, nonchè la possibilità di cuocere più cose diverse nello stesso tempo, programmando una cottura differente per ogni piano. Mi immergo nel manuale di istruzioni mentre chiacchiero con la mamma di S, appena arrivata dal Canada. 
Programmo il forno e mi ci siedo davanti, nell'ansia di aver scelto il programma sbagliato che porterà il mio tacchino alla carbonizzazione. 

Ore 18.10
E' tutto pronto, la bestia è cotta e dorata (per fortuna ho programmato bene il forno!), la teglia di macaroni and cheese e quella con il ripieno avanzato del tacchino hanno appena finito di gratinare, il gravy (la salsa ricavata dai succhi di cottura del tacchino) è pronto e così le pannocchie.

Ore 18.15
Rimetto tutto nel carrello del supermercato, scendo a piano terra e riattraverso il centro commerciale gremito di persone diretta al mio grattacielo. Al ricercato abbigliamento descritto prima si sono aggiunte anche alcune caratteristiche e vistosissime macchie.

Ore 18.30 
Arrivo al mio appartamento. Gli ospiti sono già quasi tutti arrivati. 
Accendo la mia piccola piastra elettrica e riscaldo velocemente le mashed potatoes e la pentola di fagiolini.
Porto quindi tutto in tavola e ceniamo. Una delle ospiti ha portato un pasticcio di cavolfiore e pancetta, tipico di una zona del South Carolina, e una specie di focaccia tagliata a striscioline. I nostri ex vicini della casa nel deserto hanno portato una apple pie e una blueberry pie. Siamo in 12 ma c'è cibo per una trentina di persone. 

Mangiamo a quattro palmenti, e nel frattempo ridiamo, parliamo a tutto spiano e gustiamo la gioia di essere insieme, che è poi l'essenza stessa di questa festa. 
Col l'occasione della cena del Ringraziamento abbiamo invitato le persone che ci sono più care, e i nostri ospiti vengono da tutti continenti e anche se per molti questa festa è estranea alle tradizioni del loro paese, sono comunque tutti qui, perchè alla fine è una scusa per stare insieme, per festeggiare l'amicizia che ci lega.

Ecco qualche foto del tavolo delle bevande, dei macaroni and cheese e del tacchino fatte dopo l'assalto di 12 persone.



La cena alla fine è andata benissimo e nessuno si è accorto che sul tavolo, al posto della tovaglia, c'era un lenzuolo :-)
Buon Thanksgiving a tutti, con un giorno di ritardo.

lunedì 2 dicembre 2013

Thanksgiving, parte seconda e ricette

Sono passati quattro giorni dal Thanksgiving, e nonostante tutti i miei buoni propositi i resti del tacchino non hanno resistito e sono già finiti nella spazzatura. Sigh. 
La cena è andata bene. Alla fine eravamo solo in quattro, noi e i nostri dirimpettai americani, ma è stata una serata piacevole in cui abbiamo chiacchierato, riso e soprattutto abbiamo mangiato a sazietà.
I barattoli con i biscotti sono stati estremamente apprezzati, e così la ghirlanda di foglie di carta. 
Al termine della serata gli ospiti si sono portati via un bel pezzo di tacchino avanzato, ma ahimè, questo non ha scongiurato la sua triste fine.

Ricette

Biscotti
La ricetta dei biscotti al cioccolato bianco e mirtilli rossi è questa. Non l'ho seguita fedelmente, sono stata costretta ad omettere un paio di ingredienti che qui non si trovano, ma i biscotti sono venuti bene.
Un appunto sul sapore: per me questi cookies sono dolcissimi, decisamente troppo, tanto che se dovessi rifarli sarei tentata di diminuire lo zucchero e ribilanciare le dosi della ricetta o aggiungere qualcosa che ne diminuisca la dolcezza eccessiva. I miei ospiti invece li hanno adorati, riuscendo quasi a finirli prima di tornare a casa.

Green bean casserole
La mia versione di questo tradizionale piatto americano è molto meno "pasticciata" delle ricette che ho trovato in giro, ma ugualmente gradita.
La preparo mettendo a bollire i fagiolini (lavati e privati delle estremità) per una manciata di minuti, finchè non sono teneri. Mentre i fagiolini cuociono taglio una cipolla a dadini molto piccoli e la faccio soffriggere nell'olio d'oliva finchè non è dorata. Unisco quindi i fagiolini scolati e asciugati e abbondanti mandorle tostate.
Stop. Niente burro, sour cream o altre salse.

Mashed potatoes
Per le mashed potatoes mi avvalgo della ricetta del purè di patate che faccio sempre. Lesso le patate e le passo nello schiacciapatate, quindi metto la purea sul fornello aggiungendo una noce di burro, una grattata di noce moscata, sale e latte, e mescolo finchè il composto non è cremoso.


Il tacchino
Per il tacchino e lo stuffing mi baso sulla ricetta di Laurel Evans in Buon appetito, America!
Una volta che la bestia si è scongelata completamente (qui purtroppo non si trova fresca) la lavo per bene e la asciugo, ponendola poi sulla griglia del forno con il petto rivolto verso l'alto. Ungo per bene la pelle, per poi passare un'emulsione di olio e sale tra la pelle e la carne (fin dove riesco ad arrivare). Quindi farcisco per bene il tacchino, legando poi le zampe in modo da chiudere il buco.

Nel mio forno l'animale cuoce in 5-6 ore. Ogni mezz'ora va spennellato con una miscela di brodo e vino.
I succhi persi dal tacchino durante la cottura vanno tenuti e costituiranno la base per la salsa gravy.


Il ripieno
Preparo circa un litro e mezzo di brodo vegetale. Quando il brodo è pronto faccio soffriggere in un'ampia padella abbondante cipolla e sedano, tagliati piuttosto grossolanamente. Quando sono dorati li sposto in una capace pentola (la più grande che possiedo) e unisco del pane tagliato a dadini e bagno col brodo, impastando con le mani finchè il pane non si è ammollato e amalgamato con gli altri ingredienti. Aggiungo quindi una buona quantità di castagne pelate e lessate e una manciata di salvia.
Ovviamente non tutto lo stuffing viene usato per facire la bestia. Quello che avanza lo metto a gratinare in una teglia, e costituisce uno dei piatti più apprezzati della cena.

Questo è il tacchino (fotografato di sbieco) dopo cinque ore di cottura.
Alcuni animali sono dotati di un termometro pop-up, una specie di dischetto rosso che dovrebbe sollevarsi nel momento in cui la cottura si è ultimata. Detto tra noi, questi termometri non sono molto affidabili. L'anno scorso il mio tacchino ce l'aveva, e quando il dischetto si è sollevato l'animale era ancora abbondantemente crudo, per cui consiglio caldamente l'uso del termometro da carne.

I miei ospiti hanno portato la pumpkin pie, completando il gruppo dei piatti irrinunciabili per festeggiare il Thanksgiving.
Quindi insomma, la serata è andata, i miei ospiti hanno gradito e, soprattutto, mio marito è stato contento. 

giovedì 28 novembre 2013

Happy Thanksgiving, parte prima

Happy Thanksgiving!
Inizio a scrivere questo post mentre il tacchino cuoce tranquillo in forno, e la casa è permeata da un aroma di burro, sedano e castagne. Il ripieno avanzato è in una teglia in frigo che aspetta di essere gratinato, e tra poco inizierò a preparare la green bean casserole e a lessare le patate per le mashed potatoes.

Ieri ho passato la mattinata a fare i biscotti al cioccolato bianco e mirtilli rossi da regalare ai miei ospiti.



La "cosa" che si intravede dietro è un tentativo di creare una decorazione per la tavola. Si tratta di una ghirlanda di foglie d'acero di carta, ricavate da vecchie buste e da pagine di riviste con colori adatti. 
Detta così sembra una cosa favolosa, ma il risultato non è stato particolarmente entusiasmante, tanto che stasera non so nemmeno se tenerla in salotto od occultarla da qualche parte.



Questa mattina (oggi qui è festa, quindi niente sveglia alle 5) siamo stati svegliati alle 7 da un sms proveniente da una delle due coppie che avremmo dovuto avere a cena stasera. Causa (gravi) problemi di salute purtroppo non potranno essere con noi per la cena del Ringraziamento. Sigh.
A più tardi...

venerdì 22 novembre 2013

Aspettando il tacchino

E' passato un anno dal mio primo incontro col tacchino, e tra pochi giorni la bestia sarà nuovamente nel mio forno per celebrare degnamente il Thanksgiving.
Quest'anno saremo (fortunatamente) solo in sei, e una delle ospiti si è anche proposta per cucinare la pumpkin pie, in modo da non lasciare tutto il lavoro sulle mie spalle. Io preparerò la green bean casserole, le mashed potatoes e ovviamente il tacchino, il protagonista della festa. 
L'anno scorso eravamo in dieci, e i miei vicini di casa (che si erano offerti di comprare l'animale) mi avevano portato un tacchino di sei chili e rotti, che era stato parzialmente mangiato a cena e quindi, per non sprecarlo, commutato nel pasto giornaliero mio e di mio marito per almeno una settimana. La "dieta del tacchino" era stata un po' noiosa da seguire, specie gli ultimi giorni, in cui l'abbiamo mangiato anche a colazione, per l'ansia che potesse deteriorarsi prima di terminarlo.
Quest'anno, essendo solo in sei, avevo intenzione di comprare un animale decisamente più piccolo, magari una tacchinella o comunque qualcosa di dimensioni ridotte. Il progetto si è rivelato vano quando due dei nostri ospiti hanno dichiarato che il tacchino l'avrebbero preso loro, e nonostante avessi sottolineato che siamo solo in sei ne hanno acquistato uno da sei chili, che al momento riposa nel loro freezer. 
Sei chili, un chilo di carne a testa. Più il ripieno, perchè ovviamente la bestia è abbondantemente farcita, più tutti gli altri piatti tradizionali che accompagnano questa festa. Visto che non possiedo un congelatore credo che mi procurerò una serie di vaschettine, e alla fine della serata farò dono ai miei ospiti di un pezzo di tacchino a testa.

Quest'anno volevo anche occuparmi dell'atmosfera, delle decorazioni, cosa che l'anno scorso tra un problema e l'altro non ero riuscita a fare. 
Qualche tempo fa sono andata in città, in un enorme negozio specializzato in decorazioni per le feste, e mi sono avventurata tra gli scaffali, cercando qualcosa che andasse bene per il Thanksgiving. C'erano un'infinità di cose per tutte le occasioni possibili e immaginabili, dalla festa di fidanzamento alla laurea, dal Natale al St. Patrick's day, ma per il Ringraziamento non c'era assolutamente nulla. 
Ho setacciato internet alla ricerca di decorazioni handmade, ma le composizioni che mi piacciono di più hanno come componenti principali le foglie autunnali, cosa che da queste parti è impossibile trovare. 
Mi sono orientata quindi su decorazioni in stoffa, che abbinerò alla tovaglia bianca di fiandra, e a piccoli sacchettini segnaposto, pieni di biscotti al cioccolato bianco e mirtilli rossi.

Insomma, le idee ci sono, e ho ancora qualche giorno per realizzarle. 
Se poi qualcuno volesse unirsi alla festa e aiutarci a mangiare il tacchino ovviamente è il benvenuto :)


Immagine creata da ramy

venerdì 23 novembre 2012

Il primo tacchino non si scorda mai

Il tanto atteso evento di Novembre, il Thanksgiving, è finalmente arrivato, portando con sè tutto il bagaglio di ansie, curiosità ed entusiasmo che provo sempre quando sto per fare qualcosa di nuovo.
L'affannosa ricerca degli ingredienti si era conclusa qualche giorno fa, con l'acquisto della zucca per la pumpkin pie. Io non sono un'esperta di questo ortaggio, e la ricetta che ho seguito diceva solo "red pumpkin", senza specificare quale qualità dovessi usare.
Nei supermercati dove vado di solito ultimamente erano reperibili solo alcune piccole zucche gialle, niente a che vedere con quella arancione e scanalata che avrei voluto comprare. Poi qualche giorno fa grazie ad un tassista che non ha capito assolutamente dove volevo andare mi sono ritrovata a girare per le strade di un quartiere sconosciuto. Ho visto un piccolo supermarket, ci sono entrata e incredibilmente ho trovato la mia red pumpkin.
Anche il numero di ospiti era ballerino, e fino all'ultimo non ho saputo quanti esattamente sarebbero venuti. Ovviamente i due in forse erano quelli che facevano la differenza tra apparecchiare un tavolo e apparecchiarne due, con conseguente corsa dai vicini per avere sedie extra e magari anche una tovaglia.
Per la giornata di ieri tutto era stato pianificato alla perfezione, dal tempo di scongelamento necessario per il tacchino a quello per realizzare tutte le ricette, cosa fare al mattino e cosa fare al pomeriggio. Il punto debole del mio piano stava nel fatto che i tempi erano calcolati sulla base di quanto dicevano le ricette e non sull'esperienza, ma di questo ero consapevole ancor prima di incominciare.

La cena era alle 19. Ho iniziato alle 7 del mattino riordinando la cucina (quando cucino deve essere tutto al suo posto) e mettendo a cuocere la zucca per la pumpkin pie. Al momento di versare il composto nel suo guscio di brisèe ero fortemente scettica che si sarebbe solidificato, vista la consistenza liquidissima.
La ricetta indicava mezz'ora di cottura, ma solo dopo un'ora il ripieno ha cominciato a solidificarsi. L'ho sfornata piena di dubbi, soprattutto sulla commestibilità della pasta brisèe.


Mentre la zucca cuoceva lui, il tacchino, il protagonista della festa, stava finendo di scongelarsi dopo una notte passata in piedi dentro lo scolapasta.
Come il ghiaccio all'interno ha iniziato a cedere ho iniziato a notare qualcosa di strano che sporgeva.
Al tatto presentava anelli cartilaginei, quindi ho immaginato che fosse il collo. Il problema era fuoriusciva dalla parte opposta, e sembrava attraversare tutto l'addome dell'animale.
Ho fatto una breve ricerca su internet, ma nessun tacchino sembrava avere questa strana appendice. Quando finalmente lo scongelamento è terminato ho scoperto che era proprio il collo, tagliato e infilato dentro all'animale prima di congelarlo ( insieme con un sacchettino ben chiuso contenente le interiora).
Un'altra caratteristica carina era quella di possedere un termometro incorporato, un dischetto rosso che nel momento in cui sarebbe stato cotto sarebbe fuoriuscito.

La mattinata è passata veloce ed è arrivato il pomeriggio, con la farcitura e la cottura della bestia.
Quest'ultima era particolare: l'animale doveva essere posto su una griglia posizionata sopra ad una teglia, cosicchè i succhi della cottura potessero essere recuperati ed utilizzati per fare la salsa gravy.
Nel mio programma ci sarebbe dovuto essere spazio anche per dare una pulita al salotto e per apparecchiare la tavola, ma la quantità di cose da fare e gli imprevisti mi hanno fatto rimandare sempre più in là questo momento, finchè non ho delegato a mio marito la questione.
Alle 17.30 stavo cuocendo l'apple pie e preparando i tegami con il ripieno avanzato per metterli a gratinare nel forno dei vicini di casa.
Alle 18.10 hanno telefonato due degli ospiti, dicendo che avevano fatto male i calcoli sul tempo necessario per raggiungere il paese, ed erano già qui.
Alle 18.30, dopo 4 ore di cottura, secondo la ricetta il tacchino doveva essere cotto, ma nessuno dei due termometri -  nè quello incorporato nè quello per la carne comprato pochi giorni fa - lo rilevava.
Tra l'altro ogni 45 minuti occorreva spennellarlo con brodo e vino, e questo comportava tirarlo con difficoltà fuori dal forno (pesava più di sei chili) quindi bagnarlo e rimetterlo a cuocere.


Alle 19, ora prevista per la cena, era tutto pronto tranne lui, l'animale nel forno, che in barba alla teoria continuava ad essere crudo. Tutti erano radunati in salotto a parte me, che continuavo un frenetico viavai tra il nostro appartamento e quello dei dirimpettai per prendere stoviglie e cibi lasciati in caldo.
Alle 19.30 la cucina era in piena baraonda, e io ero sul punto di piangere perchè tutti stavano aspettando e il tacchino non era ancora cotto.
Alle 20.45 finalmente entrambi i termometri sono stati concordi sulla cottura, e la bestia è stata sfornata e tagliata a fette.

Io ero a pezzi, sotto tutti i punti di vista: ero stanchissima, non ero riuscita ad apparecchiare la tavola come volevo io, non avevo pulito la sala, non ero riuscita a fare la salsa gravy perchè i succhi di cottura si erano bruciati e la cena era in ritardo di quasi due ore.

Poi ho guardato i miei ospiti: erano felici. Erano tra amici, stavano mangiando i piatti della tradizione e tutto il resto non aveva importanza. Nessuno aveva notato che il pavimento era sporco o che la tavola aveva i coltelli messi a rovescio. Era il Thanksgiving, e loro volevano solo festeggiarlo. E' stato in quel momento che ho capito lo spirito della festa. Mi sono seduta anch'io e ho riempito il mio piatto di tacchino, ripieno e salsa ai mirtilli rossi.

A parte gli incovenienti, la cena è andata benissimo. Il tacchino era morbido e sugoso, la pumpkin pie è stata divorata, per il ripieno mi è stata chiesta la ricetta e più di una persona mi ha detto di non aver mai avuto una cena del Thanksgiving così saporita.
Cosa posso dire? E' andata. Mio marito è stato felice, loro sono stati felici, la cena è stata apprezzata e lodata.
Sono soddisfatta. Buon Thanksgiving a tutti, con un giorno di ritardo.

mercoledì 14 novembre 2012

Una versione superbreve

A volte le cose sono completamente diverse da come ce le immaginiamo.
Avevo fantasticato di andare una mattina con calma dalla mia amica A. e, sedute davanti ad una tazza di tè, raccontarle che forse avrei avuto bisogno del suo aiuto per conservare il tacchino nel congelatore.
A. ha dell'Occidente un'idea vaga e piena di preconcetti, che sta lentamente modificando, dopo avermi conosciuta. 
Dopo aver scoperto, un giorno che l'avevo nominata, che A. non aveva idea di cosa fosse la pizza, ho dato per scontato che il Thanksgiving le fosse totalmente ignoto e avevo quindi  pensato alle parole giuste per raccontarle la storia del Ringraziamento, i Padri Pellegrini, il Mayflower, il primo raccolto. 
Nella mia immaginazione lei avrebbe posto delle domande, ed infine, domenica 18 Novembre le avrei portato il tacchino da conservare.
Ovviamente non è andata così.

Sabato  pomeriggio mio marito è andato dal barbiere per farsi tagliare i capelli. Qui è una cosa lunga: ti offrono il tè, ti riempiono di lozioni, balsami e creme, e prima che sia passata un'ora non c'è speranza di uscire.
Tre minuti dopo che la porta si era chiusa alle sue spalle qualcuno ha suonato il campanello. Sicura che fosse lui che aveva dimenticato qualcosa sono andata ad aprire: era il vicino di casa, e io ero a piedi nudi con una maglia piena di macchie. Una magnifica figura. 
Mentre realizzavo tutto questo lui mi ha allungato un sacchetto.

- Ecco il tacchino! siamo andati in città oggi e l'abbiamo preso. Non è un problema, vero?

Nooo, certo che no, non è un problema avere il tacchino otto giorni prima di quanto avevamo stabilito. Cavolo. E ora come faccio? Ad A. non avevo ancora detto nulla.
Il sabato è il giorno meno adatto per andare a trovare una famiglia araba. Di solito hanno ospiti, amici di famiglia, la casa piena di gente, ed A. è impegnata a cucinare super-pranzi e a chiacchierare con le altre donne. 
In poche parole è il giorno meno adatto per presentarsi con un tacchino congelato in braccio che chiede asilo e una lunga storia sulle motivazioni.
Ho deciso di lasciare la bestia in cucina e andare in avanscoperta. Incredibilmente non avevano ospiti, e anzi stavano per uscire di casa.

- Senti, ho un grosso favore da chiederti. Non è che potresti ospitare un tacchino nel tuo freezer per qualche giorno? è per il Thanksgiving...
- Non c'è problema. Cos'è il Thanksgiving?
- E' una festa americana. Le famiglie si riuniscono e mangiano il tacchino tutti insieme.

Spiegazione carente, lo so. Ma il tempo era pochissimo e non mi sono arrischiata a fare di più. Intanto adesso la bestia è dentro un congelatore, ci penserò più in là a spiegare che il Thanksgiving non è una festa in onore del tacchino.
Nove giorni. Domani andiamo in città e iniziamo a comprare gli ingredienti. 
Tacchino con il suo ripieno, gravy, pumpkin pie, panini al latticello e qualcos'altro che ora non mi viene in mente. 
Nove giorni di tempo per acquisire tutti i trucchi per una perfetta cena del Ringraziamento. 
Incrociamo le dita.

martedì 6 novembre 2012

Torte e armi biologiche

Ieri era il compleanno di mio marito. 
L'affannosa ricerca della torta perfetta per festeggiare è stata interrotta pochi giorni fa, quando ho ricevuto dal diretto interessato la richiesta di preparare la Key lime pie, una torta di lime originaria delle isole Keys, un arcipelago al largo di Miami.
Detto fatto, ho accantonato tutte le idee di dolci lievitati, crostate e bavaresi e mi sono messa a cercare la ricetta giusta. 
Quando l'ho letta ho avuto un attimo di delusione. Fare un dolce è qualcosa che nel mio immaginario è associato a delicati impasti, soffici creme, a glasse e fiori di zucchero realizzati per l'occasione.
La Key lime pie non ha niente di tutto questo, ma combina una base di biscotti sbriciolati con un ripieno a base di tuorli, latte condensato e succo di lime.
Pazienza, mi sono detta, a lui piace, ed è l'unica cosa che conta.
La richiesta è poi salita dal fare una torta al farne tre, tutte uguali, una per lui, una da mangiare con i vicini di casa e una per i colleghi di lavoro. 
Domenica pomeriggio, con un certo scetticismo ho dato inizio alla preparazione. Scetticismo perchè, nonostante tutti i miei buoni propositi, devo ammettere di avere dei pregiudizi sulle torte con la base di biscotti sbriciolati. Mi sembrano ricette create da qualcuno che non aveva voglia di impastare, e non mi coinvolgono. L'abbinamento del latte col succo di lime poi non mi sembrava particolarmente azzeccato.
Le torte sono state comunque realizzate, sfornate e messe in frigo, ed in seguito molto apprezzate dal coniuge, che le ha divorate.

L'ultima torta l'abbiamo mangiata ieri sera, insieme ai vicini di casa. Il mio stomaco, come gli ho proposto il primo boccone, ha incrociato le braccia e ha detto no, scordatelo di farmi arrivare un'altra cucchiaiata di questa roba, e per farmi desistere mi ha fatto venire una bella nausea.
Il pezzo di torta nel mio piatto è stato occultato dal tovagliolo, con nonchalance. Gli altri apparentemente non hanno avuto problemi e hanno terminato la loro porzione.

Mentre chiaccheravamo è uscito fuori l'argomento Thanksgiving e i vicini hanno detto che si occuperanno loro di comprare il tacchino in un negozio in città, che a quanto pare vende pregiate qualità del grosso volatile. Poi si sono girati verso di noi.
- Ah, ma voi ce l'avete un congelatore? perchè il tacchino lo vendono congelato.

Ehm. Un piccolo spazio congelatore tecnicamente nel nostro frigo ci sarebbe, ma oltre ad essere inaccessibile a causa dello strato di ghiaccio che blocca lo sportello (come dicevo QUI) è troppo piccolo per poterci infilare un tacchino per dodici persone.
Loro ci spiegano che possono andarlo a ritirare non più tardi della domenica precedente, perchè poi hanno degli impegni (e purtroppo lo stesso discorso vale per noi).

Silenzio meditativo, e poi l'ideona:
- Ma perchè non lo mettiamo dentro alla custodia del computer? Per quattro giorni sicuramente non ci sono problemi.

Come dire, è un'idea GENIALE! tutti sanno che all'occorrenza le custodie del computer possono essere convertite in piccoli freezer!
Seriamente: non ho idea della temperatura a cui viene conservato un tacchino congelato, ma sono abbastanza sicura che dopo un giorno a 24°C sarà completamente scongelato. Dopo quattro giorni non è più un tacchino, ma un'arma biologica e il mio senso morale mi vieta di cucinare e dare in pasto a persone innocenti una cosa del genere.

Cercando di reprimere la nausea ho guardato mio marito in cerca di sostegno, ma lui sembrava pienamente convinto dalla validità dell'idea proposta dai vicini.

Questa notte, mentre il mio stomaco ritornava gradualmente in salute, ho ricordato all'improvviso che la mia amica A. ( di cui parlavo in questo post) ha  in casa sua qualcosa che assomiglia ad un piccolo congelatore. Uno di questi giorni andrò a trovarla, dopo aver rispolverato le mie nozioni sul Mayflower, i Padri pellegrini e l'origine del Thanksgiving, in modo da poter spiegare per quale motivo voglio conservare un tacchino nel suo freezer.


lunedì 22 ottobre 2012

Aspettando Novembre, seconda parte

Ieri al supermercato, mentre esamino i formaggi in esposizione.
 - Signora, signora!
Mi giro. Il commesso della macelleria con cui ho parlato qualche giorno fa a proposito del tacchino mi ha visto e si sta sbracciando per attirare la mia attenzione.
Mi avvicino al banco della carne.
- Signora, mi dispiace, ma non è possibile prenotare un tacchino prima di Dicembre, ho chiesto al mio capo.
- Capisco... va bene, grazie lo stesso.
- Ma perchè non lo compra a fette? oppure potrebbe prendere un pollo arrosto dalla banco della polleria...
- Grazie, ma mi serve proprio un tacchino. E dev'essere fresco e intero.
Mi allontano, chiedendomi come abbia fatto a ricordarsi di me con tutta la gente che vede ogni giorno.. ma probabilmente era a causa della mia insolita richiesta.

Ottimo, siamo al punto di partenza. I vicini di casa mi hanno parlato di un posto dove forse si può reperire l'agognato volatile, la prossima volta che vado in città andrò in esplorazione.

Nel frattempo ho appurato che per la cena del Thanksgiving saremo almeno in dodici.  
Per fortuna una delle invitate si è offerta per preparare la torta di patate dolci e la green bean casserole. A me toccano il tacchino, il gravy, la pumpkin pie e tutto il resto.
Manca un mese esatto. Spero di riuscire a trovare buone ricette (con tutti gli ingredienti necessari per realizzarle) e a fare almeno una prova di cottura del volatile. 
Ieri sera, infornando una focaccia, sono stata assalita dai dubbi. Entrerà nel mio forno un tacchino per dodici persone? E se non ci entra cosa faccio? Mi sono fatta un piccolo filmino mentale dove busso alla porta dei vicini di casa col volatile in braccio per chiedere se posso cuocerlo da loro..
Non vedo l'ora di procurarmene uno e fare la prova.

domenica 14 ottobre 2012

Aspettando Novembre, prima parte

Quando ci si sposa, oltre al partner si sposano anche le usanze e le tradizioni a cui esso è legato. 
Avendo sposato un Americano, il tacchino del Ringraziamento mi sta aspettando al varco, ridendo come un matto per la dimensione dei miei arrosti e di tutta la carne che sono solita cucinare e invadendo con tutta la sua stazza i miei pensieri culinari di questo periodo.

I mesi passano, al Thanksgiving manca poco più di un mese e come dicevo qui l'ansia è abbastanza alta.
Ieri, su richiesta del coniuge ho accettato di cucinare la cena del Ringraziamento per otto Americani e, ancor prima, di mettermi a caccia degli ingredienti giusti, cosa che qui in Medio Oriente può causare qualche problema, visto che non solo alcuni prodotti sono irreperibili o difficili da trovare, ma la maggior parte delle persone non ha assolutamente idea di cosa sia il Thanksgiving.

Comunque sia, decisa a non lasciarmi scoraggiare, ieri durante la spesa settimanale mi sono diretta dritta dritta al banco della carne del supermercato.
- Ehm, buongiorno. Sarebbe possibile ordinare un tacchino per Novembre?
- Un tacchino?
- Sì, un tacchino.. mi servirebbe intero. Sarebbe possibile?
- Cotto?
- No, mi serve crudo.
- A fette?
- No, intero... è per il Thanksgiving.
- Thanksgiving?
- Mi servirebbe un tacchino intero, non cotto, non a fette, per Novembre. E' possibile?
Il commesso mi ha guardato perplesso, e mi ha detto che sì, prenotandolo una settimana prima è possibile avere un tacchino. Ora sarà meglio che la prossima volta specifichi che magari lo vorrei senza interiora, altrimenti ho il terrore che me lo consegni vivo...

Passando vicino ad uno scaffale di cibi etnici abbiamo visto qualche vasetto (pochi) di salsa di mirtilli rossi e ci siamo affrettati a fare incetta prima che sparisse. Ho occhieggiato la zucca nel reparto ortofrutta e al momento quella che mi serve è presente, speriamo che ci sia anche tra un mese.

Poi ovviamente c'è la ricetta. Molti dei piatti americani che ho imparato a cucinare li ho presi da Buon appetito, America! il favoloso libro di Laurel Evans che mostra come al di là del cibo spazzatura dei fast food anche gli Stati Uniti abbiano una cucina regionale davvero varia ed interessante. 
Il libro contiene anche una ricetta per il volatile, ma ahimè, il ripieno è a base di castagne, e mio marito mi ha già detto che il tacchino che lui è abituato a mangiare ha ingredienti diversi ( ma non si sa bene quali).
Da un lato la cosa è positiva, perchè qui non ho mai visto una castagna, nè fresca nè conservata. Dall'altro lato... gosh. 
Non solo io non ho mai cotto un tacchino intero in vita mia, ma non ho nemmeno idea di che sapore debba avere questo famigerato volatile ripieno.
L'unica consapevolezza che ho è che questa per gli Americani è la festa più sentita, una celebrazione della famiglia, e i cibi che si mangiano hanno tutto il caldo conforto dei sapori di casa, quelli della cucina della mamma.
In altre parole: tutto dev'essere come loro si aspettano che sia, quindi ho un mese di tempo per acquisire tutti i trucchi per preparare una festa del Thanksgiving se non perfetta quanto meno accettabile.

Poichè non sono sicurissima di raggiungere buoni risultati senza fare delle prove, questo mese sarà all'insegna del tacchino, e cucinerò il volatile fino a non poterlo più vedere.
Visto che, nonostante l'idea, l'ansia continua ad essere alta, abbiamo deciso di chiedere consulenza ai vicini di casa, quanto meno per la ricetta da seguire e il numero di portate.

Incrociamo le dita. Per fortuna manca ancora un mese.