giovedì 13 dicembre 2018

Settanta sfumature di tacchino, i nuovi vertici della follia

Era un freddo giorno di Agosto, qui in Western Australia, quando mio marito ed io abbiamo iniziato a parlare di come organizzare il Thanksgiving di quest'anno. Normalmente pianifico cene e pranzi da sola, ma essendo questa festa la quintessenza della tradizione statunitense nonchè la preferita del coniuge, preferisco sempre chiedere a lui prima di compilare il menù, per essere sicura che tutto sia come lui desidera. 
Sono passati ormai sei anni dal mio primo tacchino e non posso non provare una certa tenerezza al ricordo della mia ansia nel cucinare la cena per quel mio primo Thanksgiving (per chi volesse rileggere, QUI il diario di quel giorno), le strane vicende della vita che mi avevano portato in Medio Oriente a reperire gli ingredienti e a cucinare cibi propri di una tradizione che conoscevo solo attraverso i film per un gruppo di Americani espatriati, tra cui mio marito. Ricordo il tacchino che non cuoceva, i dubbi sulla pumpkin pie, la tavola apparecchiata malamente per la mancanza di tempo e infine il sollievo quando ho letto nei loro occhi che quanto avevo fatto era abbastanza e che, nonostante l'inesperienza, ero riuscita a ricreare l'atmosfera di quel giorno così speciale. 

Da quel giorno abbiamo sempre celebrato il Ringraziamento, a volte in modo piccolo e raccolto ma più spesso organizzando cene per gli amici, Americani e non. Ogni anno ci sono state nuove sfide (come in QUESTA occasione, in cui non avevo il forno) e mi sono infine impratichita nella preparazione delle diverse pietanze tipiche di questa occasione, imparandone i segreti ed elaborando le mie personali modifiche alle varie ricette. Ero dunque pronta per qualunque tipo di festeggiamento il coniuge avesse espresso il desiderio di avere. 

- Stavo pensando a qualcosa di diverso, quest'anno - ha esordito lui, esponendomi poi la sua idea.
Una cena per i suoi colleghi, settanta persone in tutto. Un menù di 14 portate. Una cucina professionale a disposizione e, se l'avessi desiderato, mi avrebbe trovato qualcuno per aiutarmi.
Una persona normale avrebbe detto subito no. Non sono una cuoca, solo una persona che ama cucinare. Non so nemmeno se sono brava o se ho sempre trovato persone gentili che hanno elogiato i miei piatti anche quando al loro palato non risultavano nulla di speciale.
Poi, vuoi mettere lavare tutti i piatti a mano? perchè la cucina, quella che doveva essere professionale, alla fine è risultata essere non proprio all'altezza. Per dirne una, niente lavastoviglie.
Io invece ho scrollato le spalle e ho detto che sì, certo, lo potevo fare.

Il menù prevedeva ovviamente il tacchino ripieno (cinque tacchini in effetti), lo stuffing da mangiare a parte, macaroni and cheese, corn bread, buttermilk biscuits, candied yams, Lumberjack beans, green bean casserole, mashed potatoes, potato gratin, corn on the cob, pumpkin pies, Key lime pies ed apple pies.

La cosa più difficile in assoluto è stata stabilire le quantità. Ogni ricetta riporta per quante persone è sufficiente quel piatto ma, essendo la cena estremamente abbondante, le porzioni per forza di cose devono essere più piccole. Non trovando online tabelle nè testimonianze che mi aiutassero, non avendo amici chef a cui chiedere, ho fatto la cosa peggiore, ovvero sono andata a caso, decidendo arbitrariamente di cucinare per 50. La ricetta dice che il piatto è sufficiente per dieci persone? bene, moltiplico per cinque le dosi.
Vi anticipo che anche così ho cucinato troppo, ed è avanzata un sacco di roba, tra cui un tacchino semi-intero.

Poi c'è stato il problema di dover stabilire in anticipo di quante persone avessi bisogno per aiutarmi, decisione difficile almeno quanto la precedente, non avendo mai cucinato una cena di queste dimensioni per così tanta gente.
Ho pensato che potevo cucinare in anticipo e congelare la maggior parte della roba. Così ho detto che mi serviva qualcuno solo il giorno della cena e per il resto potevo fare da sola. Mannaggia alla mia poca avvedutezza.

Poi c'è stato il problema di cucinare in grosse quantità senza avere l'attrezzatura adatta. Niente ciotole di grandi dimensioni, niente padelle adeguate. Presa dalla disperazione, a 5 giorni dall'evento sono andata da Kmart e ho comprato due pentoloni di acciaio da 15 litri l'uno che si sono rivelati utilissimi.

Poi c'è stata l'inesperienza, che mi ha portata a fare calcoli sbagliati. Quanto ci vuole per fare una apple pie? un'oretta? per farne sette il tempo si dilata a dismisura, nonostante avessi a disposizione nove forni. Cosa mi ha portato via più tempo? pelare e affettare 45 mele.
I dettagli contano e il tempo è un dettaglio da non trascurare. Dopo aver bollito dodici chili di patate per il purè ho iniziato a passarle nel mio schiacciapatate, pensando, (che sprovveduta che sono!) che fosse una buona idea prima schiacciarle tutte e fare poi il purè.
Il realtà le patate schiacciate sono raffreddate in fretta e il purè non solo mi è venuto granuloso (cosa mai successa) ma in frigo si è separato, una massa di patate da una parte e dell'acquetta biancastra dall'altra e la sera della cena mi ci sono voluti 40 minuti di fruste elettriche e tre litri di latte caldo per risolvere il problema.

Insomma, un errore dopo l'altro. Gli ultimi cinque giorni sono stati tremendi, con sveglia alle 4.30 per andare al lavoro, poi corsa al supermercato, poi corsa nella cucina ad un'ora e mezza di distanza, senza avere il tempo di pranzare, cucinare fino alle 10 di sera e poi di corsa a casa, mangiare un toast, dormire una manciata di ore e svegliarmi poi alle 4.30 del giorno dopo.
In quella settimana ho perso due chili, tra stanchezza e pasti saltati.

Il giorno della festa è arrivato anche troppo in fretta.
Mi sono alzata alle 5, alle 6.30 ero in cucina. Ho messo su il brodo per lo stuffing, poi sono arrivate delle persone ad aiutarmi, una ha tagliato le cipolle, un'altra il sedano, un'altra la spropositata quantità di pane necessaria. Alle 11.30 tutti e cinque i tacchini erano in forno, a mezzogiorno abbiamo tirato fuori dal freezer tutto quello che avevo congelato, i sette pani dolci di mais, i 140 biscotti al latticello, i chili di Lumberjack beans.
Vieni a vedere se ho fatto le cose per bene? no, vieni qui e mostrami come fare questa cosa.
Ho corso da una parte all'altra della cucina, controllando, correggendo, approvando. L'ora della cena è arrivata in un baleno.

La sala era gremita, due lunghi tavoli apparecchiati al centro, il buffet addossato alle pareti.
Ed è stato allora, quando ho visto la lunga fila di piatti da portata, che mi sono resa conto dell'incredibile quantità di cibo che avevo cucinato da sola. Ce l'avevo fatta.
E poi è scoppiato l'applauso della sala, un suono quasi irreale.

I piatti salati (sì, la foto è penosa)


Poichè celebravamo il Ringraziamento, mio marito ha suggerito che ciascuna delle persone presenti esprimesse ad alta voce la propria gratitudine, una possibilità per dirsi quelle cose che di solito rimangono non dette, ringraziare per i piccoli gesti di ogni giorno che rendono quello un bellissimo luogo di lavoro.
C'è stata tantissima commozione, chi si è messo a piangere mentre parlava, chi ha detto cose così belle da essere applaudito da tutti, chi ha fatto scoppiare a ridere l'intera sala, ma nel complesso è stato un momento bellissimo, che ha legato ancora di più tutti i presenti e ha fornito una spinta motivazionale fortissima.

Infine ci siamo alzati per iniziare a riempirci i piatti. Ho mangiato - letteralmente - a quattro palmenti, con tutta la fame accumulata nei giorni precedenti.
Ho avuto abbracci da tutti, ringraziamenti e complimenti a profusione e richiesta di ricette. E' stato bellissimo.

Nonostante la fatica e gli errori, è stata un'esperienza fantastica, che mi ha dimostrato, ancora una volta, che fare cose folli può anche portare un'immensa soddisfazione.

Il mio piatto

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