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mercoledì 21 marzo 2018

Periodi di transizione

Mi accorgo che sono passati mesi da quando ho aggiornato il blog, giorni densi di tutto il resto, di quando la vita ti prende e quando torni a casa vuoi solo dedicarti ai bisogni essenziali, mangiare e dormire, non sempre in questo ordine. 
Il fatto è che a volte ci si sente davvero fuori posto, come se all'improvviso le tessere del puzzle della nostra vita avessero subito un terremoto e si fossero rimescolate in un ordine confuso e disturbante. 

Il lavoro, ad esempio. Chi non ha problemi sul lavoro? forse tutti ne abbiamo, prima o poi. Io credevo che la mia difficoltà stesse nel luogo, nei colleghi, nelle persone e che bastasse cambiare per superare il problema, ma la verità è che non sopporto più il lavoro che svolgo in se stesso, un lavoro che non è nemmeno il mio, o quanto meno non è quello che per cui ho studiato. 
Quando stringo la mano a qualcuno per la prima volta, dico che sto svolgendo questa occupazione temporaneamente e che sono "into the process to get my degree recognized here in Australia". In realtà ogni volta che la ripeto, questa frase mi sembra sempre più avulsa dalla realtà, mi chiedo se questo riconoscimento della laurea avverrà mai o se continuerò a dire che sono "into the process" per sempre, illudendomi di raggiungere qualcosa che in realtà è solo un miraggio. 

Cambiare, certo. Non è che non ci abbia pensato. Il problema è che ho 36 anni e, se escludiamo la laurea non riconosciuta, non ho altro in mano e non è facile nemmeno qui trovare un lavoro senza essere qualificati. 
Qualche tempo fa ho trovato un'offerta di lavoro per pulire nottetempo i carrelli del supermercato. Se non avessi un affitto e delle bollette da pagare mi sarei candidata. Purtroppo, finora, la mia attuale occupazione sembra sempre la scelta migliore, anche se mi sta facendo andare fuori di testa. Credetemi sulla parola.
Cambiare, naturalmente. Per fare cosa, mi chiedo ad ogni ora del giorno e della notte, analizzando ogni singola offerta di lavoro nel raggio di cento chilometri.
Qualche giorno fa ho fatto un test proposto da un sito governativo che avrebbe dovuto aiutarmi a capire quali lavori mi sono congeniali. Ho avuto tre risultati, "orefice" era il primo e, per quanto improbabile, era l'opportunità più realizzabile. Gli altri due erano "parlamentare" e "astronauta" e calerei un velo di silenzio.

Forse avrei dovuto farci un pensierino. Immagine da QUI

Facebook mi martella proponendomi di entrare nell'esercito australiano e mi mostra quotidianamente video di donne che hanno fatto questa scelta e ora dichiarano di aver trovato se stesse e il senso della loro esistenza. Purtroppo, nonostante la mia curiosità per il mondo e i miei numerosi interessi, una carriera di questo tipo esula completamente dalle mie aspirazioni. 

E' un periodo di transizione, in cui mi sento sospesa in una specie di limbo. Nel frattempo la vita va avanti, nel bene e nel male. Ho riallacciato i rapporti con una compagna di classe delle medie che non sentivo da anni. Insomma, finora ci siamo scambiate due mail, ma mi sembra comunque interessata ad avere un'amica online. 
E' così difficile mantenere i rapporti con chi vive a migliaia di chilometri di distanza. Non è solo lo spazio che ci divide e rende difficile incontrarsi, è che a poco a poco le cose in comune sembrano diminuire sempre di più, si seguono strade diverse, l'interesse per chi vive una vita completamente diversa in un altro continente piano piano cala e si diventa estranei. Succede anche con i parenti. 
Io non insisto mai, quando mi rendo conto che dall'altra parte non c'è più interesse lascio andare, non impongo a nessuno di dover leggere o ascoltare le vicende della mia vita quotidiana. 
Ma le persone che ho perso mi mancano terribilmente, specie quelle con cui il legame era più forte. E' la vita, mi rendo conto. Le persone vanno e vengono. 

Vivere quaggiù non è difficile solo per le amicizie che si dissolvono, è che volte vorresti prepotentemente essere altrove. Da poco meno di tre settimane il mio cuore è a Pavia, in un reparto di rianimazione, mentre la mia testa cerca di coniugare l'immagine mentale dello zio preferito, il testimone al mio matrimonio, il professore, l'esperto alpinista, con la creatura attaccata ai monitor descrittami dai miei genitori. A volte le cose sembrano completamente prive di senso, tanto da restarne storditi.
Prendo un aereo, ho detto a mia madre. Cosa vieni a fare, mi ha risposto lei. Niente, in effetti. Se io fossi lì non potrei fare assolutamente nulla per migliorare la situazione. Il mio senso di inutilità e impotenza è alle stelle.

Ora ho un groppo in gola, per oggi mi fermo qui.

domenica 25 giugno 2017

Di corsi improbabili e bizzarri festini

Vi capita mai di fare cose assurde legate al lavoro che svolgete?
Nel luogo dove lavoro vengono organizzati almeno due corsi di aggiornamento al mese. Di solito sono ad un'ora scomoda, tipo alle 13.30, roba che se sono reduce dal turno del mattino vorrei solo mangiare e crollare sul letto, mentre se sono al pomeriggio li devo saltare perchè sono di turno, per poi recuperarli un altro giorno, ad un'ora scomodissima. 
Devo dire che comunque la struttura dove lavoro ha un'abilità particolare per piazzarli quando ho un giorno libero, col risultato che, dopo aver lavorato per magari sei giorni di fila, mi tocca tornare sul luogo di lavoro ( 55 km di distanza da casa) anche il giorno seguente.
I corsi di aggiornamento toccano svariati argomenti, ma sono usualmente noiosi come quelli italiani, con gente che viene a parlare di qualcosa, una stanza dove immancabilmente non ci sono mai abbastanza sedie, un power point che metà dei presenti non riesce a vedere a meno di non alzarsi in piedi e a volte ( ma molto raramente) il pranzo gratis.

Io ed i miei colleghi durante un corso di aggiornamento standard. Immagine da QUI


Recentemente però, ho dovuto partecipare ad un incontro che è stato completamente diverso.
Il titolo, rullo di tamburi, era "Management dell'intestino", non esattamente uno di quegli argomenti per cui resti sveglio alla notte pensando a come puoi sopravvivere senza avere nozioni a riguardo, ma tant'è, è legato al mio (attuale) lavoro e quindi bisogna sorbirselo.
Se me lo avessero chiesto prima, avrei giurato di sapere come si sarebbe svolto il corso: sedie, gente che segue annoiata e stanca, power point con qualche nozione introduttiva di anatomia e fisiologia intestinale, seguita dalla faccenda del management. Però mi sbagliavo.
Le sedie questa volta erano disposte in circolo attorno ad un tavolo, sopra cui erano poggiati una quantità incredibile di oggetti, che andavano da bicchieri di plastica alla pasta modellabile per bambini, che quando ero bambina io si chiamava Didò. Niente power point.
Il corso è iniziato proprio col Didò: abbiamo dovuto modellare i diversi tipi di cacca della Bristol Stool Chart.
Eh già, c'è una tabella per classificare anche questo.
Non chiedetemi a cosa sia servito: era così e basta. Tra l'altro la Bristol Chart la conosciamo bene, anzi, benissimo, non avevamo certo bisogno di questo momento creativo. Vi risparmio il resto del corso, durante il quale, comunque, ho imparato cose che non avrei mai immaginato, ma proprio MAI. Non le riporto qui per mantenere un po' di decoro. 
A metà corso, la docente, imperturbabile, ha tirato fuori un gigantesco pannolone e lo ha indossato sopra ai vestiti, continuando poi a spiegare come se non ci fosse nulla di strano.
Il corso è terminato con una lezione sui vari tipi di lassativi, e anche qui sono stata colpita dall'approccio pratico: la tizia col pannolone ha infatti aperto la confezione di bicchieri di plastica e abbiamo dovuto fare tutti insieme un bel brindisi a base di lassativi, con lei che ci incitava a provarne di diversi tipi e continuava a riempire bicchieri, come un'improvvisata barman. Per sentire il sapore, ci è stato detto. No, il senso di questa cosa sfugge anche a me.

Occasioni sociali
La vita sociale dello staff del posto dove lavoro è una cosa che sta particolarmente a cuore alla nostra manager. L'idea, in effetti probabilmente giusta, è che, visto che dobbiamo lavorare come un team, è opportuno promuovere eventi che ci permettano di stare insieme e socializzare anche fuori dall'orario di lavoro, per creare più affiatamento tra di noi.
Si organizzano quindi feste di compleanno, cene e serate al pub, nonchè partecipazione di gruppo ad eventi della cittadina (feste di paese e balli).
Ogni volta che all'orizzonte si profila una di queste occasioni sociali, nella bacheca nella stanza dello staff appare un foglio per descrivere l'evento e raccogliere le adesioni.

Qualche settimana fa una mia collega, posata signora di sessant'anni, ci ha invitati tutti a casa sua per festeggiare il primo mese nella casa nuova. Puntualmente è apparso l'annuncio in bacheca: il giorno X, tutti a casa di S. per un "Pure Romance party" per festeggiare la nuova abitazione.
Lo strano titolo della festa non mi ha stupito, ho immaginato che alludesse al fatto che occorresse mascherarsi con vestiti improbabili, tipo da principessa Disney.
Da queste parti la gente adora mettersi vestiti assurdi e parrucche. La prima volta che mio marito ed io siamo entrati in un pub locale, era in corso una festa di compleanno (la festeggiata compiva cinquant'anni). La prima cosa che ho notato è stata una matura signora con addosso un bikini leopardato. Poi una tizia vestita come C3PO. Poi il fatto che tutti gli uomini (ma proprio tutti) avessero la parrucca. E così via, finchè i miei normali jeans non hanno iniziato a farmi sentire un pelino fuori posto.

Insomma, niente di strano che la mia collega avesse organizzato una festa in maschera.
Il giorno in questione però io ero di turno, così le ho presentato le mie scuse e le ho detto che "un'altra volta volentieri".
Qualche giorno dopo appaiono nella stanza dello staff dei cataloghi a fiorellini, con le parole "Pure Romance" sulla copertina.
- Oh guarda, devono essere profumi - ho pensato, aprendone uno.
Sarà che non ne avevo mai visto uno, sarà che alcuni anche dopo essermi spremuta le meningi non sono minimamente riuscita a capire come funzionino, ma ci ho messo un po' a realizzare che erano sex toys.

Le mie colleghe ci sono andate quasi tutte, manager inclusa, e si sono divertite un sacco.
Pare che questa ditta, la "Pure Romance" (trovo il nome azzeccatissimo!) offra la possibilità di organizzare  feste a domicilio in cui viene una rappresentante a parlare dei prodotti. Mi hanno detto che hanno parlato più che altro di profumi (non propriamente roba che mettereste per uscire, ma meglio di una conferenza sui vibratori) e sono rimaste tutte entusiaste di uno in particolare (un profumo, specifichiamo) che pare cambi odore a seconda della persona che lo usa.

Insomma, io lavoravo e mi sono persa tutto questo, quindi oggi non posso snocciolarvi preziose perle sulla seduzione e tutto il resto, ma volevo lo stesso condividere con voi alcune delle cose assurde legate al mio lavoro.
Alla prossima!

venerdì 1 maggio 2015

Aggiornamenti

E' passato quasi un mese dall'ultimo post. La ragione di questa assenza è dovuta in parte ad un blackout tecnologico (sono stata senza connessione internet per un bel po'), in parte al fatto che, dopo anni in cui ho sognato questo momento, sono occupata. Ho finalmente lasciato lo status di casalinga e moglie al seguito e ho una vita più piena e interessante di quanto non abbia avuto negli ultimi anni.

Di sicuro la parola chiave di questo periodo è "adattamento".
I cambiamenti ovviamente mettono sempre un po' in subbuglio: occorre riassestare nuovi ritmi e abitudini e creare una nuova routine. Ho scoperto di avere capacità che non pensavo di possedere e alcune cose che non avrei mai immaginato possibili prima sono diventate parte della mia routine quotidiana. Dopo anni di letargo casalingo, in cui l'attività più emozionante della giornata era cucinare la cena, mi sento estremamente vitale, per quanto stanca.

La nostra casetta nel Paesino nel Bush è stata arredata completamente con i mobili che abbiamo comprato e montato con le nostre manine. Ci siamo ormai abituati al "bagno vintage", dove il lavandino ha il rubinetto per l'acqua calda e quello per l'acqua fredda (niente miscelatore) e la doccia, anche aperta al massimo, non offre di più che un filo d'acqua. 
Siamo diventati avvezzi alla fauna casalinga: oltre ai due ragnoni che non abbiamo il coraggio di ammazzare (un redback dietro la porta del bagno e un ragnone nero enorme in un angolo della finestra del salotto) abbiamo due micini che cercano continuamente di entrare in casa ormai vivono nel nostro giardino sul retro. A condividere questo spazio con i gattini c'è una coppia di magpies, le gazze australiane, che spesso entra in competizione con i micetti per il cibo e ci delizia  - sono ironica - col suo canto ad ore improbabili del mattino. Sempre ad ore assurde (tipo le due del mattino) si mette a cantare anche quell'idiota del gallo dei vicini, a cui prima o poi dovremo regalare un orologio.
C'è anche un kookaburra che vive nelle vicinanze, ma per fortuna canta solo di giorno (cercate su Youtube il suo canto :) ). Ci sono anche alcuni galah (pappagalli rosa e grigi) che sorvolano quotidianamente il giardino e vorrei poter dire basta. 
Purtroppo, ieri pomeriggio uno dei micetti si è intrufolato in casa.. e ha catturato e mangiato un topolino nascosto nella laundry, la stanza della lavatrice (dove c'è la porta sul retro). Ce n'era solo uno? era un ospite occasionale? ho una colonia di topi in casa? sono arrivati anche in cucina? Come hanno fatto ad entrare? cosa dovrei fare adesso? Queste sono solo alcune delle domande che mi stanno rimbalzando per la testa da ieri sera. Per precauzione, stamattina ho fatto entrare i gattini tre o quattro volte, ma non hanno percepito nessun altro topo.

Bestie a parte, stiamo anche iniziando a socializzare. Abbiamo invitato diverse persone a cena, abbiamo ricevuto a nostra volta inviti, e in generale stiamo iniziando ad integrarci in questo piccolo paese in mezzo alle colline. 

Non ho ancora trovato un medico di famiglia degno di questo nome, nè tanto meno un ginecologo (qui nel paese non ce ne sono), ma pazienza, sono sicura che troverò qualcuno da consultare in caso avessi bisogno.

Le due novità più importanti riguardano però il lavoro e i mezzi di trasporto. 
Ho un lavoro. Ho un lavoro. Ho un lavoro. Forse sono monotona, ma dopo un mese dall'inizio del mio contratto ancora mi sembra un sogno. Ho un lavoro a tempo indeterminato su turni, uno stipendio - più alto di quanto abbia mai avuto - che arriva ogni due settimane, un ambiente di lavoro piacevole e rilassato e una manager disponibile e intelligente. Forse non è il lavoro della mia vita, ma sono felice quando sono di turno, anche se si tratta delle nove lunghissime ore del turno di notte. 

Per andare al lavoro (55 km di distanza da qui) uso la mia macchina. La mia macchina, qualcosa che non avevo mai pensato di poter possedere, soprattutto perchè in Italia ho guidato pochissimo.
E invece un giorno siamo andati a Perth, da un rivenditore di auto usate, e ho comprato la mia macchina, pagandola di tasca mia e sentendomi all'improvviso dentro un film, uno di quei vecchi film americani dove i protagonisti comprano un'auto con nonchalance, come se fosse una cosa da tutti i giorni, e poi la usano per scappare dal cattivo di turno che li sta inseguendo.
La mia macchina è molto di seconda mano: ha iniziato a girare sulle strade australiane quando io avevo 12 anni. Ha l'oscuramento dei vetri (tinting windows, come si dice in Italiano?) che fa le bolle e si stacca a striscioline, (a causa di questo piccolo problema il lunotto posteriore permette di intravedere vagamente la sagoma di quello che c'è dietro ma nulla di più) la chiavetta antifurto da inserire prima della chiave (altrimenti la macchina non parte), e infine il mio accessorio preferito: il mangiacassette. Che non so se funziona o no perchè non sono ancora riuscita a reperire una cassetta, ma questa è un'altra storia.

Ho chiamato la mia macchina Catorcina, Torcina per gli amici. 
Nonostante tutto, Torcina è un'ottima macchinina. Se si esclude l'ago del tachimetro, che ogni tanto schizza a 150 quando io non sto guidando a più di 80 km/h, è una macchina favolosa. 
Il mio apprezzamento nasce soprattutto dal fatto che per ben due volte mi sono scordata i fari accesi per 8-9 ore e lei si è messa in moto senza problemi. 
Io e lei siamo diventate il divertimento dei benzinai, che immagino se la spassino un sacco a vedere quanto sono imbranata, come la volta che sono riuscita ad entrare nella stazione di servizio passando dall'uscita, mi sono fermata davanti al distributore bloccando il passaggio di tutte le altre macchine e ho fatto benzina nel senso opposto a quello in cui mi sarei dovuta mettere. Quando sono ripartita avevo addosso gli occhi del gestore e di tutti i clienti, pronti a vedere da che parte sarei uscita per farsi ancora quattro risate.
Comunque, Torcina è soprattutto la mia inseparabile compagna di quando vado al lavoro e le ripeto tutte le cose che devo fare e di quando torno dal lavoro, magari in piena notte o alle sei del mattino dopo il turno notturno e canto a squarciagola le sigle dei cartoni animati per non addormentarmi.
Con lei guido attraverso il bush australiano, con i canguri che sbucano fuori all'improvviso, i conigli che saltellano qui e là, i bandicoots e tutte le altre bestie autoctone di questa zona. 

Qualche giorno fa erano le 22 passate e stavo tornando a casa dal turno del pomeriggio. La strada dove passo è buia, nel senso che non c'è nemmeno un lampione, la luce di una casa, nulla. Cinquantacinque chilometri di tenebre assolute, una strada buia che si snoda tra i campi di grano, con le stelle che ti scintillano sulla testa, così tante che non riesci nemmeno a riconoscere le costellazioni, le Nubi di Magellano che sembrano luminosissime e la Croce del Sud che brilla laggiù, sopra alle colline. 
In questi giorni i contadini stanno bruciando le stoppie del grano prima della nuova semina, e quella sera c'erano un sacco di fuochi semi-spenti e tantissimo fumo sulla strada. Ad un certo punto, scendendo da una collina ho visto davanti a me qualcosa di bianco, una macchia dalla forma indistinta. Fumo, ho pensato. Gli abbaglianti di Torcina non sono un granchè, bisogna dire: ero a circa dieci metri di distanza quando mi sono accorta che si trattava di circa una ventina di pecore, le enormi merino che ci sono qui, ferme in  mezzo alla strada. Cosa ci facessero lì o come e perchè abbiano passato le recinzioni non sono in grado di dirlo. 
Ho rallentato fino a fermarmi, incerta sul cosa fare. Aspettare? e per quanto? suonare il clacson? e se si fossero sparpagliate per la strada o peggio, impaurite, mi fossero venute addosso? con la stazza e le corna che hanno, Torcina ne sarebbe uscita ammaccata. Più di quanto non sia già, intendo. 
Mentre pensavo a quale fosse la cosa migliore da fare, è sopraggiunta un'altra macchina e ha dato un colpetto di clacson, leggero leggero. Gli animali si sono spostati in gruppo sul lato della strada, per fortuna senza disperdersi, e siamo potuti passare.

Quasi quattro mesi di Australia. La sto vivendo, la sto mangiando, mi sto ingozzando di sensazioni nuove e sconosciute, il profumo degli alberi del bush di notte, le corse con Torcina su e giù per le colline, il candore della sabbia sulle spiagge, la gioia di avere un lavoro, il sapore del quandong, le gite nei parchi nazionali con mio marito, la risata del kookaburra, riuscire a capire tutto quello che dicono le persone, il dorso spinoso dell'echidna, le farfalle grandi come la mia mano, i fiori, i colori, i profumi, le cose che prima nemmeno sapevo che esistessero. 
Quasi quattro mesi, che possono essere tanti o pochi a seconda del punto di vista, ma sono i nostri primi mesi in questo continente stupendo, che per quanto diverso, lontano e pericoloso ci ha già rubato il cuore. 

domenica 29 marzo 2015

An impressive résumé: alla ricerca di un lavoro nel bush

Io ho avuto un percorso universitario peculiare. Dopo il liceo mi sono iscritta ad un corso di laurea scientifico molto particolare, che ho lasciato con molto dolore dopo tre anni per idiosincrasia matematica. In parole spicce, i numeri mi odiavano. Quanto più io mi sforzavo di capire, tanto più loro diventavano incomprensibili ed arcani, rifugiandosi tra matrici e valori assoluti e annidandosi nel cuore di funzioni e integrali per me impossibili da risolvere.
Dopo questa esperienza ho deciso di cambiare radicalmente, e, molto per caso, mi sono buttata nelle professioni sanitarie. Qui è andata molto bene, ma io non ero soddisfatta e, con un (grosso) briciolo di follia, una volta presa la laurea mi sono iscritta ad un altro corso universitario ancora, noto per la sua lunghezza e la sua complessità. 
Poi ho conosciuto mio marito, ho interrotto il corso, ci siamo sposati e mi sono trasferita in Medio Oriente, dove ho fatto la casalinga a tempo pieno. 

Tutto ciò, come si può immaginare, non ha giovato granché al mio curriculum lavorativo.
Quando abbiamo cominciato a parlare di Australia, ovviamente la prima cosa che ho fatto è stato vedere se la mia laurea qui era riconosciuta. E' saltato fuori un lungo elenco di documenti che avrei dovuto presentare per il riconoscimento, di cui una parte spediti direttamente qui dalla mia università italiana (in inglese, ovviamente). 
Sorvolo sull'espressione assunta dal personale della segreteria dell'università quando, dopo tre ore di attesa, ho spiegato di cosa avevo bisogno, nonché sulla risposta che ho ricevuto.
C'erano anche svariati problemi, riguardo ad alcuni dei documenti richiesti e, dopo varie telefonate in Australia per capire cosa dovevo fare, mi sono rassegnata a non ottenere il riconoscimento della laurea. 

Ho poi saputo che qui ci sono tantissime persone, di tutte le nazionalità, nella mia situazione, e che il problema viene risolto frequentando qui uno speciale corso. Ovviamente il corso inizia a Gennaio, e io ne ho scoperto l'esistenza a Marzo. 
Pertanto mi sono detta, pazienza, quest'anno mi cercherò un lavoretto qualunque e nel 2016 frequenterò il corso.

Come si trova un lavoretto qualunque, nel bush? La prima cosa che ho pensato è stato di provare con le agenzie di lavoro interinale. 
Qui nel paesino dove vivo ce n'è una e apre un giorno alla settimana. Mai lo stesso, ovviamente: tutte le volte che ho provato ad andare l'ho trovata chiusa. 
Ho provato allora a consultare i giornali locali, ma senza grande successo. Infine mi è stato chiaro che qui tutto funziona tramite internet. 
Sono quindi diventata un'assidua frequentatrice di Seek, CareerOne, Gumtree e molti altri.

La prima cosa che mi è stata chiara è che per trovare lavoro nel bush bisogna avere una macchina ed essere disposti a farsi molti chilometri al giorno (anche 200 e più) per poter lavorare.

Il problema fondamentale comunque, è che da queste parti, come ho già detto in post precedenti, il business sono le pecore e i cereali, quindi la maggior parte dei lavori hanno a che fare con queste due cose. Tosatori, autisti di macchine agricole ( in questo momento c'è un boom di richieste per guidare l'air seeder, un aggeggio per seminare il grano) e persone esperte nel costruire palizzate per contenere il bestiame sono le figure al momento più richieste.
Tutti con esperienza, ovvio. 
Poi ci sono i lavori riservati ai backpackers, solitamente ragazzi che arrivano qui col visto temporaneo per lavorare e fanno i lavori più svariati (spesso sottopagati). Ho provato ad inviare alcuni curriculum per questi lavori, ma non essendo io una backpacker non sono mai stata considerata.

Ho ovviamente inviato il curriculum per tutte le (poche) posizioni che esulavano da queste due categorie, da cassiera del supermercato ad addetta alla pompa di benzina.
Ho dovuto compilare assurdi questionari sulle mie opinioni a proposito di come far crescere aziende che non avevo mai sentito nominare e sul perchè pensassi che lavorare alla pompa di benzina possa contribuire alla mia crescita personale (???). Ho dovuto compilare moduli folli con richieste tipo: "Elenca tutte le volte in cui hai subito una radiografia e indica il motivo". 
Ho inviato anche curriculum per lavori di cui non ho nessuna esperienza e che però mi attirano, ad esempio quelli nelle aziende di catering. 
Non ho ottenuto nulla. In un paio di casi mi sono arrivate delle cortesi e-mail standard in cui mi veniva detto che nonostante il mio "notevole curriculum" purtroppo non ero stata scelta. Mi sono fatta quattro risate e ho proseguito la ricerca.

Ho trovato anche degli annunci per un paio di lavori casual (cioè saltuari, chiamano quando hanno bisogno) in ambito sanitario, uno in una struttura privata e uno in un ospedale, entrambi distanti svariate decine di km dal paesino dove vivo. Le figure professionali richieste non hanno un corrispettivo esatto in Italia, in ogni caso non richiedevano una laurea, così mi sono candidata.
Infine ho inviato il mio curriculum anche per un lavoro di segretaria part-time di studio medico in un posto ancora più lontano. Solo sei ore alla settimana, ma tutto fa brodo.
Il tutto, ovviamente, senza avere molte speranze e sempre con un occhio sulle nuove offerte disponibili online.

Una settimana fa mi ha contattata la struttura privata a cui avevo inviato il curriculum, per fissare un colloquio. Il mio curriculum è notevole, mi ha detto la signora con cui ho parlato. 
Penso di essere rimasta con la bocca aperta: una laurea non riconosciuta e un buco lavorativo di tre anni e mezzo non mi sembrano proprio il massimo.
- E' un peccato per la laurea non riconosciuta - ha continuato la dirigente - altrimenti ti avrei potuta assumere per il lavoro per cui hai studiato.. ma intanto, se per te va bene, potresti ricoprire questa posizione. 
- Va benissimo - ho detto, ancora incredula.

Ieri ero in macchina con mio marito, di ritorno da un giro in un parco nazionale, quando il mio cellulare ha iniziato a squillare.
Era l'ospedale al quale avevo inviato il curriculum.
- Siamo rimasti impressionati dal suo curriculum, ci terremmo tantissimo ad averla nel nostro staff - mi ha detto una voce femminile - possiamo vederci per un colloquio?
Continuo a chiedermi che COSA ci sia di interessante nel mio curriculum. 

Al termine della telefonata, scherzando, ho detto a mio marito che se mi avessero chiamato anche per la posizione di segretaria di studio medico avrei declinato l'offerta.
Dieci minuti dopo squilla di nuovo il cellulare.
- Salve, la chiamo per il lavoro di segretaria part time - ha detto una voce - abbiamo scelto il suo curriculum e vorremmo incontrarla per un colloquio...
Al che ho bloccato la mia interlocutrice spiegando che avevo già trovato lavoro.
- Peccato - ha commentato lei - ma sono sicura che svolgerà ottimamente l'occupazione che le hanno offerto. Del resto, con un curriculum come il suo....

Sono basita, davvero. Soprattutto di aver ricevuto due offerte di lavoro a dieci minuti di distanza una dall'altra e di sabato, giorno che qui è assolutamente festivo.
Posso solo immaginare che debba esserci una carenza mostruosa di figure che lavorino in ambito sanitario, cosicché anche il mio curriculum possa apparire appetibile. 

In ogni caso, ora ho trovato lavoro :)