Visualizzazione post con etichetta fuori tema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fuori tema. Mostra tutti i post

sabato 11 gennaio 2020

I libri del 2019

Devo confessare che ho una debolezza a cui non riesco assolutamente a resistere. 
Sono una lettrice compulsiva e una compratrice seriale di libri. Per fortuna esistono le biblioteche, per cui non spendo tutto il mio stipendio in carta stampata, ma lo stesso ne acquisto ogni mese un buon numero. 
Anche se utilizzo spesso Amazon e ogni bookstore che capita sulla mia strada viene minuziosamente esaminato, ho una predilezione per le librerie di seconda mano, dove spesso ho trovato volumi non più in commercio per prezzi stracciati. I librai mi adorano.
Amo leggere da sempre. Ho sempre un libro in borsa, che leggo nei momenti di pausa e uno sul comodino, che non vedo l'ora di prendere in mano al termine della giornata.

I libri di cui vi parlo oggi sono una parte di quelli che ho letto nell'anno appena passato.
Di alcuni dei volumi letti purtroppo non ricordo il titolo, quindi non sono stati inseriti in questo elenco. Ho deciso anche di non includere tutti i libri di cucina letti lo scorso anno, con poche notevoli eccezioni. 
Ovviamente, quanto scrivo rappresenta il mio punto di vista. Se avete letto queste opere e ne avete avuto un'opinione diversa, sono lieta di discuterne insieme!

Wild by nature
From Siberia to Australia, three years alone in the wilderness on foot
di Sarah Marquis


Questo è uno dei libri che ho preso in biblioteca.
Una donna e un carrello nelle lande deserte. Sembra che la Mongolia sia popolata da persone orribili, in Cina, se passi con uno zaino, ti seguono per controllare dove ti accampi, in Laos ci sono bestie orrende e trafficanti di droga piuttosto gentili.
Nonostante a tratti sia divertente ed interessante, questo volume mi ha un po' deluso. La sensazione che ho avuto leggendo è che Sarah non sia in realtà minimamente interessata ai posti che visita, non le interessa la gente, è tutto centrato su di lei, sul trovare un posto dove comprare i vegetali per la cena, sul percorrere un certo numero di km ogni giorno per arrivare poi puntuale all'appuntamento con l'elicottero che la porta via. Il viaggio è sì nelle lande deserte, ma e' privo del sapore magico che si prova visitando posti nuovi.
Non lo rileggerei.

The revolutionary youth 
di John Simpson


Ho reperito questo libro in una piccola libreria di Belfast.
I Troubles dell'Irlanda del Nord attraverso gli occhi di un ragazzino cattolico che ci cresce in mezzo, un inglese rapido e colloquiale. Se vi interessa la storia irlandese ve lo consiglio caldamente.


Land of milk and honey
The story of traditional irish food and drink
di Brid Mahon



Attraverso riferimenti alla letteratura e al folklore, l'autrice traccia un resoconto dei cibi irlandesi attraverso i secoli e il loro legame con le feste e le occasioni speciali. Interessante e ben scritto.

Ricette di confine
Il cibo narrato dalla Palestina occupata
di Silvia De Marco



Le tradizioni di una terra occupata attraverso le ricette, in un connubio che cuce insieme cibo ed esperienze, storia e geografia. Consigliato.


The temporary bride, a memoir of love and food in Iran
di Jennifer Klinec


Uno dei libri che lo scorso anno mi hanno stregata. 
Jennifer Klinec, dopo aver lasciato il lavoro in banca, apre una scuola di cucina a Londra e inizia a viaggiare, per scoprire sempre nuove ricette. In uno di questi viaggi si ritrova in una cucina di Yazd, Iran, per imparare a dosare lo zafferano, preparare un riso morbido come seta e dolcetti di pistacchi e acqua di rose.
Oltre al cibo, a Yazd Jennifer incontra il futuro marito. Una storia meravigliosa, scritta con uno stile potente ed evocativo, che con poche parole riesce a far percepire colori, sapori e profumi e ha fatto nascere la mia attuale ossessione per l'Iran.

Food of life
Ancient Persian and modern Iranian cooking and ceremonies
di Najmieh Batmanglij


Sull'onda emotiva del libro precedente, ho frugato la rete alla ricerca del libro "perfetto" di cucina iraniana e incredibilmente mi sono imbattuta in un tesoro, un'opera meravigliosa che unisce arte, poesia e ricette. Se avete mai sognato la cucina iraniana (e se avete letto il libro precedente non potete non farlo), non potete perdervi questo libro. Le ricette sono divine.


Revolutionary ride
di Lois Pryce


Indovinate di cosa parla questo libro? lo so, sono ossessionata. Ma e' l'ultimo libro sull'Iran di cui vi parlo oggi, promesso.
Nel 2011, in un momento di massima tensione tra il governo britannico e quello iraniano, la scrittrice di viaggio Lois Pryce trova un pezzo di carta con poche righe scritte sopra, attaccato sulla sua moto parcheggiata fuori dall'ambasciata iraniana di Londra. Nel biglietto, un ignoto cittadino iraniano, colpito dagli adesivi che testimoniano lunghi viaggi, chiede al proprietario della moto di andare in Iran, per avere la prova che gli Iraniani non sono terroristi.
Intrigata, Lois decide di accontentarlo e si imbarca in un meraviglioso viaggio attraverso l'Iran, in sella alla propria moto. Ovviamente consigliatissimo.


Genius dessert
di Kristen Miglore


Questo e' un libro di ricette. Ma sono le migliori in assoluto, selezionate accuratamente. Volete la ricetta dei brownies piu' buoni? e' nel libro. I chocolate chips cookies che faranno sbavare i vostri amici? e' nel libro. La torta all'olio piu' buona?  e' in questo libro. Lo trovate su Amazon, non perdetevelo.


The wounded sinner
di Gus Henderson


L'identita' di una famiglia aborigena a Leonora, nell'outback del Western Australia, i problemi di ogni giorno, le liti con i figli, il senso di appartenenza ad una terra e l'estraniamento causato dai pregiudizi. Consigliato a chi e' interessato alla vita degli aborigeni australiani di oggi.
Per lavoro, ho avuto la fortuna di conoscere l'autore personalmente (una persona meravigliosa, che tra le altre cose ha conseguito un PhD in Writing) e di intrattenere con lui conversazioni sulla situazione degli aborigeni in  Australia. 


On Rue Tatin
di Susan Loomis


I sogni sono realta', per Susan. Trasferitasi dagli USA in Francia per seguire un corso di cucina, Susan si ritrova con un lavoro, un marito, due figli e un sacco di amici in brevissimo tempo. Infine la famiglia decide di comprare una casa a Louviers, in Normandia e Susan apre una scuola di cucina.
Da leggere quando avete bisogno di pace.


La piccola pasticceria in fondo alla strada
di Ellen Berry


Questo romanzo mi ha insegnato a non farmi attrarre dalle copertine invitanti.
Roxanne e' nata in un paesino dello Yorkshire che ha abbandonato appena ha potuto per inseguire il sogno di una vita glamour a Londra. Anni dopo si ritrova a lavorare per una rivista di moda e ad essere fidanzata col belloccio di turno. I sogni crollano quando il suo nuovo capo cerca di affossarla senza ragione e il belloccio la tradisce con la segretaria.
Roxanne decide allora di tornare al paesino, si lascia catturare dall'atmosfera agreste che ha sempre odiato e conosce un tizio del posto che naturalmente e' il Vero Amore.
Proprio no.


Convenience store woman
di Sayaka Murata


Ci ho provato, davvero, ma io e le autrici giapponesi proprio non siamo in sintonia.
Ho fatto questo acquisto perche' ho letto da qualche parte che l'opera ricordava Eleanor Oliphant, libro che ho amato: questo libro e' completamente diverso.
Keiko Furukura ha 36 anni ed e' una commessa part-time in un mini-market. La sua vita e' tutta qui: non ha aspirazioni, sogni, idee, personalita', nulla. Vive per il supermercato, il suo obiettivo giornaliero e' vendere il cibo in offerta speciale, riempire gli scaffali, partecipare agli assurdi riti depersonalizzanti imposti dalla direzione. Un giorno arriva un collega pazzo e puzzolente, il tipo che importuna le donne seguendole per strada, e che viene licenziato dopo pochissimo.
Keiko lo invita a trasferirsi a casa propria e, nonostante l'appartamento sia piccolissimo, i due non si vedono neppure: lei vive dentro un armadio in camera da letto, lui dorme nella vasca da bagno. Nonostante tra loro non vi sia alcun tipo di rapporto, ad entrambi sembra di aver migliorato il proprio status: lui vive sulle spalle di lei e non deve piu' lavorare, le amiche di lei la credono fidanzata e non la strassano piu' con la necessita' di trovarsi un uomo. 
Una storia tristissima che non consiglio a nessuno. 

A baby in a backpack to Buthan: an Australian family in the land of the Thunder Dragon
di Bunty Avieson


Bunty Avieson, il marito e il loro bimbo si trasferiscono per lavoro prima in India e poi nel piccolo regno del Bhutan, sull'Himalaya. Le gioie e gli orrori del viaggiare con un bambino piccolo in un Paese in via di sviluppo e completamente diverso.
Sicuramente interessante, ma molto lento.


The single ladies of Jacaranda Retirement village
di Joanna Nell


Il romanzo si svolge in Australia, in una non precisata cittadina sulla costa est. I retirement villages sono una specie di quartieri, spesso cintati da mura, che contengono "units", ovvero mini-appartamenti per una sola persona dove molti anziani decidono di trasferirsi dopo la pensione o in caso di vedovanza. 
Peggy Smart ha 79 anni e mezzo, è vedova e vive in una di queste micro-villette con Basil, il suo cagnolino. Le sue giornate sono scandite dalle medicine che deve prendere, dalle visite dal dottore e dal rapporto teso con i figli che vorrebbero farla entrare in una casa di riposo. 
Peggy è segretamente interessata a Brian, 84 anni, il segretario del comitato residenti del Jacaranda Retirement Village, che vive qualche units più in là della sua, e sogna di invitarlo a cena a casa sua. 
Un giorno nel Retirement Village arriva Angie Valentine, una vecchissima amica di infanzia di Peggy, e la vita della protagonista cambia totalmente.
Divertente e ben scritto, ma decisamente irreale. 

Il club delle lettere segrete
di Angeles Donate


In un paesino sulle montagne fuori Madrid, una donna anziana e' terrorizzata dalle brutte notizie: la sua amica Sara, la postina del paese, sta per essere trasferita a causa dell'esigua quantita' di posta da consegnare. Come salvare la situazione? 
Una storia delicata che ha il sapore di una fiaba, da leggere quando si ha bisogno di tranquillita'.

Teacher
di Gabby Stroud

Gabrielle Stroud ricostruisce la propria vita di insegnante, dalla laurea piena di sogni fino al giorno in cui capisce di non poter piu' insegnare. Magnifico per farsi un'idea del carico assurdo che pesa sulle spalle di chi fa dell'educazione dei bambini la propria vita, e anche per chi si lamenta del sistema italiano.



The unlikely adventures of the Shergill Sisters, 
di Balli Kaur Jaswai


Seguendo le ultime volonta' della madre mancata da poco, tre sorelle inglesi di origine indiana intraprendono un pellegrinaggio in Punjab, alla ricerca della proprie radici. 
Un romanzo sui segreti, le incomprensioni e le differenze che nascono all'interno delle famiglie. Sullo sfondo, appena attenuata, l'India di oggi, con tutti i suoi problemi. 
Bello, anche se a tratti un po' lento.


Very good lives: the fringe benefits of failure and the importance of imagination, 
di J.K. Rowling


Questo e' il discorso che l'autrice di Harry Potter fece ai laureandi di Harvard nel 2008. E' bellissimo e ho una sorpresa: lo potete trovare gratuitamente sul sito dell'universita' di Harvard, QUI. Se non avete voglia di leggerlo, nella stessa pagina c'e' il video. 
Non perdetevelo!

America for beginners, 
di Leah Franqui


Tre persone completamente diverse - una ricca vedova indiana, un uomo povero originario del Bangladesh e un'aspirante attrice americana - si ritrovano in viaggio insieme dalla costa orientale degli Stati Uniti a quella Occidentale. Una storia piuttosto balorda e con un finale che non mi ha convinto affatto.


The real doctor will see you shortly: a physician's first year
di Matt McCarthy


Il primo anno di specializzazione di un medico americano, la fatica, la paura di sbagliare, gli errori, le soddisfazioni. Se vi interessa l'ambiente medico e' una lettura estremamente interessante.


Schools of fish
di Alan Sampson


Alan Sampson e' un intelligente e capace preside di scuola superiore, famoso per trasformare scuole problematiche in centri di eccellenza. Le lunghe ore passate lavorando richiedono pero' un tributo: mentre il suo matrimonio finisce, Alan si ritrova in una delle scuole peggiori in cui abbia mai lavorato, e l'alunno piu' problematico e' Greg Sampson, suo figlio. 
Mentre Alan cerca un modo per gestire i problemi caratteriali del figlio, Greg e' alle prese con i propri problemi di dislessia e apprendimento e con un padre che non lo capisce ed esige piu' di quanto lui sia in grado di dare.
Solo quando entrambi avranno il coraggio di uscire dalle regole scritte dell'educazione scolastica troveranno un terreno comune su cui costruire un rapporto. 
Bellissimo.

Maid
di Stephanie Land


A seguito di una storia occasionale con un uomo violento, Stephanie Land si ritrova, ancora giovanissima, ad essere una madre single e con enormi problemi finanziari. Il libro descrive la vita allucinante negli alloggi per senzatetto, i pregiudizi con cui deve scontrarsi ogni giorno, le umiliazioni del lavoro di domestica e il sogno di poter studiare e migliorare la propria situazione. 
Verserete tantissime lacrime, ma tranquilli: Stephanie e' riuscita a laurearsi e ora la sua vita e' cambiata.


Confessions of a Qantas flight attendant
Owen Beddall


Questo libro e' la prova di come a volte i titoli traggano in inganno.
Mi aspettavo una raccolta di fatti divertenti capitati sugli aerei, invece il libro parla di tutt'altro.
L'autore racconta la sua vita di assistente di volo  soffermandosi soprattutto sui locali da lui frequentati nelle varie localita' del mondo e le persone che vi ha incontrato. Una parte del libro e' anche dedicata agli incontri  - questi si', fatti sugli aerei - con persone dello spettacolo.
L'ho trovato terribilmente noioso, non sono riuscita a finirlo.


Mother, can you not?
Kate Friedman -  Siegel


Il rapporto madre - figlia e' sempre complesso e particolare. In questo caso la madre, oltre ad essere fuori di testa, e' anche una produttrice e direttrice televisiva di successo.
Allucinante.


Weird things customers say in bookshops 
Jean Campbell


Magnifica raccolta di cose assurde che le persone sono riuscite a dire in libreria. Per trascorrere momenti divertenti.

All my patients have tales: favorite stories from a vet's practice 
Jeff Wells

Le avventure di un veterinario americano, i casi piu' inusuali e quelli piu' divertenti.
Mi e' piaciuto tantissimo.


Not afraid of the fall
Kyle James

Una giovane coppia decide di lasciare il lavoro ben pagato e partire per un viaggio di 114 giorni attraverso il mondo. Per quanto l'esperienza sia stata senz'altro eccezionale, purtroppo lo stesso non si puo' dire dell'abilita' narrativa dell'autore.
Non lo rileggerei.

Per oggi e' tutto, alla prossima.

lunedì 18 novembre 2013

Non solo il giorno e il mese, anche l'anno è importante

La follia delle case editrici.
Nell'Ottobre 2006 ho comprato un libro di chimica organica per prepararmi in vista di un esame. Al libro era accluso un CD, contenente le molecole rappresentate in tre dimensioni.
Appena arrivata a casa ho inserito il CD nel computer e ho seguito le lunghe istruzioni che mi avrebbero dovuto portare a visualizzare le molecole. Uno dei primi step era la registrazione al sito della casa editrice, cosa che ho fatto non troppo volentieri, pensando che nei mesi a venire sarei stata inondata di consigli per gli acquisti relativi ai libri per i futuri esami del mio corso di laurea.
La registrazione era una cosa antipatica, di quelle dove automaticamente inserisci il solito username e la solita password e invece no, il tuo username è già in uso da qualcun altro e la password non va bene perchè è composta di sole lettere. Allora provi e riprovi, accorci lo username, lo allunghi, inserisci l'anno di nascita, il giorno, il mese, il nome di tua nonna, ma niente, non funziona. 
A questo punto una persona sana di mente avrebbe lasciato perdere, in fin dei conti le molecole in 3D si trovano anche con una breve ricerca su internet. Io però mi esalto sempre quando un libro ha un CD incluso, e fedele al principio che "l'ho pagato, ho diritto a vederlo" sono andata avanti per la mia strada.

Così ho inserito la prima parola che mi è venuta in mente, senza pensare a scrivermela da qualche parte, il metodo standard per scordarla dopo 10 minuti. E infatti. 
Pochi giorni dopo, il 10 Novembre 2006, dopo mezz'ora di inutili tentativi ho inviato una mail al supporto, chiedendo che mi comunicassero quale accidenti di nome utente avessi scelto.

Non ho mai ricevuto una risposta a quel messaggio. Le molecole in tre dimensioni, peraltro non fondamentali per la comprensione della materia, le ho trovate altrove, e poco tempo dopo ho felicemente superato l'esame. 
Il tempo è passato, ho acquistato nuovi libri per nuovi esami, e ho pian piano scordato la storia del libro di chimica e del nome utente. Sono passati anni. La mia vita è cambiata e sono approdata qui, nella casa in mezzo al deserto, completamente dimentica di quell'episodio.

Ieri mattina ho trovato nella casella di posta una strana e-mail, proveniente da una casa editrice.

Gentile utente, in risposta alla sua mail le comunichiamo le credenziali di autenticazione da lei inserite al momento della registrazione sul nostro sito.
Nome utente: pandorobuh
Password: bluf06

Cordiali saluti

Ora, a parte interrogarmi sulla follia di aver scelto come nome utente "pandorobuh", vorrei dire, sono passati sette anni. SETTE ANNI.

Mi immagino il tizio addetto ai rapporti col pubblico:
Vediamo, a quale altra e-mail devo ancora rispondere? Ah, c'è questa qui.. dev'essere vecchia, quando l'hanno inviata? il 10 Novembre? beh, è solo una settimana fa, non ha aspettato tanto!

lunedì 29 luglio 2013

Capitoli estivi, parte prima

Sono salita sull'aereo alle due del mattino, dopo aver passato quattro ore seduta su una seggiolina a leggere e a combattere contro il sonno. Mi sono sistemata come meglio potevo e ho cercato di dormire, con scarsi risultati. Quanto sono scomodi i sedili della economy class? piccoli, rigidi, ed ero anche senza cuscino a causa di uno "sciopero della società che gestisce la lavanderia", come ha annunciato con voce indecisa la hostess al microfono.
Impossibile ranicchiarsi, impossibile trovare un qualunque punto rialzato dove poggiare le gambe, e ovviamente impossibile reclinare il sedile.
Le ore si sono sgranate lente, e finalmente siamo atterrati a Roma, dove ho fatto una corsa per prendere l'aereo successivo.
Mentre la hostess si scusava per "uno sciopero della società che fa le pulizie" (cartacce ovunque) siamo decollati per il brevissimo volo, e caspita, che bello essere seduti accanto al finestrino in una giornata limpida. Ecco i soffioni boraciferi delle Colline Metallifere, il golfo di La Spezia, il promontorio di Sestri Levante, che da lassù sembrava un sassolino, Chiavari e Lavagna, l'autostrada che appare e scompare tra le colline.. e poi sono atterrata.
Sono uscita dall'aeroporto e ho respirato profondamente quell'aria fresca che sa di sale, di basilico, di timo, di lentisco, che ha il profumo dell'ardesia e delle spiagge di ciottoli.
Ho riabbracciato i genitori, ho guardato con gioia un paesaggio familiare dove la sabbia è solo in spiaggia e nemmeno tanto spesso, ho gustato di nuovo i piatti della mia regione cucinati in loco, quel sapore che all'estero non sono mai riuscita a ricreare uguale.

Poi sono andata all'anagrafe per rinnovare la carta d'identità che era scaduta. Ho aspettato un'ora e mezza, poi finalmente è arrivato il mio turno.
Ho detto all'impiegata che sono iscritta all'AIRE, lei ha guardato il computer e ha spalancato gli occhi, come se vivere all'estero fosse una cosa eccezionale e mai capitata prima. Mi ha chiesto conferma del paese e gli occhi le si sono riempiti di palme, di acque cristalline e spiagge candide, di ricchezza e sfarzo e di tutti gli stereotipi che accompagnano il paese del Medio Oriente dove abito.
Aveva il mio indirizzo sotto il naso, ma sapevo che nonostante questo la domanda sarebbe arrivata. E infatti poco dopo mi chiede:

- Senta.. ma com'è vivere nella Grande e Famosa Città?

Cioè, hai il mio indirizzo davanti agli occhi. Io non vivo lì. Abito a 300 km di distanza, in pieno deserto, in un posto dove l'unico lusso è quello di avere l'aria condizionata che funziona quando fuori ci sono 50°C. Ma non c'è niente da fare, per gli Italiani lo stato dove abito viene identificato con quella città, non esiste che possano esserci altri posti.
Stavo per dirle che a casa mia devo mettere le bacinelle in giro per le stanze perchè i soffitti gocciolano, che ci sono gli scarafaggi enormi, che le finestre sono bloccate e lasciano entrare chili di sabbia.
Poi non l'ho fatto perchè sarebbe stato un discorso lungo e inutile e chissà, magari per lei fantasticare sulle spiagge e sui grattacieli di cristallo era un modo per far passare un'altra noiosa giornata di lavoro.

- E' bellissimo - le ho detto.

Lei ha continuato a sorridere. Poi si è accorta di aver messo una riga nera sullo stato civile e sulla professione, si è scusata e ha detto che si poteva anche lasciare così. Ho controllato che almeno il nome ci fosse, e sono uscita.

martedì 9 ottobre 2012

L'anagrafe dei reietti esteri

Che l'Italia sia un paese con molti problemi è noto e risaputo, e questo diventa ancora più evidente nel momento in cui si va all'estero e si osserva il tutto da un altro punto di vista.
Ci sono però anche cose veramente ottime di cui prima non mi ero resa pienamente conto, come la copertura sanitaria gratuita. A meno di non avere esenzioni particolari si paga il ticket, ma il prezzo è comunque irrisorio rispetto al reale costo della prestazione medica, che sia una visita, un accertamento diagnostico o un ricovero ospedaliero. 
Devi fare le analisi del sangue? è facilissimo, se vivi in Italia. Vai dal tuo medico di famiglia, te le fai prescrivere e poi vai in ospedale a fare il prelievo. La facilità con cui abbiamo accesso a visite e test diagnostici è tale che conosco parecchie persone ipocondriache che sono andate dal medico di famiglia e si sono fatte prescrivere una marea di TAC, risonanze, ecografie ed esami ematochimici di cui non avevano assolutamente necessità, e che il medico ha firmato per evitare discussioni.

Per quanto criticato, a volte carente e problematico, questo mondo, questa facilità di accesso mi ha sempre rincuorata, mi ha fatto sentire tranquilla e protetta, sicura che se fosse successo qualcosa a me o ai miei cari qualcuno si sarebbe preso cura di noi.
Qui mi sono imbattuta per la prima volta in una realtà differente, dove non c'è la copertura sanitaria statale, ma tutto è legato alle assicurazioni.  
Se hai un problema riconosciuto come tale dall'assicurazione allora va tutto bene, paghi il ticket e basta. Se il tuo problema non è tra quelli coperti la cura è a tuo carico, e i costi sono alti. Molto alti. 
Qualche tempo fa ero rimasta sconvolta quando l'assicurazione aveva negato a mio marito la copertura per effettuare i normali esami del sangue di routine e lui, visto il costo, aveva deciso di non farli.
Ne abbiamo parlato con gli amici americani, abituati alle assicurazioni, e mi si è aperto davanti un mondo insospettato, dove quando hai un problema se l'assicurazione non ti copre e i soldi non ci sono devi lasciare il tuo paese e volare ad esempio in Thailandia, dove le cliniche private costruite apposta per gli Occidentali sembrano avere ottimi standard qualitativi per prezzi molto bassi (per noi).
I nostri amici ne parlavano come di una cosa normale, ma io, abituata al sistema sanitario italiano ero sconvolta, e l'idea di andare in Thailandia mi suonava strana e pericolosa.

Ero orgogliosa di appartenere ad un paese dove sicuramente la salute non è un diritto, ma la cura sì, quella lo è (pur con eclatanti casi di malasanità) e dentro di me covavo la tranquilla certezza che se avessi avuto problemi sarei potuta andare a curarmi nel mio paese.

Tutto questo è durato fino ad un paio di settimane fa, quando facendo i documenti per l'Australia mi sono resa conto che non avevo ufficialmente detto a nessun ente del mio trasferimento in Medio Oriente e che quindi per lo stato italiano io continuavo ad essere residente in Italia. 
Prima di partire ero andata all'anagrafe, dove mi avevano informata dell'esistenza dell'AIRE, Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, facendomi però capire che la mia adesione era solo opzionale ma non obbligatoria.
Informandomi meglio scopro che in realtà l'iscrizione è obbligatoria per tutti gli Italiani che abbiano intenzione di risiedere all'estero per più di un anno, eccettuati gli studenti.
Vabbè, mi dico, farò questa iscrizione. Ma che vantaggi può portarmi?

Ho fatto un rapido giro su internet, e di vantaggi per me non ne ho trovati nemmeno uno. In compenso ho trovato una cosa che mi ha lasciata di sasso, e mi ha portata alle lacrime: con l'iscrizione avrei perso il diritto ad usufruire del sistema sanitario nazionale italiano. 
Non vivi qui? per noi non sei più nessuno. In caso di bisogno niente più medico di base, medicine, assistenza. 
Io sono Italiana. Lo sono i miei genitori, i miei parenti. Sono andata a scuola lì, i miei amici vivono lì. Conosco l'arte italiana, la sua cultura, la sua politica.
Eppure, se mi sentissi male, in Italia tutto quello a cui ho diritto sono le prestazioni di emergenza del pronto soccorso, esattamente come se fossi un'immigrata clandestina.
Non ci sono parole per descrivere come mi sono sentita, la paura, la sensazione che il mio paese, la mia patria, lo stato in cui ero nata mi avesse abbandonato. 

In preda all'ansia ho postato domande su Internet, in vari forum di Italiani espatriati. Non l'avessi mai fatto: sono stata insultata da perfetti sconosciuti. Chiedi informazioni? allora sei egoista, sei quella che vuole "fare la furba" ed evitare di attenersi all'obbligo di legge dell'iscrizione al registro, vuoi tenere il piede in due scarpe, vuoi godere di vantaggi a cui non hai diritto.

Poi ho capito che c'è sì l'obbligo di legge all'iscrizione, ma non essendoci sanzioni per gli inadempienti parecchi non si iscrivono e pur vivendo all'estero per lo stato italiano continuano a risiedere in Italia. Questo causa ovviamente l'ira degli iscritti, che vorrebbero che tutti i residenti all'estero fossero nella stessa (brutta) barca.
Io mi sono iscritta lo stesso, perchè mi ritengo una persona onesta, e se c'è una legge io la seguo. 
Non entro in merito alle polemiche tra gli iscritti e i non iscritti.
Forse sono davvero egoista, ma lo stato italiano mi ha abituata all'idea che la cura è un diritto, e non mi va giù l'idea che il diritto sia solo di alcuni. 

C'è chi dice che è un peso per lo stato. Ma se io non usufruisco del sistema sanitario nazionale come faccio ad esserlo? Voglio dire, vivo in Asia. Se ho bisogno dell'aspirina me la compro qui. In Italia sarei tornata solo per cose più serie.
C'è chi dice che il problema è che, visto che i medici di medicina generale possono avere solo un certo numero di assistiti, vivendo all'estero "rubo" il posto a qualcuno che vive in Italia. Ma era così difficile fare una categoria a parte? anche qui, ne avrei usufruito ben raramente.

Ma pazienza, magari queste obiezioni sono giuste e sono io che non le capisco.
Personalmente posso dire solo una cosa: l'Italia mi ha già disgustata abbastanza, e questa per me è stata la goccia che fa traboccare il vaso. 
Se un giorno, avendo due cittadinanze, dovessi decidere di abbandonarne una, non sarei certo presa dai dubbi su quale lasciare.



domenica 1 luglio 2012

Post impopolare

Attenzione, questo post parla di calcio, esprime idee impopolari e può urtare la sensibilità di qualcuno. Ecco, l'ho scritto. Ora non ditemi che non avevo avvertito.

Ogni mattina, finito di rassettare la casa do un'occhiata a Internet. La posta, i blog che seguo, le principali notizie dei quotidiani. Due giorni fa apro la homepage del mio quotidiano preferito, e in alto, bene in evidenza, campeggia la notizia che l'Italia ha sconfitto la Germania. 
Questa scelta editoriale (comune a diverse testate giornalistiche) non mi fa impazzire, al primo posto preferirei una notizia politica o economica e non certo lo sport, ma in fin dei conti è un riquadro piccolo, pur con numerosi link ad approfondimenti vari.
L'ultimo sito che apro è Facebook. Non amo particolarmente questo social network, lo uso più che altro per i giochi, ma lo trovo un interessante specchio della società. Percorrendo la bacheca si individuano le notizie che hanno più colpito gli utenti, la musica preferita, i nuovi trend, e così via.
La notizia che campeggia su tutte è, naturalmente, la vittoria della squadra italiana. Ci sono improbabili vignette di Angela Merkel che commenta ( in Italiano, ovviamente) la sconfitta, frasi racchiuse dentro grossi cuori, fotografie ritoccate e piene di glitter luccicanti, e, su tutto, una moltitudine di bandiere tricolori.

Sono seria e impopolare: la bandiera l'avrei lasciata in pace. Non la esporrei, non la userei per proclamare una vittoria sportiva di questo tipo. 
La bandiera rappresenta il nostro Paese, il nostro orgoglio di essere Italiani. Quel tricolore è la nostra Storia, quella con la S maiuscola. Il suo rosso è anche quello del sangue delle migliaia di persone che sono morte per fare dell'Italia  lo stato che è oggi, unito e libero da dominazioni straniere. 
Ormai le guerre di indipendenza sono un ricordo lontano, il Risorgimento è diventato solo un noioso capitolo del libro di Storia, e leggere Cuore non va più di moda, ma non posso fare a meno di fare il paragone tra l'Italia di oggi, che espone la bandiera per una vittoria calcistica, e la piccola vedetta lombarda, il bambino che veniva avvolto dal tricolore per essere morto per il suo Paese.
In Italia è normale: appena la nazionale di calcio ha una vittoria, le finestre, i terrazzi, a volte anche i muri e i marciapiedi si riempiono di tricolori.
Perchè non si espone invece la bandiera quando un ricercatore Italiano fa una scoperta importante, quando un connazionale vince un premio Nobel, o, semplicemente, quando andiamo alle urne per scegliere il partito che dovrà guidarci?


Ancora peggio sono i video caricati su Youtube, che mostrano persone riversarsi nelle strade a piedi, in moto, in macchina, con la bandiera in mano e in preda ad un'incredibile euforia, come se da quella vittoria dipendesse la loro vita o fosse merito loro.

Io non riesco a capire il rapporto che gli Italiani hanno col calcio. E' diventata una valvola di sfogo, qualcosa dove veicolare sentimenti che dovrebbero invece essere propri di altri eventi, più "personali".
A me lo sport piace, davvero. Mi piace la ginnastica artistica e ritmica, il pattinaggio, i tuffi, il nuoto. Guardo con piacere le Olimpiadi, mi piace ammirare la bravura dei singoli atleti, a prescindere che siano Italiani o meno. Sono contenta quando qualcuno bravo vince una medaglia perchè la merita.
Il calcio, sinceramente, non mi fa impazzire. Soprattutto ai giorni nostri, dove in campo sembra che spesso invece degli atleti giochino montagne di soldi, per assoldare questo o quel giocatore o per comprare l'esito della partita.

Perdonatemi questo post impopolare. Per chiudere, condivido con voi la fantasia che mi passa davanti agli occhi ogni volta che vedo esposta una bandiera italiana per una vittoria calcistica.


Dicembre 2002. Riccardo Giacconi, ricercatore italiano, viene proclamato Premio Nobel per la Fisica per i suoi studi sulle sorgenti cosmiche di raggi X. Gli Italiani, che hanno seguito a milioni l'evento incollati davanti al televisore, si riversano nelle strade, con la bandiera sventolante.
"Giacconiiiiiiiiiiiiii, ha vinto Giacconi!!! Il Nobel quest'anno è nostroooooooooooo!!!"
Lo so, non è accaduto e non accadrà mai. Ogni tanto però mi piace immaginarlo.




sabato 16 giugno 2012

A.A.A. Cercasi armatura (e qualcosa per stordire la pecora killer)

Vivere nel deserto, specialmente in un posto come questo, dopo un po' stanca.
Pertanto da un po' di tempo i nostri discorsi e i nostri progetti per il futuro si sono spostati in altri paesi, con altri climi, altre culture, altri paesaggi. 
Non sappiamo ancora di preciso dove andremo nè quando sarà la partenza, ma uno dei posti che stiamo prendendo in considerazione è l'Australia.
Australia: la barriera corallina, Uluru, le meravigliose spiagge, i canguri.. questa è una di quelle mete che mi hanno fatto sempre sognare ad occhi aperti. E' veramente bizzarro come, pensando all'isola, non l'abbia mai considerata un posto pericoloso. Se me l'avessero chiesto due o tre giorni fa avrei detto che il continente più pericoloso è l'Africa, forse l'America del Sud, ma non certo la vasta isola oceanica.
Qualche giorno fa abbiamo comprato la grossa Lonely Planet Australia, e ci siamo immersi nelle sue descrizioni e nei suoi colori. 
Due giorni fa, aprendola distrattamente alla prima pagina, dove c'è un indice sommario del volume, mi cade l'occhio su "pericoli mortali".
Caspita. Mortali? Cosa può esserci di mortale in un posto così bello, pieno di simpatici canguri e morbidi koala? Ho iniziato a leggere, poi a controllare su Internet. In  effetti questo bellissimo paese qualche rischio lo presenta. 
Iniziamo dalle splendide spiagge, che mi attirano irresistibilmente. Una delle mie attività preferite, in spiaggia, è raccogliere conchiglie, ma dopo aver letto del Conus, sicuramente eviterò di farlo. Si tratta di un animaletto racchiuso in una bellissima conchiglia, e dotato di un aculeo velenoso in grado di iniettare un mix di tossine letali per un uomo adulto. E va bene, niente conchiglie. 
Anche nuotare nelle acqua cristalline riserva qualche pericolo. La box jellyfish è una medusa di dimensioni imponenti, i cui tentacoli possono arrivare a tre metri di lunghezza, ed è uno degli animali più velenosi del mondo. Citando da Wikipedia, la "strisciata" è dolorosissima e produce un'intensa sensazione di calore. Il veleno quando entra nel circolo sanguigno causa intensi spasmi muscolari, paralisi respiratoria e infine arresto cardiaco, il tutto nel giro di 2-3 minuti. Insomma, magnifico. 
Però caspita, se è di grosse dimensioni si vedrà, no? A parte il fatto che la lunghezza dei tentacoli è tale da poter essere sfiorati anche quando il corpo dell'animale è sufficientemente lontano da non essere visibile, c'è un'altra medusa letale che abita da quelle parti. Questa è invece minuscola, e si chiama Irukandji. Grazie al veleno secreto dal simpatico animaletto, essere sfiorati comporta tutta una serie di conseguenze spiacevoli, e anche se la singola puntura "non è di solito letale" anche questa specie è riuscita a mietere vittime.
Ok, niente nuotate in mare aperto. E camminare dove l'acqua è bassa? Neanche da pensarci. Questo infatti è il regno del piccolo polpo dagli anelli blu e del pesce pietra (quest'ultimo particolarmente difficile da vedere perchè si mimetizza). Scontato dire che il contatto con l'uno o con l'altro porta all'inoculazione di una tossina che porta all'arresto cardiaco in pochi minuti.
Lo scenario marino è completato dai serpenti marini, dotati di un veleno simile a quello del cobra, dal ferocissimo coccodrillo marino, lungo più di 5 metri, ed ovviamente dallo squalo.
Se poi parliamo della barriera corallina, lì si possono trovare altre simpatiche creature.

Ma passiamo alla terraferma. Tra i serpenti australiani ci sono alcuni degli esemplari più velenosi del mondo, come il taipan, che ogni anno fa un discreto numero di vittime. 
Dopo aver letto la lunga sfilza di serpenti il cui veleno è mortale a meno che non venga inoculato velocemente l'antidoto ( e qui mi viene il dubbio: ma se io non sono un'esperta di serpenti, e quando vengo morsa vedo a malapena un affare che corre via tra l'erba, come fanno in ospedale a sapere quale antidoto darmi?) ho pensato ok, vita di città. Ma neanche questa è tranquilla e sicura.
Il Sydney funnelweb spider è uno dei ragni più pericolosi del mondo. Oltre che all'aperto, è stato rinvenuto vicino (e anche dentro) alle piscine, all'interno delle abitazioni, sotto vestiti lasciati sul pavimento, dentro agli armadi e all'interno delle scatole da scarpe. Il suo comportamento è peculiare, e quando si sente in pericolo solleva le zampe anteriori e attacca. Il consiglio, ovviamente, è di allontanarsi velocemente appena se ne individua uno ( tutto bene se l'avvistamento è fuori di casa.. ma in caso contrario?). Il veleno agisce sul sistema nervoso, e senza l'antidoto stronca un uomo adulto in 40 minuti.
Ovviamente non è l'unica specie pericolosa, ce ne sono diverse, tra cui il Redback. Il White tailed spider, che è stato rinvenuto anche tra le lenzuola dei letti, non è mortale, fortunatamente. Provoca solo ulcere necrotiche, ma tranquilli, si sopravvive.
Per quanto riguarda gli altri animali, il maschio del buffo ornitorinco è velenoso. I simpatici e saltellanti canguri possono arrivare a due metri d'altezza (alcune specie). Sono aggressivi, e possono assaltare un'automobile. Per evitare danni al motore in Australia vendono la roo bar, da posizionare sulla parte anteriore delle vetture, per evitare danni.
La sfilza è ancora lunga. Per avere incubi notturni consiglio QUESTO documentario della National Geographic.

Bisogna stare tranquilli, comunque. Il panico non serve. Specialmente dopo aver letto che, statisticamente, sembra che i veri killer australiani siano mucche e pecore, che causano frequentemente incidenti stradali, di cui alcuni mortali.

domenica 11 marzo 2012

He's dead, Jim!

Piccolo momento di sfogo informatico.
Qualche anno fa ho iniziato ad usare Linux. Non perche’ non mi trovassi bene con Windows XP, ma semplicemente per curiosita’. Beh, e’ stato un colpo di fulmine, mi sono innamorata perdutamente del mio nuovo sistema operativo. Piu’ rapido, nessun bisogno di ingombranti antivirus, e soprattutto gratis. GRATIS. Lo metto in evidenza perche’ Windows l’avevo pagato 700 euro, e non so voi, ma io i soldi non li trovo sotto ai cavoli.
E non finisce qui: sono gratis anche tutti quei programmi che vengono normalmente utilizzati, come il software per il masterizzatore o quello per comprimere/decomprimere files.
Qualcuno mi ha detto che anche Linux ha dei programmi a pagamento, ma non mi ci sono mai imbattuta. Quindi: gratis, niente virus, rapido. In poche parole perfetto, per me che il computer lo uso solo per scrivere, andare su Internet e pasticciare con la grafica.
Col passare degli anni sono diventata una linuxiana convinta. Convinta piu’ che altro del fatto che la maggior parte di quelli che usano Windows lo fanno solo perche’ non conoscono Linux.
Gli anni passano, e ora sono nella mia casa nel deserto, ad usare un computer che non e’ il mio. Non ha i tasti per le vocali accentate ( e questa e’ la ragione per cui abuso di apostrofi...) ma quel che e’ peggio e’ che ha Windows. Non solo: ha Windows Vista.
Ecco, parliamone. Con Linux, quando volevo andare su Internet dovevo:
- Collegare la spina e accendere il computer.
- Attendere circa 20 secondi perche’ si caricassero le icone, quindi cliccare su quella di Chrome.
Finito. Tempo necessario: 35 – 40 secondi.
Con Windows Vista:
- Attaccare la spina e accendere il computer.
- Attendere circa 3 minuti perche’ si carichino le icone sul desktop, quindi cliccare quella di Chrome.
- Chiudere la finestra per l’accesso a MSN Messenger, che si e’aperta da sola.
- Cliccare di nuovo l’icona di Chrome.
- Aspettare.
- Con pazienza.
- Chiudere la finestra di accesso aSkype, che si e’ aperta da sola.
- Aspettare ancora.
- Chiudere la finestra che mi chiede se voglio aggiornare Java adesso.
- Cliccare di nuovo l’icona di Chrome, che finalmente si apre.
- Ah, no. Si e’ bloccato. Chiudere la finestra “Page unresponsive”.
- Aspettare ancora.
- Nuovo blocco, nuova finestra da chiudere.
- Yay, finalmente sono on line.
Tempo necessario: 5-6 minuti quando va bene. 8-9 quando va male.
Io odio questo sistema operativo. Fortemente. Specialmente quando, dopo aver eseguito tutta l’operazione ed essere finalmente riuscita ad accedere alla mia casella di posta, il computer si blocca. Morto. A nulla vale premere qualunque tasto/combinazione di tasti.
Dopo un paio di minuti appare una schermata blu, con la simpatica frase: “He’s dead, Jim!”.
Ecco appunto.
Ma perche’ la gente paga per usare quest’affare? Ridatemi indietro Linux.

domenica 19 febbraio 2012

Matrimonio low cost? e' possibile

Come organizzare un matrimonio low cost? Di sicuro, per quanto il fine sia il medesimo (ovvero risparmiare), i metodi sono tanti, basta avere le idee chiare su quello che si desidera davvero in un giorno cosi’ speciale.
Il mio matrimonio è stato esattamente come lo desideravo, e’ piaciuto agli invitati e ci ha permesso di contenere le spese (viaggio incluso) sotto i 5.000 euro, non includendo il viaggio nei regali.
L’unica cosa da tenere ben presente sono i propri desideri, tagliando tutto quello che ci sentiamo “obbligati” a fare per far piacere alla vecchia zia o per seguire la tradizione.

Il vestito per lei.
Questa e’ una voce importante, nel budget finale. Stilisti e negozi specializzati propongono modelli che costano migliaia di euro, e ci si ritrova in un batter d’occhio a considerare la spesa di cifre che nella vita di tutti i giorni ci farebbero venire i sudori freddi.
Il primo vestito che ho provato era tradizionale, bianco. Vedendo l’effetto del bianco sulla mia pelle la commessa ha commentato: “Eh, signorina, certo che dovrebbe farsi qualche lampada prima del matrimonio!”.
Ho considerato la possibilita’ di abbronzarmi per circa 5 secondi. Poi ho pensato: ma perche’ mi devo abbronzare? A me piace la mia pelle, e piace anche al mio Lui. Inoltre io odio il bianco, e’ un colore che non metto mai. Non faccio prima a comprare un vestito colorato?
Detto fatto, sono uscita dal negozio alla ricerca del mio abito blu.
Il primo che ho trovato era molto bello, e costava 1.200 euro. Poco, rispetto ai prezzi che si trovano in giro, ma comunque tanto.
Dopo qualche altra ricerca ne ho trovato un altro, sempre blu, a 390 euro. Non un vestito da sposa, ma un abito da cerimonia.
Non un vestito bellissimo, ma un abito carino, che mi stava bene.
Ho dato un acconto e sono andata via. Quando, dopo qualche mese, sono andata a ritirarlo, il vestito era diventato meraviglioso.
Non che avesse subito qualche cambiamento: avevo solo realizzato che quello era l’abito con cui sarei diventata sua moglie.

Le fedi.
Avete presente tutti quegli oggettini d’oro (medagliette, catenine, braccialettini) ricevuti in regalo per il Battesimo o la Comunione? Io ne avevo parecchi, e non li avevo mai messi. Nel momento in cui ho iniziato a pensare alle fedi ho portato una parte di questi gioiellini ad un orefice, che in cambio mi ha fatto due fedi come le desideravo io, senza dover aggiungere un centesimo.

Il viaggio.
Insieme al vestito ed al pranzo, questa e’ una delle voci che fanno salire tantissimo il budget. Il segreto e’ avere un pizzico di spirito di avventura, e non affidarsi ad un’agenzia di viaggi.
Noi abbiamo scelto una meta insolita e non molto quotata (i paesi Baltici) che si e’ rivelata invece bellissima e con prezzi accessibili.
Abbiamo pianificato il nostro tour giorno per giorno, e abbiamo prenotato tutto grazie a Internet.
Ci sono molti siti che permettono la prenotazione di viaggi e soggiorni, ad esempio edreams, Opodo, lastminute.
Noi abbiamo usato Booking.com. E’ un sito ottimo e assolutamente sicuro per la prenotazione di hotel, appartamenti, B&B e di qualunque soluzione per il soggiorno. La possibilita’ di vedere le opinioni degli altri viaggiatori sulle singole strutture e’ un’idea semplice e geniale, e permette di scegliere esattamente l’alloggio che si preferisce senza avere sorprese.
Per I voli abbiamo utilizzato Orbitz, un sito americano con tariffe estremamente vantaggiose.

Quindi, insomma, risparmiare davvero si puo'. Basta avere ben chiari i propri desideri.