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domenica 24 dicembre 2017

Le dieci regole d'oro del trasloco

Sono esattamente dieci giorni che ci siamo trasferiti nella nuova casa, nel paesino che ho soprannominato Freaky Village e volevo condividere con voi alcune cose che ho imparato da questa esperienza.

1- Non fare i traslochi da sola.
Se tuo marito lavora, programma il trasloco per quando lui non ha impegni. Non pensare di fare tutto da sola. Almeno chiama un'amica, due amiche, se disponi di molti amici felici di aiutarti ad impacchettare, pulire, portare tutto nella nuova casa, spacchettare e pulire di nuovo chiamali e fatti aiutare.
Non passare tutti i tuoi giorni liberi facendo assurdi viaggi avanti e indietro con la macchina carica fino a scoppiare, specie se la casa nuova dista 250 km.

2- La roba da portare è molta di più di quello che pensi.
Anche se non sembra, la tua casa trabocca di oggetti che ti sono utili nell'immediato futuro o che vuoi comunque conservare perchè sono ricordi. 
Non pensare di poter stipare tutto nelle valigie in 2-3 giorni, hai bisogno sia di più tempo che di più contenitori. Inizia almeno due settimane prima e procurati delle scatole in quantità.



3- La fortuna è cieca, quindi cos'è che ci vede benissimo?
Incrocia le dita che vada tutto bene. Se due giorni prima del trasloco ti accorgi che la lavatrice perde, una buona idea potrebbe essere venderla, o regalarla a qualcuno. Se ti impunti che vuoi portarla a tutti i costi nella casa nuova, anche se lì la lavatrice c'è già, almeno renditi conto che non hai tempo per cercare un tecnico che la ripari. Quindi, non perdere tempo prezioso facendo disperate ricerche su internet e, per favore, non salvarti sul cellulare il numero di John Edwards, un tecnico per lavatrici che vive a 100 km di distanza e che no, non verrà ad aggiustare la tua.

4- Valuta bene se vale la pena di chiamare un camion per spostare il mobilio nella casa nuova.
Tipo, che senso ha portare mobili in una casa che prendi in affitto già ammobiliata? Non ha senso vero? specie se i tuoi mobili li hai comprati da AMART, il parente australiano povero dell'IKEA, e li hai montati tu, col risultato che sono tutti sbilenchi e mezzi rotti. 
Considera che, ad esempio, i due armadi in cui tenevi i vestiti potrebbero rompersi irreversibilmente nel trasloco senza che ne abbia alcuna colpa il trasportatore, il brav'uomo che hai pagato 900 dollari in contanti per portare nella nuova casa pregiatissimi mobili rotti di puro truciolato e una lavatrice che perde. 

5- Considera attentamente le circostanze.
Una volta che il tuo letto è stato smontato e portato dal trasportatore nella nuova casa, considera bene cosa ti conviene fare in caso tu debba passare ancora alcuni giorni nella casa vecchia. 
Ad esempio, non rifiutare l'invito di due amici gentili che si offrono di ospitarvi. I materassini gonfiabili con cui  pensi di poter dormire sul pavimento della casa vecchia non sono una buona idea.
Hai due gatti, te lo ricordi, sì? due gatti dotati di unghie che dormono con voi tutte le notti.
Se alla sera il tuo giaciglio è bello gonfio e alla mattina ti svegli con la schiena a pezzi e scopri di aver dormito su una sottiletta, non è che hai gonfiato male il materassino. E' che è bucato, accettalo.

6- Valuta in anticipo cosa devi fare nell'ultimo giorno di permanenza nella casa vecchia.
Ad esempio, se il contratto d'affitto dice che nella casa non deve rimanere spazzatura, organizzati in tempo, metti tutta la cartaccia e la roba da buttare in grandi sacchi e portali alla discarica nella settimana precedente, NON aspettare l'ultimo giorno. 
Specie se sei da sola a fare tutto. Specie se i sacchi sono 16. E, per la miseria, non metterti il cellulare in tasca. Quelli vocina che senti provenire dai tuoi pantaloni mentre arranchi verso la macchina trascinando trenta chili di roba da buttare proviene dal tuo cellulare. Hai chiamato per errore qualcuno, in questo caso John Edwards, il tecnico della lavatrice del punto 3. Chiudi la chiamata, ora non hai tempo per spiegare.
Prima di mettere in moto la macchina per andare alla discarica, assicurati che tutti i sacchi siano davvero sulla vettura. Quel PRONK che hai sentito mentre facevi retromarcia non è "niente". E' il sacco che conteneva la lettiera sporca dei gatti, quello che volevi mettere nel portabagagli ma avevi lasciato le chiavi in casa. Te lo sei scordato lì, ci sei passata sopra con la macchina e ora il tuo vialetto è stato concimato. Chissà come saranno contenti quelli dell'agenzia.



7- Per fare il trasloco non metterti magliette scollate.
Hai bloccato la macchina in una posizione oscena, metà sul vialetto e metà sulla strada, e stai raccogliendo alla meglio gli escrementi dei gatti. Se le macchine rallentano per guardarti, forse non è solo per l'attività che stai facendo, ma anche perchè sei chinata in avanti e stai mostrando le tue grazie a tutto il quartiere.

8- Non ti curare di quello che pensano gli altri.
Tipo, che importanza ha se il tizio della discarica ti guarda come se fossi pazza, quando gli confidi che hai con te 16 sacchi della spazzatura? Dirigiti nella zona indicata e deposita i tuoi sacchi in maniera ordinata. Se durante l'operazione hai di nuovo il cellulare in tasca, non c'è che dire, non brilli di eccessiva intelligenza. Ora hai chiamato di nuovo John Edwards. Prova a dirgli che hai sbagliato numero e spera che non ti denunci per stalking. 

9- Affronta le arpie dell'agenzia immobiliare a testa alta.
Stai andando a riconsegnare le chiavi. Raggio di Sole, l'impiegata che ti odia, cerca di ucciderti con lo sguardo. Ora, testa alta, è il tuo momento! Voce ferma, vai, dille che purtroppo alcune delle cose che erano sul contratto non sei riuscita a farle, succede! Non abbassare gli occhi, NON iniziare a dire che ti spiace che non sei riuscita a pulire i vetri e ti sei scordata di comprare un nuovo zerbino! Soprattutto, quando l'arpia ti guarda e ti chiede se hai fatto la disinfestazione per le pulci, non dire "quale disinfestazione?". Lo sai, cerca di fregarti. I termini del contratto erano che, in caso di animali in casa, avreste dovuto far fare una pulizia professionale della moquette e basta. Nessuno ha mai parlato di assurde disinfestazioni per pulci immaginarie. 
Non dire che non lo sapevi e che provvederai! Certo che non lo sapevi, non c'era nel contratto!

10 - Non ti complicare la vita.
Sai il tacchino da tre chili che avevi comprato per il Thanksgiving e che non hai cotto perchè tuo marito ha voluto comprarne per l'occasione uno più grosso? ecco, consumalo prima di fare il trasloco, oppure regalalo a qualcuno. 
In ogni caso, quando il trasportatore ti porta via il freezer, non portarlo ad un'amica chiedendole di tenertelo. Perchè poi, dopo aver riconsegnato le chiavi all'agenzia, ti toccherà passare da lei per recuperare il tacchino congelato. Poggerai l'animale in mezzo ai calzini puliti e accanto allo scolapasta pieno di vasetti di marmellata poggiato sopra lo stenditoio, in quel casino assurdo che è la tua macchina, stipata a più non posso di tutte quelle cose che "questo lo posso portare all'ultimo". 

Congratulazioni, ora hai fatto tutto, puoi iniziare l'ultimo viaggio verso la casa nuova. Ti aspetta una dimora sporca, piena di roba da mettere a posto. Sì, quello che hai appena visto è uno scarafaggio, che bello, li hai di nuovo come coinquilini! Per fortuna che ora hai ben due giorni per riposarti mettere tutto a posto prima di iniziare il nuovo lavoro full time a soli 80 km da dove vivi. Buona fortuna!

martedì 17 ottobre 2017

Di pensieri sparsi e nostalgia

21 Novembre 2006, ore 11

L'aula è gremita, il tailleur è stretto, ho l'impressione che contenga a stento i battiti del mio cuore. Ansia. Ora tocca a me. La commissione ha tra le mani una copia della mia tesi - rilegata e con la copertina rossa - e se la passano l'un l'altro, mentre parlo. 
Poi la professoressa Martelli di Farmacologia si alza e mi dice:
- La sua tesi rasenta l'eccellenza. 
Mi rilasso di colpo. Poi il presidente dice "110/110 e lode" e mi sento leggerissima, quasi mi sembra di volare.
Me la ricordo così la mia laurea, quasi undici anni fa.

13 Ottobre 2017, ore 22

Sto tornando a casa dal lavoro e sono esausta. Chissà perchè mi è venuto in mente il giorno della laurea, con tutto quello a cui dovrei pensare. Il trasloco, sì. E tutto il resto, le utenze, il cambio di contea dei gatti, tutta la burocrazia. E il dover salutare tutte le persone che conosco qui. Certo, 300 km non sono una distanza enorme, ma quanti verranno davvero a trovarci? e poi il dovermi licenziare dall'attuale lavoro, iniziare il lavoro nuovo, in un posto nuovo, con persone sconosciute. E poi la parte più difficile, per me che sono vagamente sociopatica: conoscere nuove persone, creare nuovi legami.

Torcina, la mia macchina ventitreenne, si arrampica sulle colline, nel buio della notte. Leggera e silenziosa come i miei pensieri.
Ho detto silenziosa? no, in effetti c'è un rumore strano. E del fumo che esce dal cofano. Mmm. E la temperatura è schizzata oltre il limite massimo della scala. Meglio accostare.
Accosto, prendo il telefono. Per fortuna c'è campo. Parlo in fretta, nel buio, con dieci miliardi di stelle che scintillano sopra la mia testa.
Due giorni dopo la macchina è dal meccanico. 
- Head gaskets blown - è la diagnosi e no, non so nulla di motori e non so tradurre "head gasket", ma è per dire che  Torcina è spacciata.
Del resto, era venerdì 13, che pretendete? :)

17 Ottobre 2017, ore 8.00

Sono senza macchina, piove e ci sono 12°C perchè qui la primavera va e viene. 
Sto andando dal meccanico per recuperare tutto quello che c'è di mio dentro Torcina. Documenti, ombrelli vecchi, maglioni, tutte quelle cose che abitualmente lascio in macchina. Arranco per la strada avvolta in un impermeabile col cappuccio. 
Il mio problema è che sono schiava dei ricordi. L'unica cosa che vorrei poter prendere da Torcina e portare via con me sono le canzoni cantate a squarciagola andando al lavoro, i momenti di auto-coscienza ad alta voce di cui lei era la sola testimone, l'ebbrezza di avere una macchina mia e di imparare a guidarci sopra. Invece devo limitarmi a raccogliere gli oggetti, il contratto di vendita nel vano porta oggetti, un maglione sul sedile posteriore, due cappelli di paglia. 
Ho finito. Cerco di allungare il più possibile quei momenti, le scatto una foto col cellulare, faccio una carezza al cofano.
- Era la mia prima macchina - spiego al meccanico, che mi guarda perplesso.
Addio Torcina, grazie di tutto.

17 Ottobre 2017, ore 11

Ora immaginate di esservi laureati con lode, che ne so, in Letteratura. Vi trasferite in un altro continente dove la vostra laurea non è riconosciuta. Non potete insegnare al liceo, ma vi danno la possibilità di insegnare l'alfabeto all'asilo. Il lavoro è frustrante e demotivante, ma bisogna pur mangiare.
Poi un giorno traslocate a 300 km da dove abitate e trovate un altro lavoro. Lo stesso che state già facendo, cioè insegnare l'alfabeto, ma c'è una novità. 
Nel vostro attuale posto di lavoro non vi hanno richiesto nessuna qualifica, però in effetti per insegnare l'alfabeto all'asilo c'è un piccolo corso di un anno. La manager del posto dove lavorate attualmente non richiede che voi abbiate questo diplomino, in quanto la vostra laurea, pur non riconosciuta, è considerata una qualifica superiore e quindi più che sufficiente.

Il nuovo manager la pensa diversamente. Cioè, potete lavorare senza diplomino, ma se non lo otterrete il vostro stipendio resterà bloccato al primo livello, non importa l'esperienza. 
Allora urge avere il diplomino. La vostra attuale manager vi dice di non preoccuparvi, di portare i documenti comprovanti la laurea presso l'istituzione che fa il corso sull'alfabeto, per chiedere una "recognition of prior learning". 
In pratica si tratta di far vedere gli esami che avete dato e chiedere se c'è la possibilità non dico di non fare il corso, ma di ottenere il riconoscimento di alcune parti.

Stamattina sono andata al TAFE, l'istituzione che si occupa del corso sull'alfabeto.
Immaginate il seguente dialogo.

- Buongiorno, le cose stanno così e così, questi sono tutti i documenti comprovanti la mia laurea, come funziona, posso farmi riconoscere qualcosa?
- Eh, non saprei. Mi faccia vedere che esami ha dato... storia della letteratura...Epistemologia... Critica comparata... filosofia della scrittura.. eh, non so.
- Come, non sa? 
- Eh, non so. Lei è laureata in Letteratura, ma io come faccio a sapere che lei sa l'alfabeto? è quello che occorre insegnare...
- Sì..ma io ho una laurea in letteratura.. cioè, ovvio che so l'alfabeto, no? 
- Eh, ma qui non c'è scritto. Manzoni, Leopardi... ma la lettera N dov'è? e la P l'ha fatta? Sa cosa viene dopo la Q?
- Senta, ma io faccio questo lavoro, questo per cui voi fate il corso, da due anni e mezzo!!
- Eh, ma magari lo stesso l'alfabeto non lo sa...

Ovviamente io mi occupo di tutt'altro, non sono laureata in Letteratura, era per fare un esempio.
La tizia comunque mi ha detto di aver spedito tutti i miei documenti nel capoluogo regionale, e lì decideranno se posso saltare almeno una parte del corso. Chissà quando e se me lo faranno sapere.
Mi immagino una cosa di questo tipo:

Gentile signora, siamo davvero contenti di aver ricevuto la trascrizione dei suoi esami. Sfortunatamente è primavera e il caminetto è spento, altrimenti ne avremmo già disposto in modo appropriato. Oh, la laurea era con lode? E' ECCEZIONALE!!! allora useremo la copia del papiro di laurea al posto della carta igienica, la prossima volta che ne avremo bisogno.
In ogni caso il corso lo deve fare per intero.
Cordiali saluti

Sono tornata a casa sotto alla pioggia, con la sensazione di avere una balena attaccata all'impermeabile.
Se invece di farmi un mazzo così con l'università (dieci anni in totale, contando che ho frequentato tre diversi corsi di laurea) avessi fatto qualcos'altro, tipo un viaggio intorno al mondo, non sarebbe stato meglio? ne avrei guadagnato in termini di esperienza di vita, probabilmente avrei visto posti interessanti e conosciuto gente nuova. In dieci anni, sai quanto avrei potuto viaggiare?
E ora mi sentirei molto più leggera. 

martedì 13 gennaio 2015

Australia, giorno 2

Succede che aspetti qualcosa per anni e ti sembra che il tempo non passi mai. 
L'anno prossimo. Tra sei mesi. Tra due mesi. Sembra che ci sia sempre un sacco di tempo prima che l'agognato evento accada. 
E poi, improvvisamente, quando sei così pieno di cose da fare che quasi hai interrotto il conto alla rovescia, ecco che arriva il momento e tutte le tue emozioni - tutta l'ansia, tutta la gioia - si concretizzano.
Abbiamo lasciato il Medio Oriente l'8 Gennaio e ancora non ci credevo, assomigliava troppo ad un normale viaggio. 
Ci siamo fermati qualche giorno nella caotica Bangkok, la capitale della Thailandia, abbiamo fatto una full immersion nel clima tropicale, nello smog della città, nella pace dei templi buddisti disseminati ovunque. Abbiamo assaporato il cibo (ok è uno stereotipo, però le banane maturate all'albero hanno davvero tutt'altro sapore rispetto a quelle che si comprano in Italia) abbiamo vagato per le strade sporche e strapiene di persone, abbiamo assaporato l'ospitalità del paese, i suoi aspetti positivi e quelli negativi (i bimbi di strada mi fanno salire il cuore in gola e le lacrime agli occhi...per non parlare dei cartelli in aeroporto contro lo sfruttamento sessuale dei minori). 

Poi i giorni in Thailandia sono finiti, e ci siamo ritrovati all'aeroporto, con un biglietto in mano. Siamo saliti sull'aereo e abbiamo volato verso sud, abbiamo sorvolato l'Indonesia e un buon tratto di oceano, e dopo 7 ore finalmente la pista dell'aeroporto di Perth ci si è parata davanti.
Ho sentito per la prima volta che questo viaggio era "il viaggio" quello del trasferimento, quando mi sono trovata davanti la solita card che viene distribuita sull'aereo e che va compilata prima di passare attraverso l'immigrazione. Nella sezione delle domande sulla motivazione del viaggio ho barrato l'opzione A.


Migrating permanently to Australia. Wow, ci siamo.
E così eccomi qui. In questo momento mi trovo a Perth, dove ci fermiamo qualche giorno prima di andare nel Paesino Nel Bush (QUI la definizione di bush) dove ci trasferiremo, a qualche ora di macchina da qui.
In questi due giorni abbiamo comprato una sim card per il cellulare, abbiamo preso i moduli per l'iscrizione al sistema sanitario e siamo vicini all'acquisto di una macchina.
Abbiamo anche girato il centro di Perth in lungo e in largo e ci siamo tuffati nel cibo (l'insalata che sa di insalata, la frutta che sa di frutta... sembrerà scontato, ma per noi è eccezionale: dove abitavamo prima frutta e verdura non avevano sapore).
Finora l'accento australiano non mi ha dato problemi e sono riuscita a capire tutto quello che hanno detto le persone con cui ho parlato, cosa che mi ha resa molto felice. Spero ardentemente che continui così :-)
Questo è tutto, per adesso. Ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni...

martedì 9 dicembre 2014

La casa è vuota

"La casa è vuota" è il titolo del primo capitolo di uno dei libri più amati della mia infanzia, Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett.
Ieri è stata la nostra casa a vuotarsi, o meglio, il nostro ex appartamento, visto che da questa mattina non ci abitiamo più. 
Quando abbiamo pianificato il nostro trasloco in Australia abbiamo subito pensato di portare con noi solo i libri, la biancheria per la casa e poche altre cose. Niente piatti, bicchieri, niente divano o tavoli, niente letto. E' stato facile dirlo, una soluzione semplice e razionale. Il motivo è che non erano mobili comprati per tenerli per anni, ma solo economiche soluzioni di fortuna durante la nostra permanenza in questo paese. Il letto, per dirne una, era durissimo, non c'erano reti nè doghe, il materasso poggiava su una superficie legnosa e dura. I piatti, per dirne un'altra, erano di plastica rigida, vecchi e rigati. Niente insomma che valesse la pena di essere portato a caro prezzo in Australia a Gennaio.

Così ieri pomeriggio è venuta una ditta specializzata nel ripulire le case. Take my junk, si chiama, tu telefoni e loro vengono a portarsi via tutte le cose che tu non vuoi più, incluse le scatole aperte di detersivo, inclusi i pantaloni rotti, incluso il pacco iniziato della farina.
Sono arrivati e con metodica precisione hanno portato via tutto, chiuso in grossi sacchi. Hanno portato via la mia amata lavatrice, il divano pieno di macchie. Si sono presi la pentola dove ero solita fare il ripieno per il tacchino del Thanksgiving, il nostro letto e tutto il resto.
E io sono rimasta a guardarli, con un groppo in gola e tante lacrime negli occhi. 

Non è per gli oggetti in sè, perchè ovviamente le cose si possono ricomprare. E' per i ricordi. E' per tutte le scaglie di vita che sono rimaste attaccate a quelle suppellettili, le emozioni, i sogni. 
E' per la trepidazione con cui ho acceso per la prima volta quella lavatrice, dopo quattro mesi che lavavo i panni a mano, è per la soddisfazione della prima cena importante fatta su quei tavoli, è per la gioia di aver imparato ad usare "il ferro da stiro di Barbie" come ho sempre chiamato quel ferro mezzo scassato dove non c'era modo di aggiungere l'acqua ( e che funzionava più o meno quanto un ferro da stiro giocattolo che avevo da bambina).
Ho pianto, ho pianto tantissimo a veder portare via le nostre cose. Alcuni oggetti erano legati a ricordi così intensi che mi sembrava impossibile che gli uomini della ditta non se ne accorgessero. 
Voglio dire, quelli non sono dei bicchieri. Quelli sono i bicchieri, i primi che ho comprato insieme a mio marito, per la nostra disastrata casa in mezzo al deserto. Sono gli economicissimi bicchieri del supermercato, che abbiamo rotto uno ad uno, ma che sono stati sulla tavola per tantissime cene con gli amici.

Lo so, lo so. Ci saranno altri bicchieri, un'altra lavatrice, un'altra casa da arredare e da riempire di nuovi ricordi. Ne sono cosciente. Ma questa angoscia non è un sentimento razionale. 

Mentre la casa lentamente si svuotava, ogni rumore iniziava a rimbombare. Alla fine siamo rimasti solo io e mio marito seduti sul pavimento di una casa vuota, mentre le nostre voci echeggiavano nelle stanze. Noi due e un materassino gonfiabile.
E' stato tutto incredibilmente simmetrico. Quando siamo arrivati in quell'appartamento, a Gennaio, non c'era nulla, tutte le stanze erano vuote. Poichè tutte le nostre cose erano ancora nella casa in mezzo al deserto e non sapevamo esattamente quando sarebbe stato possibile portarle lì, abbiamo comprato un materassino gonfiabile, per avere almeno il posto dove dormire. Abbiamo dormito sul materassino per un po', mangiando il cibo pronto del supermercato.
Poi sono arrivate le nostre cose, l'appartamento si è riempito dei nostri mobili, delle nostre pentole, delle nostre voci, delle nostre vite. 
E ora, dopo quasi un anno, si è svuotato con la stessa simmetrica precisione. Siamo rimasti noi due, il materassino e il cibo del supermercato.

Questa mattina, guardando fuori dalla finestra il panorama che mi era ormai familiare, mi sono resa conto che quella non era più la nostra casa. Era un appartamento vuoto, che attendeva di essere riempito con gli oggetti e le vite di altre persone.
L'ultima cosa che ho visto, prima che la porta si chiudesse alle mie spalle, è stato un tratto di pavimento illuminato dal sole, là dove prima c'era il nostro divano. 
Poi la porta si è chiusa.

Ora siamo in hotel, dove resteremo alcuni giorni prima di tornare in Italia per le feste.
A Gennaio comincerà la nostra avventura australiana. 

sabato 20 settembre 2014

Un biglietto e tanta emozione

Era una mattina di Gennaio del 2012 e la macchina correva rapida verso l'aeroporto di Malpensa, terminal 1, da dove di lì a poche ore sarebbe partito il mio volo. 
Nel bagagliaio c'erano due valigie piene di vestiti, libri, lenzuola, tovaglie. C'era la macchinetta per tirare la pasta, una mezzaluna, un tagliere, una grattugia. E poi un barattolo di olive taggiasche sott'olio, un pacco di farina di farro, una confezione di trofie.
E da qualche parte, forse in mezzo ai calzini o dentro allo scolapasta, c'era anche tanta emozione, tanta curiosità e un filino di ansia, perchè il biglietto che stringevo tra le mani era uno di quelli che non si scordano.
Era un biglietto di sola andata per il Medio Oriente, per la nuova vita che mi aspettava insieme a mio marito. Era la conferma che stavo lasciando il mio paese per un altro posto di cui non sapevo nulla, con un'altra lingua, un'altra religione, un'altra temperatura, altri usi e costumi.
Ho salutato i miei genitori, ho preso le valigie e mi sono avviata al check in. 
La cosa che ricordo maggiormente di quel volo è l'impazienza con cui attendevo di atterrare, mentre quelle sette ore passavano con una lentezza esasperante. Non avevo paura, non provavo nessun dolore ad aver lasciato l'Italia. Volevo solo atterrare, abbracciare mio marito che mi aspettava agli arrivi e iniziare finalmente insieme a lui la mia nuova vita di donna sposata. 

Così è cominciata la mia vita da espatriata. Abbiamo vissuto per due anni nella casa in mezzo al deserto, dove ho combattuto con gli scarafaggi, la muffa, i soffitti che gocciolavano e le finestre che non si potevano aprire. Ho familiarizzato con i 50°C estivi, le tempeste di sabbia e i banchi di nebbia. Ho scoperto quanto possa essere bello il deserto, quanto il mare dei tropici sia ricco di una fauna straordinaria. Ho provato sulla mia pelle la meravigliosa ospitalità araba, ho conosciuto persone straordinarie che ricorderò per sempre.
Ho avuto un sacco di esperienze, alcune belle, altre meno, ma tutte mi hanno permesso di scoprire qualcosa in più sulla cultura, sugli usi e costumi di questo paese.

Poi è apparsa all'orizzonte la possibilità concreta di una vita in Australia. Abbiamo ottenuto il visto di residenza permanente, abbiamo fatto viaggi esplorativi e tantissimi progetti.
Infine, pochi giorni fa, con grande emozione ci siamo ritrovati tra le mani un altro biglietto importante, quello di sola andata per questo bellissimo continente.
All'inizio del 2015 ci trasferiremo in Australia.

Nell'ultimo mese sono diventata un'esperta di traslochi intercontinentali, spedizioni cargo, dazi doganali e documenti vari. Ho fatto lunghi inventari delle cose da portare, ho fronteggiato i malumori dei parenti alla notizia del trasferimento, ho cercato di spiegare le cose in modo chiaro e comprensibile per tutti (non sempre ci sono riuscita, purtroppo), ho cercato di pianificare e organizzarmi nel miglior modo possibile. 

Sono emozionata, emozionatissima. Nello stesso tempo però mi sembra tutto irreale. Forse è perchè mi sono talmente abituata a stare qui che faccio fatica ad impostare la mia mente su altre frequenze. Faccio fatica a pensare che tra pochi mesi potrò finalmente lavorare, potrò vedere un paesaggio senza sabbia, con alberi e prati e un clima più gradevole.
Ogni tanto ho bisogno di prendere il biglietto e guardarlo, per convincermi che davvero non è un sogno.

Chissà come sarà. L'ansia sale, sempre di più.
Questa mattina mi sono svegliata come al solito alle 4.45 e ho atteso che arrivassero le 5 e la sveglia suonasse. Poi mi sono resa conto che oggi è venerdì, il primo giorno del weekend, quindi mio marito non doveva andare al lavoro e avrei potuto dormire ancora.
Mi sono alzata e ho fatto due passi per casa, al buio. Fuori la città dormiva. Non una macchina nelle strade, nessun passante, niente. Anche il sole sembrava essersi dimenticato di sorgere. L'unica persona perfettamente sveglia alle 5 del mattino di un giorno festivo ero io.
Ho tirato un sospiro e sono tornata a letto, a guardare il soffitto e a pensare al trasloco, cercando di stare più ferma che potevo per non disturbare il coniuge che dormiva tranquillo.
Australia, aspettaci. Stiamo per arrivare.

giovedì 23 gennaio 2014

Un appartamento tra le nuvole

L'appartamento tra le nuvole è la mia nuova casa. Si trova in città, in un grattacielo.
Siamo arrivati qui piano piano, un pezzo alla volta, oggi una coperta domani forse le pentole, adattandoci ai ritmi lenti di questo paese.
Abbiamo dormito per dieci giorni su un materassino gonfiabile, poi finalmente il signore col camion ci ha dato la sua disponibilità per portarci i mobili qui, così una settimana fa siamo tornati nella casa nel deserto dove tutte le nostre cose ci aspettavano pazientemente, dentro sacchi e scatole poggiati sul pavimento.
- Sarò lì alle otto del mattino - ci aveva detto il signore del camion.
Così noi ci siamo alzati diligentemente alle cinque del mattino, ci siamo preparati e siamo arrivati nel paesino sperduto alle 7.45.
Quella che è stata la nostra casa per due anni era irriconoscibile, piena di polvere e sabbia, umida e fredda. Ci siamo seduti sui divani, quei divani che sono stati la mia postazione preferita per due anni e che ora abbiamo dovuto vendere alla signora che verrà ad abitare lì dopo di noi, perchè purtroppo la porta dell'appartamento tra le nuvole non è sufficientemente larga per farli entrare.
Abbiamo dato uno sguardo sconsolato in giro e abbiamo aspettato. Le otto. Le otto e un quarto. Le otto e mezza. Le otto e quarantacinque. Finalmente, quando mancavano pochi minuti alle nove, il signore col camion è arrivato, insieme ad un amico.
- Allora, bisogna portare via i tappeti, i tavoli, le sedie, il letto e tutti questi sacchetti qui per terra. ma non i divani e le poltrone. D'accordo?
Come no. Il signore del camion e il suo amico sono Pakistani, e parlano solo Urdu. Niente Inglese, niente Arabo, niente.
Forse l'uomo della manutenzione che abita a piano terra può tradurre per noi? Lo andiamo a cercare, lui sorride e scuote la testa. Lui viene dallo Sri Lanka, non dal Pakistan. Parla il Bengalese, non l'Urdu.
Magnifico. Ci affidiamo ai gesti, e con ampi movimenti del capo e delle braccia riusciamo a farci capire.
Le nostre cose vengono pian piano trasportate sull'ascensore e poi a pianterreno, dove vengono accumulate nell'attesa di trasferirle sul camion.


Ecco, parliamo del camion. Pensando ad un camion per un trasloco io avevo ingenuamente immaginato che fosse una cosa simile a quelli che ci sono in Italia: una specie di scatola di metallo chiusa su tutti i lati.

In realtà il "camion" era una cosa tipo questo nella foto: senza tetto, aperto, e con i lati costituiti da sbarre di ferro.

Gli uomini iniziano a caricare tutto sul camion. Abbiamo finito?
No, c'è ancora il materasso. I due tornano nell'appartamento e portano giù il materasso, poggiandolo poi sopra a tutto il resto, tipo tetto, per proteggere i mobili sottostanti.

Sospiriamo. Non piove, e siamo fortunati. Ora speriamo che in questi 180 km che ci separano dalla città a nessun uccellino venga in mente di liberarsi l'intestino proprio mentre il camion passa lì sotto. Speriamo che non cada niente. Speriamo che non si rompa nulla. Speriamo.

I due uomini non conoscono la città. Ci sono stati ma non conoscono le strade e non hanno idea di come fare ad arrivare al nuovo appartamento.
L'idea è di precederli in macchina mentre loro ci seguono col camion. Sembra facile, vero? Ecco, ci abbiamo messo 45 minuti per riuscire a spiegare il concetto a gesti.
- Ecco guardi: questa mano è la mia macchina, quest'altra mano è il suo camion: voi ci SEGUITE, vedete? ci seguite.
Non funzionava, loro poverini continuavano a scuotere la testa, perplessi.
Alla fine, non so come, quando eravamo ormai sul punto di andare a comprare un dizionario di Urdu, finalmente siamo riusciti a fargli afferrare il concetto.

Siamo partiti, dopo circa tre ore siamo arrivati in città e tutte le nostre cose sono state portate dentro l'appartamento.
Uno degli assi centrali della struttura del nostro letto si è spaccato, e mancano almeno due "piedini" dei comodini, ma pazienza. La lavatrice, la mia ansia più grande, è arrivata senza danni. O quasi. Ora durante il lavaggio fa degli strani rumorini. Incrociamo le dita, se si rompe me la devo riparare da sola.

E così abbiamo terminato il trasloco. Il letto è ancora smontato, e i pezzi giacciono appoggiati alle pareti della camera, e così rimarranno finchè non troveremo qualcuno che ce li metta insieme. Ma in fin dei conti dormire sul materasso (arrivato incolume e subito disinfettato) poggiato per terra non è poi così tremendo.

E così siamo qui. Questo appartamento ha comunque degli enormi vantaggi rispetto alla casa nel deserto. Tanto per cominciare, qui non ci sono nè muffa nè soffitti gocciolanti. L'acqua del rubinetto è potabile, le finestre si possono aprire e non ci sono spifferi da cui entra la sabbia. Inoltre non ci sono scarafaggi ( e spero che continui così) e l'aria condizionata funziona davvero e non solo a tratti.
Ultimo grande vantaggio, qui la carta igienica usata si può buttare nel gabinetto senza intasare il sistema fognario (nell'altra casa dovevamo buttarla nella spazzatura).
Questi che ho appena elencato sono le caratteristiche che apprezzo maggiormente, ma ce ne sono molte altre. Una di queste è il panorama, che spazia sulle isolette qui intorno, e la luce, che qui nell'appartamento tra le nuvole non manca mai.

Due giorni fa ero seduta accanto alla finestra del salotto, alle 6.30 del mattino ( i nostri orari sono sempre antelucani), al termine delle pulizie mattutine, e stavo guardando le ultime notizie dei giornali online.
Piano piano la notte ha iniziato a dissolversi, ed infine il sole è spuntato laggiù a Oriente, colorando di rosso l'acqua intorno alle mangrovie.


martedì 10 dicembre 2013

Irrazionale

A volte succede che desideri con tutto il tuo cuore qualcosa. Poi l'evento all'improvviso si verifica e scopri di non essere affatto felice come pensavi. Anzi, tutto il contrario.

Due giorni fa ero seduta sul divano e stavo leggendo un articolo su uno dei blog che seguo. Mentre leggevo, una parte del mio cervello organizzava quello che avrei dovuto fare di lì a pochi minuti: mettere gocce di gel blatticida sul retro del microonde, dove avevo scoperto un piccolo insediamento di scarafaggi, svuotare la bacinella che argina il gocciolio del soffitto della cucina prima che traboccasse e mettermi ad impastare il pane.
Poi la porta si apre e mio marito rientra a casa dal lavoro, tutto emozionato. Mi dice che ce ne andiamo, che ci trasferiamo in città, che lasciamo la casa in mezzo al deserto.
Mi parla del nuovo appartamento, che dalle foto dovrebbe essere molto bello, in un complesso che ospita anche un supermercato.
La notizia sul momento mi rallegra. Una nuova casa, senza muffa nè gocciolamenti. Per andare al supermercato devo solo prendere l'ascensore. Niente più liste settimanali di cose da comprare. E poi la città, che offre sicuramente più opportunità del paesino sperduto.
Mio marito mi dice anche che l'appartamento sarà libero tra pochi giorni. Nel frattempo ci trasferiamo in un altro posto, sempre in città, messo a disposizione dai datori di lavoro del coniuge. Impacchettiamo e ci portiamo dietro tutto quello che riusciamo a far stare sulla macchina. Il resto delle cose e i mobili verranno portati tra qualche giorno da un camion. Non è una ditta di trasloco, ma solo un signore che abbiamo contattato perchè ci porti le cose più pesanti.

La mattina dopo mio marito esce per andare al lavoro. Sembra un giorno come tutti gli altri, ma nel pomeriggio lasceremo la casa.
Inizio ad insacchettare ( non ho scatole in casa, solo sacchetti della spesa). La pentola dove ho fatto il ripieno per il tacchino del Thanksgiving, la teglia dove ho cotto i biscotti di pasta frolla nei primi giorni dopo il trasferimento dall'Italia.
E scoppio a piangere come una fontana, senza ritegno. Il fatto è che nonostante tutti i suoi difetti, nonostante gli scarafaggi e i gocciolamenti, in questa casa io sono stata felice. Intensamente felice. Qui ho vissuto i primi due anni di matrimonio, e queste mura sono cariche di ricordi bellissimi.
Mi appoggio al lavandino, cercando di ricompormi. Fisso l'acciaio che brilla, e mi viene in mente la patina marroncina che lo ricopriva quando sono arrivata, il pomeriggio passato a grattarlo con la paglietta e la soddisfazione nel vedere il risultato.
Quando mio marito torna a casa, nel pomeriggio, buona parte del lavoro è fatta. Il salotto, nel punto in cui fino a qualche mese fa c'era il majilis, è pieno di sacchetti. Dentro ci sono pentole e bicchieri, posate e canovacci, pacchi di pasta, di farina, di zucchero. Ci sono tanti ricordi, tanti pezzi della nostra vita insieme.
Io sono seduta davanti al computer, in un momento di pausa. Il mio viso è il più possibile rilassato e impassibile.
Mio marito mi guarda. Una delle cose che amo di lui è la capacità di indovinare sempre come mi sento e a cosa sto pensando, con una precisione tale da farmi sospettare che sia capace di leggermi nel pensiero.
Si siede vicino a me e mi abbraccia.
- Lo so come ti senti. Spiace anche me lasciare questa casa.
Poco dopo iniziamo a caricare la macchina, e in poco tempo partiamo.

Ora mi trovo in città, seduta in un piccolo salotto all'interno di un appartamento squallidino e un po' freddo. I nostri sacchetti sono qui sul pavimento, e ogni volta che li guardo mi sento sradicata, come se fossi una pianta con le radici per aria che aspetta di essere travasata in un nuovo vaso.
Non vedo l'ora di andare nel nuovo appartamento, di creare nuovi ricordi, di tessere nuovi legami con l'ambiente.

Ciao ciao, casa nel deserto. Grazie di tutto.

venerdì 1 febbraio 2013

George, insetti&C.

Avere la casa invasa da scarafaggi enormi è stata un'esperienza abbastanza tremenda, e quando ho finalmente risolto il problema ho tirato un sospiro di sollievo e ho preso tutte le misure precauzionali per evitare che accadesse di nuovo: ho costellato l'appartamento di gocce di gel blatticida e ho chiuso tutte le fessure da cui i mostri potevano entrare.
Ogni giorno inoltre controllavo che fosse tutto pulito e non ci fossero briciole o frammenti di verdura sul pavimento. Man mano che passavano i mesi mi sono tranquillizzata. Sporadicamente ne ho trovato ancora qualcuno, che è stato prontamente freddato, ma nel complesso il problema poteva dirsi risolto.
All'approssimarsi delle vacanze di Natale una sottile inquietudine ha cominciato a serpeggiare di nuovo tra i miei pensieri. Cosa sarebbe successo in quelle due settimane di assenza? Cosa avrei trovato al ritorno? L'ansia era alimentata dal fatto che purtroppo mi ero resa conto che per le blatte c'erano altri punti di accesso alla mia casa, e non sapevo proprio come chiuderli.
In quasi tutte le stanze del mio appartamento, sul soffitto ci sono delle prese d'aria formate da quadrati concentrici, con uno spazio di circa un cm tra un elemento e l'altro. Queste aperture mettono in comunicazione l'appartamento con un'intercapedine sovrastante, dove corrono i tubi dell'acqua e del condizionamento, insomma, il posto ideale per gli scarafaggi. Una in particolare mi preoccupava, quella presente sul soffitto del bagno piccolo, stanza in cui ho rinvenuto una incredibile quantità di blatte.
Su internet mi era stato suggerito di schermare le prese d'aria con dei pezzi di zanzariera, ma la cosa si era dimostrata presto infattibile.

Un giorno, poco prima della partenza per le vacanze, sono entrata nel bagnetto per prendere un detersivo. E' una stanza che da quando ho la lavatrice non uso praticamente mai, soprattutto perchè mi ricorda un bruttissimo incontro avvenuto quasi un anno fa.
Accendo la luce, entro in bagno. Con la coda dell'occhio vedo qualcosa, in alto, proprio sotto la presa d'aria. Alzo la testa e controllo. Non è uno scarafaggio, per fortuna, ma un grosso ragno.
Mi rilasso istantaneamente, i ragni non mi fanno la benchè minima impressione. Lo osservo, pensierosa. Cosa faccio, lo devo catturare? E se mi pungesse? se lo lascio in pace dubito che possa creare qualche problema.
Dopo qualche minuto di riflessione mi sono girata verso di lui.

- Ok, senti, ecco cosa facciamo. Io ti lascio vivere qui, nel bagnetto. Anzi, ti do anche un nome, da oggi ti chiami George. Puoi fare quello che vuoi, ma non devi pungerci per nessun motivo. In cambio ti chiedo di sorvegliare la presa d'aria. Fai in modo che nessuno scarafaggio ci si infili attraverso. Siamo d'accordo?

George è rimasto immobile, forse sconcertato dall'umana pazza e incosciente che aveva davanti. Nei giorni seguenti però si è dato da fare, costruendo una ragnatela fittissima su tutte le fessure della presa d'aria.
A metà Dicembre ho guardato con soddisfazione la ragnatela, ho salutato George e siamo partiti per l'Italia.
Al mio rientro la ragnatela era sempre lì, ma il suo creatore era sparito, e non si è più fatto vedere.

Questo posto comunque pullula di insetti. Oltre agli scarafaggi ci sono le formiche, le vespine che ogni tanto trovo morte sui pavimenti e vorrei tanto sapere da dove arrivano, gli opilioni e così via.
Oltre agli insetti "autoctoni" della casa ci sono anche quelli che introduco io, ovviamente senza volerlo. Ad esempio mi capita abbastanza spesso di mettermi ad impastare il pane e scoprire con un certo disgusto che la farina appena comprata è popolata da piccoli vermetti, probabilmente larve della plodia interpunctella, la tarma del cibo.

Al piccolo zoo casalingo sono comunque abituata, ed ero sicura che niente avrebbe potuto scalfire la mia sensazione di sicurezza. Questo fino a ieri, quando mio marito è rientrato a casa dal lavoro.

- Tesoro, cosa sai sugli scorpioni?  - mi ha chiesto il coniuge, con tono casuale.
- Mmm.. in che senso? quali scorpioni? - ho chiesto preoccupata.
- Oh, quelli che ci sono qui, nel deserto.
- Amore.. non mi stai dicendo che ne hai visto uno in casa, vero? perchè gli scorpioni da queste parti hanno un veleno mortale.
- Ehm.. no, no. E' che a B. ci sono, insomma, si incontrano piuttosto frequentemente.
- COSA?? ma dove? negli appartamenti?
- No, no, negli appartamenti non ci sono - ha dichiarato sicuro.
- E dove sono, allora?
- Beh, a piano terra.
- A piano terra?? cioè, passeggiano nell'ingresso del condominio? - ho chiesto, sconvolta.
- No. Cioè, non lo so. Comunque non si arrampicano, tranquilla. Ho parlato con un tizio che viveva a B. in una casa ad un solo piano, e ogni tanto li trovava dentro.
- Scusa, ma se la casa era ad un solo piano che ne sa lui se si arrampicano più in alto o no?

A frenare gli allarmismi va detto che gli scorpioni pungono molto difficilmente, e d'altro canto in Australia troveremo ben di peggio.
In ogni caso urge scoprire qualcosa di più.

mercoledì 30 gennaio 2013

Le chiavi e la capra

Ieri mio marito è stato a B., il villaggio con più cammelli che uomini dove potremmo prossimamente trasferirci.
E' andato dal custode delle chiavi degli appartamenti, e gli ha chiesto se fosse possibile visitarne qualcuno. L'uomo gli ha dato due chiavi, ognuna con la sua targhetta sopra, e lo ha avvisato che a volte la serratura è un po' dura e occorre dare qualche colpetto alle porte. 
La prima chiave era rossa, e recava la scritta "edificio A, appartamento 12B". Da queste parti le strade non hanno nome, quindi per identificare una certa costruzione si usano le lettere dell'alfabeto, o i numeri, o una combinazione di entrambi.

Si è recato all'edificio A, e ha trovato la porta del 12B. Ha inserito la chiave, ma non riusciva a farla girare. Seguendo i consigli ricevuti ha cominciato a dare qualche colpetto alla porta... finchè da dentro l'appartamento non è arrivato l'urlo della donna araba che ci abita, convinta che un malintenzionato stesse cercando di entrare.
La targhetta sulla chiave era sbagliata.
Il coniuge si è profusamente scusato, ed è scappato via in preda all'imbarazzo.
Ha pensato che forse avevano sbagliato a scrivere, e non doveva andare nell'edificio A, ma nel B.
Ha raggiunto l'edificio B, ha trovato l'appartamento 12B e ha provato ad infilare la chiave nella serratura. Era la chiave giusta, e la porta si è aperta.
All'interno spazzatura ovunque, e una quantità incredibile di scarafaggi, uova ed escrementi dei medesimi. Si è affrettato a chiudere la porta e ad andarsene.

La seconda chiave era azzurra, e la targhetta indicava un appartamento dell'edificio B. Memore dell'esperienza precedente si è recato direttamente all'edificio A, ma la chiave non girava nella serratura. E' tornato all'edificio B, e ha cercato l'appartamento indicato. Fuori dalla porta c'era uno zerbino con evidenti tracce di sabbia, segno che qualcuno abita già quell'appartamento.
Ha provato a chiedere informazioni.
- Ah sì, quell'appartamento è abitato. Ci vive una famiglia che prima abitava al 15C, e poi si è spostata.
- Ma come ha fatto a spostarsi se la chiave ce l'ho io? - ha chiesto il coniuge, perplesso.
- Ah, è facile. Basta distruggere la serratura e procurarsene una nuova, con chiave annessa, e poi avvertire il custode. Fanno tutti così.
Il coniuge è allora andato a cercare il capofamiglia dell'appartamento "occupato", per chiedergli dove fossero le chiavi del 15C, e come mai avesse deciso di cambiare appartamento. 
L'uomo gli ha detto che le chiavi erano presso un ufficio. Il coniuge si è recato nel posto indicato, e gli sono state consegnate le chiavi, e il consiglio di andare a visitare anche il palazzo D, dove sembra ci siano diversi appartamenti liberi.

Il 15C non era male, tutt'altro. I muri erano stati pasticciati dai bambini e i pensili della cucina avevano la muffa, ma non c'erano scarafaggi nè perdite d'acqua, quindi insomma, considerando gli standard era un buon appartamento.
Gli era però venuta la curiosità di vedere gli appartamenti dell'edificio D, di cui uno sembra che non sia mai stato abitato. La chiave però - chi l'avrebbe mai detto? -  non apriva la porta.
Ora sono stati presi accordi con qualcuno che verrà a distruggere la serratura, così si potrà vedere l'appartamento.

- Capisco.. - ho detto sconvolta, al termine del resoconto - toglimi una curiosità: quanti Occidentali vivono a B.?
- Beh, c'è K, una ragazza statunitense che è qui per lavoro. Mi hanno detto che però ha dei problemi, sai, stare lì da soli dopo un po' ti fa andare fuori di testa..
- Eh, sì, immagino. E nessun altro?
- C'era una coppia di Inglesi, ma hanno abitato lì solo poche settimane, poi sono scappati.
- Scappati? come mai?
- Era la prima volta che venivano a lavorare in Medio Oriente. Sono arrivati alla fine del Ramadan, quando c'è la festa dell'Eid, e per tre giorni non si fa che mangiare. Il palazzo era saturo dell'odore degli animali arrosti...
- Beh, non mi sembra così terribile.
- No, non è stato per quello. E' che qualcuno in occasione dell'Eid aveva arrostito una capra intera. Poi ne hanno mangiato un po' e hanno buttato i resti nella caditoia dell'immondizia.

Da queste parti i cassonetti della spazzatura non esistono. Si buttano i sacchetti nelle caditoie, due condotti di circa 60x60 cm incassati nel muro di due stanze alle due estremità del palazzo. Si apre lo sportello nel muro, si buttano dentro i sacchi e questi cadendo si accumulano in una stanza dove gli addetti alla nettezza urbana li vengono a prelevare.

- E allora?
- Beh, questi due Inglesi dovevano buttare la spazzatura.. sono andati nella stanza della caditoia, hanno aperto lo sportello e si sono trovati faccia a faccia col muso mezzo decomposto della capra, che si era incastrata nel condotto..

Che dire? meraviglioso. La vita a B. sembra più eccitante di quanto credessi.