giovedì 12 luglio 2012

Cosa mi piace di questo paese


Nel post della presentazione alla caccia al tesoro ho accennato alle meraviglie di questo paese, e mi sono resa conto solo ora di non averne mai parlato. Lo so, leggendo il mio blog questo posto sembra il regno della disorganizzazione e dell'incompetenza, tutt'altro che favoloso.
Eppure anche qui, in questo desertico paese, ci sono delle cose meravigliose e ho deciso di scrivere un post per raccontarle.

La natura.
Questo primo punto è scontato. Che il deserto abbia un suo fascino magico e misterioso è risaputo, ma finchè non l'ho visto con i miei occhi non me ne sono resa conto pienamente.
Non ci sono parole per descrivere quello che la sabbia può fare. Ci sono dei punti dove, viaggiando sulla strada, sembra di essere dentro ad una coppa di gelato, appena appena sciolto. Le dune sono morbide, vellutate, sembra quasi un tessuto.
In altri punti invece il vento ha accumulato i granelli creando margini netti, spigolosi, apparentemente taglienti e affilati, come se la duna fosse stata scolpita nel marmo.
E poi, i colori. La sabbia non ha le stesse sfumature ovunque, ma va dal bianco perlaceo al rosso vivo, un arcobaleno di tinte che è una gioia per gli occhi. Come essere dentro ad una variegato all'amarena.
Poi, benchè la flora sia carente, la fauna è strepitosa. Il mare pullula di conchiglie di ogni dimensione, colore e forma, l'acqua è cristallina, sugli scogli ci sono infiniti animaletti, dai granchi alle stelle marine.
Passeggiando nei giardini pubblici si possono avvistare lepri del deserto, pernici e una marea di uccelli, per non parlare delle orme sulla sabbia, che testimoniano un mondo animale ben più ricco.

L'ospitalità.
Il senso di ospitalità degli Arabi è speciale, impossibile paragonarlo all'Occidente.
“Fai come se fossi a casa tua” è una frase fatta che per me in Italia non si è mai realizzata. Per quanto una persona possa essere accogliente, non ho mai sentito “mia” la casa di un estraneo.
Questo qui non succede. Nel momento in cui entri nella casa di un Arabo, ti senti davvero a casa tua, o meglio, ti senti parte della sua famiglia. E' una sensazione bellissima, difficilissima da spiegare a parole a chi non l'ha provata.
Inoltre, nella cultura locale non essere in compagnia è una sciagura tremenda. Ho passato qui una settimana senza mio marito, ma grazie alle mie amicizie arabe non mi sono mai sentita sola. Sono con te quando li desideri, senza mai essere invadenti.

La cucina.
Questo punto è soggettivo. Io adoro la cucina del Medio Oriente. Adoro la crema di ceci e quella di melanzane, gli involtini di foglie di vite ripieni di riso, il kebab di agnello. Adoro la pasta di semi di sesamo che costituisce la base di molti dolci e salse salate.
Inoltre, benchè quando vivessi in Italia non fossi un'appassionata, da quando sono qui ho scoperto le spezie. L'amarognolo dei semi di cardamomo usati per aromatizzare il caffè, il sapore fresco e piccante dello zenzero, la deliziosa fragranza di limone del sumac. I mercati di spezie sono dei posti favolosi, dove l'occhio si bea del contrasto tra il rosso scuro del peperoncino e il giallo della curcuma, mentre i profumi deliziano l'olfatto.

I profumi.
I profumi arabi, sia quelli maschili che quelli femminili, sono composti da varie fragranze, miscelate tra di loro. Sono una cosa strepitosa, ti prendono il naso e lo portano via. Mi capita spessissimo di incrociare le scie profumate di quelli che mi stanno camminando davanti, ed ogni volta è un'esperienza sensoriale fantastica. Hanno un costo relativamente alto, ma ne vale davvero la pena.

I prezzi.
Non voglio essere prosaica o materialista, ma sicuramente questo è uno dei vantaggi di vivere in questo paese. Qui non c'è l'inflazione, e lo stato non ha nessun problema economico. 
Per fare un esempio, il pieno di benzina per la macchina( 33-35 litri) costa intorno agli 11 euro, e mi fermo qui.

C'è ancora un sesto punto di cui voglio parlare, ma ho così tanto da dire sull'argomento che lo rimando al prossimo post.


giovedì 5 luglio 2012

Caccia al tesoro

I blog sono come le ciliegie, incominci a leggerne uno e ne scopri cento altri, e la lista dei post da leggere si allunga sempre di più. Da quando ho scoperto questo mondo variegato e coloratissimo sono sempre alla ricerca di nuove storie, nuove realtà, nuovi pensieri e orizzonti.
Oggi ho scoperto Mammafelice, e girellando tra i vari post ho scoperto che è in corso una caccia al tesoro davvero particolare, che porterà alla scoperta di nuovi blog. Che dire? è un'idea fantastica, non me la posso davvero perdere.
Eccomi dunque qui, alle prese con la prima tappa, ovvero scrivere un post in cui racconto qualcosa di me.

Carta di identità:
Trent'anni, arrivati di soppiatto senza che me ne accorgessi. Sposata con un Americano, da Gennaio mi sono trasferita in Medio Oriente. Adoro il cielo stellato, i fiori profumati e i colori delle farfalle.
Sto cercando un lavoro, e nel frattempo coltivo i miei hobbies: cucinare, leggere e, naturalmente, scrivere.


Nome del blog e obiettivi:
From another point of view, diario di una farfalla curiosa. Quando il blog è nato, un anno fa, il titolo alludeva solo al fatto che i post riguardavano il mondo dal mio punto di vista, potenzialmente diverso da quello degli altri. Oggi è diventato qualcosa di differente, la cronaca della vita in un paese dove il mio punto di vista di donna occidentale è sempre "diverso", e si mescola a quelli, totalmente differenti, della società eterogenea di questo paese.


Un buon motivo per seguirvi:
Vivere all'estero è sempre una sorpresa. Qui lo è più che mai, in un Paese completamente diverso per lingua, abitudini, cultura, religione, temperatura e mille altre cose. Tutto quello che in Occidente è normale qui non lo è, ma in cambio questo posto riserva fantastiche sorprese.


Due post che vale la pena leggere:


Come seguirvi (newsletter, FB, twitter…):
Per ora solo unendosi ai lettori del blog tramite l'apposito tasto o tramite newsletter, ma a breve aprirò una pagina facebook.


Indirizzo RSS feed:
Credo sia questo: http://farfallacuriosa.blogspot.com/feeds/posts/default
NB: non ne sono sicura. Se poi il link di cui sopra porta ad un sito di compravendita di salamandre maculate, io non c'entro.

domenica 1 luglio 2012

Post impopolare

Attenzione, questo post parla di calcio, esprime idee impopolari e può urtare la sensibilità di qualcuno. Ecco, l'ho scritto. Ora non ditemi che non avevo avvertito.

Ogni mattina, finito di rassettare la casa do un'occhiata a Internet. La posta, i blog che seguo, le principali notizie dei quotidiani. Due giorni fa apro la homepage del mio quotidiano preferito, e in alto, bene in evidenza, campeggia la notizia che l'Italia ha sconfitto la Germania. 
Questa scelta editoriale (comune a diverse testate giornalistiche) non mi fa impazzire, al primo posto preferirei una notizia politica o economica e non certo lo sport, ma in fin dei conti è un riquadro piccolo, pur con numerosi link ad approfondimenti vari.
L'ultimo sito che apro è Facebook. Non amo particolarmente questo social network, lo uso più che altro per i giochi, ma lo trovo un interessante specchio della società. Percorrendo la bacheca si individuano le notizie che hanno più colpito gli utenti, la musica preferita, i nuovi trend, e così via.
La notizia che campeggia su tutte è, naturalmente, la vittoria della squadra italiana. Ci sono improbabili vignette di Angela Merkel che commenta ( in Italiano, ovviamente) la sconfitta, frasi racchiuse dentro grossi cuori, fotografie ritoccate e piene di glitter luccicanti, e, su tutto, una moltitudine di bandiere tricolori.

Sono seria e impopolare: la bandiera l'avrei lasciata in pace. Non la esporrei, non la userei per proclamare una vittoria sportiva di questo tipo. 
La bandiera rappresenta il nostro Paese, il nostro orgoglio di essere Italiani. Quel tricolore è la nostra Storia, quella con la S maiuscola. Il suo rosso è anche quello del sangue delle migliaia di persone che sono morte per fare dell'Italia  lo stato che è oggi, unito e libero da dominazioni straniere. 
Ormai le guerre di indipendenza sono un ricordo lontano, il Risorgimento è diventato solo un noioso capitolo del libro di Storia, e leggere Cuore non va più di moda, ma non posso fare a meno di fare il paragone tra l'Italia di oggi, che espone la bandiera per una vittoria calcistica, e la piccola vedetta lombarda, il bambino che veniva avvolto dal tricolore per essere morto per il suo Paese.
In Italia è normale: appena la nazionale di calcio ha una vittoria, le finestre, i terrazzi, a volte anche i muri e i marciapiedi si riempiono di tricolori.
Perchè non si espone invece la bandiera quando un ricercatore Italiano fa una scoperta importante, quando un connazionale vince un premio Nobel, o, semplicemente, quando andiamo alle urne per scegliere il partito che dovrà guidarci?


Ancora peggio sono i video caricati su Youtube, che mostrano persone riversarsi nelle strade a piedi, in moto, in macchina, con la bandiera in mano e in preda ad un'incredibile euforia, come se da quella vittoria dipendesse la loro vita o fosse merito loro.

Io non riesco a capire il rapporto che gli Italiani hanno col calcio. E' diventata una valvola di sfogo, qualcosa dove veicolare sentimenti che dovrebbero invece essere propri di altri eventi, più "personali".
A me lo sport piace, davvero. Mi piace la ginnastica artistica e ritmica, il pattinaggio, i tuffi, il nuoto. Guardo con piacere le Olimpiadi, mi piace ammirare la bravura dei singoli atleti, a prescindere che siano Italiani o meno. Sono contenta quando qualcuno bravo vince una medaglia perchè la merita.
Il calcio, sinceramente, non mi fa impazzire. Soprattutto ai giorni nostri, dove in campo sembra che spesso invece degli atleti giochino montagne di soldi, per assoldare questo o quel giocatore o per comprare l'esito della partita.

Perdonatemi questo post impopolare. Per chiudere, condivido con voi la fantasia che mi passa davanti agli occhi ogni volta che vedo esposta una bandiera italiana per una vittoria calcistica.


Dicembre 2002. Riccardo Giacconi, ricercatore italiano, viene proclamato Premio Nobel per la Fisica per i suoi studi sulle sorgenti cosmiche di raggi X. Gli Italiani, che hanno seguito a milioni l'evento incollati davanti al televisore, si riversano nelle strade, con la bandiera sventolante.
"Giacconiiiiiiiiiiiiii, ha vinto Giacconi!!! Il Nobel quest'anno è nostroooooooooooo!!!"
Lo so, non è accaduto e non accadrà mai. Ogni tanto però mi piace immaginarlo.




mercoledì 20 giugno 2012

Ingredienti, che nostalgia!

Ieri, frugando nel'armadio alla ricerca di un libro da leggere nei momenti di noia, ho trovato un vecchio numero della mia rivista di cucina preferita. L'ho guardato, sospettosa, indecisa se rileggerlo o continuare la mia ricerca. 
Le riviste di cucina italiana qui sono pericolose, possono aprire squarci e alimentare ricordi di profumi e sapori, facendo scorrere fiotti di nostalgia. Se da un lato sono pericolose, dall'altro però sono anche piacevoli, e possono essere un prezioso spunto per creare nuovi piatti, o per riportare alla mente ricette ormai dimenticate.
Sono rimasta un attimo in forse, con il giornale in mano, indecisa se leggerlo o no, poi ho chiuso l'armadio e mi sono diretta verso il salotto.
Apro la rivista. Un articolo sui cibi biologici a "Km 0", uno sul corretto uso di un ipermoderno frigorifero multipiano, pubblicità di invidiabili attrezzature che fanno capolino tra le pagine. Le ricette hanno solleticato la mia fantasia e la mia creatività, ma nemmeno una era realizzabile. Ho chiuso il giornale, rimpiangendo di non aver optato per una lettura più innocua.
A volte mi viene da pensare che forse, invece che in un altro continente sono finita su un pianeta alieno, dove menti completamente diverse dalla mia hanno ideato la cultura e le regole sociali di questo desertico paese. 
Per quanto riguarda la cucina, qui la parola magica è "adattamento", in quanto gli alimenti sono ben diversi da quelli a cui siamo abituati.
Cominciamo dalle uova. In Italia la data di scadenza è un mese dopo la deposizione. Se devo fare una crema, tipo uno zabaione o una pasticcera, so che posso contare sulle uova extra fresche, deposte meno di una settimana prima. Qui le uova scadono dopo tre mesi dalla deposizione. Tre mesi. Non solo le uova fresche non ci sono, ma la maggior parte delle volte quelle che trovo in commercio hanno già un mese di vita. Le uso, perchè non c'è altro, ma non posso fare a meno di pensare che in Italia sarebbero già da buttare, e vorrei capire se è solo una diversa interpretazione del concetto di "fresco" o se qui alle galline danno da mangiare dei conservanti.
Delle erbe aromatiche, mie preziose alleate in cucina, qui si trova solo il prezzemolo. Il basilico, il timo, il rosmarino, l'alloro e la salvia sono irreperibili. In qualche supermercato molto fornito si può trovare qualcosa in polvere, ma, a parte i prezzi stratosferici, il sapore è inesistente.
Vino e derivati del maiale qui hanno un'esistenza tutta speciale, a causa dei dettami religiosi. Il vino e gli alcolici in generale, tanto utili in cucina, vengono venduti solo in speciali negozi dai vetri oscurati, un po' discosti dalle vie più frequentate, e per comprare qualcosa occorre procurarsi una costosa licenza. 
Quanto al maiale, la leggenda dice che nei supermercati c'è un settore dove si vendono carni e derivati suini, ma io questo speciale reparto non l'ho mai visto, per quanto l'abbia cercato a lungo. 
I salumi si trovano comunemente nel banco frigo, ma si tratta di "falsi": il prosciutto è fatto col tacchino, la mortadella è di vitello, e così via. A parte la quantità di conservanti che contengono, il sapore è ovviamente completamente diverso.
I formaggi sono pochi, e completamente diversi. La ricotta è ovviamente importata, e si trova raramente. Inoltre, poichè viene acquistata dai supermercati una volta al mese, conviene andare nei primi giorni, onde trovare prodotti freschi. Negli ultimi giorni di solito è esaurita, e se se ne trova ancora qualche confezione la data di scadenza è dopo un giorno o due. La mozzarella viene venduta solo in due supermercati, e si trova molto raramente, e non parliamo del parmigiano. I formaggi locali sono pochi, e sono di solito cremosi, una via di mezzo con lo yogurt.
Per quanto riguarda la frutta e la verdura, qui il concetto di "biologico" o di "Km 0" deve fare i conti col fatto che siamo nel deserto, e quindi, purtroppo, comprare prodotti importati da altri paesi è la regola. 
Il coniuge stravede per i frutti di bosco, e ogni volta che si va in città questi sono un acquisto fisso. Ogni volta che li devo lavare mi vengono i brividi: in Italia sono frutti delicatissimi, che spesso dopo qualche ora hanno già la muffa. Qui sono importati dagli Stati Uniti o dall'Australia, e anche dopo una settimana sono sempre lucidi e brillanti.
La verdura arriva soprattutto dalla Spagna, dalla Giordania, dall'Egitto e dalla Cina, e per quanto la lavi a lungo e con cura ho sempre il dubbio su quello che sto mangiando, e coltivo il sogno di un piccolo orto dove crescere verdure senza pesticidi e conservanti.
A dire il vero anche qui c'è la verdura biologica, ma è poca e difficilissima da trovare. Nelle oasi ci sono delle fattorie che producono verdura biologica, ma il sito internet non è aggiornato e non si sa dove vendano i loro prodotti.
Tutto questo discorso ovviamente vale solo per la città, distante 180 km. Qui nel paesino sperduto fare la spesa è un'impresa, e molti dei prodotti che in Italia sono in vendita anche nel più piccolo negozietto qui non si trovano, tipo il burro.
Ci sono almeno otto tipi di yogurt diversi, da quello praticamente solido a quello liquidissimo, ma niente formaggi degli di questo nome, solo dei "preparati" pieni di additivi e conservanti.
La scelta di frutta e verdura è molto limitata, e tantissime cose si trovano solo saltuariamente.

Non parliamo poi delle attrezzature da cucina: il mio forno, a gas, con bombola vicino alla finestra, cuoce senza bruciare, ma seccando terribilmente tutto. A nulla vale inserire nel forno un recipiente con dell'acqua, cuocere al minimo e nel ripiano più alto: il risultato è invariabilmente molto croccante ( quando va bene) e bianco in superficie. Sul frigo mi sono già dilungata in un post precedente. 
Insomma, un altro mondo. Anche quando, raramente, riesco a reperire gli ingredienti giusti resto comunque delusa, perchè i sapori non sono gli stessi.
Forse la cucina italiana si può fare solo in Italia, e all'estero occorre rassegnarsi a sapori e ad aromi diversi, accontentandosi di sognare sfogliando le pagine di una rivista.

sabato 16 giugno 2012

A.A.A. Cercasi armatura (e qualcosa per stordire la pecora killer)

Vivere nel deserto, specialmente in un posto come questo, dopo un po' stanca.
Pertanto da un po' di tempo i nostri discorsi e i nostri progetti per il futuro si sono spostati in altri paesi, con altri climi, altre culture, altri paesaggi. 
Non sappiamo ancora di preciso dove andremo nè quando sarà la partenza, ma uno dei posti che stiamo prendendo in considerazione è l'Australia.
Australia: la barriera corallina, Uluru, le meravigliose spiagge, i canguri.. questa è una di quelle mete che mi hanno fatto sempre sognare ad occhi aperti. E' veramente bizzarro come, pensando all'isola, non l'abbia mai considerata un posto pericoloso. Se me l'avessero chiesto due o tre giorni fa avrei detto che il continente più pericoloso è l'Africa, forse l'America del Sud, ma non certo la vasta isola oceanica.
Qualche giorno fa abbiamo comprato la grossa Lonely Planet Australia, e ci siamo immersi nelle sue descrizioni e nei suoi colori. 
Due giorni fa, aprendola distrattamente alla prima pagina, dove c'è un indice sommario del volume, mi cade l'occhio su "pericoli mortali".
Caspita. Mortali? Cosa può esserci di mortale in un posto così bello, pieno di simpatici canguri e morbidi koala? Ho iniziato a leggere, poi a controllare su Internet. In  effetti questo bellissimo paese qualche rischio lo presenta. 
Iniziamo dalle splendide spiagge, che mi attirano irresistibilmente. Una delle mie attività preferite, in spiaggia, è raccogliere conchiglie, ma dopo aver letto del Conus, sicuramente eviterò di farlo. Si tratta di un animaletto racchiuso in una bellissima conchiglia, e dotato di un aculeo velenoso in grado di iniettare un mix di tossine letali per un uomo adulto. E va bene, niente conchiglie. 
Anche nuotare nelle acqua cristalline riserva qualche pericolo. La box jellyfish è una medusa di dimensioni imponenti, i cui tentacoli possono arrivare a tre metri di lunghezza, ed è uno degli animali più velenosi del mondo. Citando da Wikipedia, la "strisciata" è dolorosissima e produce un'intensa sensazione di calore. Il veleno quando entra nel circolo sanguigno causa intensi spasmi muscolari, paralisi respiratoria e infine arresto cardiaco, il tutto nel giro di 2-3 minuti. Insomma, magnifico. 
Però caspita, se è di grosse dimensioni si vedrà, no? A parte il fatto che la lunghezza dei tentacoli è tale da poter essere sfiorati anche quando il corpo dell'animale è sufficientemente lontano da non essere visibile, c'è un'altra medusa letale che abita da quelle parti. Questa è invece minuscola, e si chiama Irukandji. Grazie al veleno secreto dal simpatico animaletto, essere sfiorati comporta tutta una serie di conseguenze spiacevoli, e anche se la singola puntura "non è di solito letale" anche questa specie è riuscita a mietere vittime.
Ok, niente nuotate in mare aperto. E camminare dove l'acqua è bassa? Neanche da pensarci. Questo infatti è il regno del piccolo polpo dagli anelli blu e del pesce pietra (quest'ultimo particolarmente difficile da vedere perchè si mimetizza). Scontato dire che il contatto con l'uno o con l'altro porta all'inoculazione di una tossina che porta all'arresto cardiaco in pochi minuti.
Lo scenario marino è completato dai serpenti marini, dotati di un veleno simile a quello del cobra, dal ferocissimo coccodrillo marino, lungo più di 5 metri, ed ovviamente dallo squalo.
Se poi parliamo della barriera corallina, lì si possono trovare altre simpatiche creature.

Ma passiamo alla terraferma. Tra i serpenti australiani ci sono alcuni degli esemplari più velenosi del mondo, come il taipan, che ogni anno fa un discreto numero di vittime. 
Dopo aver letto la lunga sfilza di serpenti il cui veleno è mortale a meno che non venga inoculato velocemente l'antidoto ( e qui mi viene il dubbio: ma se io non sono un'esperta di serpenti, e quando vengo morsa vedo a malapena un affare che corre via tra l'erba, come fanno in ospedale a sapere quale antidoto darmi?) ho pensato ok, vita di città. Ma neanche questa è tranquilla e sicura.
Il Sydney funnelweb spider è uno dei ragni più pericolosi del mondo. Oltre che all'aperto, è stato rinvenuto vicino (e anche dentro) alle piscine, all'interno delle abitazioni, sotto vestiti lasciati sul pavimento, dentro agli armadi e all'interno delle scatole da scarpe. Il suo comportamento è peculiare, e quando si sente in pericolo solleva le zampe anteriori e attacca. Il consiglio, ovviamente, è di allontanarsi velocemente appena se ne individua uno ( tutto bene se l'avvistamento è fuori di casa.. ma in caso contrario?). Il veleno agisce sul sistema nervoso, e senza l'antidoto stronca un uomo adulto in 40 minuti.
Ovviamente non è l'unica specie pericolosa, ce ne sono diverse, tra cui il Redback. Il White tailed spider, che è stato rinvenuto anche tra le lenzuola dei letti, non è mortale, fortunatamente. Provoca solo ulcere necrotiche, ma tranquilli, si sopravvive.
Per quanto riguarda gli altri animali, il maschio del buffo ornitorinco è velenoso. I simpatici e saltellanti canguri possono arrivare a due metri d'altezza (alcune specie). Sono aggressivi, e possono assaltare un'automobile. Per evitare danni al motore in Australia vendono la roo bar, da posizionare sulla parte anteriore delle vetture, per evitare danni.
La sfilza è ancora lunga. Per avere incubi notturni consiglio QUESTO documentario della National Geographic.

Bisogna stare tranquilli, comunque. Il panico non serve. Specialmente dopo aver letto che, statisticamente, sembra che i veri killer australiani siano mucche e pecore, che causano frequentemente incidenti stradali, di cui alcuni mortali.

lunedì 4 giugno 2012

Ghiaccio e altre amenità

Personalmente trovo il ghiaccio una bellissima decorazione naturale.
Mi piace camminare per un sentiero, in inverno, e vedere piccole stalattiti pendere dai rami di un albero o dal cornicione di una casa, quando tutto il resto è avvolto da un silenzioso manto di neve, punteggiato dalle orme degli animaletti del bosco. Mi piacciono i piccoli cristalli di ghiaccio che si formano sui prati e sugli alberi nelle notti fredde, e scintillano come diamanti in mille barbagli di luce ai primi raggi del sole. Lo trovo caratteristico, parte integrante della bellezza dell'inverno.
Prima di trasferirmi qui c'era solo un tipo di ghiaccio che detestavo: quello che si forma sul manto stradale, creando pericolose lastre su cui le automobili possono slittare e avere brutti incidenti.
Poi sono venuta a vivere qui, nel deserto ( che posto strano per parlare di ghiaccio!), e ho scoperto un posto dove trovarlo sempre, anche se fuori ci sono 45°C: il mio frigorifero.
Questo ameno elettrodomestico, ( marca Nikai, in caso qualcuno ne scoprisse uno in qualche recondito recesso di un negozio di elettronica e pensasse di comprarlo) ha un difetto fondamentale: è umidissimo. 
Grosse gocce d'acqua si formano all'interno di qualunque cosa, sacchetti, barattoli, piatti, pentole, e precipitano poi sul cibo sottostante, creando in pochi giorni ( a volte bastano poche ore) rigogliose coltivazioni di muffe. 
Mi capita quasi tutti i giorni di aprire il frigo per prendere un ortaggio, o l'avanzo di un cibo già cotto e riposto lì poco tempo prima e di trovarci sopra l'inconfondibile peluria bianco-verdastra.
Forse un elettrodomestico così sarebbe il sogno di un laboratorio di ricerca, perchè in effetti le muffe vengono su benissimo, ma io non sono Fleming, e mi accontenterei di poterci tenere dentro l'insalata.
Questo ovviamente causa qualche problema, dato soprattutto dal fatto che la città dista 180 km, e andarci più di una volta alla settimana per fare la spesa non è fattibile.
Abbiamo provato a capire quale fosse il problema del nostro frigorifero, ma probabilmente non ha un problema particolare, visto che fin dall'inizio si è comportato in questo modo.
Regolando il termostato sulla temperatura più bassa possibile, nei ripiani bassi c'è un'umidità che si taglia col coltello, mentre in alto, dove c'è lo sportellino del vano freezer ( minuscolo), ci sono quattro dita di ghiaccio.
Avevo letto da qualche parte che i frigoriferi che vengono prodotti oggi non hanno più bisogno di essere sbrinati (sbrinati... che dilettanti!! io non sbrino, sghiaccio, è diverso), ma probabilmente l'articolo si riferiva a marche particolari, o forse all'Italia, o all'Occidente. In ogni caso il mio frigo necessita di un'operazione di sghiacciamento almeno una volta al mese ( due sarebbe meglio) altrimenti la massa di ghiaccio cresce talmente tanto che non si riesce più a chiudere la porta del frigorifero, con conseguente peggioramento dello stato di salute (già precario) dei cibi in esso contenuti.
Stamattina, poichè da due giorni il frigo non si chiudeva più bene, ho deciso di dedicarmi all'amena operazione. 
Il campo di lavoro non era il massimo: dopo i suoi recenti balletti la lavatrice si è posizionata proprio davanti al frigo, fortunatamente ad una distanza sufficiente per aprire lo sportello, ma non ottimale per procedere allo sghiacciamento.
Ora, come si sbrina un frigo? Quando ero bambina ricordo che era un'operazione molto saltuaria, che veniva  eseguita in estate, prima di partire per le vacanze, e si realizzava semplicemente lasciando il frigo staccato per qualche ora. 
Qui non è così facile. Prima di tutto perchè il frigo contiene sempre alimenti velocemente deperibili, e quindi l'operazione dev'essere fatta il più velocemente possibile. Secondariamente perchè qualche ora non basta affatto per togliere il ghiaccio.
Quindi? scartata l'idea di accendere un falò dentro al frigorifero, ho realizzato che la cosa migliore è l'acqua bollente. Quindi il frigorifero viene svuotato, vengono posizionati degli stracci sul pavimento, e il ghiaccio viene quindi innaffiato di acqua fumante.
Se qualcuno, leggendo le mie parole, sta pensando a rendimento,  rese energetiche e spreco di risorse... beh, sarò lietissima di ricevere in dono da queste persone un nuovo frigorifero (ovviamente che si sbrini da solo), e sarò più che lietissima di adoperarlo al massimo del suo rendimento, senza sprechi.
Nel frattempo devo usare questo, ed eseguire questa amabile operazione. Il  tempo medio per togliere non certo tutto il ghiaccio, ma una quantità sufficiente per chiudere di nuovo bene lo sportello varia da un'ora e mezza a due, fino a sfiorare le tre ore.
Oggi, dopo aver terminato l'operazione (e aver lavato e asciugato con attenzione tutto il frigo, già che c'ero) ho rimesso dentro tutti i cibi, controllando che fossero in buono stato. 
Sdraiandomi sul pavimento ho quindi dato un'occhiata sotto all'elettrodomestico, per controllare che non ci fosse finita dell'acqua.
Nessuna traccia di liquidi. In compenso, in un angolo, c'era un uovo di scarafaggio, di una specie che non vedevo da un bel po', deposto (spero) molto tempo fa. 
Che dire, certo non c'è di che annoiarsi, in questa casa.

sabato 2 giugno 2012

Qui nulla è semplice, ovvero la lavatrice posseduta

Dopo lunghe ricerche, qualche giorno fa abbiamo finalmente individuato una lavatrice con le caratteristiche che volevamo ( possibilità di lavaggio con acqua calda, centrifuga, capienza normale, prezzo buono) qui nel paesino sperduto. La nostra felicità (specialmente la mia) era ai massimi livelli.
Una lavatrice!!! Finalmente non dovrò più lavare le lenzuola nel lavandino, e strizzarle in modi rocamboleschi. Che meraviglia.
Ieri, pieni di aspettativa e speranze, siamo andati nell'unico negozio del paese, un supermercato che vende un po' di tutto, dove, nella parte degli elettrodomestici c'era lei, la lavatrice, che ci aspettava. 
Immaginavamo una cosa facile: noi indichiamo l'elettrodomestico prescelto, paghiamo, qualcuno ci porta a casa la lavatrice ed esegue gli allacci necessari, dopodiché siamo finalmente liberi dalla schiavitù del lavaggio dei panni a mano.
Ovviamente questo programma era troppo semplice per poter essere possibile qui.
Arriviamo al supermercato, e indichiamo al commesso l'elettrodomestico che vogliamo acquistare. Lui ci guarda perplesso. Va a chiamare un altro commesso, che a sua volta ne chiama ancora uno. Quest'ultimo, un ragazzo coreano dell'apparente età di dodici anni, si avvicina guardingo alla lavatrice, ne apre lo sportello e si mette a guardare l'interno con estremo interesse, come se stesse guardando una volta affrescata. 
Prende quindi il il libretto delle istruzioni, e si mette a leggere. Noi aspettiamo. Dopo un po' prende un tubo, e cerca di capire come vada connesso alla lavatrice. Noi lo guardiamo perplessi. Forse è uno di quelli che ci porteranno il nostro acquisto a casa, magari sta cercando di capire come fare a collegarla. Chiediamo conferma ad uno degli altri commessi, che ci dice che no, quel ragazzo non è quello che fa le consegne. 
Ma che accidenti sta facendo, allora? Continuiamo ad aspettare. Dopo un po' lui si allontana, con il tubo in mano. Lo vediamo poco dopo arrampicarsi sopra ai frigoriferi della zona latticini. Dopo aver camminato per cinque o sei metri si accuccia, raccoglie qualcosa e scende.
Mio marito nel frattempo si rivolge ad uno degli altri commessi, e gli chiede se possiamo avere la lavatrice nella sua scatola. Ovviamente stiamo dando per scontato che quella che vediamo lì sia in esposizione, e immaginiamo che ci sia un magazzino con delle altre ancora imballate.
L'uomo ha uno sguardo vacuo. Scatola? Imballaggio? Questa lavatrice qui non va bene? Ok, soprassediamo. Questa lavatrice va benissimo.
Il ragazzo torna, restituisce il tubo, e dopo soli 45 minuti riusciamo finalmente a pagare. 
Due uomini si fanno avanti, prendono la lavatrice, se la caricano in spalla e la portano fino all'automobile di uno dei due. 
Arriviamo a casa, e corro ad aprire il porta. Ok, è stata una cosa un po' lunga, ma adesso la lavatrice è qui!! Mi crogiolo nell'idea di poter lavare velocemente la catasta di panni che attende nel cesto della roba sporca.
Gli uomini entrano, e depongono l'amato elettrodomestico per terra. Chiediamo se possono provvedere all'allaccio. Loro si guardano, e ci dicono che non hanno idea di come si faccia. 
E va bene. Forse abbiamo una soluzione.
Attawi è il ragazzo indiano che si occupa della manutenzione del nostro palazzo. L'abbiamo chiamato la prima volta qualche tempo fa, per sistemare una tremenda perdita d'acqua nel muro della cucina. Lui è arrivato e ha sostituito il tubo, senza fare macelli. Uscendo di casa si è accorto che la maniglia non funzionava, e l'ha riparata. 
Attawi è il nostro uomo, lui ci aiuterà. Lo chiamiamo, e in pochi minuti è da noi. Gli mostriamo la lavatrice, e gli spieghiamo il problema. Lui ci guarda, perplesso, e se ne va. Certo, se Attawi parlasse qualche altra lingua, oltre al Bengalese, sarebbe più facile comunicare. 
Tornerà? Ha lasciato la porta aperta, lo consideriamo di buon auspicio. Già che ci siamo andiamo a chiedere consiglio ai vicini. Loro entrano, guardano, scuotono la testa e ci dicono che il punto dove dovrebbe esserci l'allaccio dell'acqua, nel muro, è spaccato. 
Magnifico. Per tirarci su di morale aggiungono che invece loro avevano la presa elettrica frantumata. 
Sì, questo palazzo l'hanno costruito con i piedi.
Dopo un po' Attawi torna, e armeggia per un po' con la lavatrice. Poi ci chiama, e ci fa segno che ora tutto è a posto. C'è un po' d'acqua sul pavimento, ma pazienza. Facciamo partire un ciclo di prova, come dicono le istruzioni. Funziona benissimo.

Stamattina, piena di emozione carico la lavatrice, aggiungo il detersivo e la metto in funzione. Dopo un po' si avvia la centrifuga. Il rumore è quello di un elicottero che stia atterrando nella nostra cucina. Ci precipitiamo a vedere: l'elettrodomestico sta saltellando in giro per la stanza. Usando tutta la forza che abbiamo riusciamo ad evitare che si autodistrugga o arrechi danno alle altre suppellettili.
C'è una manopola per regolare il numero di giri del cestello, e ci affrettiamo a metterla al minimo. Niente da fare, alla centrifuga seguente siamo di nuovo aggrappati tutti e due alla lavatrice, per evitare di farla vagare in giro per la casa. A questo punto selezioniamo l'opzione "No spin", e ci illudiamo di aver risolto il problema. Alla centrifuga seguente le cose vanno un pochino meglio: è sufficiente una sola persona per tenerla ferma. Alla quarta ed ultima centrifuga la maledetta riesce a staccare dal muro il tubo dell'acqua, con conseguente piccolo allagamento.
Segue telefonata ai genitori in Italia per chiedere lumi, perchè non posso incatenare la lavatrice ogni volta che devo fare un lavaggio.
Al momento il problema non è ancora risolto, e suppongo che finchè non lo sarà mi rivolgerò al mio fidato lavandino. Almeno quello non lo devo inseguire in giro per la casa.