lunedì 20 gennaio 2020

Questioni d'acqua

Era la fine di Maggio dello scorso anno, un giorno in cui non ero di turno e mi apprestavo a passare una tranquilla giornata a casa. Mio marito si stava facendo la doccia, mentre io preparavo la colazione. Ad un tratto vedo arrivare il coniuge in sala da pranzo ancora svestito e piuttosto alterato: l'acqua era finita.
A scanso di equivoci, va specificato che non era terminata l'acqua calda, ma proprio l'approvvigionamento idrico dell'abitazione. Questo accade perche' qui, nella nostra casa a 15 km dal Freaky Village, non usufruiamo dell'acquedotto, ma abbiamo una cisterna che si riempie con l'acqua piovana ed e' collegata ai nostri rubinetti.

La nostra cisterna

L'acqua era dunque terminata, la cisterna vuota e questo era un problema che andava ovviamente risolto il prima possibile.
Ad un'ora adeguata mi sono dunque recata all'agenzia immobiliare che ci ha affittato la casa, passaggio obbligato per avere una qualche forma di aiuto, e nel giro di un paio di minuti sono risalita in macchina stringendo tra le mani un foglietto col numero di telefono da chiamare.

La ditta in questione si occupa di riempire cisterne ad uso domestico, quindi con acqua potabile. Chiamo, ci accordiamo sull'ora della consegna, il tizio mi chiede quanti litri voglio, avvisandomi che non ne puo' portare piu' di 12.000, capienza della sua autobotte piu' grande.
Faccio un rapido calcolo, non so esattamente quale sia la capacita' del nostro serbatoio, ma sicuramente tiene piu' di 12.000 litri.
Il tipo arriva all'ora convenuta e, mentre scarica quintali di liquido nella vasca vuota, gli faccio un paio di domande. Mi informa che la nostra cisterna ha una capienza di 100.000 litri, quantita' che, se usata oculatamente, di solito dura un anno. Mi insegna anche come controllare quanta acqua c'e' dentro senza dovermi inerpicare in cima per aprire lo sportellino: basta bussare sulle pareti del cilindro.
Si parte dalla base, e si sale. Quando il sordo toc-toc diventa un rimbombante bounc -bounc, significa che si e' raggiunto il livello dell'acqua.

Al termine del travaso, metto in pratica le competenze appena acquisite: il livello mi sembra sempre paurosamente basso, ma in effetti occupa piu' o meno un decimo della cisterna.
Il conto e' salato: per 12.000 litri pago 475 dollari.
Una settimana dopo questo episodio sono iniziate le piogge invernali, e la nostra cisterna si e' gradualmente riempita.

All'epoca, se qualcuno mi avesse chiesto come funziona l'immagazzinamento dell'acqua, avrei risposto con sicurezza: la raccolta avviene dal tetto della casa tramite grondaie, e, con una serie di tubi, trasportata nella cisterna. Ad un certo punto di questo tragitto, l'acqua viene filtrata e diventa quindi potabile. Ci credevo come ad un dogma di fede. Ovvio no? mica ci beviamo la pioggia cosi' com'e'.
Va detto che l'acqua della cisterna e' ottima. Sempre fresca e senza retrogusto di cloro. Conosco parecchie persone che, pur abitando in centri abitati raggiunti dall'acquedotto, si sono fatti installare una cisterna perche' gradivano di piu' il sapore dell'acqua piovana.

Circa un mese dopo, sono tornata all'agenzia a chiedere informazioni sul filtro: va cambiato, ogni tanto? lo dobbiamo pulire?
Ricordo la faccia perplessa dell'impiegata, mentre mi diceva che no, non dobbiamo fare assolutamente niente.



Passano i mesi, le piogge invernali arrivano al termine. Nel 2019 non e' piovuto granche', il fiume che attraversa il Freaky Village non e' esondato affatto, cosa rara.
La nostra cisterna non si e' riempita completamente, il livello dell'acqua e' arrivato piu' o meno a meta'.

Da quando mi sono accorta che il serbatoio non si era colmato, ne ho vegliato costantemente il livello con ansia crescente. Non riesco a valutare quanta acqua usiamo. Quanti litri si consumano lavando i piatti? quanti con le lavatrici? quanta acqua sprechiamo con la doccia? Il livello nella cisterna si abbassa sempre di piu'. Venti centimetri. Quindici centimetri. Dieci centimetri.
Infine, poco prima di Natale, ci siamo decisi a chiamare di nuovo l'uomo dell'acqua, per avere altri 12.000 litri. Lo chiamo di lunedi', lui mi dice che non puo' venire fino a venerdi'. Bastera' l'acqua? presa dall'ansia, inizio a razionare. Lavo i piatti e i vestiti col minimo indispensabile, smetto di farmi la doccia e opto per un lavaggio "a pezzi". Inizio anche a riempire la bottiglia da cui bevo sul posto di lavoro, anziche' a casa.
Mio marito non si lascia contagiare dalle mie preoccupazioni e continua tranquillo con le sue due docce al giorno.
Infine arriva il venerdi' e io mi prendo un giorno libero dal lavoro per poter essere li' quando il tizio arriva. La consegna avviene, sborso altri 475 dollari.

Rientro poi in casa, rilassata, e come prima cosa, apro il rubinetto per riempire la mia bottiglia.
Non posso sbagliarmi, l'acqua e' GIALLA. Non solo, e' piena di micro-particelle che ci galleggiano dentro. Il primo pensiero e' che per errore mi abbiano dato dell'acqua non potabile, ma lo elimino subito come impossibile.
Prendo la macchina, corro in agenzia. Porto con me due bottiglie: una e' la mia, riempita con l'acqua del rubinetto, l'altra e' una bottiglietta intonsa di acqua del supermercato, per far vedere la differenza di colore.

L'agente immobiliare non e' particolarmente scioccata.
- Mi sembra che vada abbastanza bene, no? - mi dice, osservando la bottiglia incriminata.
Mi spiega che in tutte le cisterne si forma un sedimento di roba non meglio specificata che giace sul fondo. Quando vi e' stata versata dentro l'acqua, questo strato ha subito un rimescolamento, ma non devo preoccuparmi, basta aspettare un paio di giorni e le cose si stabilizzeranno.

Questa storia del sedimento mi e' nuova e mi turba abbastanza. Da cosa e' formato? Come puo' crearsi un sedimento, se il sistema di raccolta dell'acqua e' dotato del famoso filtro che non necessita di manutenzione?
L'impiegata cerca di tranquillizzarmi e mi sorride. Mi dice che il ferramenta esegue analisi dell'acqua delle cisterne, e di andare da lui, se proprio voglio stare tranquilla.

Non posso sbagliarmi, il Freaky Village ha solo sette negozi, di cui uno e' il ferramenta.
Entro, supero velocemente la corsia della roba da giardinaggio, passo in  mezzo alle motoseghe e finalmente arrivo al bancone, dietro al quale si trova un uomo sui cinquant'anni, con una lunga barba che gli sfiora il petto. Indossa un grembiule verde che ricopre l'addome prominente e su cui risalta la parola "Joseph" stampata in un angolo. Dietro di lui siede una donna all'incirca della stessa eta', impegnata con un inventario.

Io sono molto alterata, arrivo al bancone, vi sbatto sopra le due bottiglie, gli vomito in faccia l'accaduto e lo prego di eseguire immediatamente la famosa analisi chimico - fisica che dovrebbe fornirmi informazioni sulla bonta' dell'acqua che beviamo ogni giorno. Al termine dello sproloquio alzo i miei occhi disperati verso i suoi e scopro con stupore che l'uomo mi sta sorridendo a tutta bocca.

Mi tende la mano.
- Ciao, mi chiamo Joseph, sono il proprietario. Questa e' mia moglie Annie. Non ti ho mai vista qui.

La gente qui e' speciale e un po' matta, non per niente ho soprannominato questo posto "Freaky Village".

Stringo la mano a Joseph, mi presento, cerco di calmarmi e gli spiego di nuovo il problema, sollecitando le analisi.

Joseph prende la bottiglia con l'acqua del rubinetto e la osserva.
- Secondo me va bene - mi dice. Svita quindi il tappo e ne beve qualche sorso.
- Anche il sapore e' OK - aggiunge. Poi mi spiega che l'analisi non la fa lui, occorre mandare i campioni a Perth, ci vuole piu' di un mese.

Davanti alla mia espressione costernata, Joseph esce da dietro al bancone e mi abbraccia.
- Non preoccuparti, davvero. La tua acqua va bene. Non hai idea di cosa la gente si ritrova nella cisterna, opossum morti, colonie di rane, piantagioni di alghe... la tua acqua va bene, fidati. Dai al sedimento il tempo di stabilizzarsi.

 Gli chiedo del sedimento. Come fa a formarsi?
Joseph mi sorride. Mi chiede dove abito. Decido di dare indicazioni vaghe, fornendo solo il nome della strada. E' impossibile che localizzi la mia casa: la via in questione e' lunga piu' di 50 km e collega il Freaky Village con un altro paesino.
- Dev'essere la casa costruita da Jason - dice subito Annie, alzando gli occhi dal suo inventario.
Mi guardano. Non ho idea del nome di chi ha edificato la casa dove vivo in affitto.
- Ci vivi in affitto, no? la casa appartiene a Michael Johnson? mi chiede Joseph.

Ho solo detto il nome della strada, giuro.
Come fanno questi due ad aver individuato la casa?

- Chiama Jason, chiedigli del filtro - dice Annie al marito.
Joseph si dirige verso il telefono, per chiamare l'uomo che ha costruito la casa dove vivo.
- Jason? Ciao, sono Joseph, ti chiamo dal negozio. C'e' qui Flavia, che voleva sapere del filtro della cisterna, e' preoccupata per l'acqua... oh, capisco. Certo, naturalmente. D'accordo, glielo dico. Grazie. Ciao.

Joseph abbassa la cornetta e mi sorride.
- La cisterna non ha filtri -  mi dice.
- Come niente filtri???? quindi ci stiamo bevendo l'acqua piovana cosi' com'e'? con le foglie morte dentro? con la cacca degli uccelli e degli opossum che scorrazzano sul tetto?




Joseph mi sorride di nuovo.
- Esattamente - mi dice - ma e' cosi' per tutti, qui. Non ti preoccupare, dai. Stai bevendo quest'acqua da anni e non hai mai avuto problemi. Se lo desideri, comunque un filtro si puo' sempre mettere. Vuoi che chiamo il proprietario della tua casa per chiedergli di installarne uno?

E' questo e' quanto. Ho abbracciato Joseph ed Annie e sono tornata a casa. Il proprietario si e' detto favorevole all'installazione del filtro, ma non ha detto quando questo potra' avvenire.
L'acqua nel frattempo e' tornata ad essere limpida, il sedimento si e' riassestato e non ci sono piu' particelle galleggianti.
Continuiamo ad usare i rubinetti di casa per la nostra necessita' idrica quotidiana, come del resto stiamo facendo da due anni e come la gente qui ha sempre fatto.
Il filtro dovrebbe essere in arrivo, nel frattempo incrociamo le dita e cerchiamo di non innervosirci troppo.

sabato 11 gennaio 2020

I libri del 2019

Devo confessare che ho una debolezza a cui non riesco assolutamente a resistere. 
Sono una lettrice compulsiva e una compratrice seriale di libri. Per fortuna esistono le biblioteche, per cui non spendo tutto il mio stipendio in carta stampata, ma lo stesso ne acquisto ogni mese un buon numero. 
Anche se utilizzo spesso Amazon e ogni bookstore che capita sulla mia strada viene minuziosamente esaminato, ho una predilezione per le librerie di seconda mano, dove spesso ho trovato volumi non più in commercio per prezzi stracciati. I librai mi adorano.
Amo leggere da sempre. Ho sempre un libro in borsa, che leggo nei momenti di pausa e uno sul comodino, che non vedo l'ora di prendere in mano al termine della giornata.

I libri di cui vi parlo oggi sono una parte di quelli che ho letto nell'anno appena passato.
Di alcuni dei volumi letti purtroppo non ricordo il titolo, quindi non sono stati inseriti in questo elenco. Ho deciso anche di non includere tutti i libri di cucina letti lo scorso anno, con poche notevoli eccezioni. 
Ovviamente, quanto scrivo rappresenta il mio punto di vista. Se avete letto queste opere e ne avete avuto un'opinione diversa, sono lieta di discuterne insieme!

Wild by nature
From Siberia to Australia, three years alone in the wilderness on foot
di Sarah Marquis


Questo è uno dei libri che ho preso in biblioteca.
Una donna e un carrello nelle lande deserte. Sembra che la Mongolia sia popolata da persone orribili, in Cina, se passi con uno zaino, ti seguono per controllare dove ti accampi, in Laos ci sono bestie orrende e trafficanti di droga piuttosto gentili.
Nonostante a tratti sia divertente ed interessante, questo volume mi ha un po' deluso. La sensazione che ho avuto leggendo è che Sarah non sia in realtà minimamente interessata ai posti che visita, non le interessa la gente, è tutto centrato su di lei, sul trovare un posto dove comprare i vegetali per la cena, sul percorrere un certo numero di km ogni giorno per arrivare poi puntuale all'appuntamento con l'elicottero che la porta via. Il viaggio è sì nelle lande deserte, ma e' privo del sapore magico che si prova visitando posti nuovi.
Non lo rileggerei.

The revolutionary youth 
di John Simpson


Ho reperito questo libro in una piccola libreria di Belfast.
I Troubles dell'Irlanda del Nord attraverso gli occhi di un ragazzino cattolico che ci cresce in mezzo, un inglese rapido e colloquiale. Se vi interessa la storia irlandese ve lo consiglio caldamente.


Land of milk and honey
The story of traditional irish food and drink
di Brid Mahon



Attraverso riferimenti alla letteratura e al folklore, l'autrice traccia un resoconto dei cibi irlandesi attraverso i secoli e il loro legame con le feste e le occasioni speciali. Interessante e ben scritto.

Ricette di confine
Il cibo narrato dalla Palestina occupata
di Silvia De Marco



Le tradizioni di una terra occupata attraverso le ricette, in un connubio che cuce insieme cibo ed esperienze, storia e geografia. Consigliato.


The temporary bride, a memoir of love and food in Iran
di Jennifer Klinec


Uno dei libri che lo scorso anno mi hanno stregata. 
Jennifer Klinec, dopo aver lasciato il lavoro in banca, apre una scuola di cucina a Londra e inizia a viaggiare, per scoprire sempre nuove ricette. In uno di questi viaggi si ritrova in una cucina di Yazd, Iran, per imparare a dosare lo zafferano, preparare un riso morbido come seta e dolcetti di pistacchi e acqua di rose.
Oltre al cibo, a Yazd Jennifer incontra il futuro marito. Una storia meravigliosa, scritta con uno stile potente ed evocativo, che con poche parole riesce a far percepire colori, sapori e profumi e ha fatto nascere la mia attuale ossessione per l'Iran.

Food of life
Ancient Persian and modern Iranian cooking and ceremonies
di Najmieh Batmanglij


Sull'onda emotiva del libro precedente, ho frugato la rete alla ricerca del libro "perfetto" di cucina iraniana e incredibilmente mi sono imbattuta in un tesoro, un'opera meravigliosa che unisce arte, poesia e ricette. Se avete mai sognato la cucina iraniana (e se avete letto il libro precedente non potete non farlo), non potete perdervi questo libro. Le ricette sono divine.


Revolutionary ride
di Lois Pryce


Indovinate di cosa parla questo libro? lo so, sono ossessionata. Ma e' l'ultimo libro sull'Iran di cui vi parlo oggi, promesso.
Nel 2011, in un momento di massima tensione tra il governo britannico e quello iraniano, la scrittrice di viaggio Lois Pryce trova un pezzo di carta con poche righe scritte sopra, attaccato sulla sua moto parcheggiata fuori dall'ambasciata iraniana di Londra. Nel biglietto, un ignoto cittadino iraniano, colpito dagli adesivi che testimoniano lunghi viaggi, chiede al proprietario della moto di andare in Iran, per avere la prova che gli Iraniani non sono terroristi.
Intrigata, Lois decide di accontentarlo e si imbarca in un meraviglioso viaggio attraverso l'Iran, in sella alla propria moto. Ovviamente consigliatissimo.


Genius dessert
di Kristen Miglore


Questo e' un libro di ricette. Ma sono le migliori in assoluto, selezionate accuratamente. Volete la ricetta dei brownies piu' buoni? e' nel libro. I chocolate chips cookies che faranno sbavare i vostri amici? e' nel libro. La torta all'olio piu' buona?  e' in questo libro. Lo trovate su Amazon, non perdetevelo.


The wounded sinner
di Gus Henderson


L'identita' di una famiglia aborigena a Leonora, nell'outback del Western Australia, i problemi di ogni giorno, le liti con i figli, il senso di appartenenza ad una terra e l'estraniamento causato dai pregiudizi. Consigliato a chi e' interessato alla vita degli aborigeni australiani di oggi.
Per lavoro, ho avuto la fortuna di conoscere l'autore personalmente (una persona meravigliosa, che tra le altre cose ha conseguito un PhD in Writing) e di intrattenere con lui conversazioni sulla situazione degli aborigeni in  Australia. 


On Rue Tatin
di Susan Loomis


I sogni sono realta', per Susan. Trasferitasi dagli USA in Francia per seguire un corso di cucina, Susan si ritrova con un lavoro, un marito, due figli e un sacco di amici in brevissimo tempo. Infine la famiglia decide di comprare una casa a Louviers, in Normandia e Susan apre una scuola di cucina.
Da leggere quando avete bisogno di pace.


La piccola pasticceria in fondo alla strada
di Ellen Berry


Questo romanzo mi ha insegnato a non farmi attrarre dalle copertine invitanti.
Roxanne e' nata in un paesino dello Yorkshire che ha abbandonato appena ha potuto per inseguire il sogno di una vita glamour a Londra. Anni dopo si ritrova a lavorare per una rivista di moda e ad essere fidanzata col belloccio di turno. I sogni crollano quando il suo nuovo capo cerca di affossarla senza ragione e il belloccio la tradisce con la segretaria.
Roxanne decide allora di tornare al paesino, si lascia catturare dall'atmosfera agreste che ha sempre odiato e conosce un tizio del posto che naturalmente e' il Vero Amore.
Proprio no.


Convenience store woman
di Sayaka Murata


Ci ho provato, davvero, ma io e le autrici giapponesi proprio non siamo in sintonia.
Ho fatto questo acquisto perche' ho letto da qualche parte che l'opera ricordava Eleanor Oliphant, libro che ho amato: questo libro e' completamente diverso.
Keiko Furukura ha 36 anni ed e' una commessa part-time in un mini-market. La sua vita e' tutta qui: non ha aspirazioni, sogni, idee, personalita', nulla. Vive per il supermercato, il suo obiettivo giornaliero e' vendere il cibo in offerta speciale, riempire gli scaffali, partecipare agli assurdi riti depersonalizzanti imposti dalla direzione. Un giorno arriva un collega pazzo e puzzolente, il tipo che importuna le donne seguendole per strada, e che viene licenziato dopo pochissimo.
Keiko lo invita a trasferirsi a casa propria e, nonostante l'appartamento sia piccolissimo, i due non si vedono neppure: lei vive dentro un armadio in camera da letto, lui dorme nella vasca da bagno. Nonostante tra loro non vi sia alcun tipo di rapporto, ad entrambi sembra di aver migliorato il proprio status: lui vive sulle spalle di lei e non deve piu' lavorare, le amiche di lei la credono fidanzata e non la strassano piu' con la necessita' di trovarsi un uomo. 
Una storia tristissima che non consiglio a nessuno. 

A baby in a backpack to Buthan: an Australian family in the land of the Thunder Dragon
di Bunty Avieson


Bunty Avieson, il marito e il loro bimbo si trasferiscono per lavoro prima in India e poi nel piccolo regno del Bhutan, sull'Himalaya. Le gioie e gli orrori del viaggiare con un bambino piccolo in un Paese in via di sviluppo e completamente diverso.
Sicuramente interessante, ma molto lento.


The single ladies of Jacaranda Retirement village
di Joanna Nell


Il romanzo si svolge in Australia, in una non precisata cittadina sulla costa est. I retirement villages sono una specie di quartieri, spesso cintati da mura, che contengono "units", ovvero mini-appartamenti per una sola persona dove molti anziani decidono di trasferirsi dopo la pensione o in caso di vedovanza. 
Peggy Smart ha 79 anni e mezzo, è vedova e vive in una di queste micro-villette con Basil, il suo cagnolino. Le sue giornate sono scandite dalle medicine che deve prendere, dalle visite dal dottore e dal rapporto teso con i figli che vorrebbero farla entrare in una casa di riposo. 
Peggy è segretamente interessata a Brian, 84 anni, il segretario del comitato residenti del Jacaranda Retirement Village, che vive qualche units più in là della sua, e sogna di invitarlo a cena a casa sua. 
Un giorno nel Retirement Village arriva Angie Valentine, una vecchissima amica di infanzia di Peggy, e la vita della protagonista cambia totalmente.
Divertente e ben scritto, ma decisamente irreale. 

Il club delle lettere segrete
di Angeles Donate


In un paesino sulle montagne fuori Madrid, una donna anziana e' terrorizzata dalle brutte notizie: la sua amica Sara, la postina del paese, sta per essere trasferita a causa dell'esigua quantita' di posta da consegnare. Come salvare la situazione? 
Una storia delicata che ha il sapore di una fiaba, da leggere quando si ha bisogno di tranquillita'.

Teacher
di Gabby Stroud

Gabrielle Stroud ricostruisce la propria vita di insegnante, dalla laurea piena di sogni fino al giorno in cui capisce di non poter piu' insegnare. Magnifico per farsi un'idea del carico assurdo che pesa sulle spalle di chi fa dell'educazione dei bambini la propria vita, e anche per chi si lamenta del sistema italiano.



The unlikely adventures of the Shergill Sisters
di Balli Kaur Jaswai


Seguendo le ultime volonta' della madre mancata da poco, tre sorelle inglesi di origine indiana intraprendono un pellegrinaggio in Punjab, alla ricerca della proprie radici. 
Un romanzo sui segreti, le incomprensioni e le differenze che nascono all'interno delle famiglie. Sullo sfondo, appena attenuata, l'India di oggi, con tutti i suoi problemi. 
Bello, anche se a tratti un po' lento.


Very good lives: the fringe benefits of failure and the importance of imagination, 
di J.K. Rowling


Questo e' il discorso che l'autrice di Harry Potter fece ai laureandi di Harvard nel 2008. E' bellissimo e ho una sorpresa: lo potete trovare gratuitamente sul sito dell'universita' di Harvard, QUI. Se non avete voglia di leggerlo, nella stessa pagina c'e' il video. 
Non perdetevelo!

America for beginners
di Leah Franqui


Tre persone completamente diverse - una ricca vedova indiana, un uomo povero originario del Bangladesh e un'aspirante attrice americana - si ritrovano in viaggio insieme dalla costa orientale degli Stati Uniti a quella Occidentale. Una storia piuttosto balorda e con un finale che non mi ha convinto affatto.


The real doctor will see you shortly: a physician's first year
di Matt McCarthy


Il primo anno di specializzazione di un medico americano, la fatica, la paura di sbagliare, gli errori, le soddisfazioni. Se vi interessa l'ambiente medico e' una lettura estremamente interessante.


Schools of fish
di Alan Sampson


Alan Sampson e' un intelligente e capace preside di scuola superiore, famoso per trasformare scuole problematiche in centri di eccellenza. Le lunghe ore passate lavorando richiedono pero' un tributo: mentre il suo matrimonio finisce, Alan si ritrova in una delle scuole peggiori in cui abbia mai lavorato, e l'alunno piu' problematico e' Greg Sampson, suo figlio. 
Mentre Alan cerca un modo per gestire i problemi caratteriali del figlio, Greg e' alle prese con i propri problemi di dislessia e apprendimento e con un padre che non lo capisce ed esige piu' di quanto lui sia in grado di dare.
Solo quando entrambi avranno il coraggio di uscire dalle regole scritte dell'educazione scolastica troveranno un terreno comune su cui costruire un rapporto. 
Bellissimo.

Maid
di Stephanie Land


A seguito di una storia occasionale con un uomo violento, Stephanie Land si ritrova, ancora giovanissima, ad essere una madre single e con enormi problemi finanziari. Il libro descrive la vita allucinante negli alloggi per senzatetto, i pregiudizi con cui deve scontrarsi ogni giorno, le umiliazioni del lavoro di domestica e il sogno di poter studiare e migliorare la propria situazione. 
Verserete tantissime lacrime, ma tranquilli: Stephanie e' riuscita a laurearsi e ora la sua vita e' cambiata.


Confessions of a Qantas flight attendant
Owen Beddall


Questo libro e' la prova di come a volte i titoli traggano in inganno.
Mi aspettavo una raccolta di fatti divertenti capitati sugli aerei, invece il libro parla di tutt'altro.
L'autore racconta la sua vita di assistente di volo  soffermandosi soprattutto sui locali da lui frequentati nelle varie localita' del mondo e le persone che vi ha incontrato. Una parte del libro e' anche dedicata agli incontri  - questi si', fatti sugli aerei - con persone dello spettacolo.
L'ho trovato terribilmente noioso, non sono riuscita a finirlo.


Mother, can you not?
Kate Friedman -  Siegel


Il rapporto madre - figlia e' sempre complesso e particolare. In questo caso la madre, oltre ad essere fuori di testa, e' anche una produttrice e direttrice televisiva di successo.
Allucinante.


Weird things customers say in bookshops 
Jean Campbell


Magnifica raccolta di cose assurde che le persone sono riuscite a dire in libreria. Per trascorrere momenti divertenti.

All my patients have tales: favorite stories from a vet's practice 
Jeff Wells

Le avventure di un veterinario americano, i casi piu' inusuali e quelli piu' divertenti.
Mi e' piaciuto tantissimo.


Not afraid of the fall
Kyle James

Una giovane coppia decide di lasciare il lavoro ben pagato e partire per un viaggio di 114 giorni attraverso il mondo. Per quanto l'esperienza sia stata senz'altro eccezionale, purtroppo lo stesso non si puo' dire dell'abilita' narrativa dell'autore.
Non lo rileggerei.

Per oggi e' tutto, alla prossima.

martedì 31 dicembre 2019

Di aggiornamenti, animali e banane

Eh gia', sono ancora qui, anche se sono mesi che non aggiorno il blog. Sorvoliamo sui motivi per cui non mi avete piu' letto, altrimenti scrivo un post che parla d'altro. 

Cos'e' successo in questi ultimi mesi? saro' breve e schematica.
Abbiamo fatto finalmente il test per la cittadinanza australiana. A breve verremo convocati per la cerimonia del giuramento. Ma vi raccontero' di questo piu' approfonditamente in un altro post.

Ho iniziato a fare surf. Non sono una campionessa, sono all'inizio e non riesco ancora a stare in piedi sulla tavola, mettermi a quattro zampe per ora e' il mio record, il Cow Bombie e' ancora lontano (molto lontano!). Ma non importa: quando prendi l'onda, la posizione non conta, vai veloce come un fulmine e l'emozione e' indescrivibile. Mi sento viva.

Ho totalmente abbandonato il desiderio di poter ottenere il riconoscimento della laurea. Da una parte il maledetto IELTS Academic, dall'altra l'Ordine che ha cambiato di nuovo i pre-requisiti per la registrazione, inserendo clausole che rendono vana qualunque speranza e rendono la mia laurea con lode nulla di piu' di un pezzo di carta senza alcun valore. 

Ora basta, tranquilli, vi risparmio il resto e cambio argomento.

*****

Aneddoto tragicomico dei giorni scorsi, tra parentesi i miei pensieri.

Collega madrelingua inglese: Flavia, ho difficolta' a scrivere una parola, mi aiuti?
Io (che sara' mai? Sternocleidomastoideo? Nitrofurantoina? Micropoliangioite a fenotipo granulomatoso-eosinofilo?): Certo, dimmi pure. Di che si tratta?
Collega: La parola e' BANANA. Con quante N si scrive?
Io (O.O): con due enne...
Collega: Quindi e' BANNANA o BANANNA?
Io: ....

La cosa tragicomica, a parte il fatto che ero convinta che la parola "banana" fosse tra le prime venti che si imparano a scrivere all'eta' di 5 anni, e' che questa mia collega, per il semplice fatto di essere nata qui, non dovra' mai fare un esame di conoscenza della lingua inglese. In caso lo desiderasse, potra' iscriversi all'universita' senza dover preventivamente dimostrare di avere una padronanza totale della lingua. Questa ironia non smette di impressionarmi.

*****
Per concludere questo post sconclusionato, vi racconto qualche ulteriore incontro con la fauna australiana, che qui, si sa, si incontra ovunque vai.

Verso la fine di Novembre, mio marito ed io siamo andati per un weekend nella cittadina di Albany, sulla costa sud del Western Australia. La temperatura era gia' di inizio estate, per cui il programma era di andare in spiaggia. 
In Western Australia, fuori dalle grandi citta' le spiagge non sono gremite, nemmeno in una domenica nel culmine dell'estate. In quei giorni ancora non estivi, la maggior parte delle spiagge era ancora deserta, nonostante la temperatura fosse gia' sopra i 20 gradi.
Parcheggiamo, prendiamo la borsa con gli asciugamani e, prima di scendere sulla spiaggia, decido di fare un salto al bagno, ovvero un casottino in mezzo alla boscaglia. 
Entro, supero la zona lavandini e mi dirigo verso i gabinetti... e mi blocco di colpo: vicino alla porta di uno di essi c'e' un dugite lungo piu' di un metro.

Il dugite e' uno dei serpenti australiani con veleno letale.
Immagine da Wikipedia
Quando si incontra un serpente, non bisogna muoversi. Occorre stare immobili per non spaventarlo, anche se l'animale ti sta passando sui piedi.
Quante volte ho sentito ripetere questa frase, da quando vivo qui? Mille volte?
Ecco, in caso vi capitasse, e' cosi' che si deve fare.
Io invece mi sono lasciata guidare dall'istinto, mi sono girata e sono fuggita. L'animale, per fortuna, non ha reagito mordendomi. Mi e' andata di lusso, come direbbe mio padre.

Stessa gita, giorno dopo, spiaggia diversa. 
Mio marito e' in acqua che nuota tranquillo, io sono seduta su un asciugamano, a causa della temperatura per me troppo bassa. Sulla spiaggia non c'e' nessun altro.
Se pensate ai pericoli dell'Australia, specificamente a quelli che si possono incontrare in acqua, qual e' la prima cosa che vi viene in mente? 
Gli squali qui sono un problema, tanto che nelle spiagge piu' affollate c'e' un apposito allarme che si attiva quando viene avvistato uno squalo e, in alta stagione, un elicottero sorvola incessantemente la costa con lo stesso obiettivo.
Immaginatevi la scena. L'acqua e' meravigliosa, cristallina, azzurro chiaro, la sabbia candida e bellissima. 
E all'improvviso vedo una pinna che spunta dall'acqua. E si dirige verso mio marito.
Panico. Lo chiamo e lo chiamo, ma e' immerso e non mi sente subito. Intanto mi accorgo che le pinne sono piu' di una. Almeno 4, direi.
Finalmente lui si accorge delle mie urla terrorizzate ma, prima che lui abbia tempo di precipitarsi  fuori dall'acqua, ci rendiamo conto che si tratta di un gruppo di delfini. 
Che ansia, pero'. 

L'ultimo incontro che vi racconto oggi e' avvenuto qui, nella casa dove viviamo in affitto. La proprieta' si trova in mezzo ai campi al limitare della foresta, a 15 km dal paese piu' vicino, ed e' circondata da un ampio giardino pieno di alberi da frutta.
Ero al computer, quando sento un rumore fuori: una specie di tonfo sordo ripetuto, una specie di tonf, tonf, tonf. I nostri vicini piu' prossimi vivono a 2 km di distanza, quindi quando sento rumori fuori mi preoccupo sempre, specie se sono sola in casa. 
Questa volta tutto bene: era solo un emu' (specie di struzzo selvatico australiano) che cercava di raggiungere le prugne saltando. Dev'essere frustrante essere un uccello e non poter volare.
Da quel giorno l'emu' viene nel giardino ogni giorno, pasteggia felice e poi se ne va. 
L'ho chiamato Calogero.

Ora di colazione... vediamo cosa c'e' qui..

Queste prugne sono deliziose!!!

Per ora e' tutto.
Prometto di scrivere piu' spesso e, nel frattempo, vi auguro un meraviglioso 2020.

lunedì 1 aprile 2019

Panorami del Western Australia: prima parte

Seguendo il consiglio di una lettrice (grazie, Michela!), inauguro oggi una sezione dedicata ai panorami del Western Australia. 
A causa della vastità dello stato (la cui superficie è più di otto volte quella dell'Italia), ho deciso di creare un post per ognuna delle nove regioni in cui è diviso il paese. 
Inizio dall'angolo a sud-est, Goldfields - Esperance.

Goldfields - Esperance region

La regione in questione, immagine da Wikipedia


Qualche dato per cominciare

Estensione: 770.488 chilometri quadrati (2.5 volte la superficie dell'Italia)
Popolazione: 56.044 persone (Italia: 60,5 milioni di persone)
Città più popolosa: Kalgoorlie (32.797 persone)
Economia basata su: miniere di oro, opali, nickel, platino. Turismo e agricoltura sulla costa.
Clima: desertico e semi-desertico nell'entroterra, temperato sulla costa

Kalgoorlie

Kalgoorlie è una città (cittadina, d'accordo) unica nel suo genere. Qui sono arrivate persone da tutta l'Australia attirate dal miraggio dell'oro. C'è il Super Pit, una delle miniere d'oro a cielo aperto più grandi del mondo, posti dove vendere le pepite, case che sembrano uscite dal Far West, negozi dove si può comprare il setaccio per cercare l'oro nei rigagnoli come faceva zio Paperone o noleggiare un metal detector se siete cercatori esperti.
Kalgoorlie è anche la città di chi l'oro non l'ha trovato, la città con un alto tasso di delinquenza, con grossi problemi sociali.

Strade di Kalgoorlie, da www.travelin.au

Negozi lungo le strade

Altri negozi

L'hotel
Sì, qui si può ottenere il permesso per cercare l'oro. Poi anche tutte le altre cose di minore importanza..

Questo volantino era ovunque!
Enormi camion (per davvero) all'interno del Super Pit

Super Pit, uno scorcio del fondo (con zoom al massimo)


Esperance

Cittadina costiera, famosa per le meravigliose spiagge. Nonostante la loro bellezza, alcune di queste nascondono un pericolo mortale nelle fortissime correnti. Non lontano da Esperance si trova anche l'arcipelago Recherche, famoso per ospitare il Lake Hillier, il lago rosa più famoso dello stato.

Eleven miles beach

Twilight beach

Lucky Bay, famosa per i canguri sulla spiaggia

Un altro scatto di Lucky Bay
Aneddoto divertente riguardante Esperance: quando lo Skylab, la stazione orbitante della NASA, rientrò in atmosfera nel 1979 e si disintegrò, alcuni frammenti caddero nello shire di Esperance. La NASA venne multata per 400$ per scarico illegale di rifiuti. La multa, che venne emessa per scherzo, fu poi realmente pagata nel 2009.

La regione Goldfield - Esperance non è solo Kalgoorlie ed Esperance, ci sono un sacco di cose interessanti e curiose, laghi salati, miniere di pietre preziose, aree boschive, campi coltivati. C'è il lake Ballard con le sue sculture, c'è l'inizio del Nullarbor Plain, ci sono tutte le minuscole cittadine perse in mezzo al nulla, quintessenza dell'outback australiano.
Ci sono le stations, le immense fattorie con milioni di capi ciascuna, ci sono troppe cose per poterle elencare tutte, com'è naturale che sia in una regione grande due volte e mezza la superficie dell'Italia.

Tra le stations, merita di essere menzionata la famigerata e remota Banjawarn Station, dove, negli anni '90, gli adepti della setta giapponese Aum Shinrikyo produssero e testarono un tipo di gas nervino utilizzato poi nel '95 nell'attentato nella metropolitana di Tokyo. Nello stesso sito, secondo una teoria, fu anche testato un ordigno nucleare.

Oggi vi ho parlato di una regione immensa, per lo più remota e poco esplorata, ma con alcuni luoghi di interesse.

Alla prossima!!

giovedì 13 dicembre 2018

Settanta sfumature di tacchino, i nuovi vertici della follia

Era un freddo giorno di Agosto, qui in Western Australia, quando mio marito ed io abbiamo iniziato a parlare di come organizzare il Thanksgiving di quest'anno. Normalmente pianifico cene e pranzi da sola, ma essendo questa festa la quintessenza della tradizione statunitense nonchè la preferita del coniuge, preferisco sempre chiedere a lui prima di compilare il menù, per essere sicura che tutto sia come lui desidera. 
Sono passati ormai sei anni dal mio primo tacchino e non posso non provare una certa tenerezza al ricordo della mia ansia nel cucinare la cena per quel mio primo Thanksgiving (per chi volesse rileggere, QUI il diario di quel giorno), le strane vicende della vita che mi avevano portato in Medio Oriente a reperire gli ingredienti e a cucinare cibi propri di una tradizione che conoscevo solo attraverso i film per un gruppo di Americani espatriati, tra cui mio marito. Ricordo il tacchino che non cuoceva, i dubbi sulla pumpkin pie, la tavola apparecchiata malamente per la mancanza di tempo e infine il sollievo quando ho letto nei loro occhi che quanto avevo fatto era abbastanza e che, nonostante l'inesperienza, ero riuscita a ricreare l'atmosfera di quel giorno così speciale. 

Da quel giorno abbiamo sempre celebrato il Ringraziamento, a volte in modo piccolo e raccolto ma più spesso organizzando cene per gli amici, Americani e non. Ogni anno ci sono state nuove sfide (come in QUESTA occasione, in cui non avevo il forno) e mi sono infine impratichita nella preparazione delle diverse pietanze tipiche di questa occasione, imparandone i segreti ed elaborando le mie personali modifiche alle varie ricette. Ero dunque pronta per qualunque tipo di festeggiamento il coniuge avesse espresso il desiderio di avere. 

- Stavo pensando a qualcosa di diverso, quest'anno - ha esordito lui, esponendomi poi la sua idea.
Una cena per i suoi colleghi, settanta persone in tutto. Un menù di 14 portate. Una cucina professionale a disposizione e, se l'avessi desiderato, mi avrebbe trovato qualcuno per aiutarmi.
Una persona normale avrebbe detto subito no. Non sono una cuoca, solo una persona che ama cucinare. Non so nemmeno se sono brava o se ho sempre trovato persone gentili che hanno elogiato i miei piatti anche quando al loro palato non risultavano nulla di speciale.
Poi, vuoi mettere lavare tutti i piatti a mano? perchè la cucina, quella che doveva essere professionale, alla fine è risultata essere non proprio all'altezza. Per dirne una, niente lavastoviglie.
Io invece ho scrollato le spalle e ho detto che sì, certo, lo potevo fare.

Il menù prevedeva ovviamente il tacchino ripieno (cinque tacchini in effetti), lo stuffing da mangiare a parte, macaroni and cheese, corn bread, buttermilk biscuits, candied yams, Lumberjack beans, green bean casserole, mashed potatoes, potato gratin, corn on the cob, pumpkin pies, Key lime pies ed apple pies.

La cosa più difficile in assoluto è stata stabilire le quantità. Ogni ricetta riporta per quante persone è sufficiente quel piatto ma, essendo la cena estremamente abbondante, le porzioni per forza di cose devono essere più piccole. Non trovando online tabelle nè testimonianze che mi aiutassero, non avendo amici chef a cui chiedere, ho fatto la cosa peggiore, ovvero sono andata a caso, decidendo arbitrariamente di cucinare per 50. La ricetta dice che il piatto è sufficiente per dieci persone? bene, moltiplico per cinque le dosi.
Vi anticipo che anche così ho cucinato troppo, ed è avanzata un sacco di roba, tra cui un tacchino semi-intero.

Poi c'è stato il problema di dover stabilire in anticipo di quante persone avessi bisogno per aiutarmi, decisione difficile almeno quanto la precedente, non avendo mai cucinato una cena di queste dimensioni per così tanta gente.
Ho pensato che potevo cucinare in anticipo e congelare la maggior parte della roba. Così ho detto che mi serviva qualcuno solo il giorno della cena e per il resto potevo fare da sola. Mannaggia alla mia poca avvedutezza.

Poi c'è stato il problema di cucinare in grosse quantità senza avere l'attrezzatura adatta. Niente ciotole di grandi dimensioni, niente padelle adeguate. Presa dalla disperazione, a 5 giorni dall'evento sono andata da Kmart e ho comprato due pentoloni di acciaio da 15 litri l'uno che si sono rivelati utilissimi.

Poi c'è stata l'inesperienza, che mi ha portata a fare calcoli sbagliati. Quanto ci vuole per fare una apple pie? un'oretta? per farne sette il tempo si dilata a dismisura, nonostante avessi a disposizione nove forni. Cosa mi ha portato via più tempo? pelare e affettare 45 mele.
I dettagli contano e il tempo è un dettaglio da non trascurare. Dopo aver bollito dodici chili di patate per il purè ho iniziato a passarle nel mio schiacciapatate, pensando, (che sprovveduta che sono!) che fosse una buona idea prima schiacciarle tutte e fare poi il purè.
Il realtà le patate schiacciate sono raffreddate in fretta e il purè non solo mi è venuto granuloso (cosa mai successa) ma in frigo si è separato, una massa di patate da una parte e dell'acquetta biancastra dall'altra e la sera della cena mi ci sono voluti 40 minuti di fruste elettriche e tre litri di latte caldo per risolvere il problema.

Insomma, un errore dopo l'altro. Gli ultimi cinque giorni sono stati tremendi, con sveglia alle 4.30 per andare al lavoro, poi corsa al supermercato, poi corsa nella cucina ad un'ora e mezza di distanza, senza avere il tempo di pranzare, cucinare fino alle 10 di sera e poi di corsa a casa, mangiare un toast, dormire una manciata di ore e svegliarmi poi alle 4.30 del giorno dopo.
In quella settimana ho perso due chili, tra stanchezza e pasti saltati.

Il giorno della festa è arrivato anche troppo in fretta.
Mi sono alzata alle 5, alle 6.30 ero in cucina. Ho messo su il brodo per lo stuffing, poi sono arrivate delle persone ad aiutarmi, una ha tagliato le cipolle, un'altra il sedano, un'altra la spropositata quantità di pane necessaria. Alle 11.30 tutti e cinque i tacchini erano in forno, a mezzogiorno abbiamo tirato fuori dal freezer tutto quello che avevo congelato, i sette pani dolci di mais, i 140 biscotti al latticello, i chili di Lumberjack beans.
Vieni a vedere se ho fatto le cose per bene? no, vieni qui e mostrami come fare questa cosa.
Ho corso da una parte all'altra della cucina, controllando, correggendo, approvando. L'ora della cena è arrivata in un baleno.

La sala era gremita, due lunghi tavoli apparecchiati al centro, il buffet addossato alle pareti.
Ed è stato allora, quando ho visto la lunga fila di piatti da portata, che mi sono resa conto dell'incredibile quantità di cibo che avevo cucinato da sola. Ce l'avevo fatta.
E poi è scoppiato l'applauso della sala, un suono quasi irreale.

I piatti salati (sì, la foto è penosa)


Poichè celebravamo il Ringraziamento, mio marito ha suggerito che ciascuna delle persone presenti esprimesse ad alta voce la propria gratitudine, una possibilità per dirsi quelle cose che di solito rimangono non dette, ringraziare per i piccoli gesti di ogni giorno che rendono quello un bellissimo luogo di lavoro.
C'è stata tantissima commozione, chi si è messo a piangere mentre parlava, chi ha detto cose così belle da essere applaudito da tutti, chi ha fatto scoppiare a ridere l'intera sala, ma nel complesso è stato un momento bellissimo, che ha legato ancora di più tutti i presenti e ha fornito una spinta motivazionale fortissima.

Infine ci siamo alzati per iniziare a riempirci i piatti. Ho mangiato - letteralmente - a quattro palmenti, con tutta la fame accumulata nei giorni precedenti.
Ho avuto abbracci da tutti, ringraziamenti e complimenti a profusione e richiesta di ricette. E' stato bellissimo.

Nonostante la fatica e gli errori, è stata un'esperienza fantastica, che mi ha dimostrato, ancora una volta, che fare cose folli può anche portare un'immensa soddisfazione.

Il mio piatto

martedì 30 ottobre 2018

Aggiornamenti

Eccomi qui di nuovo, dopo qualche mese di assenza.
In questo periodo di silenzio ho vagliato il significato della parola "interessante". Quello che mi succede e di cui racconto sul blog è interessante? per me sì, perchè è la mia vita, ma magari ad eventuali lettori non interessa affatto. 
Supporre che altre persone dovrebbero essere interessate alla mia vita è egocentrico e/o narcisistico? Dovrei cambiare il soggetto dei miei post? chiudere il blog? consultare uno psichiatra perchè mi pongo il problema?

Il motivo per cui sono di nuovo qui oggi è che ho realizzato che per me scrivere è soprattutto uno sfogo. Lo faccio per me stessa, scrivendo riesco ad analizzare meglio le cose e a vagliare le circostanze. 
Al piccolo gruppetto di persone che nonostante tutto mi segue: sappiate che vi voglio bene e che ogni commento che postate per me è preziosissimo fornendomi un punto di vista diverso.

Detto questo, gli ultimi mesi hanno portato poche novità. A Maggio sono venuti a trovarmi i miei genitori, per la prima volta dopo tre anni mezzo in Australia. Si sono fermati due settimane, una toccata e fuga considerando la distanza, ma sono loro grata per la visita. Ho programmato attentamente cosa fare e dove portarli, sono riuscita a fargli vedere un po' di Western Australia e a dargli un'idea di come si vive qui. Sono stati gentili e cortesi, non intrusivi nell'intimità della nostra casa, attenti a non disturbare i ritmi e le abitudini. 
In due settimane mio padre ed io non ci siamo scannati nemmeno una volta e, se tralasciamo il pomeriggio in cui per un'ora e mezza l'augusto genitore mi ha fatto domande sul criterio di costruzione dei tetti da queste parti ("papà, non ne ho idea, non sono architetto, piantala di chiedermelo"), posso tranquillamente dire che tutte le nostre conversazioni sono state rilassate e pacifiche.

Poi sono ripartiti, lasciando dietro di loro un vuoto che per metà è la nostalgia di poterli vedere solo una volta all'anno (quando va bene), dall'altra l'angoscia leggera che mi cresce nel cuore alla consapevolezza che sono figlia unica, vivo in Australia e ogni volta che li vedo li trovo impercettibilmente invecchiati rispetto al nostro incontro precedente. Mi chiedo quanto sentano la mia mancanza, come potrei eventualmente aiutarli, quando verrà il momento in cui avranno bisogno. E' una cosa di cui dovremo parlare insieme, con calma. 
Occorre trovare una soluzione in anticipo, in maniera che se qualcosa succede c'è già una procedura ideata e scritta, che basta seguire anche quando hai la testa piena di altro, anzi, soprattutto quando hai altro per la testa. Quando l'imprevisto accade non è il momento in cui si è più lucidi, e sicuramente le decisioni importanti non vanno prese di corsa. 

Sullo sfondo c'è anche il rapporto con il mio paese natale. 
Il posto in cui viviamo è come un enorme puzzle, di cui noi rappresentiamo una tessera. Il puzzle però non è statico, ma cambia continuamente e noi ci adattiamo a quello che succede, cambiando i nostri confini e spostando i margini. 
Andando a vivere all'estero ci si accorge che il paese che hai lasciato è cambiato piano piano, ma tu non sei mutata con lui. Ovviamente sei mutata come persona: sei cresciuta, come ogni essere umano fa. Quella che non è mutata è la visione del paese: se io penso all'Italia che conosco, penso all'Italia com'era negli anni '90 o ai primi anni 2000, ma il paese è cambiato tanto da allora e io non mi ci riconosco più, anzi, di alcuni aspetti dell'Italia di oggi ho addirittura paura.
E' da tanto che mi sono accorta che la mia tessera non si incastra più nel puzzle dell'Italia. Questo mi mette malinconia e ansia, ovviamente. 
Se mi chiedete se la tessera si incastra col puzzle australiano, rispondo "ni". Mi sto abituando a questo paese di cui molto prossimamente diventerò cittadina, ma alcune cose non le sento mie, non le capisco o non le condivido. Ho sentito espatriati che sono qui da anni che ormai si identificano completamente come australiani, altri che nonostante la distanza sono riusciti a mantenere quel rapporto col paese natale che per me ormai è già spezzato. 
Il mio incubo è di restare nel limbo, non da una parte ma non completamente nemmeno nell'altra, una tessera sbagliata per entrambi i puzzle e sì, ho conosciuto anche persone in questa situazione.

A volte, soprattutto in questi giorni, ho l'impressione di essere un'ospite sgradita.
Ho scoperto una manciata di giorni fa che al momento non è possibile che io riesca ad ottenere il riconoscimento della laurea. Ho avuto alcuni momenti di panico, in cui mi sono sentita intrappolata in un lavoro che odio, con inutili anni di università alle spalle in cui avrei potuto tranquillamente fare qualcos'altro.
Poi ho scoperto che, anche se la laurea non è riconosciuta, ho comunque la possibilità di iscrivermi ad un post graduate course. Sarebbe a Perth ovviamente, a 300 km da dove vivo, e costerebbe quanto i miei organi interni nel loro complesso (per dire, si paga per sostenere ogni singolo esame: primo esame, 6.000 dollari).
Certo, ci sono i finanziamenti, le borse di studio per chi vive nel bush e tutto il resto, ma ancora non sono sicura che questa sia la mia strada. 

Insomma, è un periodo di incertezza e di dubbi. Penso che capiti a tutti.