lunedì 21 maggio 2012

Cercasi lavatrice disperatamente

Da quando mi sono definitivamente trasferita nella mia casa nel deserto, ho dovuto fare i conti con tutte le difficoltà di questo posto, dalla lingua alla cultura, dal clima alla religione.
Mi sono abituata a non trovare i prodotti che vorrei sugli scaffali del supermercato e ad uscire di casa vestita come il Signore Oscuro dei Sith. Mi sono abituata a combattere ogni giorno con i problemi dell'appartamento, dai tubi che perdono ai soffitti gocciolanti.
Una cosa a cui però non riesco a rassegnarmi è il fatto di non avere una lavatrice. Passi se devo lavare nel lavandino una maglietta o un paio di calzini, o anche una camicia o un paio di pantaloni, ma la prima volta che mi sono trovata davanti un ammasso di lenzuola matrimoniali sporche e stropicciate ho avuto la tentazione di andare a cercare un fiume (purtroppo non molto frequenti, da queste parti) dove espletare l'obbligo igienico di lavare la biancheria.
Perchè, diciamocelo: lavare le lenzuola nel lavandino non è proprio il massimo. La vasca da bagno va un pochino meglio, ma purtroppo la mia schiena la detesta.
Dopo aver risolto i dubbi del coniuge a proposito dell'utilità delle lavatrici, abbiamo iniziato a cercarne una.
Andiamo in città, in un grosso e famoso centro commerciale, e ci dirigiamo verso il reparto degli elettrodomestici. Passando vediamo frigoriferi giganteschi, condizionatori, lavastoviglie dell'ultima generazione.
Finalmente approdiamo al settore lavatrici, e ci mettiamo a confrontare prezzi e caratteristiche.
Il prezzo è incredibilmente basso. Addirittura ce n'è una che costa poco più di 40 euro. E' piccolina, è vero, ma noi siamo in due.. ci colpisce però che sia divisa in due settori, con due diversi coperchi, e ne chiediamo il motivo al commesso.
E' per la centrifuga, ci spiega lui. Nel primo vano avviene il lavaggio vero e proprio, poi si passano i panni nel secondo vano e infine si stende. Sembra perfetto.
Chiediamo di poter vedere l'interno dei due vani, per capire se l'elettrodomestico sia adeguato alle nostre esigenze. L'uomo ci apre subito il coperchio del vano lavaggio, ma sull'altro ha una strana resistenza.
Gli chiediamo specificamente di vedere quello, e infine, a malavoglia, il coperchio viene sollevato.
Lo spazio per la centrifuga è grosso come una bottiglia. Qui al massimo si può centrifugare un tovagliolo.

Ci mettiamo ad esaminare le altre lavatrici. Improvvisamente mi accorgo che su nessuna di esse è presente la manopola della temperatura.
- Mi scusi, ma a che temperatura lavano queste lavatrici?
L'uomo mi guarda come se avessi fatto una domanda molto stupida, e mi risponde che tutte le lavatrici che sono lì funzionano con l'acqua fredda.
Fredda. Magnifico.
Chiediamo se non abbiano anche lavatrici con l'acqua calda e veniamo accompagnati poco lontano, dove, in mezzo ad altri elettrodomestici, ci sono ben due lavatrici con la manopola per la temperatura. I prezzi sono, ovviamente, considerevolmente più alti.
- Noi prenderemmo questa.. fate consegne a domicilio, vero?
L'uomo ci dice che sì, certo, il negozio fa consegne a domicilio. Ma solo all'interno della città. Quelli che abitano a 180 km di distanza, tipo noi, devono arrangiarsi e portarla a casa e provvedere all'allaccio con i propri mezzi. Comodissimo.
Siamo usciti dal centro commerciale senza comprare nulla. Oggi, mentre lavavo un quantitativo abnorme di vestiti nel mio fidato lavandino, ho avuto visioni di gruppi di cammelli che mi portavano a casa una lavatrice. La speranza, dicono, è l'ultima a morire.

martedì 1 maggio 2012

24 ore

Ore 21.30
Apro l'anta dell'armadio dei sacchetti della cucina, e uno scarafaggio cade per terra, arrampicandosi quindi nuovamente alla velocita' della luce fino a sparire in mezzo alla moltitudine di borsine di plastica.

Ore 22.10
A letto, al buio. Sono convintissima che quella vaga sensazione al piede destro sia una blatta che si sta arrampicando su di me. Un attimo prima di urlare mi rendo conto che e' solo il piede del consorte, e che, forse, dovrei smetterla di pensare alle creature con sei zampe.

Ore 4.30
Un saggio eremita e delle bizzarre creature azzurre con lunghe orecchie pelose mi svelano il segreto per liberarmi per sempre dalle blatte: basta cospargere i pavimenti di fagioli. Gli scarafaggi ne sono terrorizzati, e basta che ne vedano uno per fuggire a zampe levate e non tornare mai piu'.

Ore 5.00
Sveglia, e riflessione sul fatto che i miei sogni sono sempre piu' folli man mano che il tempo passa.

Ore 8.30
Il coniuge mi lascia davanti ad un centro commerciale in citta', e corre al lavoro.

Ore 8.32
Arrivo davanti alla porta a vetri dell'imponente ingresso,  chiedendomi come mai non ci sia la solita ressa. La risposta e' che l'apertura e' alle 10 del mattino. Il  posto piu' vicino dove posso andare e' a 2 Km di distanza, ci sono 38 gradi, un sole che spacca le pietre e nessun taxi in giro.

Ore 8.34
Un addetto alla sicurezza mi vede, e, probabilmente impietosito dalla mia aria smarrita, apre una porta del centro commerciale per farmi entrare.
All'interno c'e' un  silenzio irreale e un'aria condizionata degna di un freezer. I negozi sono tutti chiusi, e le uniche persone che incrocio, oltre agli addetti alle pulizie, sono gli uomini della sicurezza, che mi guardano perplessi e mi seguono lungo tratti della mia passeggiata solitaria, per essere sicuri che non stia collocando delle bombe.

Ore 8.40
Decido che la panchina tra Ted Lapidus e Baskin Robbins sta aspettando me, e mi siedo, rabbrividendo. Per fortuna mi sono portata da leggere.
Gli addetti alla sicurezza, che hanno continuato a seguirmi discretamente o a spiarmi da lontano, cercando di non dare nell'occhio, si tranquillizzano.

Ore 9.15
Sto congelando. Decido di fare due passi, anche a rischio di essere nuovamente seguita. 
Al terzo piano, nella Food Court, Dunkin' Donuts sta aprendo. Magnifico, tra poco potro' avere una tazza di caffe' bollente.

Ore 10
Al bancone di Dunkin' Donuts.
- Una ciambella e un caffe' nero, grazie.
- Solo una? perche' una?
- ... perche' non ne mangio piu' di una...
- Ma se ne prendi  due costa solo un centesimo in piu'!
- Non mi interessa, grazie. Ne voglio solo una.
- Ma sei sicura?
- Si'. Un caffe' e UNA ciambella.
- Ma costa solo un centesimo..
A questo punto avrei voglia di andarmene, ma ho urgente bisogno di bere qualcosa di caldo. Porgo i soldi al commesso deluso per la mia scarsa golosita', prendo il mio vassoio e mi siedo ad un tavolino, ragionando sul  fatto che una ciambella enorme costava solo un centesimo ( quando si dice prodotti di qualita'...).
Chissa' perche' insisteva tanto. Forse perche' voleva indurmi a fare un buon affare? o perche' nessuno resiste all'offerta del raddoppio?
Mi guardo intorno. Il centro commerciale ha iniziato a popolarsi, e la taglia media delle donne e' la taglia-balena. Decisamente tutti prendono la seconda ciambella.
Mentre sbocconcello il mio ipercalorico donut fritto e ricoperto di cioccolato, un gruppetto di passeri, entrati chissa' come qui dentro, si avvicinano al bancone, svolazzano vicino al viso del commesso per un paio di secondi e si posano quindi sul pavimento. L'uomo lancia loro una ciambella sbriciolata.
Gli animali non sembrano minimamente intimoriti, come se fosse una cosa normale, per loro, andare a fare colazione li'.
Li guardo meglio: anche loro sono oversize. Chissa' come fanno a volare.

Ore 10.45
Mi avventuro nell'enorme ipermercato del piano terra, occhieggio le lavatrici, scruto brevemente il reparto abbigliamento e poi mi dirigo dritta dritta al settore casalinghi.
Stampi per torte di tutte le dimensioni e forme, stampi per cioccolatini, per ciambelle, per madaleine. E poi impastatrici, tritacarne, frullatori di tutti i tipi, e tutto a prezzi concorrenziali, perche' qui non c'e' IVA.
Ma io sono una donna forte, e non cedo alle lusinghe dei prezzi bassi. Continuo a ripetermi questa frase come un mantra, e finalmente, dopo solo mezz'ora riesco a lasciare il reparto, incredibilmente senza comprare nulla.

Ore 18
Dopo essere ritornati nel paesino sperduto, prima di tornare a casa il coniuge mi propone di andare a fare un giro sulla spiaggia, in un punto dove un braccio di mare si allunga per un centinaio di metri all'interno.
E' la prima volta che veniamo qui, e resto spiazzata da quanto sia ricco di vita questo ambiente: decine di grossi granchi si aggirano tra le pietre, insieme a enormi lumache marine. La sabbia, bianchissima, e' frammista a migliaia di conchiglie di tutte le forme, dimensioni e colori, tra cui spiccano le vongole ed enormi ostriche. Qui e la' ossi di seppia ( o di qualche animale piu' grosso) lunghi almeno 40 cm. L'acqua e' trasparente vicino alla riva, verde poco piu' in la', e ricca di grossi pesci.
Che meraviglia il mare dei tropici.

Ore 20.00
Apro un cassetto della cucina, e all'interno vedo uno scarafaggio che si nasconde rapido sotto un mestolo.
Sospiro. Domani lavo tutto, giuro.

Ore 21.30
Una veloce ricerca su internet mi regala la consapevolezza che la bestia che vive nella mia cucina e' di una specie diversa dalle altre blatte che mi girano in casa.
Eh si', la meravigliosa varieta' faunistica dei tropici. Al prossimo insetto che trovo appendo alla porta il cartello "zoo" e metto un biglietto per entrare in casa.

mercoledì 25 aprile 2012

Ansia da hamburger

Io amo cucinare. E' una delle attivita' che preferisco, che mi rilassano di piu', uno dei pochi campi in cui ho fiducia nelle mie capacita'. Preparare un piatto nuovo e' sempre una sfida entusiasmante, non importa quanto complicata e lunga sia la ricetta.
La prossima settimana avro' quattro persone a cena, e sto gia' pregustando la gioia di impastare gli gnocchi ripieni, di fare le tagliatelline con la farina di farro, di estrarre dal forno la teglia di lasagne al ragu'.
E poi, qualche giorno fa, la domanda. Che ne dici di invitare i nostri vicini per una hamburger night? Prepariamo gli ingredienti, ognuno si assembla il suo hamburger.. una tipica serata americana.
E l'ansia comincia a salire. Perche' qui non c'e' nulla da impastare, nulla da decorare, nulla che possa darmi l'idea che sto creando qualcosa, che ho il controllo della cucina. 
La riuscita della serata dipende dal pane comprato, dalla freschezza della lattuga, dal formaggio che abbiamo scelto, e dalla cottura dell'hamburger. 
Lo so che sembra una cosa stupida, ma cuocere un hamburger mi mette ansia. Prima di tutto perche' si restringe, nonostante cerchi sempre di farlo piu' largo del panino. E poi, come lo devo cuocere, e soprattutto, per quanto tempo? 
Se in un ristorante mi capita di ordinare un piatto di carne, non mi verrebbe nemmeno in mente di dire che cottura preferisco. Al massimo posso concepire la distinzione tra "ben cotto" e "al sangue".
Ma gli Americani sugli hamburger sono puntigliosi. Rare, medium rare, medium, medium well, well done. Che differenza c'e' tra medium e medium well? medium well e' "un pochino piu' cotto" di medium? ma un pochino quanto? e soprattutto, non potevo preparare una pizza o delle focacce, su cui non avevo dubbi?
Lo so che stiamo parlando di un piccolo e inoffensivo disco di carne, che tremerebbe al confronto con un arrosto. 
A differenza pero' dell'arrosto, su cui non avrei nessun tentennamento, l'hamburger per gli Americani e' un comfort food, un cibo che evoca sapori e sensazioni legati all'infanzia, alla cucina della mamma, quella capace di trasmettere amore e concretezza.
I miei hamburger saranno all'altezza di questo compito? Riusciro' a ricreare "casa" senza delusioni? Cosa succede se il sapore e' completamente diverso da quello che si aspettano?
Ansia. E stiamo solo parlando di un hamburger. Sono gia' pronta ad un attacco di panico per il mio primo tacchino, quello del Thanksgiving. Per fortuna fino a Novembre ho tempo per abituarmi all'idea.

giovedì 12 aprile 2012

De gustibus non est disputandum


Un’idea diffusa tra gli Italiani e’ che la nostra cucina sia la migliore in assoluto. Magari riconosciamo i pregevoli contributi apportati dalle ricette tradizionali delle altre nazioni, ma sotto sotto l’idea di fondo e’ che non solo la cucina italiana sia la migliore per noi, ma che tutto il mondo la riconosca come tale.

Come moglie di un Americano mi trovo tutti i giorni a dover fare i conti con questa illusione: mio marito apprezza si’ i piatti italiani, ma i cibi che predilige, i suoi comfort foods, sono altri, completamente diversi dai miei piatti fumanti di pasta.

Ieri era quasi l’ora di iniziare a cucinare il pranzo, e, come spesso accade, il menu’ non era ancora stato definito chiaramente. Aprendo lo sportello dell’armadio dove conservo la pasta e i cibi non velocemente deperibili mi cade l’occhio sul sacchetto con il risotto di funghi, portato in dono dall’Italia da mia madre. Perfetto. Risotto con i porcini secchi, gli piacera’ sicuramente. Metto su il brodo, preparo il risotto. Il coniuge suona alla porta proprio nel momento in cui decido che la cottura e’ ultimata. Sono soddisfatta, il riso non deve aspettare, lo mangeremo in tutta la sua fragranza.

Mio marito entra in cucina. Guarda la pentola del riso con indifferenza, ed esclama: “Ah, oggi ho proprio voglia di un sandwich!!”.

Lo fisso. Se mio padre esternasse lo stesso pensiero a mia madre, nel momento in cui lei ha appena finito di preparare il pranzo, ci sarebbe quantomeno un momento di incomprensione, dovuto al fatto che:
1. Non e' stata avvertita preventivamente, quindi ha cucinato per lui. Ora questo c'e' e questo si mangia.
2. Per quale motivo una persona a cui piacciono i funghi dovrebbe preferire un panino ad un delizioso risotto pieno di profumatissimi porcini?

Ma questo discorso qui non vale, perche’ un Americano ha gusti diversi e una concezione del cibo differente. Per noi, o quanto meno per me e per la mia famiglia, il cibo e’ qualcosa di assolutamente importante, quasi sacro, che viene ottenuto seguendo precisi rituali che vanno dalla scelta della pentola al tipo di cottura, all’aggiunta degli aromi giusti. Il momento del pasto rappresenta il momento culmine, e il cibo cucinato e’ non solo il collante per stare tutti insieme, ma anche tradizione, sapore di casa, concretezza, amore.
Per lui e’ poco piu’ di un carburante che puo’ o meno avere un sapore gradevole, indipendentemente da come viene preparato.

Do un’occhiata al risotto. Stasera sara’ immangiabile. “Ok. Che tipo di sandwich vuoi?”
Dietro sua richiesta ho preparato un panino cosi’ composto:
- Fetta di pancarre' integrale, tostata.
- Strato di camembert.
- Strato di gelatina di ribes.
- Fette di bacon arrostite in padella.
- Due fette di simil-prosciutto ( in realta' fatto di tacchino).
- Insalata scondita.
- Fetta di pancarre' tostata e spalmata di mostarda al pistacchio.
Mentre io mangiavo il riso, lui ha assaporato il suo sandwich, con un’espressione di beatitudine infinita.

Amore e’ anche questo. E poi chissa’, magari un giorno le mie focacce e le mie pizze gli saranno cosi’ familiari da diventare anch’esse un comfort food, ricco di ricordi di casa e capace di dare sicurezza.

In definitiva comunque ha ragione il vecchio detto latino: non si puo’ discutere sui gusti. 


lunedì 9 aprile 2012

Ricette per complicarsi la vita


Ingredienti:
-         Una voglia improvvisa e ingiustificata di Krumiri con le gocce di cioccolato, e il ritrovamento di un’ottima ricetta per realizzarli (visto che qui sono irreperibili)
-          La folle decisione di fare i biscotti in concomitanza di un pranzo a base di lasagne per ospiti sudafricani.
-          Una casa in disordine e un soffitto gocciolante.
-          Un’imperfetta conoscenza dell’Inglese culinario.

Preparazione:
1. Iniziare a cucinare alle 9, in previsione di pranzare alle 14.30.
2. Ricevere una chiamata sul cellulare: il pranzo e’ anticipato all’una.
3. Dopo aver lasciato il ragu’ a sobbollire, iniziare velocemente ad impastare i biscotti, e rendersi conto, solo nel momento in cui si apre la scatola, che mentre “wheat flour” e’ la farina di grano, “corn flour” e’ l’amido di mais, e non la farina gialla.
4. Decidere di realizzare i biscotti comunque, e usare la maizena al posto della farina di mais (chiedersi perchè l'ho fatto è una domanda lecita)
5. Impastare facendo attenzione al soffitto gocciolante, che al momento e’ quello della cucina ( e le gocce cadono, ovviamente, esattamente sul piano d’impasto).
6. Ricevere una nuova chiamata sul cellulare: dei due ospiti sudafricani solo uno sara’ presente. In compenso vengono i vicini di casa statunitensi.
7. Finire di impastare e cominciare a fare i biscotti con la tasca da pasticcere.
8. Cercare inutilmente di aggiustare la tasca da pasticcere quando questa si smonta irreversibilmente, e alla fine ridursi a pigiare con le dita piccoli quantitativi di pasta dentro alla bocchetta spizzata.
9. Realizzare di aver dimenticato le gocce di cioccolato, e decidere di sciogliere comunque la tavoletta per ricoprire i biscotti.
10. Guardare l’orologio e rendersi conto tutto in una volta che sono quasi le 11, il pranzo e’ stato anticipato all’una e le tre teglie di lasagne sono ancora da impastare.
11. Mettere il cioccolato in un pentolino a bagnomaria, e tirare fuori uova e farina.
12. Rendersi conto che il cioccolato non si sta affatto sciogliendo, ma sta diventando una massa dalla densita’ abnorme, che mi guarda sogghignando dal fondo della pentola.
13. Spegnere il fuoco, in preda a profondo turbamento per l’aspetto del cioccolato, ed impastare le lasagne.
14. Riesumare il pentolino del cioccolato e, mentre l’acqua della pasta non bolle ancora, cercare di riportarlo in vita.
15. Dopo varie aggiunte di burro e latte e frenetici mescolamenti, realizzare che il massimo che si puo’ ottenere e’ una specie di crema.
16. Cuocere le lasagne, e iniziare a comporre le teglie.
17. Aprire la porta al marito, allontanarlo dai biscotti e dargli l’ordine secco e perentorio di passare l’aspirapolvere in salotto.
18. Rendersi conto che il salotto, briciole a parte, e’ un vero macello.
19. Raccogliere la biancheria da stirare, le scarpe rimaste in giro, libri e fasci di carte e scaraventare il tutto in camera da letto.
20. Infilare in forno le teglie di lasagne, e rendersi conto di non aver assaggiato il ragu’.
21. Trattenere il marito scalpitante dal divorare tutti i biscotti e dall’andare a chiamare gli ospiti che attendono nell’appartamento dei vicini.
22. Precipitarsi ad indossare qualcosa che non abbia ampie macchie di sugo e farina, e magari pettinarsi i capelli.
23. Realizzare che il maledetto cioccolato oltre ad essere pieno di bricioline per gli assalti del coniuge, si sta solidificando di nuovo, ed effettuare un nuovo intervento.
24. Lanciare piatti e bicchieri sulla tovaglia, e dare il via libera per l’arrivo degli ospiti.
25. Indossare un’espressione felice e tranquilla, e mentre gli ospiti entrano spingere sotto al divano, con nonchalance, un calzino sfuggito dal mucchio della biancheria asciutta.
26. Osservare gli ospiti mentre si gettano sulle lasagne come se non vedessero cibo da mesi.

Commenti:
-          Deliziosi questi biscotti!! E la crema, e’ fantastica!! E’ una tipica ricetta italiana?
-          Ehm.. certo.. (soprattutto la “crema”...)
-          Sono favolosi. Mi posso portare a casa quelli che sono avanzati? Con la crema, ovvio.

Che dire? Meno male che non erano Italiani.

lunedì 19 marzo 2012

Babbo Natale e' un idraulico


Succede che hai il lavandino tappato da due mesi e mezzo, ma non ci fai piu’ caso. Ormai ti sei abituata a quell’ammasso di acqua lattiginosa, quasi non la vedi nemmeno piu’, quando entri in bagno.
Succede che si’, ovviamente l’hai cercato un idraulico. Ma non essendoci elenchi del telefono, pagine gialle o siti internet sull’argomento semplicemente non se riuscita a trovarlo. Allora hai iniziato a chiedere a tutti.
Scusa, per caso sai dove posso trovare un idraulico? No. Ma se lo scoprissi ti faro’ sapere.
Ah, ottimo. Il tempo passa. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ormai cominci a considerare piu’ probabile l’esistenza di Babbo Natale piuttosto che quella del fantomatico signore che dovrebbe risolvere i problemi idrici del tuo appartamento.
Succede anche che un pomeriggio tuo marito riceva una telefonata da un collega. Ti serve ancora un idraulico? No, perche’ forse ne ho trovato uno. Forse. Se Dio vuole. Inshallah, come dicono qui quando non vogliono dare qualcosa per sicuro.
Meraviglioso. Quando viene? Tra pochi minuti.
Scatta l’operazione sistemiamo-la-casa-prima-che-arrivi-l’idraulico-per-evitare-di-fare-brutte-figure-lasciando-tutto-in-giro.
Cinque minuti dopo e’ tutto a posto, e vi sedete sul divano, in fiduciosa attesa. Cinque minuti. Un quarto d’ora. Mezz’ora. Un’ora. Un’ora e mezza. Ma non doveva essere qui in pochi minuti?
Il tempo passa, e’ ora di cena. Ormai non verra’ piu’. Ti siedi, osservi i piatti colmi di cibo fumante, mentre le bocca ti si riempie di acquolina per l’appetito, pregustando il pasto. Addenti il primo boccone, e suonano alla porta. Che tempismo.
Lui arriva. Gli esponi i problemi, il lavandino tappato in un bagno, il tubo rotto nell’altro. Lui ti guarda. Dove sono gli attrezzi?
Perche’ lui non li ha. Qui funziona cosi’, lui viene a casa tua e tu gli dai gli attrezzi. Del resto, che diamine, CHI non possiede normalmente in casa un tagliatubi, seghetti, tubi di varie dimensioni pronti all’uso e un set di chiavi a brugola? Tu, che sai tutto di idraulica, sono la prima cosa che sei andata a comprare quando hai arredato la casa, soprattutto i tubi.
Ok. Tuo marito e l’idraulico escono per andare a comprare quello che serve. Mezz’ora dopo sono a casa.
Meditate di mangiare. Cosa puo’ succedere, in fin dei conti? L’uomo dei lavandini e’ di la’ che lavora tranquillo, non dovrebbe esserci alcun probl...SPLASH!!!
Il suono improvviso di una cascata vi fa accorrere verso il bagno. Normalmente il suono dell’acqua mi rilassa. Ma non quando lo sento in casa mia.
Il pavimento e’ pieno d’acqua. Ce ne saranno almeno due dita. Qua e la’ galleggiano decine e decine di scaglie di sapone, capelli, i maledetti fili del tappeto che finiscono ovunque e chissa’ che altro.
Io, che non so nulla di idraulica, se devo svitare un tubo a monte del quale c’e’ un lavandino tappato e colmo, un secchio sotto ce lo metterei, metti caso che si svuoti..
Lui, che e’ un idraulico, non ci ha pensato.
Mentre contempli il tappeto del corridoio, zuppo, lui ti annuncia che li’ ha finito, ora va a sistemare il tubo nell’altro bagno. Ah, e questo sarebbe “finito”? Magnifico.
Mentre l’idraulico va a fare danni anche nell’altro bagno, voi entrate dove c’e’ il lago, per rendervi conto di cosa e’ successo, e per calcolare quanto tempo servira’ per asciugare e lavare tutto.
Ah, che delizia. Appena aprite la porta l’odore di acido muriatico solletica le vostre narici. Cosi’ tanto che sentite l’esigenza di uscire. Quindi, che cos’e’ quella roba che allaga il pavimento? Solo acqua melmosa o anche del simpatico a sano acido? Vi date un’occhiata in giro. Il gabinetto, che fino a venti minuti fa aveva delle incrostazioni tremende di calcare, ora splende in tutto il suo candore.
Ma se io ho un problema al lavandino, perche’ quest’uomo mi ha buttato dell’acido nel water?
E non solo: il secchio della carta igienica puzza in un modo indescrivibile ( si’, quello dove butti la carta igienica usata, perche’ il sistema fognario qui non la tollera.. ma ormai a quello ti sei abituata).
Tiriamo l’acqua, buttiamo via il secchio. Dopo poco lui annuncia che ha finito anche nell’altro bagno. Vai a vedere: il tubo l’ha cambiato, non c’e’ che dire. Ha fatto un lago anche qui, e vabbe’, visti i precendenti me lo aspettavo. Ma qualcuno mi spiega perche’ ha buttato l’acido muriatico pure qui? Qui non c’era nulla da sgorgare.
La prossima volta invece dell’idraulico chiamo Babbo Natale. Sono sicura che arrivera’ prima, e se la cavera’ meglio.

domenica 11 marzo 2012

He's dead, Jim!

Piccolo momento di sfogo informatico.
Qualche anno fa ho iniziato ad usare Linux. Non perche’ non mi trovassi bene con Windows XP, ma semplicemente per curiosita’. Beh, e’ stato un colpo di fulmine, mi sono innamorata perdutamente del mio nuovo sistema operativo. Piu’ rapido, nessun bisogno di ingombranti antivirus, e soprattutto gratis. GRATIS. Lo metto in evidenza perche’ Windows l’avevo pagato 700 euro, e non so voi, ma io i soldi non li trovo sotto ai cavoli.
E non finisce qui: sono gratis anche tutti quei programmi che vengono normalmente utilizzati, come il software per il masterizzatore o quello per comprimere/decomprimere files.
Qualcuno mi ha detto che anche Linux ha dei programmi a pagamento, ma non mi ci sono mai imbattuta. Quindi: gratis, niente virus, rapido. In poche parole perfetto, per me che il computer lo uso solo per scrivere, andare su Internet e pasticciare con la grafica.
Col passare degli anni sono diventata una linuxiana convinta. Convinta piu’ che altro del fatto che la maggior parte di quelli che usano Windows lo fanno solo perche’ non conoscono Linux.
Gli anni passano, e ora sono nella mia casa nel deserto, ad usare un computer che non e’ il mio. Non ha i tasti per le vocali accentate ( e questa e’ la ragione per cui abuso di apostrofi...) ma quel che e’ peggio e’ che ha Windows. Non solo: ha Windows Vista.
Ecco, parliamone. Con Linux, quando volevo andare su Internet dovevo:
- Collegare la spina e accendere il computer.
- Attendere circa 20 secondi perche’ si caricassero le icone, quindi cliccare su quella di Chrome.
Finito. Tempo necessario: 35 – 40 secondi.
Con Windows Vista:
- Attaccare la spina e accendere il computer.
- Attendere circa 3 minuti perche’ si carichino le icone sul desktop, quindi cliccare quella di Chrome.
- Chiudere la finestra per l’accesso a MSN Messenger, che si e’aperta da sola.
- Cliccare di nuovo l’icona di Chrome.
- Aspettare.
- Con pazienza.
- Chiudere la finestra di accesso aSkype, che si e’ aperta da sola.
- Aspettare ancora.
- Chiudere la finestra che mi chiede se voglio aggiornare Java adesso.
- Cliccare di nuovo l’icona di Chrome, che finalmente si apre.
- Ah, no. Si e’ bloccato. Chiudere la finestra “Page unresponsive”.
- Aspettare ancora.
- Nuovo blocco, nuova finestra da chiudere.
- Yay, finalmente sono on line.
Tempo necessario: 5-6 minuti quando va bene. 8-9 quando va male.
Io odio questo sistema operativo. Fortemente. Specialmente quando, dopo aver eseguito tutta l’operazione ed essere finalmente riuscita ad accedere alla mia casella di posta, il computer si blocca. Morto. A nulla vale premere qualunque tasto/combinazione di tasti.
Dopo un paio di minuti appare una schermata blu, con la simpatica frase: “He’s dead, Jim!”.
Ecco appunto.
Ma perche’ la gente paga per usare quest’affare? Ridatemi indietro Linux.