domenica 24 maggio 2015

Trionfo di pomodoro al profumo d'Australia

Eccomi di nuovo all'MT Challenge, con connessione internet nuova di zecca. 
Questo mese la sfida proposta da Paola verte sul piatto più facile e più complesso che esista, quello che tutti gli Italiani hanno mangiato almeno una volta, quello di cui ogni famiglia ha una ricetta: la pasta col pomodoro.
Potrei dire che questi due ingredienti base - la pasta di grano duro e il pomodoro - costituiscono uno dei cardini della nostra cucina. 


Il problema era inventare una ricetta originale e farlo qui, in Australia, dove la pasta non è uno dei cardini della cucina e i pomodori, essendo autunno inoltrato, fanno abbastanza schifo. 
Mi sono messa a pensare. 
Io ho la tendenza ad infilare qualcosa del posto in cui vivo in ogni piatto che cucino. Questo perchè credo fermamente che la conoscenza di un luogo passi anche attraverso il cibo. Inoltre, per me che sono espatriata, coniugare il mondo che conosco e che mi è familiare col nuovo mondo in cui mi sono trasferita è una necessità quotidiana. 

C'è un capitolo della cucina australiana che mi è completamente ignoto e che trovo assolutamente intrigante: è quello che riguarda il bush food, le piante selvatiche commestibili australiane. 
Ho pensato di cominciare a creare la mia ricetta da lì. E quale pianta è più appropriata, per questa sfida, del bush tomato?
Ovviamente tra il dire e il fare c'è di mezzo il fatto che il bush food non è in vendita nei supermercati, nè grandi nè piccoli, è assente dai mercati settimanali dei coltivatori locali ed è, generalmente, difficilissimo da reperire. L'unica eccezione è data dalle noci macadamia, originarie del Queensland.
Dopo lunghe inutili ricerche, mi sono rassegnata a comprare una salsa di pomodoro che contiene il 10% di bush tomato. Il sapore è comunque piuttosto forte. 
Provo a descriverlo: il primo termine di paragone è con i pomodorini secchi. Pomodorini secchi molto aromatici. Poi si avverte una nota dolce, come caramellata, e infine un retrogusto che mi ricorda il timo. Come potevo usare questa salsa così aromatica?

Poi c'era il problema della pasta. Forse nelle grandi città australiane c'è più scelta, ma qui nel paesino del bush l'alternativa è tra la pasta australiana con la marca del supermercato e la pasta importata di una nota marca italiana di cui non voglio fare il nome. 
Ho avuto delle brutte esperienze, con questa marca: già non era tra le mie preferite, ma comprandola all'estero ( in posti diversi e in formati diversi) il sapore era pessimo, come se per le partite di pasta destinate all'estero venisse usato un grano duro di qualità scadente. Mi sono ripromessa di non acquistarla più.
La pasta del supermercato invece, per quanto diffidente, si è rivelata buona. Certo, non è la pasta di Gragnano, però è di qualità accettabile, ha un buon sapore e non diventa colla dopo due minuti di cottura.


Ho scelto di usare i pomodorini secchi e l'aglio cotto al forno, dall'aroma leggermente caramellato, per riecheggiare il sapore del bush tomato. Ho quindi scelto di unire le noci macadamia per dare al piatto una nota croccante ( e assolutamente australiana).
"Trionfo di pomodoro al profumo d'Australia" è il titolo che ho deciso di dare al mio piatto. Anche "Pomodorismi" mi piaceva, ma insomma, sono andata sul tradizionale :)
Se avessi dovuto dare il nome al piatto in base alla sua composizione, avrei dovuto chiamarlo così:

Pasta al pomodoro del bush con pomodori ciliegini, noci macadamia e aglio infornato su cracker ai pomodorini secchi

Ingredienti per il cracker
5 pomodorini secchi
due tazze di farina
mezzo cucchiaino di zucchero
mezzo cucchiaino di lievito in polvere
olio
un pizzico di peperoncino in polvere
sale

Ingredienti per la pasta
200 g di fusilli
200 ml di passata di pomodoro al bush tomato
250 di pomodori ciliegini
2 teste d'aglio
50 g di noci macadamia
olio
timo
sale 

Per il cracker, ho messo i pomodorini secchi in ammollo in una tazza piena d'acqua calda per una ventina di minuti. Li ho quindi privati della pelle e frullati con tre cucchiai di farina, fino ad ottenere un composto omogeneo.


Ho aggiunto un pizzico di peperoncino, il resto della farina e ho amalgamato. 
Ho quindi filtrato l'acqua dell'ammollo dei pomodorini e l'ho aggiunta ad una mezza tazza di acqua tiepida. Ci ho sciolto dentro il lievito con una punta di cucchiaino di zucchero. Quando ha iniziato a fare le bolle l'ho aggiunto alla farina insieme ad un filo d'olio e ho impastato. Quando l'impasto ha iniziato ad incordare ho aggiunto il sale. 
Ho fatto lievitare fino al raddoppio, quindi ho steso l'impasto a 2-3 mm di spessore e ne ho ricavato delle losanghe che ho fatto cuocere per 20' in forno a 200°C.


Mentre i crackers raffreddavano, ho preso due teste d'aglio (l'aglio che trovo qui ha spicchi rosa piuttosto piccoli, e gusto delicato).


L'ho condito con olio e timo e l'ho infornato per una ventina di minuti a 200°C, finchè non è diventato morbido, quasi cremoso.

Ho quindi messo a bollire l'acqua per la pasta, alla quale ho aggiunto la salsa col bush tomato.


Mentre la pasta cuoceva, ho fato saltare in padella i pomodorini ciliegia precedentemente sfilettati con un filo d'olio e due rametti di timo. Ho aggiunto la crema d'aglio e vi ho quindi versato dentro la pasta. 
Ho disposto un cracker sul piatto, vi ho adagiato sopra la pasta e spolverato con le noci macadamia tritate.


Con questa ricetta partecipo all'MTC di Maggio.

venerdì 22 maggio 2015

Fatti su questa parte del mondo, parte seconda

La pubblicità è l'anima del commercio
Qualche settimana fa, mio marito ed io eravamo in macchina e ci siamo trovati davanti un camioncino con una gigantesca scritta sul retro: POO 2 YOU. Il tutto era correlato da disegnini marroni raffiguranti una mucca e una pecora. Arrivata a casa, per curiosità ho digitato "Poo 2 you" su internet: si tratta di un servizio di consegna di letame a domicilio. 
E' tutto "tried and tested by generations" e ogni dieci sacchi uno è gratis. Affrettatevi :)

Odd spots
- Sapevi che per alleviare il gonfiore della fase pre-mestruale è sufficiente una borsa dell'acqua calda?
Non ho mai capito che senso abbia scrivere delle frasi sugli assorbenti. 
In ogni caso, invece delle perle di saggezza sul ciclo mestruale offerte da una nota marca distribuita in Italia, qui in Australia vengono dispensati consigli pratici ed informazioni essenziali per la vita di tutti i giorni. Eccone qualcuno:
- Sollevando lentamente le gambe e sdraiandosi sulla schiena non è possibile affondare nelle sabbie mobili.
- In Australia i canguri sono in numero doppio rispetto agli esseri umani.
- Fino al 1990, nella Germania dell'Est, le salsicce erano considerate valuta legale.
- L'althaiophobia è la paura dei marshmallows.

Per ogni evenienza
Un paio di mesi fa ho sostenuto qui l'esame di teoria di guida, necessario per il riconoscimento della patente italiana. In mezzo alle solite domande sulle precedenze, gli effetti dell'alcool e l'uso degli abbaglianti ce n'erano alcune che mi hanno lasciata piuttosto perplessa, del tipo:
- Qual è il comportamento corretto da adottare in caso di guasto ai freni mentre stai guidando?
Per quanto lieta di aver imparato la migliore procedura da adottare in questa circostanza, non posso fare a meno di chiedermi il motivo per cui questa domanda sia stata inserita tra quelle d'esame.
Mi auguro fortemente che non sia un evento che accade spesso...

Possum chat
Su una radio locale c'è il momento "Possum chat", dove la gente telefona e racconta le proprie esperienze con gli opossum. Una cosa di questo genere:
(musichetta) Possum chat, possum chat, possum chat...
- Ciao, mi chiamo John. Ho un opossum in giardino che è molto feroce e aggressivo. Ma lo amo lo stesso.
Presentatori: Grazie, John!
(musichetta) Possum chat, possum chat, possum chat..
- Io sono Samantha. Ho visto un opossum sui binari del treno, ieri. Almeno credo, forse era un topo.
Presentatori: questo rientra comunque nella possum chat!
(musichetta) Possum chat, possum chat, possum chat...

Buona notte
Su un'altra radio, intorno alle 20.30 di sera, parte una musichetta tipo ninnananna, accompagnata da un tizio che canta una cosa del tipo: "Ovunque tu sia, in Western Australia, ti auguriamo buona notte".

mercoledì 13 maggio 2015

E' femmina!

No, non sono assolutamente incinta. 
Sembra quasi strano, dal momento che tutte le trentenni che conosco (e non solo loro) in questo momento sono in dolce attesa o hanno appena partorito. Proprio tutte.

Qualche giorno fa ero al lavoro. E' arrivata una mia collega e la prima cosa che mi ha detto è stata:
- Hai visto? è femmina!!
- Ah - ho risposto io - Chi?
- Ma come chi! la figlia di Kate!!

Al che, visto che abito in Australia e il nome Kate non è così infrequente, ho pensato che si trattasse di qualcuno che conoscevo. Mi sono spremuta le meningi, ma non mi veniva in mente nessuna Kate. Il problema è che io i nomi delle persone non li ricordo mai, a meno che non siano amici o qualcuno che vedo molto spesso. 
Ho pensato che Kate fosse la figlia/sorella di una delle mie colleghe, qualcuno che magari ho intravisto una volta e che la mia collega pensava che ricordassi, così ho abbozzato un sorriso finto e ho fatto un commento  tipo: "Ah, che bello!".
Io sono assolutamente ignorante in fatto di gossip, così ci ho messo un po' per capire che la Kate in questione era la moglie di William, il principe. 

Poi ho incontrato un'altra collega, che mi ha salutata e mi ha detto:
- Hai visto? E' femmina! chissà come la chiameranno...
E io, ringalluzzita dalla consapevolezza che si stava parlando della figlia di Kate, e certa che l'argomento non potesse avere altre incognite, me ne sono uscita con un:
- Beh, ma l'avranno già deciso il nome, no? hanno avuto nove mesi per pensarci!
Sguardo allibito, a cui segue la spiegazione: gli eredi della casa reale inglese restano innominati per tipo una settimana dalla nascita. Mi sono sforzata, ma il motivo non sono riuscita a capirlo.

Più tardi c'è stata la pausa caffè. Ecco qualche stralcio della conversazione:
- E' femmina!
- E' bellissima, più del fratellino.
- Secondo me la chiameranno Diana.
- Kate non sembrava nemmeno che avesse partorito, era così rilassata..
- Chissà se William ha assistito.
- Magari la chiameranno Vittoria... anzi no, Elisabetta, come la nostra regina. 
- Ma si troveranno le tazze con la foto della principessina?
- Che poi Diana era una santa. Se penso che la casa reale inglese l'ha fatta uccidere per fare posto a Camilla...
- Vittoria, secondo me la chiameranno Vittoria.

Adoro gli Australiani. Sono così stupendamente anacronistici, come se fossimo ancora in epoca coloniale. Chissà quando si decideranno ad ottenere l'indipendenza dal Regno Unito.

Comunque sia, passando a cose serie, ovvero al titolo del post, la gatta randagia che vive nel mio giardino è femmina. Così sono due femmine, lei e la sorella. Mannaggia. 
Il veterinario (l'unico del paese) mi ha chiesto 860 dollari per mettere il microchip e sterilizzare entrambe, più il prezzo delle vaccinazioni. Solo a me sembra una cifra folle?
D'altro canto, noi possiamo sfamare due gatte, non due gatte e un numero in crescita esponenziale di piccoli e teneri micetti. Urge trovare una soluzione.

venerdì 1 maggio 2015

Aggiornamenti

E' passato quasi un mese dall'ultimo post. La ragione di questa assenza è dovuta in parte ad un blackout tecnologico (sono stata senza connessione internet per un bel po'), in parte al fatto che, dopo anni in cui ho sognato questo momento, sono occupata. Ho finalmente lasciato lo status di casalinga e moglie al seguito e ho una vita più piena e interessante di quanto non abbia avuto negli ultimi anni.

Di sicuro la parola chiave di questo periodo è "adattamento".
I cambiamenti ovviamente mettono sempre un po' in subbuglio: occorre riassestare nuovi ritmi e abitudini e creare una nuova routine. Ho scoperto di avere capacità che non pensavo di possedere e alcune cose che non avrei mai immaginato possibili prima sono diventate parte della mia routine quotidiana. Dopo anni di letargo casalingo, in cui l'attività più emozionante della giornata era cucinare la cena, mi sento estremamente vitale, per quanto stanca.

La nostra casetta nel Paesino nel Bush è stata arredata completamente con i mobili che abbiamo comprato e montato con le nostre manine. Ci siamo ormai abituati al "bagno vintage", dove il lavandino ha il rubinetto per l'acqua calda e quello per l'acqua fredda (niente miscelatore) e la doccia, anche aperta al massimo, non offre di più che un filo d'acqua. 
Siamo diventati avvezzi alla fauna casalinga: oltre ai due ragnoni che non abbiamo il coraggio di ammazzare (un redback dietro la porta del bagno e un ragnone nero enorme in un angolo della finestra del salotto) abbiamo due micini che cercano continuamente di entrare in casa ormai vivono nel nostro giardino sul retro. A condividere questo spazio con i gattini c'è una coppia di magpies, le gazze australiane, che spesso entra in competizione con i micetti per il cibo e ci delizia  - sono ironica - col suo canto ad ore improbabili del mattino. Sempre ad ore assurde (tipo le due del mattino) si mette a cantare anche quell'idiota del gallo dei vicini, a cui prima o poi dovremo regalare un orologio.
C'è anche un kookaburra che vive nelle vicinanze, ma per fortuna canta solo di giorno (cercate su Youtube il suo canto :) ). Ci sono anche alcuni galah (pappagalli rosa e grigi) che sorvolano quotidianamente il giardino e vorrei poter dire basta. 
Purtroppo, ieri pomeriggio uno dei micetti si è intrufolato in casa.. e ha catturato e mangiato un topolino nascosto nella laundry, la stanza della lavatrice (dove c'è la porta sul retro). Ce n'era solo uno? era un ospite occasionale? ho una colonia di topi in casa? sono arrivati anche in cucina? Come hanno fatto ad entrare? cosa dovrei fare adesso? Queste sono solo alcune delle domande che mi stanno rimbalzando per la testa da ieri sera. Per precauzione, stamattina ho fatto entrare i gattini tre o quattro volte, ma non hanno percepito nessun altro topo.

Bestie a parte, stiamo anche iniziando a socializzare. Abbiamo invitato diverse persone a cena, abbiamo ricevuto a nostra volta inviti, e in generale stiamo iniziando ad integrarci in questo piccolo paese in mezzo alle colline. 

Non ho ancora trovato un medico di famiglia degno di questo nome, nè tanto meno un ginecologo (qui nel paese non ce ne sono), ma pazienza, sono sicura che troverò qualcuno da consultare in caso avessi bisogno.

Le due novità più importanti riguardano però il lavoro e i mezzi di trasporto. 
Ho un lavoro. Ho un lavoro. Ho un lavoro. Forse sono monotona, ma dopo un mese dall'inizio del mio contratto ancora mi sembra un sogno. Ho un lavoro a tempo indeterminato su turni, uno stipendio - più alto di quanto abbia mai avuto - che arriva ogni due settimane, un ambiente di lavoro piacevole e rilassato e una manager disponibile e intelligente. Forse non è il lavoro della mia vita, ma sono felice quando sono di turno, anche se si tratta delle nove lunghissime ore del turno di notte. 

Per andare al lavoro (55 km di distanza da qui) uso la mia macchina. La mia macchina, qualcosa che non avevo mai pensato di poter possedere, soprattutto perchè in Italia ho guidato pochissimo.
E invece un giorno siamo andati a Perth, da un rivenditore di auto usate, e ho comprato la mia macchina, pagandola di tasca mia e sentendomi all'improvviso dentro un film, uno di quei vecchi film americani dove i protagonisti comprano un'auto con nonchalance, come se fosse una cosa da tutti i giorni, e poi la usano per scappare dal cattivo di turno che li sta inseguendo.
La mia macchina è molto di seconda mano: ha iniziato a girare sulle strade australiane quando io avevo 12 anni. Ha l'oscuramento dei vetri (tinting windows, come si dice in Italiano?) che fa le bolle e si stacca a striscioline, (a causa di questo piccolo problema il lunotto posteriore permette di intravedere vagamente la sagoma di quello che c'è dietro ma nulla di più) la chiavetta antifurto da inserire prima della chiave (altrimenti la macchina non parte), e infine il mio accessorio preferito: il mangiacassette. Che non so se funziona o no perchè non sono ancora riuscita a reperire una cassetta, ma questa è un'altra storia.

Ho chiamato la mia macchina Catorcina, Torcina per gli amici. 
Nonostante tutto, Torcina è un'ottima macchinina. Se si esclude l'ago del tachimetro, che ogni tanto schizza a 150 quando io non sto guidando a più di 80 km/h, è una macchina favolosa. 
Il mio apprezzamento nasce soprattutto dal fatto che per ben due volte mi sono scordata i fari accesi per 8-9 ore e lei si è messa in moto senza problemi. 
Io e lei siamo diventate il divertimento dei benzinai, che immagino se la spassino un sacco a vedere quanto sono imbranata, come la volta che sono riuscita ad entrare nella stazione di servizio passando dall'uscita, mi sono fermata davanti al distributore bloccando il passaggio di tutte le altre macchine e ho fatto benzina nel senso opposto a quello in cui mi sarei dovuta mettere. Quando sono ripartita avevo addosso gli occhi del gestore e di tutti i clienti, pronti a vedere da che parte sarei uscita per farsi ancora quattro risate.
Comunque, Torcina è soprattutto la mia inseparabile compagna di quando vado al lavoro e le ripeto tutte le cose che devo fare e di quando torno dal lavoro, magari in piena notte o alle sei del mattino dopo il turno notturno e canto a squarciagola le sigle dei cartoni animati per non addormentarmi.
Con lei guido attraverso il bush australiano, con i canguri che sbucano fuori all'improvviso, i conigli che saltellano qui e là, i bandicoots e tutte le altre bestie autoctone di questa zona. 

Qualche giorno fa erano le 22 passate e stavo tornando a casa dal turno del pomeriggio. La strada dove passo è buia, nel senso che non c'è nemmeno un lampione, la luce di una casa, nulla. Cinquantacinque chilometri di tenebre assolute, una strada buia che si snoda tra i campi di grano, con le stelle che ti scintillano sulla testa, così tante che non riesci nemmeno a riconoscere le costellazioni, le Nubi di Magellano che sembrano luminosissime e la Croce del Sud che brilla laggiù, sopra alle colline. 
In questi giorni i contadini stanno bruciando le stoppie del grano prima della nuova semina, e quella sera c'erano un sacco di fuochi semi-spenti e tantissimo fumo sulla strada. Ad un certo punto, scendendo da una collina ho visto davanti a me qualcosa di bianco, una macchia dalla forma indistinta. Fumo, ho pensato. Gli abbaglianti di Torcina non sono un granchè, bisogna dire: ero a circa dieci metri di distanza quando mi sono accorta che si trattava di circa una ventina di pecore, le enormi merino che ci sono qui, ferme in  mezzo alla strada. Cosa ci facessero lì o come e perchè abbiano passato le recinzioni non sono in grado di dirlo. 
Ho rallentato fino a fermarmi, incerta sul cosa fare. Aspettare? e per quanto? suonare il clacson? e se si fossero sparpagliate per la strada o peggio, impaurite, mi fossero venute addosso? con la stazza e le corna che hanno, Torcina ne sarebbe uscita ammaccata. Più di quanto non sia già, intendo. 
Mentre pensavo a quale fosse la cosa migliore da fare, è sopraggiunta un'altra macchina e ha dato un colpetto di clacson, leggero leggero. Gli animali si sono spostati in gruppo sul lato della strada, per fortuna senza disperdersi, e siamo potuti passare.

Quasi quattro mesi di Australia. La sto vivendo, la sto mangiando, mi sto ingozzando di sensazioni nuove e sconosciute, il profumo degli alberi del bush di notte, le corse con Torcina su e giù per le colline, il candore della sabbia sulle spiagge, la gioia di avere un lavoro, il sapore del quandong, le gite nei parchi nazionali con mio marito, la risata del kookaburra, riuscire a capire tutto quello che dicono le persone, il dorso spinoso dell'echidna, le farfalle grandi come la mia mano, i fiori, i colori, i profumi, le cose che prima nemmeno sapevo che esistessero. 
Quasi quattro mesi, che possono essere tanti o pochi a seconda del punto di vista, ma sono i nostri primi mesi in questo continente stupendo, che per quanto diverso, lontano e pericoloso ci ha già rubato il cuore. 

lunedì 6 aprile 2015

Le 10 cose che un expat fa ma non dice

Quasi tutti i blog che trattano di vita all'estero che seguo hanno questo post. Oggi ho deciso di accodarmi al gruppo e scrivere la mia lista. 

1- Se non sei al primo espatrio, sentire la mancanza lancinante degli amici che hai lasciato in altre parti del mondo durante i tuoi precedenti espatri. 
Persone che magari sono ancora lì, nel paese dove le hai conosciute e che continuano la vita che fino a poco tempo prima ti era così familiare, oppure persone che sono partite per un altro paese, o che sono tornate nel proprio. 
Poi fai due conti e realizzi che hai amici in tutto il mondo.. e anche che la Terra è grande, noi siamo piccini e chissà se capiterà l'occasione di rivedersi ancora.

2- Renderti conto che le amicizie che avevi in Italia si sono ridotte. 
Tu sei partita per altri lidi, per una nuova vita, e i tuoi amici sono rimasti lì, a fare la vita di sempre. 
Con alcuni i rapporti si mantengono, ci si scrive mail, ci si sente su Skype, ci si vede quando è possibile. Con altri i rapporti si spezzano, perchè non c'è più nulla in comune. 

3- Capire alcuni aspetti del'Italia meglio di quando abitavi lì. In meglio e in peggio.
Se vivi in un paese dove l'assicurazione sanitaria è un must, il sistema sanitario italiano ti sembra un sogno.
La politica italiana invece, vista da fuori mi fa ancora più impressione di quando abitavo in Italia, specialmente facendo il paragone tra i leader dei partiti politici italiani con quelli esteri. 

4- Questa è un classico: girare il supermercato alla ricerca di prodotti che non ci sono.
No, quei cubetti che vedi nel banco frigo non c'entrano niente col lievito di birra fresco. No, nemmeno quelli là. Rassegnati. 
Quanto allo stracchino, hai una mezza idea di scrivere a Nonno Nanni per sapere se gli stracchini volanti della pubblicità arrivano anche in Australia. 

5- Rassegnarti al fatto che il cibo italiano cucinato all'estero non ha lo stesso sapore di quello a cui eri abituata, anche se gli ingredienti sono gli stessi.
In compenso vivere all'estero ti permette di scoprire ingredienti nuovi, che piano piano entrano a far parte dei tuoi piatti e diventano un tassello del puzzle multiculturale in cui ormai ti sei trasformata.

6- Avere una paura matta delle strade, specie se ti tocca guidare di notte o di prima mattina.
Da quando vivo nel bush, le strade sono diventate sinonimo di pericolo molto di più di quanto non lo fossero prima, a causa degli animali che possono tagliarti la strada all'improvviso mentre stai guidando.
Tanto per rendere l'idea, nelle ultime 24 ore mi hanno tagliato la strada improvvisamente, mentre guidavo, quattro conigli e un canguro.

7- Quando hai gente a cena, prepararti a ripetere cento volte: "No, l'ho fatto io".
- Buono questo sugo! dove l'hai comprato?
- No, non l'ho comprato, l'ho fatto io.
- La pasta è buonissima! che marca è?
- Ehm.. no, l'ho fatta io.
- La base di questa torta salata però l'hai comprata surgelata, vero? e i pasticcini?
- ......

8- Tranne rarissime eccezioni (solo una, in effetti, quando abitavo in Medio Oriente) evitare i contatti con altri Italiani espatriati.
Sono un po' orso, sì.

9- Essere curiosissima sui cibi, usi e costumi e tradizioni non solo del paese ospitante, ma anche sui paesi d'origine degli altri espatriati che incontri.

10- Scattare un milione di foto per ogni gita, passeggiata o paesino nuovo visitato durante il weekend. E non parliamo dei fiori, o degli animali, o delle rocce...

domenica 29 marzo 2015

An impressive résumé: alla ricerca di un lavoro nel bush

Io ho avuto un percorso universitario peculiare. Dopo il liceo mi sono iscritta ad un corso di laurea scientifico molto particolare, che ho lasciato con molto dolore dopo tre anni per idiosincrasia matematica. In parole spicce, i numeri mi odiavano. Quanto più io mi sforzavo di capire, tanto più loro diventavano incomprensibili ed arcani, rifugiandosi tra matrici e valori assoluti e annidandosi nel cuore di funzioni e integrali per me impossibili da risolvere.
Dopo questa esperienza ho deciso di cambiare radicalmente, e, molto per caso, mi sono buttata nelle professioni sanitarie. Qui è andata molto bene, ma io non ero soddisfatta e, con un (grosso) briciolo di follia, una volta presa la laurea mi sono iscritta ad un altro corso universitario ancora, noto per la sua lunghezza e la sua complessità. 
Poi ho conosciuto mio marito, ho interrotto il corso, ci siamo sposati e mi sono trasferita in Medio Oriente, dove ho fatto la casalinga a tempo pieno. 

Tutto ciò, come si può immaginare, non ha giovato granché al mio curriculum lavorativo.
Quando abbiamo cominciato a parlare di Australia, ovviamente la prima cosa che ho fatto è stato vedere se la mia laurea qui era riconosciuta. E' saltato fuori un lungo elenco di documenti che avrei dovuto presentare per il riconoscimento, di cui una parte spediti direttamente qui dalla mia università italiana (in inglese, ovviamente). 
Sorvolo sull'espressione assunta dal personale della segreteria dell'università quando, dopo tre ore di attesa, ho spiegato di cosa avevo bisogno, nonché sulla risposta che ho ricevuto.
C'erano anche svariati problemi, riguardo ad alcuni dei documenti richiesti e, dopo varie telefonate in Australia per capire cosa dovevo fare, mi sono rassegnata a non ottenere il riconoscimento della laurea. 

Ho poi saputo che qui ci sono tantissime persone, di tutte le nazionalità, nella mia situazione, e che il problema viene risolto frequentando qui uno speciale corso. Ovviamente il corso inizia a Gennaio, e io ne ho scoperto l'esistenza a Marzo. 
Pertanto mi sono detta, pazienza, quest'anno mi cercherò un lavoretto qualunque e nel 2016 frequenterò il corso.

Come si trova un lavoretto qualunque, nel bush? La prima cosa che ho pensato è stato di provare con le agenzie di lavoro interinale. 
Qui nel paesino dove vivo ce n'è una e apre un giorno alla settimana. Mai lo stesso, ovviamente: tutte le volte che ho provato ad andare l'ho trovata chiusa. 
Ho provato allora a consultare i giornali locali, ma senza grande successo. Infine mi è stato chiaro che qui tutto funziona tramite internet. 
Sono quindi diventata un'assidua frequentatrice di Seek, CareerOne, Gumtree e molti altri.

La prima cosa che mi è stata chiara è che per trovare lavoro nel bush bisogna avere una macchina ed essere disposti a farsi molti chilometri al giorno (anche 200 e più) per poter lavorare.

Il problema fondamentale comunque, è che da queste parti, come ho già detto in post precedenti, il business sono le pecore e i cereali, quindi la maggior parte dei lavori hanno a che fare con queste due cose. Tosatori, autisti di macchine agricole ( in questo momento c'è un boom di richieste per guidare l'air seeder, un aggeggio per seminare il grano) e persone esperte nel costruire palizzate per contenere il bestiame sono le figure al momento più richieste.
Tutti con esperienza, ovvio. 
Poi ci sono i lavori riservati ai backpackers, solitamente ragazzi che arrivano qui col visto temporaneo per lavorare e fanno i lavori più svariati (spesso sottopagati). Ho provato ad inviare alcuni curriculum per questi lavori, ma non essendo io una backpacker non sono mai stata considerata.

Ho ovviamente inviato il curriculum per tutte le (poche) posizioni che esulavano da queste due categorie, da cassiera del supermercato ad addetta alla pompa di benzina.
Ho dovuto compilare assurdi questionari sulle mie opinioni a proposito di come far crescere aziende che non avevo mai sentito nominare e sul perchè pensassi che lavorare alla pompa di benzina possa contribuire alla mia crescita personale (???). Ho dovuto compilare moduli folli con richieste tipo: "Elenca tutte le volte in cui hai subito una radiografia e indica il motivo". 
Ho inviato anche curriculum per lavori di cui non ho nessuna esperienza e che però mi attirano, ad esempio quelli nelle aziende di catering. 
Non ho ottenuto nulla. In un paio di casi mi sono arrivate delle cortesi e-mail standard in cui mi veniva detto che nonostante il mio "notevole curriculum" purtroppo non ero stata scelta. Mi sono fatta quattro risate e ho proseguito la ricerca.

Ho trovato anche degli annunci per un paio di lavori casual (cioè saltuari, chiamano quando hanno bisogno) in ambito sanitario, uno in una struttura privata e uno in un ospedale, entrambi distanti svariate decine di km dal paesino dove vivo. Le figure professionali richieste non hanno un corrispettivo esatto in Italia, in ogni caso non richiedevano una laurea, così mi sono candidata.
Infine ho inviato il mio curriculum anche per un lavoro di segretaria part-time di studio medico in un posto ancora più lontano. Solo sei ore alla settimana, ma tutto fa brodo.
Il tutto, ovviamente, senza avere molte speranze e sempre con un occhio sulle nuove offerte disponibili online.

Una settimana fa mi ha contattata la struttura privata a cui avevo inviato il curriculum, per fissare un colloquio. Il mio curriculum è notevole, mi ha detto la signora con cui ho parlato. 
Penso di essere rimasta con la bocca aperta: una laurea non riconosciuta e un buco lavorativo di tre anni e mezzo non mi sembrano proprio il massimo.
- E' un peccato per la laurea non riconosciuta - ha continuato la dirigente - altrimenti ti avrei potuta assumere per il lavoro per cui hai studiato.. ma intanto, se per te va bene, potresti ricoprire questa posizione. 
- Va benissimo - ho detto, ancora incredula.

Ieri ero in macchina con mio marito, di ritorno da un giro in un parco nazionale, quando il mio cellulare ha iniziato a squillare.
Era l'ospedale al quale avevo inviato il curriculum.
- Siamo rimasti impressionati dal suo curriculum, ci terremmo tantissimo ad averla nel nostro staff - mi ha detto una voce femminile - possiamo vederci per un colloquio?
Continuo a chiedermi che COSA ci sia di interessante nel mio curriculum. 

Al termine della telefonata, scherzando, ho detto a mio marito che se mi avessero chiamato anche per la posizione di segretaria di studio medico avrei declinato l'offerta.
Dieci minuti dopo squilla di nuovo il cellulare.
- Salve, la chiamo per il lavoro di segretaria part time - ha detto una voce - abbiamo scelto il suo curriculum e vorremmo incontrarla per un colloquio...
Al che ho bloccato la mia interlocutrice spiegando che avevo già trovato lavoro.
- Peccato - ha commentato lei - ma sono sicura che svolgerà ottimamente l'occupazione che le hanno offerto. Del resto, con un curriculum come il suo....

Sono basita, davvero. Soprattutto di aver ricevuto due offerte di lavoro a dieci minuti di distanza una dall'altra e di sabato, giorno che qui è assolutamente festivo.
Posso solo immaginare che debba esserci una carenza mostruosa di figure che lavorino in ambito sanitario, cosicché anche il mio curriculum possa apparire appetibile. 

In ogni caso, ora ho trovato lavoro :)

lunedì 23 marzo 2015

Ma tu sei razzista? no, sei tu che sei Italiana

Quando ero una ragazzina, c'è stata un'estate in cui questa barzelletta idiota andava di moda: "Ma tu sei razzista?" e la risposta era: "No, sono loro che sono negri". Non mi ha mai fatto ridere, nemmeno allora. 
Io sono una persona piena di difetti e insicurezze, ma quando prendo in antipatia una persona, è sempre qualcuno che conosco molto bene e dietro il mio astio c'è un motivo ben preciso, una lite, delle parole che mi hanno fatto male, un torto che ho subito.
Non mi è mai successo di provare antipatia per una persona senza conoscerla. Guardare male qualcuno solo perchè la sua pelle ha un colore diverso dal mio lo trovo il massimo della follia. 

Quando sono espatriata in Medio Oriente avevo paura di essere discriminata perchè diversa, perchè Occidentale. In realtà, nei tre anni passati lì, ho avuto forse una esperienza di questo genere. Una sola. Ho trovato gli Arabi cortesi e con un senso dell'ospitalità meraviglioso e innato. 

Di sicuro non mi sarei mai aspettata di sentirmi discriminata in Australia. Non sono forse gli Australiani di cultura occidentale come me? siamo uguali, no? 

Ero in Australia da un paio di giorni quando ho iniziato a capire che le cose erano diverse da come immaginavo che fossero. Ero a Perth, su un autobus e davanti a me era seduta una signora di circa quarant'anni, bionda con gli occhi azzurri, come la maggior parte degli Australiani di discendenza britannica. 
Ero assorta nei miei pensieri, e ad un tratto mi sono accorta che mi stava fissando. Anzi, no, non mi stava fissando, mi stava guardando con disgusto, come se fossi stata un gigantesco ragno peloso. Non ci ho fatto molto caso, sul momento. Ho pensato che fosse anche lei persa nei suoi pensieri e avesse involontariamente atteggiato il viso con quella smorfia di orrore.

Un paio di giorni dopo ero sul treno metropolitano. Davanti a me si sono seduti una mamma col suo biondissimo bambino di sette-otto anni. Il bimbo si gira verso di me e inizia a fissarmi con insistenza. Dopo qualche minuto dice qualcosa nell'orecchio della madre: la donna mi lancia un'occhiata cattiva e poi dice al figlio: " Non ne sono sicura".
Non è sicura di cosa? a cosa vengo associata? io ho capelli e occhi scuri e pelle chiara. Una normale donna italiana. 
Forse mi hanno preso per un'Aborigena? però gli Aborigeni solitamente hanno la pelle molto più scura della mia. Avranno pensato che fossi mediorientale e quindi "Medio Oriente = terrorismo"?

Vi giuro: arrovellarsi sul perchè la gente ti guarda con odio senza aver scambiato nemmeno una parola con te è una sensazione orrenda. 

Poi c'è stata la volta del supermercato. Io ero nel parcheggio che camminavo verso l'entrata, e davanti a me c'era una donna australiana che andava nella stessa direzione, con due bambini di circa quattro anni. Tutti biondissimi, ovvio. 
La signora sente dei passi dietro di sè, si gira, mi lancia un'occhiata del tipo: "Oh mio Dio, questa cosa mi sta seguendo! come posso fare, ora?" quindi mette le mani sulla schiena dei pargoli come per proteggerli, e affretta il passo, continuando a girarsi di quando in quando.
Quest'ultimo episodio mi ha esasperata talmente tanto che mi sono dovuta trattenere dall'urlare: "Buuuh" con le braccia alzate e un'espressione sogghignante.
Quale accidenti era il problema? vi assicuro, non ho un aspetto così spaventoso da giustificare il suo comportamento. 

Dopo questo episodio ho giurato a me stessa che se fosse successo ancora avrei affrontato la persona in questione, così, solo per sapere di COSA hanno paura.
In quei giorni abbiamo poi comprato la macchina, e questo ha reso praticamente nulle le mie possibilità di interazione con sconosciuti sui mezzi pubblici.

In seguito ci siamo trasferiti nel paesino nel bush e nei primi giorni ho avuto la gioia - si fa per dire - di conoscere Miss What?! l'adorabile impiegata che lavora all'ufficio polivalente della contea, ovvero in pratica si occupa di tantissime cose diverse per cui è facilissimo dover avere a che fare con lei. Io l'ho incontrata per chiedere informazioni sull'ottenimento della patente di guida australiana, quando ho chiesto delucidazioni  su come smaltire gli scatoloni di cartone e in un sacco di altre occasioni e ogni volta è stata sempre uguale. 
Io entro dalla porta e mi avvicino al banco, sorridendo.
Lei ricambia il sorriso e chiede come può essermi utile. 
Io inizio a parlare... e la sua espressione diventa una cosa a metà tra il disgusto e l'orrore, quindi mi interrompe con un: "Cooosa?!". Al che io sorrido ancora di più e ricomincio da capo.

Lo so, si sente che non sono di madrelingua inglese. Mio marito, che lo è, dice che non ho nessun accento italiano e che è molto difficile capire da dove vengo.  In ogni caso, non è colpa mia se sono nata in un paese dove non è l'Inglese la lingua ufficiale, e ci sono comunque modi più cortesi di quelli che usa Miss What?! per manifestare la propria incomprensione. 

Non sono l'unica, comunque. Nei forum per espatriati in Australia ho letto storie simili. C'è chi suggerisce di tingersi i capelli e usare lenti a contatto azzurre per assomigliare alla maggioranza, e ho letto anche il post di una ragazza che stava seriamente pensando di cambiare nome ("inglesizzando" il proprio) per avere più chance di trovare lavoro.
Sarà per questo che il lavoro non l'ho ancora trovato, perchè il mio nome non suona inglese?

Mentre riflettevo su queste cose, e su cosa ci sia di strano nel mio aspetto, mi è tornato in mente un particolare del viaggio che ho fatto in Australia lo scorso anno, insieme a mio marito. Abbiamo girato parecchio e abbiamo preso quattro aerei per spostarci da una parte all'altra del continente: ebbene, io sono stata "scelta" dagli uomini della sicurezza aeroportuale per fare il test degli esplosivi tre volte su quattro. Mio marito ( biondo con gli occhi azzurri) solo una. Un caso?

Sia ben chiaro, io non voglio dire che tutti gli Australiani siano così. Però questa intolleranza mi infastidisce, specie quando assume forme estreme, come è successo qualche giorno fa, durante una cena a casa di colleghi di mio marito. 
Oltre a noi due e ai padroni di casa, era presente anche un'altra ragazza e ad un certo punto è uscito fuori che suo padre è di origini italiane, ma lei non può ottenere la cittadinanza italiana per motivi sconosciuti. Al che, il padrone di casa le ha detto scherzando che per ottenere la cittadinanza italiana può sempre sposare un Italiano, e lei (che sedeva accanto a me) ha iniziato a fare una serie di smorfie di disgusto e infine è sbottata in un: "Oddio! No, un Italiano, no!".