martedì 6 giugno 2017

15 fatti sulla vita nel bush australiano

Magari qualcuno di voi mi legge perchè vorrebbe trasferirsi in Australia, o magari farci solo un viaggio. O forse siete solo curiosi di sapere come si vive da queste parti. Qualunque siano le ragioni che vi portano sul mio blog, oggi volevo condividere con voi alcune cose che ho imparato sulla vita qui nel Bush.

1- L'Australia è il sesto paese al mondo per estensione, con una superficie di quasi 8 milioni di chilometri quadrati. Nonostante l'estensione, la popolazione è di appena 25 milioni di abitanti ( per fare un confronto: la superficie italiana è di poco più di 300.000 chilometri quadrati e ospita più di 60 milioni di persone). 
Il 90% degli abitanti dell'Australia vive nelle grandi città lungo le coste. Nel bush, che occupa pressapoco il 90% del paese, vive il 10% della popolazione.
Questo significa che a volte tra un paesino e l'altro ci sono centinaia di chilometri. Che è possibile viaggiare un'intera giornata senza mai vedere una casa. E anche, naturalmente, che la vita qui è completamente diversa da quella nelle grandi città sulla costa.

2- Scorrendo le classifiche dei paesi con la qualità di vita più alta, l'Australia occupa sempre i primi posti. Questo non è certo falso, ma attenzione, il dato si riferisce solo ad alcune aree, occorre non generalizzare.
Quella che segue è una mappa che mostra la differenza di qualità della vita in Australia, fotografata da un libro australiano per la scuola superiore. La zona rossa è quella con la qualità della vita più bassa. Vi invito a cliccarci sopra per vedere i dettagli.


3- Nelle cittadine del bush, l'ospedale non è sempre presente. Quando c'è, spesso è una struttura ad un solo piano, con un solo reparto di degenza. Spesso l'unico medico presente è anche il medico di famiglia del paese (l'unico), che si divide come può tra il suo studio e l'ospedale. Quando va in vacanza, o è malato, la cittadina resta senza medici. Nelle cittadine più piccole, come quella dove lavoro io, di notte e nei festivi in ospedale ci sono solo infermieri.
Un valido mezzo per ovviare al problema sono le teleconferenze: si chiama un ospedale a Perth e tramite teleconferenza il medico può dare una terapia da seguire o fare una "visita a distanza".
Quando c'è l'assoluta necessità di un medico, ad esempio in caso fosse necessario un intervento chirurgico d'urgenza, non c'è altro da fare che chiamare i Royal Flying Doctors, perchè vengano a prendere il paziente e lo trasportino a Perth in aereo.
Io vivo a circa 300 km da Perth, distanza tutto sommato accettabile, ma la città più vicina può essere molto, molto più lontana. 
Questo è il video di un'organizzazione di volontari chiamata Angel Flight, che si occupa di trasportare per via aerea pazienti non urgenti. Guardatelo, dà un'idea delle distanze che occorre affrontare.


4- Anche le visite mediche che siamo abituati a fare di routine in Italia, qui diventano complicate. Lo studio ginecologico più vicino è a 200 km. Se dovessi partorire, l'ospedale attrezzato (nel senso che ha il reparto maternità ma senza ginecologi) più vicino è a 100 km, in caso di complicanze, come dicevo prima, occorre chiamare i Royal Flying Doctors.
Il pap- test è invece possibile farlo in paese: c'è un'infermiera specializzata che passa una volta l'anno e fa il test a tutte le donne che lo desiderano.

5- Poichè l'ospedale più vicino può essere molto distante, i volontari dell'ambulanza ricevono un addestramento speciale a spese del governo con esercitazioni settimanali e lezioni. Si diventa in grado di fare tantissime cose, dalla somministrazione di farmaci fino all'assistenza ad un parto distocico.

6- Come dicevo QUI, per i vigili del fuoco vale lo stesso discorso dell'ambulanza: anche qui ci sono solo volontari ( in Western Australia i vigili del fuoco di professione sono solo a Perth) che vengono istruiti a spese del governo come se fossero professionisti. Si va dallo spegnere incendi nel bush a neutralizzare la perdita di sostanze tossiche, dal tirare la gente fuori dalle lamiere di un'auto incidentata fino a occuparsi di qualcosa che potrebbe potenzialmente esplodere.
Ogni più piccolo paesino ha il suo corpo di vigili del fuoco volontari. 
Nella foto, la caserma dei vigili del fuoco volontari di Gabbin, 107 abitanti.


7- Spesso i negozi disponibili sono davvero pochissimi. Ad esempio, nella cittadina dove lavoro, l'unico esercizio commerciale è un piccolissimo supermercato. Niente negozi di vestiti, di scarpe o di altro genere. 
Nel Paesino nel Bush, la cittadina di quasi 4.000 abitanti dove vivo, alle 17 non c'è più nulla da fare. I pochi negozi presenti chiudono e l'unica cosa che rimane aperta è l'hotel con annesso pub, dove si riuniscono a bere un boccale di birra i vecchi contadini. Non esistono posti di aggregazione per i giovani, niente ristoranti, discoteche, locali di qualunque genere. 
Da queste parti ci si alza presto e si va a letto presto.

8- Una delle cose che mi danno più fastidio di questa zona è l'assoluta mancanza di crescita culturale. La prima libreria è a 150 km di distanza, il primo museo a 300 km, non ci sono cinema nè teatri, nè concerti di nessun genere.

9- Solitamente tutti i paesini, anche i più piccoli, hanno la scuola elementare. La scuola superiore "completa" è invece presente solo nei centri più grandi. In tutte le altre cittadine ci sono le "district high school" scuole che arrivano solo al quarto anno ( qui in Western Australia le scuole medie non ci sono, le superiori iniziano subito dopo le elementari e durano sei anni). Per frequentare gli ultimi due anni la maggior parte degli studenti va in collegio a Perth.

10- Un altro grosso problema di questa zona è la copertura del cellulare. C'è una sola compagnia disponibile da queste parti, Telstra, e ci sono tantissime aree dove il cellulare semplicemente non prende nemmeno per fare telefonate di emergenza.

11- Come avrete capito, questo posto è immenso e poco popolato. Se decidete di comprare o di costruire una casa fuori dal paese, la prima cosa da vedere è se è possibile effettuare il collegamento alla rete elettrica e a quelle idrica. 
In alcuni casi occorre pagare di tasca propria l'installazione di pali della luce, per portare l'elettricità fino a casa. Per quanto riguarda l'acqua, la situazione è ancora peggiore, per questo motivo molti hanno la cisterna per l'acqua piovana, che viene potabilizzata e utilizzata per i normali usi quotidiani.

Copertina della brochure governativa sull'installazione
e la manutenzione di pali della luce 

12- Per riscaldare le case, da queste parti non esistono termosifoni, niente riscaldamento centralizzato. La soluzione che va per la maggiore sono i caminetti a legna. Una casa con un caminetto in ogni stanza ha un alto valore sul mercato immobiliare.
Naturalmente c'è il problema costante di procurarsi la legna secca per il fuoco, ma per fortuna la natura da queste parti è generosa. Se si vuole evitare l'impegno, si può sempre provare a partecipare ad una delle lotterie che i Lions organizzano ogni inverno e che ha come premio proprio un carico di legna. 
Infine, se avete un amico in ospedale che si appresta a tornare finalmente a casa, dimenticatevi fiori o scatole di biscotti: il regalo migliore è un bel carico di legna, affinchè il poveretto non sia costretto a girare per i boschi per raccoglierla personalmente. 

13- Una delle cose che amo di più di questo posto sono i piccoli stand fuori dalle fattorie, dove è possibile comprare frutta e verdura. La cosa carina è che spesso non c'è nessuno addetto alla vendita: prendi i prodotti che desideri e inserisci i soldi in una scatola da scarpe con una fessura sul coperchio. Vista la frequenza con cui si incontrano questi banchetti, sono propensa a credere che tutti paghino il dovuto.

14- Solo le strade principali sono asfaltate. Anche nei centri urbani.

15- Tutte le case - ma proprio tutte - hanno il pollaio. Anche noi lo abbiamo e credo che siamo gli unici in paese a tenerlo vuoto.

Per ora è tutto. Alla prossima!

giovedì 25 maggio 2017

Andare in Australia in treno

Caro Comune di Genova,
sono lieta del tuo impegno civile. Ho infatti ricevuto via posta la cartolina che mi invita a votare alle elezioni comunali dell'11 Giugno. 

La prima cosa che mi ha colpita è come hai scritto il mio nome sull'indirizzo:
Signora XY, coniugata Z. E' la prima volta che per specificare la mia persona qualcuno sente il bisogno di scrivere "coniugata" seguito dal nome di mio marito. Forse scrivere solo "XY" non era abbastanza? per essere definita nella mia interezza c'è bisogno di aggiungere anche il nome di mio marito? ma pazienza, non era questo il punto saliente che volevo evidenziare.

Io sono iscritta all'AIRE. Sai cos'è? è l'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero. Vuol dire che in Italia io vengo solo in vacanza. Vuol dire che, per votare alle elezioni nazionali e ai referendum italiani, mi arrivano le schede elettorali direttamente qui nel Paesino nel Bush, tramite il consolato italiano a Perth. Io le devo compilare e poi rispedire indietro. Le elezioni comunali non fanno parte di questa categoria.

Infine, caro Comune: quando nell'indirizzo hai letto "Western Australia, Australia", cosa hai pensato? che fosse una zona periferica di Genova? magari dalle parti del Biscione sopra Marassi o vicino al CEP di Pra? 
Devo darti una brutta notizia. E' più lontano.

Per questa ragione, il fatto che tu, sulla cartolina, abbia specificato che vale per ottenere una riduzione andata e ritorno per un biglietto di Trenitalia per partecipare alle elezioni è ininfluente, a meno che, naturalmente, non ci sia una linea ferroviaria italiana che collega il Western Australia a Genova.

Congratulandomi per i soldi pubblici ben spesi, ti mando i miei migliori saluti.

venerdì 19 maggio 2017

Di viaggi e voli

Eccomi qui, rientrata in Australia da quasi un mese dopo due settimane di corsa in Italia.
Dico "di corsa" perchè non ho avuto il tempo di fare nulla, eravamo sempre in ritardo per qualcosa e, nonostante i buoni propositi, non sono riuscita a vedere nessuna delle persone che volevo incontrare. Così è, purtroppo, e se fate parte del gruppetto mi prostro e vi faccio le mie scuse. 
La verità è che due settimane, anzi tredici giorni, sono troppo pochi per un viaggio in Italia. Nei primi quattro sei nelle grinfie del demone del jet-lag e ti addormenti senza speranze su ogni superficie orizzontale che ti capita a tiro dalle tre del pomeriggio in poi, sia essa il divano o il lettino della ginecologa. Seguono i viaggi per andare a trovare i parenti, poi un esame di inglese a Milano, poi ops, era già ora di ripartire. 

In queste due settimane ho notato un curioso fenomeno che volevo condividere con voi, lo chiamerò "sindrome da interruttore inceppato".
Sono anni che vivo all'estero e nella vita quotidiana parlo esclusivamente Inglese.
Durante il primo mese fuori dall'Italia mi venivano ancora alle labbra frasi in Italiano e le dovevo tradurre in Inglese nella mia testa, ma ben presto l'Inglese mi è venuto automatico e spontaneo. Parlo, leggo e vivo in Inglese ogni giorno, con l'esclusione della domenica, giorno in cui sento i miei genitori su Skype. In queste occasioni ho bisogno di qualche minuto di rodaggio, in cui non mi vengono le parole e affiorano nella mia mente frasi che sembrano generate da un traduttore automatico malfunzionante, tipo: "La mia macchina ha la trasmissione automatica". 
Poi l'interruttore scatta, il mio cervello passa da "modalità inglese" a "modalità italiano" e la conversazione prosegue normalmente. Quando vengo in Italia è lo stesso, dopo poco la mia lingua madre si fa strada senza problemi tra i meandri del mio cervello. Poi ritorno in Australia, l'interruttore scatta di nuovo su modalità inglese e così via.
Questa volta ho avuto qualche problema. Anche dopo giorni, l'italiano non mi veniva automaticamente. Ora, se è una conversazione rapida con qualcuno che non conosci, tipo il commesso del supermercato, pazienza. Mi scappa una parola in inglese, lui pensa che io sia straniera e vabbè, facciamoglielo credere, si va avanti in inglese e basta. Il problema è quando inizi in italiano, e POI ti scappano le parole in inglese e la persona davanti a te ti guarda come fossi pazza.
Una cosa del genere:

Dal parrucchiere
Io: Buongiorno, mi serve la piega e un taglio. 
Parrucchiere: Bene, si accomodi qui, va bene la temperatura dell'acqua?
Ora, è così difficile? dovevo solo dire: "Sì, va bene". E invece no. Io ho detto of course e lui mi ha guardata, incerto se cercassi di prenderlo in giro o fossi appena scappata dal manicomio.
Rossore, imbarazzo, tachicardia. Poi inizio a pensare perchè mi comporto così. Poi i pensieri divagano, la stretta dell'ansia si allenta, inizio a rilassarmi di nuovo. E' in quel momento che lui mi chiede qualcos'altro e io rispondo di nuovo in inglese. Ho notato che tendo a farlo più frequentemente se la risposta richiesta è breve, tipo sì, no, certo. Se la domanda richiede di rispondere con una frase articolata, di solito non ho problemi. Invece per le domande rapide, a cui rispondo senza pensare, mi esce sempre l'inglese. 
Ma questo è niente, sono riuscita a parlare in inglese anche con mia nonna, che però fortunatamente mi conosce da trentacinque anni e non si stupisce più di nulla.

Questi tredici giorni sono scappati via rapidissimi e prima che riuscissi a rendermene conto ero già in volo per tornare in Western Australia.
Come potete immaginare, il viaggio è lunghissimo: da quando sono uscita dalla casa dei miei a Genova a quando sono entrata nella mia nel paesino del bush sono passate 25 ore, comprensive di viaggi in macchina da e verso l'aeroporto, voli, e scalo aereo.
La tratta più lunga è stato il volo Abu Dhabi - Perth, 11 ore con sorvolo dell'Oceano Indiano.

Quando studiamo geografia alle medie, impariamo che l'oceano Indiano è il più piccolo degli oceani, di dimensioni ben inferiori all'Atlantico o al Pacifico. La verità però è che la traversata sembra non finire mai. Oltre a questo, per me che quando volo ho sempre una leggera ansia, il fatto di attraversare un'immensa distesa d'acqua, lontanissima da qualunque lembo di terra, acuisce sempre il mio disagio.
Questa volta però, il mio viaggio è stato ulteriormente movimentato dal passeggero che mi sedeva vicino.

Il mio posto è nel mezzo di una riga di tre sedili, da una parte ho mio marito, dall'altra un bimbo australiano biondo di otto anni col il visino angelico, di nome Michael. Il bambino viaggia con la madre, ma la signora, anzichè essere seduta accanto al figlio, è al di là del corridoio, a circa un metro di distanza da lui. Questo fa sì che tutte le assistenti di volo, vedendo me, mio marito e il bambino, pensino a noi come ad un'allegra famigliola e si rivolgano a me come se fossi la mamma del pargolo.

Ora 1
Ci allacciamo le cinture, si parte. Michael sta cantando a squarciagola e si dimena sul sedile. Quando arriviamo a quota di crociera siamo già a quota tre calci, cinque gomitate e un numero imprecisato di manate addosso. Tocco il touch screen dello schermo inserito nel sedile davanti al mio, per visualizzare l'elenco di film, musica e giochi disponibili.
- Vuoi che ti spieghi come si usa?  - chiede il mio simpatico vicino.
- No grazie tesoro, so bene come si usa - gli rispondo.
Seleziono il sudoku e mi metto a giocare.
- Secondo me lì ci va un sette - mi sussurra dopo poco Michael, per poi dedicarsi alla soluzione del mio Sudoku.
La madre di Michael, dall'altra parte del corridio, fa finta di niente e si gode un film.

Ora 2
Ci portano la cena.
Michael ordina un bicchiere di succo di pomodoro e lo rovescia tutto sul suo tavolino e sul pavimento.
- Mi aiuti a pulire?  - mi chiede contrito. Le assistenti di volo mi guardano con disapprovazione, ai loro occhi non riesco a tenere tranquillo mio figlio.
Puliamo, mentre la madre di Michael, dall'altra parte del corridoio, si gusta beata la sua cena.
Ho perso il conto di calci, gomitate e manate.

Ora 3
Michael non è stato zitto un attimo da quando siamo partiti. Mi spiace per il pargolo, ma mi sta venendo il mal di testa. Metto le cuffie e seleziono la sesta sinfonia di Beethoven, cercando di escludere ogni altro rumore circostante.
La madre di Michael dorme beata.

Ora 4
- Devo dirti una cosa, puoi togliere le cuffie?
Mi tolgo le cuffie.
- Sai, sono andato in vacanza in Europa con la mamma e ora sto tornando a casa.
- Bene, sono contenta. Ti è piaciuta l'Europa?
- Sì. Ma volevo dirti che durante i voli di andata ho vomitato cinque volte. Soffro l'aereo.
Ok, inizio a capire perchè la madre non ha prenotato due posti vicini.

Ora 5
Dopo sole 4 ore finalmente Michael tace. Si è appisolato con la testa sul mio braccio. Non oso spostarmi, non sia mai che si svegli.. muovo leggermente la schiena, fino a trovare una posizione confortevole. Il sonno inizia a premere sui miei occhi e mi addormento, cullata dal movimento dell'aereo. Dormo forse addirittura quindici minuti, poi sento una manina che mi scuote mentre una vocina preoccupata mi dice:
- Mi aiuti a trovare un sacchetto dove vomitare? ce l'avevo qui, ma perdo senpre tutto... PRESTO! - aggiungendo un piccolo conato per rafforzare la sua richiesta. Troviamo il sacchetto, la madre di Michael incredibilmente si accorge della situazione e fa un gesto col mento al figlio, per indicare la toilette. Tutto qui. Quando Michael torna al suo posto ha un po' di vomito in faccia, la madre dorme o fa finta di dormire, io non so come pulirlo,
Certo, se avessi saputo che mi sarei trovata a fare da vice- mamma ad un bambino di otto anni su un volo intercontinentale di undici ore magari mi sarei premunita e avrei comprato delle salviette o della pastiglie per la motion sickness.

Ora 6
Michael si pulisce la faccia con la coperta data in dotazione dalla compagnia aerea. Fa un po' schifo, ma tanto l'aveva già battezzata col succo di pomodoro.
- Come va? - gli chiedo.
- Leggermente meglio - mi risponde lui, circa dieci minuti prima di correre in bagno di nuovo.
Sua madre dorme beata.

Ora 7
Finalmente il bimbo dorme e io cerco di fare altrettanto. In quel momento, il capitano annuncia una turbolenza. L'aereo inizia a ballare, Michael per fortuna continua a dormire, è notte, siamo nel mezzo del nulla, dalla mappa del percorso il lembo di terra più vicino è l'estremità meridionale dell'isola di Sumatra, a soli 1200 km da dove ci troviamo. E' in questo momento che mi viene la consapevolezza che da qualche parte, nell'oceano sotto di me, si trova il relitto dell'aereo della Malaysia Airlines, disperso nel 2014 e mai più rintracciato. Non è un pensiero confortante.

Ora 8
Nuovo scoppio di vomito, la madre di Micheal dorme.

Ora 9
Guardo La La Land, ben attenta a non muovere il mio braccio sinistro, a cui è attaccato il bambino dormiente.

Ora 10
- Oh, no, di nuovo!
La vocina mi sveglia. Devo essermi assopita. Michael ha di nuovo i conati, sfortunatamente ci sono le assistenti di volo con i carrellini che raccolgono i bicchieri e lui non può andare in bagno, quindi gli trovo alla velocita del fulmine un sacchetto e lui vomita lì, accanto a me.

Ora 11
Michael ricomincia a cantare, l'aereo comincia la discesa verso Perth. Atterriamo, raccogliamo le nostre cose, ci mettiamo in fila per uscire. Sono esausta. E-S-A-U-S-T-A. Chi invece è bella riposata e pimpante è la mamma di Michael. L'ultima cosa che sento prima di uscire dall'aereo è la sua voce mentre si rivolge al figlio:
- Ah, è stato proprio un bel volo, non è vero, Michael?

mercoledì 15 marzo 2017

La mia prima seduta di analisi

Eccomi qui, non sono stata inghiottita da un coccodrillo nè divorata da uno squalo, in caso qualcuno (c'è ancora qualcuno che legge questo blog?) si fosse preoccupato per l'assenza.

Il motivo principale della mia scarsa presenza online è la mia connessione ballonzolante. "Ballonzolante" è una parola evocativa, richiama alla mia mente qualcosa di molliccio e probabilmente puzzolente, ovvero - immagino  - lo stato di decomposizione del cervello dei "tecnici" di Telstra, il nostro internet provider (l'unico provider di questa zona).
Sono due mesi che la connessione non resiste per più di due minuti, abbiamo imparato a memoria il numero del call center dell'assistenza clienti situato nelle Filippine e abbiamo una profonda esperienza di tutti i trucchetti usati per farci stare buoni, ogni volta che chiamiamo per protestare.

- Eh, dev'essere il modem.
- Eh, è che c'è un guasto sulla linea.
- Eh, c'è problema proprio nel Paesino nel Bush dove vivete voi. anzi, proprio nella vostra strada, ma sarà risolto prima di sera.

Ci hanno mandato un tecnico per risolvere il problema e siamo stati edotti del fatto che, probabilmente, i nostri fili sono stati mischiati (?) con quelli dei vicini, in una specie di gustosa insalata mista elettrica. Il tecnico si è assentato un quarto d'ora e ha dichiarato poi di aver risolto tutto. 
In questa storia mi lascia perplessa il fatto che due mesi fa tutto funzionasse benissimo e i problemi siano iniziati all'improvviso, senza che ci siano stati lavori di manutenzione nè altro (i fili si sono mischiati da soli?) per non parlare del fatto che il tecnico ci abbia messo solo 15 minuti per risolvere il problema. 

Dopo questo episodio comunque, la connessione è tornata. Per una settimana. Poi abbiamo ricominciato a vedere l'icona del tirannosauro con le braccine corte e tutte le frasette tipo "connessione internet assente" "sito non raggiungibile" che i browser usano per farti sapere che sei stato tagliato fuori dal mondo virtuale, che non puoi più contattare via Skype i tuoi parenti in Italia, scrivere una mail senza salvarla venti volte ogni tre minuti o ascoltare una canzone su Youtube senza metterci mezz'ora per sentirla tutta.

A parte questo, lo scorso mese ho compiuto 35 anni e la cosa mi ha fatto impressione. Ricordo quando ne avevo 25 e mi sembrava terribile che fosse già un quarto di secolo. Ora sono passati dieci anni e mi sento alle soglie della pensione. 
E presto avrò quarant'aaaaaaaanni - come diceva Meg Ryan in Harry, ti presento Sally.




Una cosa che mi fa arrabbiare, anzi, mi fa imbestialire, mi fa fumare le orecchie e scagliare piccoli fulmini con gli occhi, e che tutti si preoccupino della nostra prole.
I bambini. Hai passato i trenta e ancora non hai figli? a che età pensi di averli? vi dovete sbrigare, eh!
Nessuno sembra rendersi conto che avere o non avere figli è una cosa che riguarda solo noi. Privata. Magari non ne vogliamo. Magari ora non è la nostra priorità. Magari non ne possiamo avere. Soprattutto, sono affari nostri.
A volte mi viene l'impulso irresistibile di ribattere ad una domanda così privata come quella sui bambini con un'altra domanda su qualcosa di privato e personale, tipo:

Qualcuno:  Non avete ancora figli?
Io: Hai fatto la cacca, oggi? guarda, la costipazione può portare a conseguenze gravi!

In questa parte di Australia il trend è sposarsi giovanissimi, a vent'anni o ancora prima, fare tre o quattro bambini e divorziare prima dei quaranta. Di tutte le mie colleghe, solo una è ancora sposata con lo stesso uomo. Le altre sono al secondo o al terzo matrimonio, oppure si sono trasformate in mature adolescenti e ti dicono che hanno incontrato un "ragazzo carino"(non pensate male, niente pedofilia, il ragazzo è un sessantenne) con cui usciranno venerdì sera. 
Lungi da me il criticare le scelte altrui, specie se non mi riguardano. Vorrei solo che gli altri facessero lo stesso con me.

Continuo a lavorare nello stesso posto, la situazione non è più così bella come sembrava all'inizio, ogni giorno accumulo un po' di rabbia e frustrazione e spesso mi chiedo quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso, se sia possibile trovare un "contenitore di gocce" più grande, magari su ebay (sono ironica, eh!), oppure se valga la pena cambiare lavoro e buttarmi in una carriera completamente nuova, tipo tosatrice di pecore (un business, da queste parti) o ranger nei parchi nazionali, o magari chessò, giardiniera.
Una parte di me mi avvisa che questo malessere è una tappa del percorso di integrazione di un migrante in un nuovo contesto socio-culturale e balle varie di questo tipo, che dovrebbero tra l'altro giustificare perchè dopo due anni non abbia ancora trovato nessuno con cui parlare in questo posto e stia diventando intollerante ad una serie di cose, come il cibo australiano, l'inglese australiano, la mancanza di librerie-teatri-cinema-musei-arte-cultura propria di questa zona, gli Australiani di origine britannica in genere, gli Italiani che pensano che vivere all'estero sia più facile, tutto quello che c'è sulla terra, tutto quello che c'è nell'universo, tutto tutto tutto tutto, tutto quello che esiste, come diceva il dottor Cox.



Forse le cose sarebbero diverse se riuscissi a farmi riconoscere la laurea, ma tra i requisiti per il riconoscimento, oltre a dover reperire un bullone di astronave, una pantegana parlante, un dinosauro vivo e uno scritto originale di Socrate, devo superare (è il primo gradino) un esame di inglese in cui, sfortunatamente, nella parte scritta non riesco a conseguire il punteggio richiesto, nonostante la pratica, i libri, le lezioni private, gli incantesimi propiziatori, i riti per scacciare il malocchio e naturalmente il fatto che viva in Australia e l'inglese sia la lingua in cui parlo quotidianamente senza problemi.
E continuo a sentirmi dire: fregatene dell'esame! fai un bambino e pensa a fare la mamma! osservazione che mi fa pensare che per scatenare uno tsunami non sia sempre necessario un terremoto.

Ringrazio tutti per aver partecipato a questa seduta di analisi nel ruolo di analisti virtuali, mi alzo dal divano virtuale e mi accingo a pubblicare il post, che ha richiesto solo cinque ore per essere scritto, grazie alla connessione e che ne richiederà probabilmente altrettante per essere pubblicato.
Alla prossima.

lunedì 30 gennaio 2017

Appunti di una giornata al mare

Sveglia alle sei, partenza alle sette, destinazione la costa sud-ovest, l'Oceano Indiano, Dunsborough, Yallingup, Margaret River. Una giornata leggera fatta di sole, di mare, di quel velo di sale che ti copre la pelle dopo il bagno.
E' estate, qui in Western Australia. 


Arriviamo a Dunsborough dopo poco più di tre ore di viaggio e ci dirigiamo subito a Meelup Beach, dentro l'omonimo parco naturale. L'acqua è fredda al primo tocco, gelida e trasparente, e piccoli pesci mi nuotano tra i piedi. Sulla spiaggia, castelli di sabbia, tavole da surf e risate di bambini.


Le spiagge mi mettono sempre a disagio, non amo mostrare il mio corpo. Oltretutto, c'è sempre la faccenda del colore. Anche se sono castana con gli occhi scuri, la mia pelle, specialmente quella non esposta al sole, è bianco-latte. Quando dico "latte", intendo proprio così. Nel mio personale album delle "Figure di Emme" c'è un episodio che rende l'idea.
Avevo circa quindici anni e un giorno d'estate stavo camminando per una strada con un vestitino corto e ad un certo momento mi sono fermata a guardare una vetrina.
Dall'altra parte della via (piccola e pedonale) c'era un bar con dei tavolini fuori e due ragazzi seduti ad un tavolino, li potevo vedere riflessi nel vetro. Non ci avevo nemmeno fatto caso, finchè non hanno iniziato a parlare.
Di me.

- Guarda quella - dice uno dei due, indicandomi -  ha i collant bianchi anche se siamo in estate!
Doccia gelata. Doccia gelata nella schiena.
Poi l'altro replica: No, non ha i collant!! è il colore delle sue gambe!
I due mi guardano con espressione sgomenta. 

Ecco. Non ricordo cosa ho fatto, probabilmente sono scappata. Da quel giorno basta vestitini corti, il mio guardaroba si è riempito di gonne e vestiti rigorosamente alla caviglia.

Qui in Australia, terra di gente bionda con gli occhi azzurri, il colore della mia pelle non fa più impressione. Ho girato per Dunsborough, Yallingup e Margaret River con dei pantaloncini corti e nessuno ha fatto facce strane o commenti inappropriati. Non che me ne importi granchè, ormai l'adolescenza è finita, ma fa piacere vedere che riesco a confondermi con la folla.

Dopo il bagno riprendiamo la macchina e andiamo a Yallingup.
Qui, in una minuscola casetta azzurra, alcuni ragazzi tedeschi hanno aperto uno dei miei locali preferiti, la Yallingup Gugelhupf Bakery, che sforna per l'appunto gugelhupf e altre delizie teutoniche. Oggi compriamo la versione salata del famoso dolce, con noci, pancetta e paprika. Il cartellino appeso alla torta recita:
Gugelhupf - the loyal companion throughout European history.
The realms are gone, the King of Cakes remains.


Poi si torna al mare. Yallingup e poi Margaret River.
La spiaggia è coperta di pezzetti di conchiglie scintillanti.


Accanto a noi, tre ragazzi sui vent'anni finiscono il bagno, tornano al loro asciugamano e dopo aver frugato nello zaino si riavvicinano all'acqua. Li guardo: hanno in mano dei sassi piatti, li fanno saltare tra le onde, ad ogni rimbalzo un sorriso.
Me li immagino mentre li raccolgono, come Amélie, con il preciso scopo di portarli al mare oggi, la gioia anticipata di vederli saltare.

Intanto il sole inizia a calare, domani si lavora, occorre far scoppiare questa bolla di relax, riprendere la macchina e riavviarci verso casa.
Come risaliamo la scaletta, diretti al parcheggio, notiamo un cartello preoccupante: comunque fortunatamente si tratta di pesci!



Prima di ripartire decidiamo di concludere la giornata da Southern Crust, la pizzeria più buona della zona, dove un ragazzo italiano sforna pizze secondo la ricetta di sua nonna. Credetemi, merita, e non vengo pagata per promuovere il suo minuscolo locale!
Questa sera mi coccolo con una pizza al prosciutto, porcini e olio al tartufo. Squisita, come sempre.
Infine è ora di andare, ci rimettiamo in macchina e intorno alle nove di sera siamo di nuovo a casa.
La leggerezza della giornata di oggi è rimasta sospesa nell'aria come una bolla di sapone profumata di sale.


giovedì 22 dicembre 2016

Il profumo dei gelsomini

E' finalmente arrivata l'estate, qui in Western Australia.
Cielo azzurro e terso, temperature sensibilmente più alte, barbecue all'aperto, maniche corte, i primi bagni nell'oceano.



Dal giardino arriva il profumo del gelsomino in fiore. E' fortissimo e penetrante. Mi riporta col pensiero ad un anno fa, giusto pochi giorni prima di Natale, quando ne ho raccolto un mazzo e l'ho portato ad un'amica. 
- Grazie - mi ha detto lei annusandolo, quando gliel'ho dato - adoro il profumo dei gelsomini. 
E mi ha sorriso.

Quest'anno i fiori resteranno intatti nella siepe del mio giardino, perchè la mia amica non c'è più.
Lo so, è la vita. Era anziana, e nessuno può vivere per sempre. Lei, tra l'altro, non ne aveva più voglia. 
E' che avrei voluto farle un regalo di Natale. 
Lo scorso anno ci eravamo scambiate i regali. Quest'anno stavo pensando al dono migliore da farle, ma non avevo ancora deciso. E' difficile scegliere. E Natale, come mi ripetevo stupidamente, è il 25, c'è tempo.
Ma il tempo non c'è stato.

Sono andata a trovarla in ospedale, quando già si sapeva che era questione di giorni o di ore. 
Mi sono seduta accanto al letto, le ho fatto una carezza sui capelli, le ho tenuto la mano per un po'. 
Quest'anno amica mia, non so cosa regalarti. Preghiere, dal profondo del cuore. Perchè tu non abbia dolore. Perchè, quando arriverà il momento, tu possa non accorgertene nemmeno. Ti regalo un pezzetto del mio cuore, quello dove avrai sempre posto.

Poi mi sono alzata, e la figlia mi ha abbracciata. Poi mi ha detto quello che non potevo immaginare. Che prima di cadere in coma, sua madre le ha detto che aveva un regalo da fare. A me. 
Per Natale, ma non solo. Perchè lei sapeva di essere alla fine.

Il giorno dopo ho ricevuto la notizia. E' stato lieve. Non ha sofferto.
Poi la figlia è venuta a cercarmi al lavoro e mi ha dato il regalo da parte di sua madre.
Dentro la scatolina di una gioielleria c'era un portachiavi d'argento, col mio nome inciso sopra. In un angolo, un pendente col simbolo dell'infinito intrecciato con un cuore. 
Ti vorrò bene per sempre, questo è quello che voleva dirti la mamma - mi ha detto la figlia.

Perchè certe amicizie sono così, sono speciali, oltre il tempo e lo spazio.
Quest'anno, amica mia, ti regalo il profumo dei gelsomini che tanto amavi. Che possa essere intenso come quello che arriva a me in questo momento.


venerdì 25 novembre 2016

Di privacy e agenzie immobiliari

Oggi vi racconto i simpatici risvolti dell'affittare una casa da queste parti. Sono simpatici, proprio simpaticissimi, all'incirca quanto un secchio d'acqua gelata nella schiena in pieno inverno.

Era il Gennaio del 2015 e noi, dopo una estenuante ricerca, eravamo riusciti a trovare una casa qui nel Paesino nel Bush. Non che fosse una reggia, ma insomma, non aveva amianto nei muri, niente buchi nel tetto, niente topi e così via (per leggere come abbiamo trovato la casa, clicca QUI).
Ci siamo affrettati a firmare il contratto, senza immaginare cosa sarebbe successo dopo.

Nella mia esperienza di affitti in Italia, la storia funzionava pressapoco così: vai in un'agenzia immobiliare, vedi delle case, scegli quella che fa per te, firmi il contratto, FINE. A quel punto la casa che hai affittato è la tua casa, l'agente immobiliare sparisce di scena e a te resta solo da pagare l'affitto mensilmente al proprietario. In casa puoi fare quello che ti pare, certo, non puoi buttare giù un muro o cambiare il forno senza avvisare il proprietario, ma per cose piccole tipo attaccare un quadro non c'è nessun problema. 

Qui è completamente diverso. Quando firmi il contratto, implicitamente firmi anche un contratto nuziale con l'agenzia immobiliare. Loro saranno con te, nel bene e nel male, fino al termine del tuo contratto di affitto. Ci saranno SEMPRE. E non parlo di quando ne hai bisogno, ma SEMPRE. 

Comincia tutto con dei fogli "di descrizione", che ti vengono consegnati insieme al contratto. L'agente immobiliare ti dice che devi controllare ogni singola voce e poi fargli sapere per iscritto se c'è qualcosa di diverso o di sbagliato.
La descrizione riguarda ogni singola caratteristica nell'appartamento (che per fortuna abbiamo affittato VUOTO). Ora mi direte, cosa c'è da descrivere in un appartamento vuoto? E' una cosa di questo tipo:
Salotto, muro ovest: bianco, con una piccola crepa nell'angolo in alto a destra. Poco più sotto c'è un segno grigio. Un po' più in là un segno nero di un cm circa. Nell'angolo in basso a sinistra c'è un piccolo buco di 0.5 cm di diametro. 
E così via. Molte delle voci non le avevamo affatto notate finchè non le abbiamo lette ed alcune di esse, pur sapendo l'esatta locazione, non siamo riusciti ad individuarle, viste le esigue dimensioni.
Ora, questo avrebbe dovuto farci pensare, ma noi, anime ingenue, non ci siamo resi conto. 

Non ci siamo resi conto che il foglio con le descrizioni era per fare un confronto tra la casa come ci veniva consegnata e la casa come sarebbe stata dopo.

Cara agenzia ti scrivo
Avevo già raccontato che qui, per fare ogni più piccola cosa, occorre andare in agenzia.
Vuoi mettere un chiodo nel muro? vai in agenzia, compili un modulo per chiedere il permesso del padrone di casa e in soli 15 giorni hai la risposta.
Vorresti tenere un animale domestico? idem come sopra. 
Hai la doccia otturata? vai in agenzia, compili l'apposito modulo, e l'agente vaglierà se sia il caso di chiamare un idraulico. 
E così via.

Ora, lettore, immagina la scena. E' un venerdì sera e torni a casa dal lavoro stravolto. La settimana è stata davvero pesante e intensa e per te non è ancora finita, perchè lavori anche nel weekend. Apri la porta di casa, tutto quello che vuoi è mangiare un boccone, infilarti sotto alla doccia e rilassarti dieci minuti. La porta si apre, entri in salotto e
BIIIIIIIIIIIIP!
Non riesci a capire cosa sia stato quel bip così forte e fastidioso che trapana le orecchie. Comunque sia, ora puoi farti la doc...
BIIIIIIIIIIIIP!
Ti guardi intorno, infine realizzi che proviene dall'allarme antincendio, che qui è obbligatorio in tutte le case. Non hai idea di quale sia il problema e in ogni caso per poter fare qualunque cosa devi chiedere in agenzia. Peccato che siano le 17.30, e l'agenzia chiuda alle 17. E resti chiusa tutto il weekend. 
Ti resta solo Google. Da una rapida ricerca sembra che ci sia la batteria scarica. Ci sono le istruzioni per cambiarla, ma non quelle per il modello che hai tu. 
Alla notte quasi non chiudi occhio per quel benedetto allarme che suona ogni 40 secondi e la mattina dopo ti alzi alle 4 come al solito. Otto ore al lavoro, un'altra notte in bianco e lo stesso domenica. Lunedì mattina non lavori e alle 8.30, ora di apertura dell'agenzia, ti presenti all'agente immobiliare. Non dormi da tre notti e sei sull'orlo dell'esaurimento.
Miss Raggio di Sole ti guarda. Cosa vuoi, ti chiede. Le spieghi il problema. 
- Bisognerà cambiare la batteria - dice lei.
- Lo so. Come si fa? - chiedi tu.
Lei non lo sa. Non solo: è scocciata che tu lo chieda e si capisce benissimo. 
Mantieni la voce ferma, e le spieghi che non ne potete proprio più. Se lei non sa come si cambia, potrebbe almeno dirti chi potrebbe aiutarti? sei autorizzata a chiamare un elettricista? 
Raggio di Sole ti squadra, glaciale, con i suoi occhi azzurri. E' un tuo problema, ti risponde. 
Tu sei esausta e delusa. Con la voce leggermente più alta di prima, ma assolutamente senza urlare, le dici che in casa non ci sono istruzioni per quell'aggeggio e le chiedi dove le puoi trovare.
A questo punto è chiaro che sei la peggiore disgrazia che poteva capitarle. Un'Italiana con questo accento buffo e questi capelli scuri. Raggio di Sole ti guarda come se volesse schiacciarti con la scarpa. Apre un cassetto, e senza dire una parola ti allunga due fogli dove, finalmente, scopri come risolvere il problema. 
Da allora, ogni volta che ti presenti in agenzia, assisti alla seguente scenetta:
Tu entri, Raggio di Sole ti lancia un'occhiata. Ti riconosce. Inarca le sopracciglia. Alza gli occhi al cielo, del tipo "O mio Dio, ecco l'Italiana pazza". Fa un sospirone, come per riprendersi. Infine ti guarda come se volesse spiaccicarti e dice:
- Sì? Cosa succede?

Il Grande Fratello
In ogni caso, l'aspetto sicuramente meno piacevole di questa forzata relazione sono le ispezioni che avvengono ogni tre mesi ( più altre random). 
Torni a casa dal lavoro, trovi una lettera dall'agenzia immobiliare.
Il succo della missiva è sempre uguale: ispezione tra due settimane, il giorno X, tra le 12 e le 17. Se non sei in casa pazienza, entriamo con le nostre chiavi. 
Il giorno in questione arrivano quando meno te lo aspetti, di solito quando stai cucinando e hai pentole sporche ovunque, oppure quando sei appena tornata dalla spesa e ci sono borsine di plastica sparse per tutto il soggiorno.
Miss Sorriso bussa alla porta come se volesse buttarla giù. Corri ad aprire. 
Lei entra e la casa le fa già schifo, lo capisci dal suo sguardo. Comincia a fare foto. Di ogni singola stanza. Anche del letto che oggi non sei riuscita a fare. Anche della stanza dove tieni la pila di biancheria da stirare. Apre ogni porta, senza chiedere alcun permesso. 
- Questa lampadina è da cambiare - ti dice - questa tendina ha un buco. 
Significa che occorre cambiare queste due cose prima della prossima ispezione. Poi dice che ha finito e va via.

Recentemente siamo stati a fare un viaggio e al nostro ritorno l'erba nel giardino sul retro era molto alta. Abbiamo chiamato il signore che ce la taglia, ma un po' è piovuto, un po' lui era occupato, alla fine è venuto circa 10 giorni dopo la nostra telefonata. 
Un giorno, circa una settimana dopo il taglio dell'erba, torno a casa dal lavoro e trovo una lettera dell'agenzia.
Ci informano che hanno notato che l'erba è alta. Ci fanno sapere che la dobbiamo tagliare. 
Non c'è stata nessuna ispezione, se "hanno notato" che l'erba è alta significa che sono venuti qui a vedere ( e l'hanno fatto giorni fa).
Poi arriva la lettera dell'ispezione. 
Miss Sorriso arriva il giorno prestabilito, guarda il prato tagliato e se ne va col solito bottino di foto di letti sfatti, moquette polverosa e biancheria da stirare. 
Oggi è arrivata una lettera: ci fanno notare che dobbiamo bagnare il prato anteriore e posteriore e strappare le erbacce nell'aiuola davanti a casa. 


A volte mi viene da pensare che la pazienza e la calma siano tutto, nella vita. Non ti arrabbiare, non sentirti controllata stile Orwell. 
Rilassati, rilassati. Conta fino a dieci. Fino a venti. Fino a cinquanta milioni. 
Un giorno forse, riusciremo ad avere una casa nostra, dove fare quello che ci pare.
Per arrabbiarsi poi, c'è sempre tempo :)