lunedì 3 giugno 2013

Modi alternativi per occupare una serata

Erano le 8.30 di sera di qualche giorno fa, e io ero comodamente seduta sul divano davanti al computer.
La cena era stata preparata e consumata, i piatti lavati e la cucina riordinata. I panni erano stati tutti stirati e riposti negli appositi cassetti, per cui non avevo nulla che disturbasse il mio stato di quiete e stavo solamente aspettando che mio marito scegliesse un film da guardare in serata.
E poi , d'un tratto, plick.
"Plick" è un suono che da quando vivo qui decisamente non sopporto. Perchè sì, magari è solo il diffusore della doccia che sta rilasciando qualche gocciolina, ma di solito non è così.
Plick.
Al secondo plick mi sono alzata, e sono andata in cucina, dove il soffitto ogni tanto si diverte a gocciolare. Ma la bacinella che uso per arginare il fenomeno non recava tracce di acqua, quindi il gocciolio aveva un'altra origine. 
Vado nel bagno dove il coniuge aveva appena fatto la doccia, ma il diffusore sembrava asciutto. 
A quel punto poteva essere solo il soffitto del bagno piccolo, che già mi aveva dato tantissimi problemi e per cui già avevo chiamato l'addetto alla manutenzione del palazzo ( che mi aveva allagato mezza casa).
Entro nella stanza ed eccola lì la maledetta goccia, quella che cade proprio nell'angolino dove è impossibile mettere un qualunque recipiente.
Plick.
Il soffitto gocciolava, e si udiva, attutito, un gocciolio più lontano e sinistro, il rumore di acqua che si stava accumulando da qualche parte sopra al soffitto.
L'ultima volta che ho trascurato la faccenda mi sono ritrovata con una lampada al neon piena d'acqua, un bagno allagato e tutte le scatole di cartone dei detersivi da buttare, perchè da un momento all'altro la raccolta di liquido sopra al soffitto è venuta giù di colpo.

Dopo un breve consulto abbiamo deciso di chiamare immediatamente l'addetto, che avrebbe lo stesso fatto un macello, ma almeno non nel cuore nella notte e senza danneggiare (si spera) il soffitto o le luci.
L'uomo è arrivato, ha guardato il gocciolio, si è astenuto da commenti tipo: "Perchè non ci mettete un secchio?" (come aveva fatto in questa occasione), ha diagnosticato una perdita dal sistema di condizionamento e se n'è andato.

Avete presente i condizionatori che ci sono in Italia, quelli che scegli tu al negozio e che ti vengono montati in un angolo della stanza? ecco, qui funziona diversamente. Il sistema di condizionamento è "di serie", tutte le case vengono costruite con degli appositi condotti all'interno dei muri che fanno uscire l'aria fredda dalle grate presenti in tutte le stanze.
- Wow, che meraviglia - ho pensato quando sono arrivata qui, per poi ricredermi dopo pochi mesi. Questo sistema fa acqua da tutte le parti, e non solo in senso figurato. Le perdite sono all'ordine del giorno e la scommessa è sempre trovare qualcuno che le sistemi senza compromettere l'agibilità dell'appartamento.

L'addetto è tornato dopo pochi minuti. Con l'attrezzatura necessaria? macchè, ovviamente no. Mi ha chiesto un coltello, dopodichè è salito sul water e ha iniziato a scardinare le lastre metalliche che compongono il soffitto.
Splash.
Dopo il plick, lo splash è il secondo rumore che odio. O il primo, dipende dai punti di vista. Plick è minaccioso, e fa presagire un futuro allagamento. Quando arriviamo a splash l'allagamento è in corso.

Il tizio ha armeggiato ancora un po', quindi ha dichiarato che tutto era a posto ed è andato via. 
"Tutto a posto" significa pavimento del bagno con due centimetri buoni d'acqua mista a polvere, ragni e pezzetti di roba nera di cui ho preferito non sapere la natura. Stendo un velo sulle condizioni delle pareti, del water e degli altri sanitari. Per fortuna almeno avevo tolto il tappetino. Una cosa fradicia in meno.

Un'ora dopo i sanitari erano stati lavati, e il pavimento era pulito e più o meno asciutto.
Cosa c'è di meglio di una doccia calda per rilassarsi e dimenticare i soffitti gocciolanti? Ho aperto l'acqua e mi sono abbandonata all'azione tranquillizzante e confortevole dell'acqua calda. 
Al termine, corroborata, ho afferrato l'asciugamano pulito che avevo appena tirato fuori dal cassetto e mi sono vigorosamente asciugata, passando poi in camera da letto per rivestirmi. Mi guardo distrattamente allo specchio, e vedo una cosa scura sulla mia spalla. Sgrano gli occhi, guardo meglio, senza avere il coraggio di guardare direttamente il mio corpo. Non è possibile. 
Mi continuo a ripetere che non può essere quello che sembra, ma l'evidenza spazza via ogni dubbio. 
Sulla mia spalla c'è la zampa, anzi, la zampona, di uno scarafaggio. La zampa posteriore di una Periplaneta Americana adulta, per essere precisi. Eccola lì, con gli artiglietti e tutte quelle protuberanze che le permettono di muoversi a velocità fulminea.

Poi mi rendo conto che non ho finito di vestirmi e sono ferma impalata davanti allo specchio con una zampa di blatta sulla spalla, persa nell'osservazione anatomica della stessa. 
Oddio, che schifo. Corro nuovamente sotto alla doccia. Quando ne esco la mia testa è piena di domande.
Come è arrivata questa zampa sulla mia spalla? E il resto del corpo dov'è? Non è possibile che fosse sull'asciugamano, ho fatto la lavatrice due giorni fa! e poi ho riposto tutto nei cassetti dove da mesi tengo la biancheria della casa. Non è possibile che ci fossero le blatte dentro.
Il dubbio però s'insinua, e corro a controllare. Ecco, il cassetto è pulito, non ci sono blatte. 

Poi guardo meglio, e vedo quello che la carente illuminazione della stanza non mi aveva permesso di vedere prima. In un angolo, semi mimetizzata col colore del legno, c'è una blatta, morta da un bel po'. Probabilmente è entrata lì dentro mesi fa, quando la casa pullulava di queste bestie, simpatiche portatrici di salmonelle, enterobatteri e altre schifezze.
- Keep calm and relax. E' solo un insetto morto - continua a dirmi la mia testa. 

Ho lavato tutto a fondo, cassetto incluso. In fin dei conti se non siamo morti quando la casa ne era piena sicuramente una singola blatta, e per di più morta, non può essere un pericolo così grosso per la nostra salute. O almeno basta crederci.

sabato 1 giugno 2013

Arabo approssimativo, ovvero come rapportarsi con i bambini

"Hameme" è una delle prime parole di Arabo che ho imparato. A dire il vero non sono proprio sicurissima che sia hameme, potrebbe essere anche hamemi. In ogni caso, in qualunque modo io la pronunci i bambini corrono alla finestra, perchè hameme vuol dire colombo, piccione, e quando sei abituato a vedere un panorama composto esclusivamente di sabbia anche un volatile di passaggio poggiato sul cornicione diventa interessante.
Un'altra parola utile è "halas", pronunciata con una forte aspirazione iniziale. Halas vuol dire "basta", e, con intonazione diversa, è utile sia per chiedere ai figli della mia amica A. se hanno finito di bere il succo di frutta, sia per lanciare un urlo ai Bambini Terribili del palazzo quando iniziano a fare qualcosa di molesto, come lanciare oggetti contro la porta del mio appartamento.

Le parole si possono imparare, ma la verità è che io non so l'Arabo, e vivendo nella penisola arabica questo è un grosso problema, se si ha necessità di comunicare con dei bambini.

Ogni volta che vado a trovare A., passo buona parte della mattinata a giocare con la Principessa, la terzogenita duenne. All'inizio è stato davvero difficile. Lei mi metteva in mano i librini, quelli per bambini piccoli con le pagine di cartone spesse spesse, e pretendeva che glieli leggessi. 
Purtroppo io i libri in Arabo so a malapena da che parte si aprono, figuriamoci il resto. Un paio di volte ho provato ad inventarmi la storia e a raccontargliela in Inglese o in Italiano, ma come mi sentiva parlare le sue sopracciglia si inarcavano in un'espressione di preoccupazione. Perchè l'amica della mamma non parla la mia lingua?
Poi, col passare del tempo ha capito che c'erano problemi linguistici. Non so in che grado questo le sia chiaro, ma non mi ha più proposto di leggere i librini. 
Un giorno stavo parlando con A., e la Principessa voleva giocare. E' entrata in cucina, dove eravamo noi, e ha iniziato a dirmi: "Tali, tali!!".
Vedendo che le sue parole non avevano effetto mi ha preso la mano e mi ha trascinata in salotto. Come mi ha detto poi A., "tali" vuol dire "vieni".

Io e lei abbiamo poi inventato i nostri giochi, che non necessitano di spiegazione: quando la Principessa afferra il rotolo di scotch da pacchi vado subito a sedermi ad una delle estremità del corridoio, perchè so che di lì a poco lei si siederà dal lato opposto e giocheremo a tirarci lo scotch facendolo rotolare sul pavimento.

Un giorno, passando vicino alla finestra ho visto che un uccellino si era poggiato sul cornicione.
- Tali habibti, hameme! - ho detto alla Principessa.
Lei è corsa a vedere, ha fatto un gran sorriso all'uccellino e poi mi ha abbracciato, dandomi la certezza che anche senza conoscerne la lingua è possibile entrare nell'universo magico e incantato dei bambini.

martedì 14 maggio 2013

Viaggio nel paese delle meraviglie

E' passato più di un mese dal nostro viaggio nella terra dei canguri, e ancora non so come strutturare questo post. Continuo a scrivere e cancellare, scrivere e cancellare. Come ve la racconto l'Australia? Come si può condensare in poco spazio una nazione, un continente, una città come Melbourne, una campagna come quella australiana? E poi c'è il volo ovviamente, il lungo volo aereo sopra l'Asia e al di là dell'equatore che è servito a prepararmi "spiritualmente" all'arrivo nel Down Under e allo stesso tempo mi ha permesso di intravedere dal finestrino dell'aereo un'incredibile quantità di paesaggi interessanti e vari.

Forse il punto di partenza è stabilire dove comincia un viaggio. Per noi è iniziato mesi fa, il giorno in cui abbiamo comprato una grossa carta geografica dell'Oceania e ci siamo letteralmente sdraiati sopra di essa per poterla esaminare palmo a palmo, per scoprirne ogni più piccolo anfratto e fare nostri anche i paesini più sperduti.
Studiare la cartina del Down Under è già di per sè un viaggio, un percorso nella storia di questa vasta isola dell'emisfero sud. Si parte da posti come Wagga Wagga, Wollongong, Murrunburrah, nomi che ci appaiono strani e buffi ma che sono quelli originali, quelli aborigeni, quelli dati prima che l'isola venisse conquistata dagli invasori europei. Poi ci si imbatte in Cape Disappointment, in Doubtful Bay, in Cape Catastrophe, quei toponimi che testimoniano quando dovesse essere difficile la vita per i primi coloni europei. Poi l'Australia divenne una colonia penale, e i nomi sono quelli della nostalgia, quelli di tante città e paesi dell'Inghilterra e dell'Irlanda, Cork, Kilkenny, Torquay, Brighton.
Oltre alla mappa, il primo tuffo nel Down Under ce l'hanno fatto fare i libri, primo tra tutti In un paese bruciato da sole di Bill Bryson, e i documentari, tra cui vi consiglio i due video The Kangaroo Dundee, presenti su Youtube.

Poi un giorno ci siamo trovati a fare le valigie e siamo partiti, carichi di curiosità, vestiti, scarpe, emozione, impermeabili, libri, itinerari e un pizzico di ansia. Abbiamo volato sopra l'India, la Thailandia, la Cambogia, il Vietnam, poi l'aereo ha virato a sud, verso Bandar Seri Begawan, la capitale del Brunei, nel nord del Borneo, dove abbiamo fatto scalo. Abbiamo sostato due ore in un aeroporto minuscolo formato da un piccolo edificio e un grande prato pieno di aironi in mezzo alla foresta pluviale.
Siamo quindi ripartiti in direzione sud. Abbiamo attraversato l'equatore e siamo passati sopra Bali, piccola piccola e verde come uno smeraldo.

A sud di Bali è oceano aperto per centinaia di chilometri, tanto che cominci a chiederti se dopo tutta quell'acqua ci sarà davvero la terraferma, se l'Australia esiste realmente o è un posto mitico e intangibile come Mu e Atlantide.

E poi la vedi. Ed è grandissima, enorme, e ti lascia senza parole.

Noi siamo atterrati circa tre ore e mezzo dopo aver scattato questa foto, all'aeroporto di Melbourne-Tullamarine. Ed eccoci, finalmente. Siamo in Australia.

Melbourne è completamente diversa da come me l'aspettavo, ma avrei delle difficoltà a spiegare cosa esattamente mi aspettassi.
E' una città di circa quattro milioni di abitanti, che per gli standard australiani è tantissimo. Il centro è uno strano agglomerato di edifici vittoriani mescolati con alti grattacieli, il tutto disposto su stradine che salgono e scendono tra parchi e giardini.
Sono rimasta catturata dal verde dei suoi parchi, sconvolta dalla presenza dei contenitori per siringhe dentro ai bagni del McDonald's, affascinata dalla moltitudine di negozi strani e per me inconcepibili (c'è quello che vende solo nani da giardino, quello che ha solo oggetti viola...) e incantata dalla fauna, che qui in città si limita agli uccelli, come i grossi pappagalli verdi e rossi che abitavano gli eucalipti davanti al nostro alloggio.

Al di là di questo, la prima cosa che salta all'occhio è che sembra che il pianeta sia tutto qui. Nella stessa strada trovi la pizzeria italiana, il club lituano, il ristorante mongolo, il caffè brasiliano, la pasticceria marocchina. Si respira un'aria internazionale e multiculturale che mi fa vedere questo paese come la nuova America,  il luogo in cui arrivano migranti da tutto il mondo alla ricerca di una nuova vita, di una nuova storia da scrivere, e l'impressione è che ci sia spazio per tutti, e che questo nuovo "sogno australiano" sia a portata di mano.

L'Australia è anche un paese estremamente civile. Ogni posto che abbiamo visitato, anche quello più piccolo e sperduto era accessibile alle persone sulla sedia a rotelle. Magari c'era solo una stretta striscia di asfalto che andava dal parcheggio al belvedere, ma sufficiente per far sì che davvero tutti potessero godere della bellezza di quei luoghi. Anche le terme, in cui siamo andati alla fine del soggiorno, avevano una rampa che permetteva ai disabili di accedere alla piscina, e abbiamo assistito al bagno di una signora che è stata per l'appunto accompagnata in acqua in questo modo, con una speciale sedia fornita dalla struttura.

Dopo Melbourne ci siamo spostati sulla costa. Abbiamo esplorato la foresta pluviale, aggirandoci tra felci arboree alte svariati metri, eucalipti dal tronco gigantesco ed un'infinità di altre piante, mentre tutto intorno risuonavano i versi di chissà quali animali.
Camminare tra questi giganti della natura è un'esperienza strana e particolare, è come tornare indietro di milioni di anni in un'epoca lontana, e che nel resto del mondo sopravvive solo nei fossili.
Ci si sente piccoli e insignificanti, e allo stesso tempo parte di un mondo meraviglioso e dimenticato.

Abbiamo ammirato la Surf Coast, dove nonostante la pioggia che scendeva inesorabile abbiamo avvistato varie persone che cavalcavano le onde.
Procedendo lungo la Great Ocean Road in direzione di Adelaide la costa diventa un'alta scogliera a picco sul mare. E' in questa zona che si trovano i Twelve Apostles, un gruppo di faraglioni a pochi metri dalla riva.

Ci siamo quindi spostati all'interno, nei paesini del bush, dove la prateria si mischia alla boscaglia di eucalipti.
Abbiamo avvistato emù, cacatua sulphurea e kookaburra, ma l'incontro più interessante è stato quello con i canguri.

Una sera eravamo in un paesino all'interno del parco dei monti Grampians e stavamo cercando "Darcy's", un locale dove cenare che ci era stato consigliato dal gestore del motel dove alloggiavamo.
Arriviamo davanti al ristorante e ci fermiamo di colpo. Nel cortile antistante l'ingresso ci sono almeno dieci canguri che brucano l'erbetta. Gli animali non ci hanno degnato della minima attenzione, ma l'idea di passarci in mezzo non ci attirava troppo, sono sempre animali selvatici e non sapevamo come avrebbero potuto reagire.
Abbiamo deciso di fare ancora due passi e di ritornare al ristorante più tardi.
Venti minuti dopo gli animali si erano spostati, così siamo entrati velocemente nel locale. La cameriera, alla quale abbiamo chiesto notizie dei canguri, ci ha confermato che vengono tutte le sere.


Quando siamo usciti dal locale ogni prato, cortile, giardino, campo o spazio verde della cittadina era pieno di canguri, ne abbiamo contati almeno 100.
Lì non è che avvisti la fauna selvatica, la fauna selvatica vive intorno a te, ti travolge con i suoi rumori e i suoi movimenti e reclama il suo spazio.


Il giorno abbiamo lasciato i monti e ci siamo rituffati nel verde delle pianure. Era l'ultimo giorno della nostra vacanza, e l'abbiamo trascorso tra la visita ad una cioccolateria, il bagno alle terme e una lunga passeggiata lungo un piccolo lago.

Mi manca, l'Australia. Siamo stati solo una settimana, ma questa isola mi ha già conquistata e sono ansiosa di tornarci, di esplorarla, di scoprire nuove meraviglie.
Arrivederci a presto, bellissimo continente.

martedì 7 maggio 2013

Expatclic e un meraviglioso concorso

Ho scoperto Expatclic per caso, qualche mese fa, cercando notizie sulla famigerata anagrafe dei residenti all'estero, e me ne sono innamorata. Curato da uno staff di tutto rispetto, il sito offre aiuto e appoggio alle donne espatriate di ogni nazionalità, con infinite informazioni utili in svariate lingue, bellissimi articoli e la risposta a tutte quelle domande che quando espatri prima o poi ti poni.
Expatclic ha anche un forum, dove le utenti si scambiano consigli e informazioni e dove possono partecipare alle bellissime iniziative, e un blog, con tutte le ultime novità.
Il sito fornisce inoltre corsi online e, per i soci onorari, la possibilità di consulenza personalizzata offerta dallo sportello espatrio di Expatclic.

Ho riassunto il sito in poche righe, ma Expatclic è molto di più, è un caleidoscopio di storie di donne fantastiche e coraggiosissime, e invito chiunque fosse interessato ad andarlo a visitare.
Questo mese il sito ha lanciato un'iniziativa con i controfiocchi: il concorso Riflessi di viaggio, Premio Maria Pia Forte.

L'iniziativa è rivolta a donne espatriate, o che abbiano vissuto all'estero per almeno due anni. E' suddiviso in tre categorie, racconto letterario o articolo giornalistico, poesia, fotografia.
I lavori dovranno focalizzarsi sui seguenti temi: la vita della donna espatriata, il viaggio, l'incontro tra culture, il valore della scrittura.
E' possibile inviare elaborati in italiano, inglese, francese e spagnolo.
Cliccate sul banner qui sotto per leggere il bando completo e i ricchi premi, e mi raccomando, partecipate!!!


venerdì 26 aprile 2013

Iniziative dal web

Ho già scritto più volte di come il web sia una fonte inesauribile di scoperte interessanti, e qui alludo soprattutto ai blog. Girando per il web si trovano blog stupendi, dietro a cui ci sono persone meravigliose, con cui è possibile stringere amicizia, anche se la distanza effettiva che ci separa è di migliaia di chilometri.

L'elenco è lungo, ma questo post è dedicato a due blog in particolare. Il primo di cui vi parlo è L'arcobaleno di Sara.
Al suo blog sono arrivata per caso, qualche tempo fa, e mi sono subito innamorata delle sue ricette. Ma al di là della passione per la cucina, io e lei abbiamo davvero un sacco di cose in comune ( a partire dalla passione per i cavoli!!) e una visione del mondo molto simile.
Per festeggiare il sesto compleanno del suo blog Sara ha organizzato un GiveAway, a cui ovviamente partecipo.
Se siete interessati vi invito a cliccare sull'immagine qui sotto, che vi porterà (almeno spero! non sono bravissima in queste cose) all'iniziativa.


La seconda iniziativa a cui partecipo viene dal blog Il solletico nel cuore a cui sono arrivata proprio cliccando un link sul blog di Sara.
E' stato amore a prima vista. Viviana abita in un posto bellissimo, scrive ricette fantastiche, si occupa di giardinaggio (non sai quanto vorrei poter partecipare allo scambio di semi!! purtroppo non posso, per varie ragioni, ma è un'iniziativa bellissima!) di riciclo creativo e di un sacco di altre cose interessanti.
Viviana ha organizzato l'iniziativa "Mi piaci perchè", un modo per farsi pubblicità e, soprattutto, per conoscere altri blog interessanti. Come dire di no?
Ecco qui il banner con il link all'iniziativa ( che ovviamente spero di essere in grado di inserire..)


Cos'altro posso dire? Spero di aver fatto tutto bene... e grazie di cuore, ragazze!
A presto!

PS: Il post sull'Australia è in elaborazione!

mercoledì 24 aprile 2013

Quei giorni fragili

Sarà che è quasi una settimana che il sole non lo vediamo, perso da qualche parte dietro i nuvoloni, e questo tempo a metà, che non è sole e non è pioggia, io lo odio.
Sarà che l'idea del trasferimento nel paesino-ancora-più-sperduto-di-questo potrebbe tornare in auge, ma ovviamente non c'è nulla di certo.
Sarà che in effetti l'incertezza qui è di casa. Domani ci vediamo? può darsi. Inshallah, se Dio vuole. Tu aspettami, al limite non mi vedrai arrivare. Posso tenere la carne in frigo fino a mercoledì?  Può essere, ma non è sicuro. Il mio frigo è l'elettrodomestico più inefficiente che abbia mai visto, a volte dopo poche ore la roba si è già deteriorata. Devo comprare il burro, ci sarà al supermercato? A volte c'è. A volte no. E queste sono solo le cose piccole.

Sarà che non avere un lavoro non mi piace affatto. Stare a casa tutto il giorno mi rende nervosa, preoccupata e ipocondriaca, e divento isterica se qualcuno mi chiama "casalinga". Non perchè abbia qualcosa contro le casalinghe eh, tanto di cappello a chi sceglie questo tipo di vita (che non è affatto facile). 
Sarà che oltre a non avere un lavoro non posso uscire di casa. Cioè, non me lo vieta nessuno, ma non c'è nessun posto dove andare, eccettuato il piccolo supermercato (che è comunque lontano). Non ci sono negozi, non c'è una libreria, un caffè, una piscina, un cinema, un centro commerciale. Non c'è niente, eccettuata una temperatura di 40°C e un vento che ti rovescia in faccia chili di sabbia, facendola entrare in bocca, nel naso, negli occhi, tra i capelli, nei vestiti.

Sarà che sono stanca di questo rapporto odio-amore con il computer, stanca di passare ore e ore su internet per evitare l'atrofia cerebrale. Stanca di partecipare ai giochini idioti di Facebook, stanca di passare ore su Wikipedia a leggere la storia della Mongolia o l'elenco delle piante rare del Guatemala.
Sarà che non sono capace di stare senza mio marito, mi pesano anche le ore che lui trascorre al lavoro, figuriamoci l'idea di andare qualche giorno in Italia per cambiare aria (che comunque non servirebbe a niente).
Sarà che il soffitto della cucina gocciola, sotto al lavandino è pieno di muffa e le finestre non si possono aprire perchè i vetri sono bloccati dalla sabbia. 
Sarà che sono in piena sindrome premestruale, e vedo tutto nero, anzi, nerissimo.

Sarà. In ogni caso oggi è uno di quei giorni fragili, in cui la mia eutimia, la mia tranquillità sembra venata e sul punto di sgretolarsi come sabbia asciutta.
Lo so, i giorni fragili capitano a tutti, e con questo post non voglio nè impietosire nè dire che sto peggio di altri, ma solo esporre cosa sento. Ogni tanto mi capita un giorno fragile.
Poi mio marito torna a casa e la malinconia svanisce come la nebbia quando il sole si fa alto. Tutto si ridimensiona, e del temporale appena passato resta solo un grande arcobaleno.

martedì 23 aprile 2013

Premi

Eccomi di nuovo qui a scrivere, dopo quasi un mese di assenza. In questo periodo di silenzio c'è stato un viaggio in quel posto meraviglioso che è l'Australia, una settimana di sonno cronico dovuta al jet-lag e una visita di mia madre, che è rimasta per qualche giorno con noi nella casa in mezzo al deserto, dormendo sul divano (ovvero il giaciglio più morbido della casa) e adeguandosi alle temperature in rapida ascesa.

Sto ancora cercando il modo di condensare l'Australia in un post ( o in più post) senza essere troppo prolissa, ma non è facile. Intanto vi anticipo che l'isola è il posto più bello che abbia mai visto, ma questo si può leggere in un qualunque resoconto di viaggio nel Down Under.

In attesa dell'ispirazione scrivo questo post un po' incoerente, cucendo insieme, come in un patchwork, i premi ricevuti negli ultimi mesi, premi di cui non ho ancora parlato ma certo non perchè non li abbia graditi! Colgo anzi l'occasione per scusarmi per il ritardo con chi me li ha assegnati.

A Dicembre ho ricevuto da Lena del blog Alta Priorità il premio di Blog Affidabile.


In super ritardo eleggo altri 5 blog che ritengo meritevoli di tali premio.
Le caratteristiche che questi blog devono avere sono le seguenti:
- Vengono aggiornati regolarmente.
- Mostrano la passione autentica dei bloggers per l'argomento di cui scrivono.
- Favoriscono la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori.
- Offrono informazioni e contenuti utili e originali.
- Non sono infarciti di troppa pubblicità.


"Dichiaro che i seguenti blog da me scelti rispettano le 5 regole del premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina: http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile. Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio come gli artigiani, le aziende e i professionisti iscritti su http://gliaffidabili.it/."

I blog da me scelti sono i seguenti:

Come da regolamento devo anche indicare come e perchè ho deciso di aprire il blog.
Ho aperto questo spazio virtuale nel 2011, per raccontare il mondo dal mio punto di vista, potenzialmente diverso da quello degli altri. Poi la vita mi ha portato in Medio Oriente, e il mio blog è diventato il punto di vista di una donna occidentale, diverso -  per cultura, lingua, tradizioni e mille altre cose - da quello del mondo che mi circonda.

A Marzo Daniela di Guarda con il cuore mi ha assegnato l'Inspiring Blog Award.


Ecco le domande a cui devo rispondere:
1- Qual è il capo di abbigliamento che ti fa sentire meglio?
Niente che abbia i bottoni o le zip. Il mio massimo sono fuseaux e maglione.
2- Quando ti senti più energico, mattino, mezzogiorno o sera?
Sicuramente al mattino. Adoro quel momento prima dell'alba in cui c'è un silenzio incredibile e tutto ancora dorme. E' il momento migliore per il mio cervello, quello in cui riesco a concentrarmi di più.
3- Quali sono il tuo cibo e bevanda preferiti?
Sono una donna dai piaceri semplici. Il mio cibo preferito è il cavolo, di qualunque tipo e cotto in qualunque modo, e la bevanda preferita è l'acqua.
4- Quale tipo di cioccolato preferisci?
La cioccolata mi piace tutta, a patto che non sia troppo amara o troppo dolce (tipo quella degli ovetti K.)
5- Qual è il tuo hobby preferito?
Adoro camminare in montagna, preferibilmente dentro un bosco e durante un giorno di pioggia. Purtroppo qui è impossibile, quindi ripiego su Gimp, la pasticceria e il ricamo.
6- Qual è la tua musica preferita?
La musica mi piace tutta (con poche eccezioni), ma ho una predilezione particolare per la sesta e la nona sinfonia di Beethoven, mi fanno sentire bene.
7- Se potessi fare le valigie e partire in questo momento in quale città o paese vorresti andare?
In Australia, senza il minimo dubbio.
8- Hai delle cattive abitudini?
Qui sono estremamente sedentaria, dovrei muovermi di più.
9- Cosa non sopporti degli altri?
I pregiudizi accettati senza riflettere.
10- Cosa non sopporti di te stessa?
Al primo posto l'insicurezza, ma l'elenco è lungo.

Infine, ecco i blog a cui rigiro il premio.

Siamo quasi in fondo: ad Aprile, neveverde di Vita magica di una famiglia alpina mi ha assegnato il Very Inspiring Blog Award 2013.
Da regolamento devo dire sette cose simpatiche di me stessa. Vediamo..
1- Amo tantissimo il profumo delle viole e dei narcisi selvatici, passerei ore ad annusarli. Forse in un'altra vita sono stata una farfalla :)
2- Ricordo sempre i miei sogni in modo preciso e dettagliato, anche a distanza di anni.
3- Adoro impastare: pane, pasta, focaccia, dolci...
4- Uno dei miei desideri è avere un piccolo orto da crescere con le mie mani, dove raccogliere verdure 100% biologiche.
5- Per due anni ho seguito un corso di calligrafia cinese, che mi ha fatto venire una gran voglia di visitare la Cina.
6- Ho bevuto la coca-cola per la prima volta quando avevo 21 anni, e solo un cucchiaino. Non mi è piaciuta, e non ho ripetuto l'esperienza.
7- Amo gli insetti, scarafaggi a parte, e ho sempre desiderato mettere su un piccolo allevamento di farfalle.

Ecco i blog a cui rigiro il premio. Non sono dieci ma molti meno:
Il Timido Ubriaco (che mi odierà, per questo!)

Ho finito. Ringrazio di nuovo tutti quelli che mi hanno premiata.
A presto!