domenica 2 febbraio 2014

Di bruscetta ed eresie culinarie

Oggi stavo pensando che da quando sono qui il mio rapporto col cibo italiano si è fatto più stretto. Non nel senso che lo cucino/mangio più spesso, ma nel senso che la lontananza l'ha reso ai miei occhi uno degli emblemi sacri della mia terra, uno dei fattori culturali a cui mi sento più fortemente legata, e questo mi ha portato ad una specie di integralismo culinario. In parole povere, se il cibo italiano che mangio qui non soddisfa le mia aspettative, la delusione e il nervosismo aumentano in modo direttamente proporzionale.

Siete mai stati in un ristorante italiano all'estero? lo so, lo so: è una di quelle cose da non fare mai. 
Per chi però all'estero ci vive, la tentazione è forte. Passi davanti al ristorante, leggi il menù, ritrovi piatti che ami e che ti fanno immediatamente salire l'acquolina in bocca.
- Nooo, favoloso, fanno anche questo piatto! e guarda, c'è anche quell'altro!
Come ho detto più volte, è difficile ricreare i sapori di casa quando si vive in un altro paese, e, almeno io, ogni tanto cedo alla tentazione del ristorante italiano, restandone invariabilmente delusa. La maggior parte delle volte la colpa è mia: entro già piena di aspettative, immagino che un certo cibo debba avere a tutti i costi esattamente il sapore che conosco, e questo forse è un po' troppo, in effetti basta un ingrediente diverso per cambiarne il gusto.
A volte però la situazione è veramente disastrosa, non è questione di un ingrediente o di un sapore diverso, il piatto che viene ordinato non ha nulla, ma proprio nulla in comune con l'analogo che si potrebbe trovare in Italia.

La prima volta che ho sperimentato questa situazione è stato qualche tempo fa, in un ristorante non molto lontano da qui.
La mia ordinazione era composta da "bruschetta al pomodoro" e da "insalata di pomodoro e mozzarella col pesto". Mi sembrava una cosa molto banale da preparare, ed ero sicura di non avere particolari sorprese. Ho chiuso il menù e ho sorriso alla cameriera filippina che veniva a prendere le ordinazioni.
- Io prendo la bruschetta col pomodoro...
- La bruscetta?
- Sì... la bruscHetta col pomodoro..
Lei sorride.
- Si legge bruscetta. E' un tipico piatto italiano.
- Ehm.. certo.
Sì, la tentazione di dirle che col cavolo che si legge bruscetta ce l'ho avuta. Anzi, avevo già le parole in bocca. Ma la cameriera in Italia non c'era sicuramente mai stata, e stava probabilmente facendo del suo meglio per svolgere il suo lavoro.
Poco dopo è arrivata la bruscetta: una fetta di pane con sopra il pomodoro? No. Un pezzo di pasta della pizza mal cotto, con sopra una dadolata di verdure incerte. Quanto all'insalata di pomodoro e mozzarella, consisteva in quattro fettine di pomodoro alternate ad altrettante di mozzarella. Dopo lunghe riflessioni sono arrivata alla conclusione che la macchia scura di 1 cm di diametro in un angolo del piatto fosse il pesto, ma non ne ho la certezza assoluta.

In un'altra occasione ero in un altro ristorante, dove in precedenza avevo mangiato una pizza discreta, e mi ero lanciata su una pastasciutta. Niente di complesso, questa volta si trattava di penne pomodoro e basilico.
Inizio a mangiare, e mi capita in bocca un pezzetto di foglia di basilico. Che strano... sa di insalata.
La mia mente si perde in riflessioni sul basilico, che fuori dalla Liguria assume un sapore diverso da quello che conosco, chissà perchè, forse la composizione del suolo differente, o magari l'acqua, o il clima..
In quel momento mi cade l'occhio su un'altra fogliolina verde nel mio piatto. E' frastagliata, ha la forma inconfondibile. E' rucola.
Anche qui reprimo l'impulso di chiamare la cameriera. Il cuoco sicuramente non è italiano. Probabilmente è Indiano o Pakistano. Un piccolo errore (anche se per me che sono ligure è una piccola atrocità) come confondere il basilico con la rucola ci sta.

L'apice di questa escalation l'ho raggiunta qualche mese fa, andando a cena in un altro ristorante italiano ancora, con mio marito e una coppia di amici. Il cameriere ci porta i menù, dicendo "prego" mentre li porge, al che io rispondo automaticamente "grazie", e inizia la conversazione.
- Ma sei italiana?
- Sì.
- Ma dai! di dove? io sono romano...
- Sono ligure.
- Ah, ma pensa! anche il cuoco è ligure! sei fortunata, puoi ordinare i piatti che ti piacciono di più!

Sarà idiota, ma sapere che il cuoco è ligure mi emoziona parecchio. Forse posso sbilanciarmi, smettere di ordinare la pasta col pomodoro e provare qualcos'altro.
Apro il menù, e subito rimango folgorata: "Minestrone genovese con le picagge". Ecco, questo lo poteva scrivere solo un ligure. Picagge, le nostre tagliatelle. Ho l'acquolina in bocca.
Mentre attendiamo che il cameriere prenda le ordinazioni elargisco consigli. Gli altri si buttano sui pansoti con la salsa di noce.
Ordiniamo, dopo una decina di minuti arrivano i pansoti. Assaggio la salsa di noci... è panna con qualche pezzetto di noce dentro. Sgomento. Questa non è la salsa di noce. Questo sarebbe un cuoco ligure?

Mentre mi assale il dubbio di aver fatto la scelta sbagliata, arriva la mia ordinazione. La fisso.
E' un piatto di brodo, trasparente, con qualche pezzo di verdura qui e là. Sul fondo ci sono dei pezzi di pasta che immagino siano le picagge, almeno nell'interpretazione del loro creatore.
Avrei voglia di chiamare il cameriere e chiedergli in che senso il cuoco è ligure, che nascere a Genova e poi trasferirsi immediatamente dopo a Pechino o ad Oslo non vale, che questa roba non ha niente di ligure, che chiamare questa brodaglia "minestrone genovese" è un'eresia e vale la scomunica del doge e il divieto di fregiarsi della parola "ligure", che oltre a tutto nel minestrone genovese c'è il pesto e lì non ce n'è traccia...

- Non mangi? - chiede mio marito, interrompendo il flusso dei miei pensieri.
Al che mi rendo conto che sto fissando la minestrina da almeno due minuti, in silenzio.
- Ah? eh... certo.
Mangio, e occhieggio le espressioni degli altri. 
- Ah, che buoni questi pansoti! avevi ragione, i piatti della Liguria sono ottimi!
Faccio un profondo respiro, mi obbligo a non dare in escandescenze e propongo all'altra coppia di venire una sera a cena da noi, in modo che possa preparargli la mia versione dello stesso piatto. Poi non riesco proprio a resistere, e gli svelo che la salsa di noci e la panna sono due cose diverse, che il sapore vero non è quello e via così per cinque minuti buoni, in cui probabilmente i miei amici si convincono che quel vago sospetto che avevano si è rivelato giusto, la nostra amica è pazza, guarda come si infervora parlando di un piatto di pasta.

Non so perchè mi comporto così. O meglio sì, lo so: i piatti liguri per me sono i sapori dell'infanzia, quelli della cucina della mamma e della nonna, e dentro il mio cuore formano uno stretto viluppo con le immagini dei miei familiari e dei luoghi dove sono vissuta. 
Vedere la panna al posto della salsa di noci mi fa lo stesso effetto che mi  farebbe a Genova la torre Eiffel al posto della Lanterna.

Lo so, sono tutte sfaccettature della parola "nostalgia", e sono pienamente cosciente della futilità di queste questioni. Vivere con mio marito è la cosa che mi sta più a cuore, e finchè lui sarà qui sarò qui anche io.
Ora la smetto di stressare anche voi con questo argomento e chiudo il post. 
L'Italia e la mia Liguria in fin dei conti sono sempre lì, nel mio cuore, impresse in modo inalterabile,  io stessa ne sono un parte, e mi basta rifugiarmi in questa certezza per sentirne meno la mancanza.

12 commenti:

  1. Oddio che esperienza frustrante deve essere, povera te!
    Forse dovresti rinunciare ai ristoranti e preparare da te quel che ti piace.
    un abbraccio
    Sara

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    1. Penso proprio che sia la cosa migliore...
      Un abbraccio anche a te

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  2. più che semplici piatti liguri, sembrano essere per te un 'nutrimento' dell'anima, ;-)
    ... e immagino la delusione nel vederli trattati così male!

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  3. Insomma....mi pare di capire che trovare un ristorante italiano all'estero è un pò come un terno al lotto :)

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    1. Mi sa di sì.. oppure sono io che non li ho trovati..

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  4. ....quanto ti capisco....per me è esattamente lo stesso.

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  5. L'altro giorno ho mangiato una pizza con degli spicchi di aglio cosí. Che schiiiifo...

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  6. mai mangiare in ristoranti italiani all'estero!!!! anche il cuoco più bravo alla fine si adegua ai gusti del luogo, ed è vero!!!! lo ha anche detto in televisione un famoso ristoratore italiano di new York: nel corso degli anni la loro cucina si è modificata perchè agli americani determinati sapori e accostamenti italiani non piacevano, così si mangia una via di mezzo che per noi fa schifo, ma per loro credono di mangiare italiano.
    gloria

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  7. EHeheheh... forse davvero conviene mangiare italiano solo a casa propria. O aprire un ristorante... tanto... peggio delle bruscette... :)))

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  8. Le stesse cose mi diceva la mia zia cinese, parlando di ristoranti cinesi in Italia...niente a che vedere con la loro vera cucina, anche se il cuoco non è di altre nazionalità. Il fatto è che si tende ad avvicinare la cucina straniera ai gusti della clientela. Cucina cinese "italianizzata". Credo che lo stesso sia per noi all'estero. Io sono entrata in un ristorante italiano solo una volta, dopo due settimane negli USA dove non ne potevo più di hamburger e patate fritte e avevo le visioni di pasta. Ti confesso che non mi pentii affatto. Mangiai da Dio e il cuoco era bolognese. Evidentemente non modificò nulla delle sue ricette tradizionali. Di solito però evito come la peste i ristoranti italiani all'estero dove però ci vado per poco tempo, a differenza tua che ci vivi in un paese straniero. Nel tuo caso è pienamente giustificato il desiderio di assaporare un bel piatto di trenette al pesto!! Bacino, cara :-)

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