sabato 16 febbraio 2013

Un pomeriggio con Anna

Quando ero bambina, l'unica cosa che la mia famiglia poteva permettersi di comprare era il riso. I soldi non li aveva nessuno, e ancora oggi poche persone nelle Filippine possono permettersi di comprare la carne. Avevo due soli vestiti, le divise della scuola, e ogni giorno bisognava lavare e stirare quella che non avevo addosso, in modo che fosse pronta per l'indomani. 
I soldi non c'erano mai, ma avevamo tanti sogni. Alla sera, prima di dormire io e le mie sorelle ci descrivevamo a vicenda i vestiti meravigliosi che ci saremmo comprate quando ne avremmo avuto la possibilità.
Quando ho finito la scuola dell'obbligo sono dovuta andare a lavorare. Non avevo scelta, ero la più grande, ci si aspettava che aiutassi a mantenere la famiglia.
Mi sono sposata alla prima occasione, a diciassette anni, solo per scappare da una situazione familiare davvero difficile da gestire. Abbiamo avuto quattro figli e poi lui mi ha lasciata. Non era adatto per diventare padre, ma l'ho scoperto troppo tardi.
Io lavoravo dodici ore al giorno, ma non riuscivo a guadagnare abbastanza per sostentare i miei bambini, così li ho lasciati a dei parenti e sono partita per l'estero, dove avrei potuto guadagnare di più. Stare lontana da loro è stato lancinante. 
Ho trovato lavoro a Singapore. Guadagnavo abbastanza, ma sempre meno degli altri perchè ero filippina, perchè ero povera, e su di me gravavano mille pregiudizi.
Mia madre si è ammalata di cancro e quando è morta non ho avuto nemmeno il permesso di andare al funerale. Se n'è andata da sola, senza che la potessi salutare.
Poi sono venuta qui, e ho trovato lavoro come tata presso una famiglia. Le condizioni sono migliori, quando mio padre è morto, qualche anno fa, sono potuta andare ad assisterlo e passare con lui le ultime ore.
Qui ho incontrato un uomo buono, l'ho sposato e ora sono felice. Qui si vive bene. Posso andare al supermercato e comprare quello che voglio, anche la carne.
Ho fatto mille sacrifici per i miei bambini, perchè volevo che potessero avere tutto quello che io non avevo avuto. E' stata dura, ma loro hanno potuto studiare e si sono laureati. Uno di loro si è sposato, e ora ho due nipotini.
Qui ho solo amiche filippine. Ho imparato l'inglese ma sono timida, ho paura di essere giudicata per l'accento, per gli errori. Ho paura di non capire quando gli altri parlano, ho paura che non mi capiscano. 
Ho paura di essere considerata sempre e solo come una domestica. Tu sei diversa, con te mi trovo bene.

Anna è la moglie di un collega di mio marito. Ha quarantasette anni, i capelli neri e lisci e gli occhi allungati, ed è così piccola che sembra una bambina.
Ieri pomeriggio, sedute davanti ad una tazza di caffè in un centro commerciale mi ha raccontato la sua vita, tra un sorso e l'altro. Era la prima volta che usciva con una donna occidentale, ed è stata così felice di parlare con qualcuno che non la giudicava nè la discriminava che si è messa a piangere, così, mentre beveva il caffè.

6 commenti:

  1. Scende una lacrima anche a me mentre lo leggo...ho una bimba filippina adottata a distanza, chissà se per lei le cose andranno un pò meglio che alla tua amica? Lo spero e prego per lei ogni giorno.
    Lena

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    1. Lo spero anche io. In ogni caso tu la stai aiutando, le dai la possibilità di avere una vita diversa, e questo è tantissimo.

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  2. Che storia commovente. Mi è venuto il magone. Come vorrei che fosse tutto più semplice! Non ci crederai Phaedra ma stamattina ho pensato alla discriminazione e al pregiudizio (per una cosa successa a me). Alcuni giudicano male anche i connazionali solo perchè magari sono del sud, come se al sud fossero tutti camorristi, ladri, imbroglioni. Io ho vissuto la mia vita assieme a stranieri (zia e cugino cinesi e zio eritreo), per me è normale accettare qualunque forma di differenza, anzi, la trovo meravigliosamente formativa e di arricchimento spirituale e culturale. Eppure si discriminano le persone per lo stato sociale, il colore della pelle, per il luogo dove sono nate, per la religione che praticano...che tristezza! Tu sei davvero una persona aperta, intelligente, sensibile, ed è anche per questo che sei così ricca dentro (e mi piaci un sacco, aggiungerei :-)). Io quando guardo una persona, cerco solo uno sguardo buono. Del resto me ne infischio... Un abbraccio a te e alla tua dolce amica dagli splendidi occhi a mandorla

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  3. Ros, che cosa meravigliosa avere una famiglia multietnica! io sono affascinata dalle altre culture, mi sembra incredibile poter avere qualcuno in famiglia che mi insegni il Cinese, o che mi parli dell'Eritrea.. e poi gli usi e i costumi, la cucina, l'arte, la musica... che meraviglia, chissà quante cose interessanti hai scoperto e hai fatto tue!!
    Mi spiace tantissimo che questa mattina tu abbia avuto una brutta esperienza. Ho sempre pensato che i pregiudizi siano l'espressione di chi ha paura di quello che non conosce, di chi non capisce quale cosa meravigliosa sia la diversità, quanto sia possibile arricchirsi culturalmente nell'incontro con gli altri e in questo modo crescere come esseri umani.
    Ti abbraccio forte.

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  4. questo post parla della bellezza (quella vera) della tua amica Anna...ma anche della tua. l'hai fatta sentire libera di raccontarsi senza paura dei pregiudizi.
    abbraccio forte entrambe
    Sara

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  5. Triste e bellissimo allo stesso tempo.

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